STUDI • MARIANO TOMATIS ANTONIONO

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L'aeroplanino di Kate

EDITORIALE • GENNAIO 2008

Editoriale tratto da Indagini su Rennes-le-Château 20 (2008) - L’universo mitologico di Rennes-le-Château è ormai talmente vasto da rendere difficile ogni tentativo di isolarne gli elementi e valutare con lucidità il modo in cui questi vengono recepiti e interpretati dall’appassionato-medio. Chi è interessato a queste dinamiche deve necessariamente analizzare universi più piccoli, e cercare di trarre conclusioni generali sulla base di considerazioni “particolari”.

Trovo particolarmente interessante, a questo scopo, una riflessione sull’universo letteralmente “generato” da J.J. Abrams, Jeffrey Lieber e Damon Lindelof, nell’ambito della serie televisiva Lost.

Ambientata su un’isola sperduta nell’Oceano Pacifico, Lost racconta le avventure dei superstiti di un disastro aereo. Sin dalla prima puntata lo spettatore viene sfidato a risolvere una serie di misteri che riguardano il luogo che ospita i protagonisti e le loro vite passate.

Gli autori sono stati molto abili nel realizzare una vera e propria “mitologia” a sostegno della serie televisiva, al punto che si sono create vastissime community di appassionati che analizzano ogni suo elemento, pubblicano articoli a sostegno dell’una o dell’altra ipotesi, realizzano falsi filmati utilizzando frammenti della serie “ufficiale” opportunamente ri-doppiati e si riuniscono in gruppi di discussione nel tentativo di fornire ricostruzioni coerenti del passato dell’isola, dei personaggi e delle relazioni che intercorrono tra essi. Seppur in continua crescita (negli Stati Uniti si è giunti alla quarta serie, e su Internet è nata un’apposita enciclopedia - LostPedia - che tenta di “fissare” in una complicatissima rete lo stato dell’arte), la mitologia di Lost non ha neppure quattro anni di vita, essendo nata ufficialmente il 22 settembre 2004, giorno in cui venne trasmessa la sua prima puntata. Trattandosi di un microuniverso narrativo, è curioso evidenziarne alcune caratteristiche.

Se alcuni elementi ricordano la mitologia di Rennes-le-Château (la mitica “Roccia Nera”, oggetto delle ricerche dei naufraghi per tutta la prima serie, ricorda la roccia nera a noi più nota: il Roque Nègre nella vallata di Rennes-les-Bains), altri rimandano alle tipiche sovra-interpretazioni che vengono proposte in maniera massiccia da molti sedicenti “ricercatori” delle vicende occorse nell’Aude francese. A suggerirlo è lo stesso Damon Lindelof, che in un’intervista racconta un fatto curioso ed istruttivo a proposito di Kate Austen, una delle protagoniste della serie.

Durante un flashback nel corso di una puntata (1) si scopre che, anni prima, Kate aveva affrontato una lunga serie di peripezie per recuperare il modellino di un aeroplano che era custodito in una cassetta di sicurezza. Lo spettatore restava all’oscuro dei motivi per cui quel giocattolo potesse essere così importante per la ragazza. Racconta Lindelof: “Il pubblico non sapeva che cosa potesse significare per lei e lo ha scoperto solo otto episodi dopo. Lei da bambina aveva messo quell’aeroplanino in una capsula del tempo, e ora quell’oggetto rappresentava il simbolo del suo amore perduto. C’è una scena in cui lo sceriffo è con lei all’aeroporto e tiene l’aeroplanino in mano e ne racconta la storia, dicendo praticamente: «Questo è tutto quello che c’è da sapere su questo aeroplanino». Quella è la storia definitiva, basta, finito. Ma dopo che l’episodio è andato in onda, la gente continuava a chiedere: «Quando scopriremo la verità sull’aeroplanino?». E noi stavamo lì ogni volta a ripetere: «Ma come? Ve l’abbiamo raccontata tutta quella storia!». Non c’era niente da fare, avevano delle teorie sull’argomento e non le volevano abbandonare. Cose come «c’è un microfilm dentro l’aeroplanino» oppure «il significato reale dell’oggetto gioca un ruolo cruciale per l’intera serie». E invece no, basta con l’aereoplanino. Non ne sentirete più parlare. […] Eppure alcuni spettatori non vogliono accettare la soluzione di certi misteri perché non corroborano la loro teoria” (2).

E’ davvero curioso: neppure gli stessi autori della mitologia sono in grado di contenere le derive interpretative del proprio pubblico. Né, probabilmente, hanno alcuna intenzione di farlo: proprio grazie alla sua “apertura” strutturale, Lost è diventata una vera e propria opera di culto che ha fatto guadagnare alla rete televisiva ABC e ai suoi autori milioni di dollari.

Resta, nelle parole di Lindelof, l’eco del drammaturgo Friedrich Schiller: “Contro la stupidità, perfino gli dèi combattono invano”.

1.Episodio 1x12 “Whatever the Case May Be” (in Italia “Il mistero della valigetta”)

2.Intervista a Damon Lindelof in Carlo Dallonte e Giorgio Glaviano, Lost e i suoi segreti, Roma: Dino Audino editore, 2007, p.125.

© 2017 Mariano Tomatis Antoniono