STUDI • MARIANO TOMATIS ANTONIONO

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I segreti di un trattato di linguistica

EDITORIALE • SETTEMBRE 2006

Editoriale tratto da Indagini su Rennes-le-Château 4 (2006) - La soluzione del mistero sta nel carillon. E' una ragazzina molto brava a suonare il pianoforte ad accorgersi che, aperto, il piccolo cofanetto ripete tre note: SOL, FA, RE. Guidato dalla ciclica melodia, Topolino riesce così a ritrovare il nascondiglio dei gioielli presso l'Isola delle Solfare, le Cave di Zolfo (1).

Ciò che accade in un racconto di fantasia vorremmo valesse anche nel mondo reale. Rennes-le-Château sembra offrircelo su un piatto d'argento. Il carillon è un vecchio e complicato trattato di linguistica scritto nel 1886 dal parroco di Rennes-les-Bains, don Henri Boudet. Si intitola La Vera Lingua Celtica e le sue pagine affermano due fatti sorprendenti: l'inglese moderno è la lingua primordiale dell'umanità, e Rennes-les-Bains si trova al centro del più grande santuario preistorico dell'antichità.

Sedotto dalle sue pagine, Pierre Plantard insinua quello che, in effetti, è il primo pensiero che coglie chiunque affronti per la prima volta le pagine di Henri Boudet: il messaggio è talmente folle e bizzarro da nascondere certamente un Segreto; come poteva un sacerdote credere davvero a quelle assurdità?

Nasce così il Boudettismo, una corrente di studi paralleli a quelli sull'enigma di Rennes-le-Château. Il "boudettista" è convinto che, dietro l'assurdità del suo messaggio, le pagine del trattato di linguistica nascondano l'ubicazione del tesoro di Rennes-le- Château. La chiave per decodificare il libro sarebbe la "cabala fonetica", già usata da Fulcanelli e da Eugène Canseliet.

Plantard andò oltre, sostenendo che l'intera chiesa di Santa Maddalena, dopo i restauri di Bérenger Saunière guidati da Henri Boudet, sarebbe diventata un rebus tridimensionale in tutto e per tutto isomorfo al libro sulla Vera Lingua Celtica: se il volume parla della frazione di Le Cercle, nella chiesa di Rennes il diavolo sotto l'acquasantiera fa un cerchio con le dita della mano; se il trattato cita i due fiumi Blanque e Sals, sull'acquasantiera compare la sigla BS, e così via.

Fino a qualche anno fa, tutti i ricercatori erano in attesa del nuovo Champoillon in grado di decifrare quella stele di Rosetta che era diventata La Vraie Langue Celtique. Con grande sorpresa per i francesi, furono tre italiani ad "aprire il carillon" e a mostrare il senso di superficie e la coerenza interna del lavoro di Henri Boudet. Era l'ottobre 2004 quando Mario A. Iannaccone pubblicò sul sito renneslechateau.it "Joseph de Maistre e il Nazionalismo mistico nel pensiero di Henri Boudet", articolo in cui per la prima volta veniva avanzata l'ipotesi secondo cui il sacerdote sarebbe stato interessato a stabilire una pari dignità fra ebraico e francese, antico e moderno. Sua convinzione era che il francese, figlio dell'antica lingua celtica, possedesse la dignità di una lingua sacra adatta a trasferire gli insegnamenti di una "Tradizione primordiale" perfezionatasi nel cristianesimo. Individuando nel territorio di Rennes un santuario spirituale nel quale un tempo si raccoglieva il consiglio degli uomini saggi del popolo celta, il sacerdote aveva trovato il luogo da cui irradiava una saggezza che prefigurava la liberazione del popolo redento da Gesù. Il nazionalismo mistico di Henri Boudet identificava dunque un altro centro del mondo, oltre a Gerusalemme, proprio nel territorio francese.

Il lavoro di Iannaccone fu ripreso e perfezionato da Alessandro Lorenzoni, che in una poderosa Guida a Rennes-les-Bains mostrò il contesto storico in cui il trattato di Boudet si inseriva, elencando molti altri libri che sostenevano idee simili. La "corrente italiana" toccò i suoi vertici con la traduzione in lingua nostrana di La Vraie Langue Celtique da parte di Domenico Migliaccio, preceduta da un'introduzione (ripresa in questo numero) che approfondisce alcuni elementi lasciati in sospeso in precedenza e fornisce tutte le coordinate per esercitare, questa volta in modo più rigoroso, l'esercizio (o la preghiera) della decifrazione.

1."Topolino e il mistero del solfeggio" in Topolino Super, Mondadori, 8 agosto 1976, pp.13-74

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