STUDI • MICHELE ROSSI

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Intervista a Mariano Tomatis

A CURA DI VOYAGER FORUM •

Mariano Tomatis è uno studioso molto importante, uno dei massimi esperti del mistero di Rennes-le-Château. Da molti anni lavora col suo gruppo di studio nel decifrare le mille carte di archivio sui misteri intorno al piccolo paesino dell'Aude. Le mie domande sono state quelle che farebbero tutti i fanatici di mistero vogliosi di risposte, ed eccole qua concessemi molto gentilmente dal prof. Tomatis che ringrazio.

Altre notizie su di lui le potrete trovare sul suo sito www.marianotomatis.it oppure sul sito del suo gruppo di studi su Rennes-le-Château www.renneslechateau.it.

Michele Rossi

1) Secondo le vostre ricerche cosa è riuscito a trovare realmente Sauniere all'interno della famosa tomba da lui scoperta? Davvero un tesoro della cristianità?

Purtroppo Saunière è molto laconico nella nota che ci ha lasciato il 21 settembre 1891: “Scoperta di un tombeau. La sera, pioggia”. Il tombeau è un monumento funerario, e l’appunto non ci dice dove l’abbia trovato (in chiesa o sulle montagne intorno al villaggio?) né cos’abbia fatto di questa scoperta. La mancanza di dati ci impone una certa cautela. Evidenze indiziarie di tipo architettonico suggeriscono l’esistenza di una cripta sotto la chiesa (si vedano gli ottimi studi dell’architetto belga Paul Saussez), e la striscia di pietre chiare sull’esterno dell’abside indicherebbe che si tratta della sepoltura di nobili. La parrocchia apparteneva ai conti d’Hautpoul, quindi l’ipotesi più solida è quella che vede in quella cripta un sepolcro della famiglia.

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2) E' possibile chiarire una volta per tutte la reale storia del Priorato di Sion? E' realmente esistito o è completamente tutto frutto dell'ingegno di Plantard?

In tanti anni di ricerca, non è mai stato trovato alcun riferimento ad un’associazione chiamata Prieuré de Sion prima del 1956. La nostra collaboratrice Sabina Marineo ha individuato un documento relativo all’Abbazia di Notre Dame de Sion di Gerusalemme, presso cui esisteva una omonima congregazione religiosa (è ancora facilmente visitabile a Gerusalemme, sul nostro sito abbiamo pubblicato la brochure turistica), ma non si trattava di un priorato. La congregazione si trasferì in Francia, e cambiò nome in Prieuré de Saint Samson. Ironia della sorte: prima aveva il nome Sion, dopo acquistò il nome Prieuré, ma non li ebbe mai insieme. Fu Pierre Plantard ad ispirarsi a questa congregazione per il suo Prieuré de Sion. Gli atti di registrazione depositati a Saint-Julien-en-Genevoise lasciano pochi dubbi. Non esiste neppure un’unità di intenti tra la vecchia congregazione e quella moderna: la prima era una congregazione cattolica, la seconda aveva intenti politico-esoterici e sosteneva il ritorno di un discendente della dinastia merovingia al trono francese. Tutt’oggi stiamo cercando prove di una sopravvivenza della prima, immaginando che possa essere confluita nel 1956 nella seconda, ma non ne abbiamo ancora mai trovate.

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3) Secondo lei (e secondo i vostri studi) gli indizi all'interno della chiesa della Maddalena a Rennes-le-Château (come le statue che formano la parola Graal) sono casuali oppure sono stati inseriti per una precisa volontà nel cercare qualcosa? e se si che cosa?

Le statue che formano le lettere GRAA, completate dalla L di Luca, una delle cinque statuette del pulpito, non smettono mai di stupirmi: disposte secondo la M di Maddalena, e proprio di fronte alla statua della titolare della parrocchia, sono un tipico elemento “da romanzo” calato direttamente nella nostra realtà. Ma non saprei come spiegarne l’intento.

Altri elementi sono evidentemente forzature: è impossibile capire i simboli nella chiesa di Bérenger Saunière senza osservarla con gli occhi dei suoi contemporanei, e solo una certa conoscenza della simbologia cattolica consente di collocare ogni pezzo nel suo contesto. Molti si stupiscono, ad esempio, di individuare elementi alchemici nell’acquasantiera; lo stupore è ingiustificato: la chiesa ha più e più volte utilizzato simboli di questo tipo, considerando il processo alchemico una metafora della purificazione dell’anima.

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4) Quali sono state le maggiori scoperte che siete riusciti a fare in tutti questi anni di indagini sul mistero Rennes-le-Château?

Il risultato di cui andiamo più fieri è stato quello di recuperare dal dimenticatoio e tradurre in italiano letteralmente centinaia di pagine di documenti, manoscritti, mappe e articoli. Ad oggi la nostra rivista ha pubblicato oltre 1200 pagine di materiale di questo tipo. Molte delle false ricostruzioni recenti si basano sull’ignoranza di questo fondamentale corpus documentario. Tra le scoperte più interessanti c’è, sicuramente, il romanzo perduto di Noel Corbu, l’albergatore di Rennes-le-Château, che ereditò il domaine e che scrisse un lungo studio sui sotterranei del castello del paese, dentro il quale sarebbe custodito il tesoro di Bianca di Castiglia. E ancora, la traduzione italiana dei quattro libri dell’abbé Boudet, enigmatico parroco di Rennes-les-Bains, con la ricostruzione della mappa che sarebbe nascosta in alcuni piccoli disegni disseminati in uno dei suoi testi. Tutto questo lavoro sarebbe stato impossibile per una persona sola: è stata la sinergia di moltissimi appassionati a costituire questo gruppo di studio, cui ognuno contribuisce in modo diverso, offrendo punti di vista a volte contrastanti, ma tutti basati sull’enorme mole di documenti a disposizione, disponibili in Italia solo da due anni.

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5) A cosa è dovuta realmente, almeno da ciò che si sa, la ricchezza di Sauniere?

La parte più grande è dovuta alla vendita di messe. Ciò è diventato certezza con il ritrovamento da parte di Laurent Buchholtzer, nel 2003, di oltre 800 pagine di diari di registri contabili di Saunière. Qui il sacerdote registrava entrate e uscite con meticolosità. Si trattava di diari segreti, che nascose durante tutto il processo - quindi materiale che lui sapeva l’avrebbe incriminato, su cui quindi tenne il massimo riserbo. Resta l’enigma sul motivo per cui così tante congregazioni religiose da tutta la Francia gli inviassero centinaia di euro per acquistare messe per corrispondenza. Laurent Buchholtzer ha recentemente pubblicato uno studio preziosissimo, nel quale prende in considerazione i registri e scopre una miriade di episodi del tutto inediti sulla vita di Saunière – uno per tutti: prima di costruire villa Bethania, cercò di acquistare una casa a Mazamet (1° maggio 1899).

Possono naturalmente esistere fonti di finanziamento secondarie: vendita di reliquie trovate nella cripta? Essendo un collezionista, sappiamo che commercializzava cartoline, francobolli e monete antiche (il suo feedback su Ebay sarebbe stato altissimo!). Probabilmente effettuava anche compravendita di vini.

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6) Quale legame esiste tra la storia di Rennes-le-Château e la storia della piccola Abbazia di Carol con il suo abate De Coma?

Il collegamento più diretto passa attraverso il conte di Chambord, che finanziò a trent’anni di distanza i lavori di De Coma e di Saunière. Ma non esiste una sovrapposizione temporale: De Coma finì i lavori nel 1885, quando Saunière stava arrivando a Rennes-le-Château. Un’ipotesi interessante è quella di Mario Iannaccone, secondo cui Bérenger e suo fratello Alfred, Gélis (parroco di Coustaussa, anch'egli arricchitosi misteriosamente), De Coma e forse altri sacerdoti facevano parte di una rete di monarchici le cui attività furono considerate sovversive, non soltanto dalla Repubblica ma anche da una parte della gerarchia ecclesiastica visto che il Vaticano cominciò a separare il destino del cattolicesimo da quello della monarchia nella cosiddetta politica del ralliement.

E’ in ogni caso la pista politica quella più verosimile.

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7) E' davvero reale la possibilità che Poussin sia entrato a far parte del mistero del piccolo paesino francese? E se si cosa dovrebbe nascondere il suo "pastori d'arcadia"?

La risposta non può che essere affermativa, ma il problema rimane quello di fissare la data in cui entrò a farne parte: ad oggi, tutti gli indizi ci portano alla conclusione che tale collegamento sia stato fissato per la prima volta da Pierre Plantard. Il fiume Alfeo, che scorre sotterraneo sotto la tomba dipinta da Poussin, rappresenterebbe simbolicamente la dinastia merovingia, rimasta nascosta per secoli prima dell’avvento di Plantard. Ma questa è una rilettura moderna che non si trova negli scritti dell’epoca di Poussin. Piuttosto l’opera del pittore francese va collocata nel suo contesto, e nasconde certamente una serie di “messaggi” per chi riesce a coglierli. Il semplice fatto che l’ombra proiettata dal pastore centrale abbia la forma di una falce costituisce una lettura di secondo livello tipica della sua epoca. L’aspetto curioso è che nei pressi di Arques esisteva una tomba in tutto e per tutto simile a quella ritratta da Poussin: è probabile che il suo costruttore, all’inizio del Novecento, si sia ispirato al noto quadro. D’altronde, la regione di Rennes-les-Bains era stata collegata all’Arcadia sin dall’Ottocento, negli scritti di Auguste Labouisse-Rochefort.

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8) Dato che si susseguono dichiarazioni e smentite, Emma Calvè conobbe mai Berenger Sauniere?

Lo studioso più esperto sulla vita della cantante, Georges Girard, ammette serenamente che non esiste la benché minima traccia, nel materiale della Calvè, che possa rivelare un rapporto tra i due di alcun tipo. A loro volta, Antoine Captier e Claire Corbu, eredi di tutta la corrispondenza del sacerdote, non hanno mai trovato nulla di simile.

Dal punto di vista documentale, dunque, non c’è traccia di rapporti tra i due.

Sappiamo invece che Saunière manteneva una fitta corrispondenza con una poetessa dell’epoca: esistono, dunque, prove relative ad alcune relazioni d’amicizia avute dal sacerdote. Nulla, invece, su Emma Calvè.

Esiste, allo stesso tempo, una tradizione letteraria: da René Descadeillas in avanti, sono moltissimi quelli che affermano tale relazione. Quando e perché è nata questa voce? Su cosa si basava? Qualcuno in paese aveva visto una visitatrice di villa Bethania che le somigliava?

9) I misteri che avvolgono la storia di Rennes-le-Château sembrano legati a doppio filo con Brenac, Carol, Coustaussa, e altri luoghi nelle vicinanze come i personaggi più vicini a Sauniere come il fratello Alfred o l'amico Gelis, cosa si nasconde dietro tutto questo? Un traffico di messe o qualcosa di più profondo che doveva rimanere nascosto?

Mescolare le diverse storie equivale ad aprire diverse scatole di puzzle e buttare tutti i pezzi in un unico contenitore: ricostruire un disegno unitario diventa molto più difficile. La storia di Coustaussa è complessa: la traduzione dell’intero dossier di inchiesta ci ha richiesto svariati mesi, e lo scenario che si sta profilando è legato ad aspetti molto poco edificanti – che però non avrebbero nulla a che fare con Saunière. L’elemento in comune delle due vicende è certamente il piccolo tesoro che don Gélis aveva in casa.

La storia di Carol, a sua volta, non è del tutto collegabile con quella di Rennes-le-Château perché avvenuta a distanza di cinquant’anni.

Quello con Brenac è un collegamento recente e privo di elementi solidi.

Ognuna sarebbe una storia interessante da approfondire, che porta molto lontano dalle premesse che si fissano. Approfondendo il caso di Coustaussa, ci siamo imbattuti perfino nella mappa della scena del delitto stilata dai R.I.S. dell’epoca!

E’ sempre difficile scoprire se c’era qualcosa che dovesse restare nascosto. Certo, la verità sul caso di Coustaussa deve tutt’oggi restare nascosta, perché alcuni discendenti delle persone coinvolte sono ancora vive. Purtroppo si tratta di segreti scabrosi e per nulla esoterici…

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10) La storia di Rennes-le-Château sembra infinita, come i suoi misteri, da studioso dell'argomento, cosa consiglia a chi dovesse mai ritrovarsi a studiare e a indagare sui misteri in questione?

Il consiglio è uno solo: fare sempre riferimento ai moltissimi documenti che negli anni sono venuti alla luce. Frequentare i luoghi e i simboli lasciando che siano essi a parlare in modo “intuitivo” può produrre sensazioni piacevoli, ma le conclusioni cui si arriva con questa tecnica sono spesso soggettive e poggiano su fondamenta molto deboli.

Migliaia di pagine pubblicate fino ad oggi ci consentono, invece, di ricostruire con buon livello di precisione cosa accadde nel vicino e lontano passato. L’intuito deve guidarci per seguire le piste giuste, per leggere nel modo giusto i frammenti documentali sopravvissuti, ma ignorare tutto quanto è stato scritto fino ad oggi – come purtroppo fanno moltissimi autori odierni – significa solo esporsi alle critiche di chi invece ha di questa vicenda una visione più completa e precisa, basata su fonti e materiale d’archivio.

L’altro aspetto fondamentale è quello di immergersi nel contesto: leggere il passato con l’occhio moderno ci porta a fraintenderlo con grande facilità. Fuori dal suo contesto, qualsiasi simbolo diventa un polipo che possiede milioni di connessioni; scegliere quella sbagliata equivale a perdersi in un labirinto senza via d’uscita.

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© 2017 Mariano Tomatis Antoniono