STUDI • MARIANO TOMATIS ANTONIONO

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Quella croce dovrebbe stare in un museo

EDITORIALE • NOVEMBRE 2007

Editoriale tratto da Indagini su Rennes-le-Château 18 (2007) - La notizia è freschissima: a Noli (GE) è stato ritrovato un vero e proprio tesoro costituito da monete d’oro d’epoca romana, nascosto sotto il pavimento di una villa del VI secolo. La soprintendenza per i beni archeologici della Liguria ha immediatamente allestito una mostra dal titolo “Il Tesoro svelato - Storie dimenticate e rinvenimenti straordinari riscrivono la storia di Noli antica”.

Avvenimenti come questo sollevano riflessioni diverse. Il ritrovamento di un tesoro può alimentare l’ottimismo di chi ritiene che a Rennes-le-Château non tutto si esaurisca in un erudito gioco storico-letterario, ma che davvero esista un deposito di oggetti preziosi o documenti scottanti; costoro non potranno che apprezzare la serie di tre articoli dedicati alle ricerche dei primi Anni Settanta del XX secolo di Leon Fontan sulle colline di Rennes-le-Château. L’ingegnere di Strasburgo parla di un nascondiglio dalle dimensioni pari a quelle di “una cattedrale” (!).

Una seconda riflessione è più amara: cosa sarebbe successo se il ritrovamento fosse stato effettuato da un privato cittadino, magari intenzionato a trarre il più grande profitto dal gruzzolo? Innanzitutto il materiale non avrebbe minimamente contribuito alla “riscrittura”, annunciata dal titolo della mostra, della storia di Noli antica: il ritrovamento si sarebbe risolto in una trattativa confidenziale e i reperti sarebbero finiti negli espositori di qualche antiquario dal portafoglio capiente, testimoni ormai ammutoliti di un’epoca che oggi possiamo osservare solo attraverso oggetti di quel genere. Una trattativa di quel tipo avrebbe sottratto a me e voi quel brivido che corre lungo la schiena quando ci si immedesima nell’individuo che solleva quella lapide e vede luccicare qualcosa… Nessuna notizia del ritrovamento, nessuna emozione. Mia, vostra e di tutti coloro che, in futuro, potranno ammirare in un museo quegli oggetti che - come macchine del tempo - ci portano con sé nel passato da cui provengono.

C’è una scena divertente in apertura del terzo film di Indiana Jones, quello dedicato alla ricerca del Santo Graal: l’archeologo americano si scontra con alcuni contrabbandieri per il possesso di un antico reperto - la croce di Coronado - urlando: “Quella croce dovrebbe stare in un museo!”.

Sono purtroppo in pochi coloro che sanno unire all’amore per la ricerca un altrettanto grande senso etico: la prova è nell’ormai decrepito e cadente museo del presbiterio di Rennes-le-Château. Una visita agli Archivi Dipartimentali dell’Aude è altrettanto deprimente: il dossier di Rennes-le-Château è stato quasi completamente svuotato del suo contenuto da qualche cercatore con l’unico desiderio di portare a casa una reliquia del posto. Oggi quei documenti sono perduti per sempre. Qualcuno sopravvive nelle copie che ne fecero alcuni tra i più lungimiranti ricercatori degli anni Sessanta. Ricostruire con impegno e fatica i frammenti di un passato che gente senza scrupoli ci ha sottratto è tra gli obiettivi di queste pagine. La tendenza a depredare non è purtroppo in calo: il cimitero di Rennes-le-Château è stato chiuso in seguito ad atti vandalici ripetuti ed è di questi giorni la notizia della decapitazione di Notre Dame de Marceille - la cui chiesa è ormai un luogo chiave per i cercatori di tesori più spietati.

L’atteggiamento da opporre a quello di questi criminali è sempre lo stesso. Resistere, resistere, resistere.

© 2017 Mariano Tomatis Antoniono