STUDI • MARIANO TOMATIS ANTONIONO

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I tre bussolotti

EDITORIALE • OTTOBRE 2006

Editoriale tratto da Indagini su Rennes-le-Château 5 (2006) - Due articoli raccolti in questo numero sembrano indicare direzioni opposte. Il primo, di Mattia Telloli a.k.a. Advent, presenta in anteprima mondiale una controversa intuizione sviluppata e condensata in uno studio appassionante che, pur seguendo con cura le regole del saggio storico, si concede la libertà di proporre qualcosa di sensazionale e certamente unico nel suo genere. E lo fa con sobrietà, più con il desiderio di cercare onestamente conferme o smentite piuttosto che con quello di far scalpore a tutti i costi o proporre l'ennesima strampalata linea di pensiero "alternativa". I lettori più esigenti apprezzeranno sicuramente la meticolosità delle fonti bibliografiche e il procedere a brevi passi - a volte imbarazzati, visto il tema, ma non meno assertivi.

Credo di non togliere alcuna sorpresa al lettore nel sottolineare il nucleo delle sue argomentazioni: forse Saunière intendeva nascondere un messaggio nel demone sotto l'acquasantiera installato nella sua chiesa.

Il secondo, di Manuel Bastioni, è altrettanto provocatorio e spiazzante. Argomentando con precisi riferimenti geometrici, l'autore illustra con esempi pratici come - a volte - messaggi straordinariamente precisi, e in apparenza frutto di una mente superiore, si annidino per puro caso in alcune opere umane - fornendo la falsa impressione di essere "voluti" da chi le costruì.

E' il caso delle Piramidi d'Egitto (ma se lui fa riferimento al mondo dei Faraoni, qualunque appassionato delle vicende di Rennes-le-Château può traslare il suo ragionamento ai Pastori di Poussin, alle tele di Delacroix e ai punti geografici sulla mappa IGN di Quillan). Secondo alcuni numerologi, gli antichi egizi avrebbero scelto proprio quelle misure per la Grande Piramide di Giza per preservare nei secoli una Conoscenza Superiore: la scoperta del numero matematico più affascinante che ci sia, il , rapporto tra la circonferenza e il corrispondente diametro di qualsiasi cerchio.

Manuel rivela una Natura geniale, che riesce a far da sola anche senza l'intervento dell'uomo. Un costruttore che usasse una ruota per tracciare le distanze a terra - strumento molto più preciso di una sdrucita corda di iuta dalla lunghezza variabile - introdurrebbe a sua insaputa il nelle misure di una Piramide.

In altre parole, non sarebbe stata intenzione di quegli architetti il preservare nella roccia la Conoscenza di un numero (tra l'altro gli storici escludono che gli Antichi Egizi conoscessero l'esatto valore di sarebbe stata piuttosto la Natura a includere in sé - nella ruota usata dall'uomo - quel poi trasmesso alle dimensioni delle Piramidi.

L'articolo di Manuel capovolge l'idea di intenzionalità: qui quello che sembra un messaggio intenzionale si rivela, invece, frutto di un processo del tutto naturale ma non meno affascinante.

Contraddizione insolubile? Niente affatto.

Entrambi gli approcci ammettono ipotesi opposte. Forse il messaggio intuito da Mattia è frutto soltanto di una singolarissima coincidenza. Forse il rapporto celato nelle piramidi fu davvero intuito da un "illuminato" della congrega dei sacri architetti.

Ma finché non cadiamo in una contraddizione logica, possiamo continuare a permutare le ipotesi. E se qualcuno, accortosi della potenzialità del demone sotto l'acquasantiera, avesse voluto nel corso del XX secolo introdurre quegli elementi che oggi lo rendono così sospetto? E se avesse ragione l'Agliè del Pendolo di Foucault quando riferiva le voci che volevano uno degli studiosi della numerologia delle Piramidi nell'atto di limarne un po' alcune pietre perché i conti tornassero? Ipotesi che includono un elemento estraneo alla Natura e specifico della razza umana: quello dell'inganno, della mistificazione.

Dai tempi di Einstein sappiamo che Dio non gioca a dadi. Forse no. Forse gioca ai tre bussolotti.

© 2017 Mariano Tomatis Antoniono