STUDI • MARIANO TOMATIS ANTONIONO

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Qualcosa di nuovo

EDITORIALE • MAGGIO 2007

Editoriale tratto da Indagini su Rennes-le-Château 12 (2006) - Scriveva Elias Canetti (1905-1994): "A volte diciamo a noi stessi che tutto quello che poteva essere detto è ormai stato detto. Ma poi si sente qualcuno che dice sì la stessa cosa, ma è una cosa nuova".

Questo numero di Indagini su Rennes-le-Château è per lettori esigenti (vorrei dire "annoiati"); se credevate di aver letto tutto sull'argomento, queste pagine vi faranno ricredere. Dopo il sangue di Antoine Gélis, che per due numeri ha coperto ricerche, documenti e copertine, questo mese è Marie Madeleine ad occupare la prima pagina della rivista. La stessa che, nell'editoriale numero 3, si trovava alla finestra dell'Hotel delle Terme di Rennes-les-Bains, al fragore di qualche tuono e alle note di un clavicembalo. Nuda.

Era un'immagine tratta da CIRCUIT, la strana sceneggiatura scritta da Philippe de Chérisey in cui veniva rivelato, per la prima volta, il procedimento di decodifica della Grande Pergamena. In questo numero Domenico Migliaccio ci offre la traduzione italiana delle sue pagine "culmine": Marie Madeleine e Charlot intrecciano i loro corpi e le loro storie a quelle di antichi documenti che rivelano messaggi in codice ed elaborati anagrammi.

A leggerne le pagine, sarà altrettanto sorprendente scoprirne i deliziosi dettagli e individuarne l'assoluta novità nel panorama storico documentale italiano.

Uno studio di Sabina Marineo, invece, approfondisce un'intuizione fondamentale: con i suoi tre libri dedicati ai Merovingi, Gérard de Sède ha inteso realizzare un'organica e completa trilogia che - uno ad uno - scandisce i tre vertici di un triangolo cui nello scorso numero avevamo fatto riferimento con il nome di Triangle d'Or: Rennes-le-Château, Gisors e Stenay. L'ormai mitico L'Or de Rennes (1967), dunque, non può essere compreso appieno se non si legge in parallelo con gli altri due lavori che completano l'esoterica figura geometrica: Le Templiers sont parmi nous (1962) e La race fabuleuse (1973).

Proprio a Gisors abbiamo dedicato le prime pagine di questo numero: dalla presunta scoperta di Roger Lhomoy di una camera segreta sotto il castello, la leggenda si è mescolata inesorabilmente con la realtà; Pierre Plantard doveva averne subodorato la fecondità letteraria, tanto da impegnarsi personalmente in alcuni scavi insieme a Philippe de Chérisey e Gérard de Sède. Se Rennes-le-Château doveva diventare la sede della tomba di Sigeberto IV, i sotterranei di Gisors avrebbero contenuto gli archivi segreti del Priorato di Sion. Una delle lettere riportate in queste pagine è un documento storico di importanza capitale, presentando le firme congiunte dei tre francesi. Ma Gisors, come Rennes-le-Château, non è soltanto mistificazione: una leggenda antica con diversi secoli racconta dell'esistenza di un prigioniero che trascorse la sua esistenza ad incidere di strani simboli la torre del castello; altre voci parlano di precisi sotterranei. E' grazie a Gédéon Dubreuil che possiamo conoscere i fondamenti storici su cui Pierre Plantard costruì la sua mitologia: le pagine di Gisors et ses environs (1857) sono qui tradotte per consentire un rapporto diretto con lo scenario che precede qualunque mistificazione moderna.

© 2017 Mariano Tomatis Antoniono