STUDI • MARIANO TOMATIS ANTONIONO

TORNA ALL'INDICE

Quando ti imbatti in un tesoro...

EDITORIALE • FEBBRAIO 2007

Editoriale tratto da Indagini su Rennes-le-Château 9 (2006) - Nel dicembre 2006 trovo una strana fotocopia (p.456). Riproduce un collage disordinato ed è firmata da un misterioso individuo: QXLBGRA. Sette lettere, probabilmentemente in codice. Di chi si tratta? Cerco di mettermi nei panni dell’autore. Se l’appassionato-tipo delle vicende di Rennes-le-Château vuole nascondere il suo nome, non potrà che scegliere la via più ovvia: il cifrario di Vigenère, lo stesso con il quale venne nascosto un messaggio nella Grande Pergamena. Se è così, l’enigma si duplica: il mistero non riguarda più soltanto il nome nascosto, ma anche la chiave utilizzata per nasconderlo. Alcuni tentativi cadono nel vuoto. Devo partire dal fondo: forse facendo qualche ipotesi sull’autore potrò trovare la chiave utilizzata. L’omicidio della stanza chiusa. Come aprire una cassaforte che contiene la chiave che l’ha chiusa. Pochi i nomi dei ricercatori di sette lettere. Escludo subito Tomatis. Penso a (Henri) Buthion e al suo amico (Gérard) Dutriat. E se fosse uno dei due? Inizio ad incrociare le lettere di DUTRIAT e quelle di QXLBGRA. Il nodo si scioglie al primo tentativo: la fortuna è dalla mia parte. All’incrocio tra la D e la Q c’è la lettera « T ». Tra la U e la X c’è la « R ». Lascio al lettore il compito di proseguire su questo cifrario, perché non voglio sottrargli la sorpresa e la soddisfazione che mi colsero all’apparire della chiave (si prosegue incrociando la T e la L, poi la R e la B e così via, fino alla T e la A).

 ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ
AABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ
BBCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZA
CCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZAB
DDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZABC
EEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZABCD
FFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZABCDE
GGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZABCDEF
HHIJKLMNOPQRSTUVWXYZABCDEFG
IIJKLMNOPQRSTUVWXYZABCDEFGH
JJKLMNOPQRSTUVWXYZABCDEFGHI
KKLMNOPQRSTUVWXYZABCDEFGHIJ
LLMNOPQRSTUVWXYZABCDEFGHIJK
MMNOPQRSTUVWXYZABCDEFGHIJKL
NNOPQRSTUVWXYZABCDEFGHIJKLM
OOPQRSTUVWXYZABCDEFGHIJKLMN
PPQRSTUVWXYZABCDEFGHIJKLMNO
QQRSTUVWXYZABCDEFGHIJKLMNOP
RRSTUVWXYZABCDEFGHIJKLMNOPQ
SSTUVWXYZABCDEFGHIJKLMNOPQR
TTUVWXYZABCDEFGHIJKLMNOPQRS
UUVWXYZABCDEFGHIJKLMNOPQRST
VVWXYZABCDEFGHIJKLMNOPQRSTU
WWXYZABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUV
XXYZABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVW
YYZABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWX
ZZABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXY

E’ l’inversione di ogni logica. Generalmente un tesoro si mette sotto chiave. Non si è mai visto un tesoro messo a nascondere qualcos’altro. Ma poi mi ricordo di quanto amava ripetere l’amico Mauro Vitali.

Rennes-les-Bains, estate 2005. “Qui intorno c’è una galleria piena d’oro. E dietro l’oro, qualcosa di molto più scottante. Documenti. Forse un corpo. Il tesoro è messo lì proprio per accecare: tutti si fermano al suo aspetto materiale, e così il segreto che vi è dietro resta al sicuro”.

Non ho mai saputo su che cosa fondasse questa sua certezza (né, in verità, quale fosse il ruolo dell’Armagnac in questo scenario). Certo, a rileggere i tre resoconti (riportati alle pp.419.447.449) del ritrovamento del tesoro da parte del giovane Ignace Paris, c’è da dire che Mauro aveva ragione: perfino sul suo sfondo leggendario, il pastorello si era limitato a registrare qualche scheletro e tanto oro. E se avesse guardato dietro?

Chissà... forse avrebbe trovato URAVFN.

© 2017 Mariano Tomatis Antoniono