RIVISTA

TESTI DI Alessandro Lorenzoni

I templari fantasma

La presenza dell'Ordine nel Razès e le ricerche intraprese da don Mazières

I documenti a disposizione dei ricercatori non consentono di affermare una presenza dei Cavalieri Templari in nessuno dei luoghi correntemente associati al Tempio: non esistono tracce di insediamenti a Rennes-le-Château, Rennes-les-Bains, sulla montagna del Blanchefort o sul Bezu. I lavori di don Mazières a questo proposito sono carenti e ricchi di imprecisioni ed affermazioni non documentate, e comprendono ipotesi sull’esistenza di tesori nel Razès custoditi dai Templari. In alcuni casi tale presenza è frutto di errori linguistici, come nel caso delle rovine Tipliès sul Bezu, termine erroneamente considerato la distorsione di Templiers. In altri casi è facilmente evidenziabile, nella creazione di queste leggende, l’intervento diretto di Pierre Plantard, che le ha utilizzate per la sua mitologia del Priorato di Sion.

N.1 (giugno 2006), pp.7-24.

Interpretazione e sovrainterpretazione: Maurice Leblanc e Rennes-le-Château

Alcuni studi relativi alle vicende di Rennes-le-Château sono inficiati da gravi errori metodologici, tra cui quello di partire da ipotesi preconcette, individuando soltanto i fatti in grado di confermarle, e quello di chiudersi in circoli viziosi logicamente inconsistenti, ritenendo “provate” affermazioni non supportate da alcuna evidenza. Tra gli esempi di questo approccio spiccano le analisi di Patrick Ferté, che citando le assonanze tra alcune parole contenute nei romanzi di Maurice Leblanc e le vicende di Rennes, ipotizza un collegamento tra lo scrittore francese e Bérenger Saunière, “forzando” le interpretazioni di termini come arcata - letto come parola in codice per Arcadia - e ritenendo di aver identificato così uno scenario oggettivo e documentato sull’influenza degli accadimenti dell’Aude di fine XIX secolo sulla saga di Lupin.

N.2 (luglio 2006), pp.81-88.

Le follie del Conte di Gabalis

Un'esegesi critica della celebre opera di Henry de Montfaucon

Il Conte di Gabalis è un’opera scritta da don Henry de Montfaucon e ritenuta da alcuni studiosi il compendio dei segreti dei Rosacroce nonché un grimorio per l’evocazione demoniaco, forse utilizzato da Bérenger Saunière durante presunti rituali magici. E’ sufficiente una sua lettura per smentire queste ipotesi: si tratta, infatti, di un romanzo scritto per prendersi gioco dell’esoterismo dell’epoca, in particolare dell’alchimia e di Paracelso. I suoi dialoghi, ricchi di sarcastica ironia, sono stati fraintesi da alcuni autori che hanno ritenuto trattarsi invece di un’autentica opera esoterica. La vicinanza geografica di Rennes-le-Château a Bouriège-Aude, luogo che diede i natali a Montfaucon, ha ulteriormente fornito motivi di sospetto agli esegeti più “creativi”, che rifiutano l’ovvia interpretazione parodistica delle pagine del sacerdote francese.

N.3 (agosto 2006), pp.120-137.

Quando il serpente parlava italiano

Lettura critica di La Vraie Langue Celtique di Henri Boudet

Secondo alcuni scritti di Gérard De Sède e Pierre Plantard il trattato di linguistica di Henri Boudet La Vraie Langue Celtique sarebbe un testo a chiave che nasconderebbe alcuni indizi per ritrovare il tesoro di Rennes-le-Château. Molti studiosi improvvisati hanno accettato acriticamente le ipotesi di De Sède e Plantard cercando, tra le pagine del trattato, ogni possibile indizio che indichi l’esistenza di un tesoro. Il risultato è stata la moltiplicazione di studi che, rifiutando il primo livello di lettura del libro ed affermando che lo stesso è totalmente insensato, hanno cercato di dimostrare l’esistenza di un secondo livello esoterico di lettura. In realtà il testo di Boudet non è affatto un unicum e si inserisce in una precisa (e certamente bizzarra) tradizione culturale secondo cui il celtico sarebbe la madre di tutte le lingue.

N.4 (settembre 2006), pp.177-190.

Le croci incise sulle montagne di Rennes-le-Château

Dalle incisioni più antiche ai falsi del XX secolo

Lo studio delle incisioni a croce sulle montagne intorno a Rennes-les-Bains è particolarmente complesso sia per le molte forme che assumono, relative a tradizioni religiose molto distanti tra loro (le croci ansate, ad esempio, evocano l’Antico Egitto), sia perché una gran parte di esse sono state realizzate nel corso del XX secolo per alimentare letture esoteriche delle vicende locali. Pierre Plantard, ad esempio, è il primo a parlare di una croce incisa sotto la Tour Magdala. Il libro di don Henri Boudet La Vera Lingua Celtica (1886) e un articolo di Germain Sicard (1926) forniscono un utile (sebbene parziale) censimento delle croci più antiche. Particolarmente preziosa è la cartina di Edmond Boudet, allegata all’opera del vecchio parroco di Rennes-les-Bains, su cui le croci sono segnate accanto alle località in cui appaiono.

N.5 (ottobre 2006), pp.251-254.

con Mariano Tomatis Antoniono

La Guglia cava di Arsène Lupin e il Peyro Dreyto

Confronto tra le immagini tratte dalle prime edizioni di Maurice Leblanc

N.6 (novembre 2006), p.313.

Nicolas Poussin nella mitologia di Pierre Plantard

Come la vita del pittore si è intrecciata alle vicende di Rennes-le-Château

Nicolas Poussin è oggi considerato uno degli elementi fondamentali dello scenario mitologico di Rennes-le-Château, nonostante sia entrato a farne parte soltanto nel corso del XX secolo per opera di Pierre Plantard. L’artista era utile all’esoterista francese perché la tomba riprodotta sul celebre quadro Pastori d’Arcadia era molto simile a quella in località Les Pontils, vicino a Rennes-le-Château: nello scenario elaborato da Plantard, quel sepolcro divenne un segno delle sue rivendicazioni dinastiche, essendo l’ultimo lascito della dinastia merovingia nel territorio del Razès lasciato per ricordare agli iniziati che un giorno il Re Perduto avrebbe fatto ritorno. In questo dunque risiede il “Segreto di Poussin” nell’elaborazione di Plantard: l’esistenza di una dinastia dimenticata che ritornerà per riscuotere ciò che le è stato sottratto secoli prima.

N.7 (dicembre 2006), pp.348-351.

con Mariano Tomatis Antoniono

Indagini sul delitto di don Antoine Gélis

Ricostruzione cronologica del macabro omicidio di Coustaussa

Nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre 1897 viene assassinato don Antoine Gélis, parroco di Coustaussa. Si occupa delle indagini dapprima la gendarmerie, poi il giudice Jean-Pierre Pugens e infine il giudice Jean Raymond. L’autopsia conferma la morte violenta e gli indizi raccolti fanno supporre che il movente non fosse il furto; le indagini sulla cartina di sigaretta con la scritta “viva Angelina” ritrovata accanto al cadavere si rivelano infruttuose. La scoperta di un vasto giro di denaro intorno alla vittima e il sospetto che suo nipote potesse avere il movente per ucciderlo per sottrarne il testamento portano all’incriminazione del cinquantenne Joseph Pagés, scagionato dalle accuse soltanto nell’agosto 1898. Secondo le attuali voci di paese, l’assassino stato sarebbe un giovane sulla cui identità si è deciso di tacere.

N.10 (marzo 2007), pp.470-486.

Lo strano caso della Società Angelica

Una società talmente segreta da non esistere

La Società Angelica, spesso citata in relazione all’omicidio di don Antoine Gélis per via del biglietto ritrovato accanto al suo cadavere (“Viva Angelina”), ha una storia letteraria brevissima: viene citata (e neppure per nome) per un’unica volta da Humbert Fournier in una lettera datata 1506, e descritta come un circolo letterario nato a Lione; il gruppo aveva soltanto cinque membri. Pur non esistendo alcun documento che ne attesti l’esistenza dopo il 1507, molti studiosi affermano ancora oggi che si trattava di un’Accademia letteraria, chiamata Società Angelica, di cui avrebbero fatto parte decine di personaggi celebri. Spesso queste attribuzioni sono anacronistiche, e così il nome: il personaggio da cui avrebbe preso il nome la casa presso cui i letterati si incontravano, Nicolas II de Langes “Angelus”, nacque solo nel 1525!

N.11 (aprile 2007), pp.538-548.

La lettera di Louis Fouquet e il segreto di Poussin

Ricostruzione del contesto storico della celebre e ambigua missiva

Nel 1656 Louis Fouquet scrive, in una lettera al fratello, di aver ricevuto alcune confidenze dal pittore Nicolas Poussin durante il suo soggiorno a Roma; le cose di cui hanno parlato potrebbero garantire grandi vantaggi e forse non essere mai più riscoperte. Per intuire la natura di tale "segreto" bisogna analizzare il contesto storico in cui è stato confidato. Louis si trovava a Roma per tre motivi: spiare il cardinale de Retz, sostenere la candidatura di suo fratello François che aspirava al Vescovado di Narbonne e acquisire una conoscenza artistica e antiquaria tale da poter distinguere i pezzi buoni dai mediocri: ciò sarebbe servito per ornare il castello di Vaux le Vicomte di pezzi d'arte di alto livello. Il "segreto" di Poussin si colloca con ogni probabilità in quest'ultimo ambito, essendo stato citato in una serie di lettere tutte a sfondo artistico.

N.15 (agosto 2007), pp.711-733.

Un tesoro in versi: Jean Loret e la pioggia d’oro

Il segreto di Rennes-le-Château era custodito ad Alet-les-Bains?

Alcuni studiosi, tra cui Franck Daffos, ritengono che alcuni versi di Jean Loret (1595-1665) si riferiscono ad un tesoro ritrovato ad Alet-les-Bains dal barone di Rennes-le-Château Blaise d’Hautpoul, ricchezza che il vescovo di Alet Nicolas Pavillon avrebbe cercato di estorcere al nobile per spenderla in opere pie; il caso sarebbe finito in tribunale. Questa teoria non tiene conto della natura burlesca dei versi di Loret, del fatto che il (vero) processo tra il barone e il vescovo non fece mai riferimento ad alcun gruzzolo ritrovato ad Alet (fu piuttosto l’ultimo atto di un lungo scontro di tutt’altra natura), né soprattutto i versi fanno mai il nome di d’Hautpoul: il proprietario del campo in cui sarebbe caduta una pioggia d’oro non ha alcun nome, e solo conferme indipendenti (mai trovate) potrebbero sostenere l’ipotesi di Daffos.

N.19 (dicembre 2007), pp.938-948.

L’atteggiamento diabolico a Rennes-le-Château

Come viene distorto il pensiero teocratico di don Henri Boudet

Nonostante il libro di Henri Boudet La vera lingua celtica riveli le intenzioni dell’autore in modo esplicito - trattandosi di un testo che trova nel popolo celtico le radici del cristianesimo attraverso l’analisi dei nomi dei personaggi biblici e delle pietre intorno a Rennes-les-Bains - molti studiosi (che Umberto Eco chiamerebbe “diabolici”) affermano che esiste un secondo livello di lettura che rivelerebbe un messaggio in codice. Sfortunatamente tale messaggio non è stato mai identificato. Tale fallimento ha ulteriormente incoraggiato i diabolici a cercare un senso nascosto. Per definire questo atteggiamento paranoico, René Girard cita il mito di Sisifo: è “diabolico” chi si pone l’obiettivo di sollevare una pietra così pesante da non poter essere alzata, ignorando tale impossibilità e invece ritenendosi nobile e valoroso per l’alto obiettivo scelto.

N.20 (gennaio 2008), pp.1011-1016.

con Mariano Tomatis Antoniono

Guida alla lettura di La vera lingua celtica e il cromlech di Rennes-les-Bains

Seppure molto bizzarro, il libro La vera lingua celtica e il cromlech di Rennes-les-Bains presenta una precisa ipotesi: dopo il Diluvio Universale uno dei nipoti di Noè, Gomer, generò la discendenza dei Galli, mantenendo pressoché inalterata la Lingua Primordiale; dopo alcuni secoli una tribù di Celti si è insediata nella vallata di Rennes-les-Bains e un consiglio di saggi, il Neimheid, ha dato il nome alle varie rocce della zona e i Druidi hanno costruito due giganteschi cromlech a gloria dell’unico Dio. I toponimi della zona (ma anche molti nomi tratti dai testi biblici) scomposti e interpretati in inglese - la Lingua Primordiale - consentono di ricostruire la storia del luogo, le tradizioni religiose e di individuare nei Celti il popolo che anticipò la fede nel Dio che Cristo avrebbe annunciato soltanto dopo alcuni secoli.

N.24 (maggio 2008), pp.1183-1202.

 

Questa rivista si ispira alle parole di Louis Pauwels e Jacques Bergier: "È per difetto di fantasia che letterati e artisti cercano il fantastico fuori della realtà, delle nuvole. Non ne ricavano che un sottoprodotto. Il fantastico, come le altre materie preziose, deve essere estratto dalle viscere della terra, dal reale. E la fantasia autentica è ben altra cosa che una fuga verso l'irreale".

© 2018 Mariano Tomatis Antoniono