STUDI • MARIANO TOMATIS ANTONIONO

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L'appassionante fil rouge da Rennes-le-Château a Ravenna

EDITORIALE • DICEMBRE 2007

Editoriale tratto da Indagini su Rennes-le-Château 19 (2007) - C'è un sottile filo rosso dietro questo numero 19 di Indagini su Rennes-le-Château. A prima vista sembra uno dei più eterogenei dal punto di vista dei temi trattati, ma con i giusti indizi non è difficile seguire il serpent rouge che lega gli articoli qui raccolti.

Partiamo dalla cronaca: la notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre 2007 qualcuno ha violato la chiesa di Notre Dame de Marceille decapitando l'antichissima Madonna Nera ivi custodita e portandone via il capo e il mantello (pp.929-930). Alla statua, alle leggende che la circondano e al santuario che la custodisce hanno dedicato due importanti testi gli storici Louis Fédié (pp.935-937) e don Henri Boudet (pp.933-934), vecchio parroco di Rennes-les-Bains. Da molti anni la chiesa di Marceille presso Limoux è ritenuta un pezzo del complesso puzzle di Rennes-le-Château: a molti degli ecclesiastici che vi sono transitati - da San Vincenzo de' Paoli al vescovo di Alet-les-Bains Nicolas Pavillon, fino al vescovo di Carcassonne Arsène Billard - è stato attribuito un qualche ruolo nel Grande Teatro del Tesoro di Saunière. In alcune versioni del mito, Pavillon sarebbe stato eletto al soglio episcopale di Alet proprio grazie ad una nomina di San Vincenzo de' Paoli, che l'avrebbe incaricato di vegliare sui segreti della vicina chiesa di Notre Dame de Marceille. Ed è ancora Pavillon al centro di una curiosa e affascinante vicenda che Alessandro Lorenzoni racconta con il livello di approfondimento cui ci ha abituati: esistono, infatti, alcuni versi di un poeta francese che raccontano di una "pioggia dorata" che si sarebbe abbattuta su un campo di Alet, ricchezza su cui il vescovo Pavillon avrebbe tentato di mettere le mani, osteggiato dal proprietario del terreno: il barone di Rennes- le-Château, Blaise d'Hautpoul. Oltre a tradurre in italiano i versi di Jean Loret (pp.938-948), Lorenzoni ricostruisce nei dettagli il processo che coinvolse il barone e il vescovo - rivelando retroscena a volte grotteschi. Secondo lo studioso Franck Daffos, la "pioggia dorata" non sarebbe altro che il segreto di Saunière, e il campo di cui parla Loret quello cui fa riferimento la ben nota leggenda del pastorello Ignace Paris, magistralmente raccontata da Gérard de Sède (p.920). Del segreto sarebbe stato messo a conoscenza anche il pittore francese Nicolas Poussin, che avrebbe quindi ritratto tre pastori nel celebre quadro Pastori d'Arcadia. Chi rifiuta questa interpretazione "sospettosa" è lo storico dell'arte Lawrence D. Steefel (pp.957-960), che presenta una dottissima analisi del quadro pubblicata sulla prestigiosa rivista d'arte The Art Bulletin. Ma de Sède rivela che esiste una seconda leggenda sul tesoro di Rennes-le-Château, per certi versi simile a quella del pastorello: è la leggenda del diavolo sul Blanchefort, trascritta per la prima volta da Auguste de Labouisse-Rochefort nel 1832, qui nella prima traduzione italiana mai pubblicata (p.919); nelle pagine dello scrittore francese è il diavolo a custodire un tesoro, ed è a questa vicenda che si ispira Mattia Telloli in un articolo (pp.921- 928) che propone un'ipotesi ardita: i tanti diavoli che - sin dalla copertina di questo numero - circondano la vicenda di Rennes-le-Château potrebbero nascondere qualcosa. E' lo splendido quadro di Alphonse Mucha custodito in villa Bethania a fare da sfondo alla sua analisi a cavallo tra arte e topografia. Telloli si muove, tra l'altro, tra i rilievi montuosi che circondano Rennes-les-Bains, gli stessi cui quasi trecento anni fa (era il 1709) il reverendo Antoine Delmas aveva dedicato il più antico resoconto archeologico della storia della sua parrocchia: è con vivo orgoglio che presentiamo, in questo numero, la traduzione del preziosissimo Manoscritto Delmas (pp.950-956) a cura dello stesso Mattia, eseguita con la consulenza di Roberto Gramolini. Un secondo tuffo nel passato ce lo offre un articolo del 12 gennaio 1956 del Midi Libre (pp.962-963): nello stesso giorno in cui La Dépêche du Midi dedicava un articolo al sacerdote miliardario, il Midi Libre raccontava la storia del tesoro del Tempio di re Salomone, interrogandosi sul suo destino; oltre a nominare la Cité di Carcassonne, tra le possibili custodi del tesoro spunta a sorpresa una città italiana: Ravenna, città di Fede, ricca di reperti romani, bizantini e goti. All'affascinante ipotesi Lucia Mammaoca Zemiti dedica un appassionato racconto (pp.964-967), che idealmente chiude un cerchio: il su citato Jean Loret, infatti, non è famoso soltanto per i versi sul tesoro di Alet; il poeta è ricordato anche per essere il primo a nominare, nel suo La Muse Historique (1660), l'archetipica figura di Mammaoca.

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