STUDI • MARIANO TOMATIS E ALESSANDRO LORENZONI

TORNA ALL'INDICE

Rennes-le-Château e l'abbazia di Carol

ESISTE DAVVERO UN MISTERO A BALOU? • 2005

In un libro uscito per l'editore SugarCo ("Rennes-le-Château e l'abbazia di Carol") e più di recente in un articolo pubblicato sul numero 66 della rivista Hera, Roberto Volterri e Alessandro Piana concentrano le loro attenzioni sul paese di Baulou, non distante da Rennes-le-Château. Qui, un sacerdote di nome Louis de Coma (1822-1911) fece erigere - tra il 1856 e il 1885 - una serie di vaste costruzioni, tra cui una cappella sotterranea, delle grotte artificiali, un monastero, una chiesa e una Via Crucis.

Come per Bérenger Saunière, gli storici si sono interrogati sull'origine del denaro che consentì a De Coma di costruire quella che, nelle sue intenzioni, doveva diventare l'abbazia di qualche ordine religioso. Gli indizi non mancano; Louis de Coma diresse l’Associazione della Buona Morte, affiliata alla Compagnia di Gesù, il cui obiettivo era di aiutare i credenti a preparare la loro dipartita verso il paradiso. Una specifica fondazione da lui creata, L’Opera di beneficenza di Gethsemani, aveva come unico scopo quello di ricevere dei doni per le messe a favore dei morenti; esisteva un prontuario che specificava i costi: una messa condivisa con altri costava 1 franco, mentre una messa esclusiva arrivava a 100 franchi.

Una seconda fonte di guadagni venne dalla contessa di Chambord, moglie del re "per diritto divino" Henri Chambord. Dietro alla donazione ci sono evidenti ragioni politiche.

La politica di Henri Chambord

Henri Chambord (1820-1883)

Per conoscere la politica degli Chambord è necessario ripercorrere le ultime vicende del trono di Francia. Nel 1830 Re Carlo X (1757-1836) abdica in favore di suo figlio, che però rifiuta il trono. Il conte Henri Chambord (1820-1883) viene temporaneamente proclamato re di Francia e di Navarra con il nome di Henri V, ma l'Assemblea Nazionale gli preferisce il duca d'Orléans, Louis-Philippe (1773-1850).

Non tutta la Francia condivide questa scelta, e nascono due fazioni politiche contrapposte. La prima, quella dei legittimisti, sostiene Henri Chambord chiedendo l'applicazione dalla Legge Salica, secondo cui il conte dovrebbe essere proclamato re per "diritto divino"; fanno parte di questo partito i cattolici tradizionalisti e molti reazionari antiliberali.

La seconda fazione, quella degli "orleanisti", sostiene Louis-Philippe, che rifiuta il titolo di re di Francia in favore di quello di re dei Francesi; si tratta di una innovazione costituzionale nota come "monarchia popolare", che collega il titolo del monarca al popolo e non allo stato.

Louis-Philippe regna fino al 1848, quando abdica e fugge in Inghilterra. L'Assemblea Nazionale proclama la Seconda Repubblica. Luigi Napoleone Bonaparte (1808-1873) vince le elezioni del dicembre 1848 e, quattro anni dopo, con un colpo di stato diventa Imperatore di Francia, dando il via al "Secondo Impero" francese.

Questa nuova forma di governo durerà fino al 1870, quando in seguito alla cattura di Napoleone III da parte dei prussiani, la maggioranza dei membri dell'Assemblea Nazionale si esprime a favore del ritorno di una monarchia costituzionale. I legittimisti ripropongono il conte di Chambord, mentre gli orleanisti, dopo la morte di Louis-Philippe, sostengono l'elezione di suo figlio Louis-Philippe conte di Parigi (1834-1894). L'anno successivo le due fazioni si accordano sull'elezione di Henri Chambord, a condizione che Louis-Philippe ne sia il successore. Il conte Chambord, però, non accetta le limitazioni di una monarchia costituzionale, preferendo una monarchia semi-assoluta; il gesto che lo esclude definitivamente dal trono è il rifiuto della bandiera tricolore, simbolo della Rivoluzione, cui preferisce il tradizionale fleur-de-lys, simbolo della monarchia dai tempi di re Philippe I (1052-1108). Le richieste di Henri Chambord non incontrano il consenso dell'Assemblea, e viene dunque istituita una repubblica temporanea.

Gli scontri tra legittimisti e repubblicani

Risalgono a questi anni gli scontri più duri tra i sostenitori della monarchia e i repubblicani. L'intera regione dell'Aude venne attraversata da violente tensioni politiche, e la rivista ecclesiastica locale, "La Semaine Religieuse" di Carcassonne, si trovò ad animare il dibattito fornendo ai sacerdoti locali articoli di chiaro stampo legittimista. Mario Arturo Iannaccone ha trovato le tracce di un gruppo monarchico fra i più accesi ed estremisti, cui facevano riferimento i due fratelli Saunière e forse da Coma, che un giornalista de Le figaro chiamò nel 1883 Petite église de Frohsdorf.

L'ipotesi avanzata da Iannaccone è che Alfred, Bérenger, Gélis (parroco di Coustaussa, anch'egli arricchitosi misteriosamente), da Coma e forse altri sacerdoti "facessero parte di una rete di monarchici le cui attività furono considerate sovversive, non soltanto dalla Repubblica ma anche da una parte della gerarchia ecclesiastica visto che il Vaticano cominciò a separare il destino del cattolicesimo da quello della monarchia nella cosiddetta politica del ralliement. I monarchici, ancorché sacerdoti, erano così divenuti ufficialmente persone al di fuori della storia, forse pericolose, certamente sospette" (1).

Più esplicitamente, Iannaccone scrive: "Tra [i fratelli Saunière] e altri preti dell'Aude, vi fu una forma di segretezza o di solidarietà che fa sospettare la presenza di un sodalitium il cui scopo era slittato, nell'emergenza del momento, da spirituale a politico. Quest'attività si esplicava in una raccolta sospetta di fondi. Vi sembrano implicati i fratelli Saunière, Billard e altri preti tra i quali don Gélis, don De Coma, don Gazel di Floure, don Rouanet di Barès, don Delmas [...] e inoltre don Jean-Jaques Bigou e il padre Voegtli. [...] L'immediato scopo politico, qualunque fosse, fallì, e i fondi furono poi usati per altri fini." (2)

La morte di Chambord

Nel 1875 venne creato un parlamento bicamerale e nacquero le figure del presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio di Ministri. Il presidente Patrice MacMahon (1808-1893), legittimista, nel 1877 cacciò il presidente del Consiglio per eleggere il monarchico Albert duca di Broglie (1821-1901); a quello che si rivelò l'ultimo tentativo di restaurare la monarchia si opposero duramente i repubblicani, che lo costrinsero a dimettersi nel 1879. Al suo posto venne eletto Jules Grévy (1813-1891). Le speranze dei legittimisti nel conte di Chambord si spensero il 24 agosto 1883, con la sua morte.

Le donazioni della vedova Chambord e il Sacro Cuore

Con la morte del marito, la marchesa di Chambord - ma anche molti altri membri della nobiltà francese - non smisero di finanziare i sacerdoti che si battevano per la causa monarchica.

Riferimento al Sacro Cuore sulle vetratedi villa Bethania a Rennes-le-Château

La donazione di 4000 franchi fatta a favore di de Coma dalla marchesa è comunque piccola se la paragoniamo a quella di 500 mila franchi, fatta dalla stessa contessa a favore della basilica del Sacro Cuore di Montmartre. Anche in questo caso, le ragioni della donazione hanno un chiaro carattere politico: il 16 giugno 1671 suor Maria Margherita Alacoque aveva avuto la visione di Cristo con il cuore sanguinante, che le annunciava che la Francia non si sarebbe salvata dai suoi nemici se non consacrandosi interamente al suo Sacro Cuore. Era nato, così, il "culto del Sacro Cuore", che ben presto era diventato una sorta di pegno di successo della monarchia francese. Un secolo più tardi il simbolo venne appuntato sulle divise dei combattenti della Vandea, sormontato dalla croce e dalla scritta "Dieu et le Roy", e impugnato, durante la Rivoluzione Francese, dai controrivoluzionari cattolici che volevano riportare la monarchia. Nel corso dell'Ottocento, il Sacro Cuore sarebbe diventato un'insegna del mondo cattolico mobilitato contro l'offensiva laicista. Quando, nel 1856, Papa Pio IX promuove la festa del Sacro Cuore per tutta la chiesa, il gesto acquista anche un chiaro significato politico. Il 25 luglio 1873 l'Assemblea Nazionale Repubblicana si pronuncia a favore della costruzione di una basilica sulle colline di Montmartre, e in tutta la Francia vengono diffuse molte richieste di finanziamenti a favore della costruzione. Il simbolo della basilica, il Sacro Cuore, rappresenta anche il partito che intende riportare sul trono un re borbone, e proprio ad un monarca in carne ed ossa fa riferimento l'immagine di Cristo Re, il simbolico condottiero cui è consacrata tutta la nazione francese. In quest'ottica, è semplice spiegare la donazione della contessa di Chambord a favore della costruzione, ma anche i numerosi riferimenti al tema del Sacro Cuore negli edifici eretti in seguito da Saunière a Rennes-le-Château.

I lavori di Louis de Coma

Louis de Coma poté affidarsi al fratello Ferdinand, noto architetto, per la realizzazione degli edifici che aveva in progetto. Iniziò i lavori nel 1856, facendogli progettare una chiesa molto simile a quella di Lourdes. Dal momento che Bernadette avrà la visione della Madonna soltanto due anni dopo, è possibile che la chiesa di Lourdes si sia ispirata a quella di Carol. Il progetto della chiesa comprendeva una cripta, all'interno della quale sarebbe stata ospitata tutta la famiglia. Sul lato opposto della chiesa fece costruire una grotta artificiale con una statua di Maria Maddalena; per renderla più realistica, una serie di stalattiti e stalagmiti provenienti da grotte naturali della zona vennero incorporate nella struttura. Fu realizzata anche una Via Crucis che partiva dalla grotta e saliva lungo la collina, in cima alla quale venne eretto un calvario. Accanto alla chiesa, nella speranza che un giorno qualche ordine religioso vi sarebbe insediato, venne eretto un edificio da adibire a monastero.

L'abbazia di Carol

Il complesso era stato realizzato ad immagine del Getsemani, il monte degli ulivi, e perché l'ambiente ricordasse ulteriormente quello di Palestina, si racconta che de Coma fece piantare alcuni alberi provenienti dalla Terrasanta, che però non riuscirono ad attecchire e morirono molto presto, probabilmente per la rigidità dell'inverno locale.

Al termine dei lavori, nel 1885, Louis de Coma firmò un contratto con Antoine Decressol, superiore della Comunità dello Spirito Santo, che avrebbe preso locazione presso l'abbazia. Ma l'ospitalità si concluse soltanto un anno dopo, e neppure i contatti con padre Lambert della Scuola Apostolica riuscirono a fare dell'abbazia la sede di un ordine religioso stabile.

Il fallimento dei suoi progetti fu un duro colpo per il sacerdote, che - secondo alcune voci - perse del tutto la ragione, e fu visto passeggiare per i suoi vasti e vuoti possedimenti in abiti femminili appartenuti a sua madre (3). Morì il 14 novembre 1911.

Non avendo lasciato alcun testamento, tutti i possedimenti di de Coma finirono nelle mani del vescovo locale. Abbandonata fino agli anni Cinquanta, l'area venne utilizzata da alcuni soldati di passaggio, poi da alcuni giovani del posto per organizzare delle feste. Lo stato d'abbandono consentì ad alcuni ignoti di profanare la cripta e le tombe che vi erano custodite.

Soltanto nel 1956 l'area verrà venduta alla famiglia Baures, con la condizione di distruggere tutti gli edifici che la componevano. Il vescovo non voleva che "alcuna setta religiosa vi si insediasse". La spiegazione è verosimile: le chiese abbandonate diventano spesso oggetto di atti di vandalismo o, peggio, di satanismo. In effetti verranno abbattute soltanto la chiesa e la Via Crucis, e non la grotta e la cripta. L'analisi storica non ci ha ancora restituito i dettagli di questa condizione imposta dalla diocesi.

La pista esoterica

L'assenza di dettagli circa questa distruzione ha consentito di formulare l'ipotesi di una misteriosa connessione tra l'enigma di Rennes-le-Château e l'abbazia di Carol. Nel gennaio 1956, infatti, la Dépeche du midi pubblicò un articolo a firma di Albert Salamon in cui, per primo, il giornalista rivelava il possibile ritrovamento da parte di Saunière del tesoro di Bianca di Castiglia (4).

L'articolo di Salamon del 1956

Volterri e Piana suggeriscono che esista un collegamento tra i due avvenimenti, occorsi nello stesso anno - il 1956. A proposito dell'abbattimento dell'abbazia, scrivono: "Quale poteva essere il motivo di questa drastica decisione? Si trattava unicamente dell'impossibilità, da parte delle autorità ecclesiastiche, di trovare il denaro necessario per mantenere queste proprietà? Oppure, anche in questo caso come a Rennes-le-Château, gli elementi anomali che l'abate de Coma ha introdotto in questo edificio religioso sono troppo atipici e hanno generato perplessità nelle alte sfere?" (5).

Chi scrive ritiene che non esistano le prove dell'atipicità delle opere ritrovate a Rennes e a Baulou. L'ottima descrizione fornita da Iannaccone nel suo Rennes-le-Château, una decifrazione prende in esame compiutamente tutti gli elementi che costituiscono la chiesa fatta restaurare da Saunière, inquadrandoli nell'ottica legittimista su citata (6), ed altri lavori hanno mostrato che la sequenza dei lavori eseguiti a Rennes segue una linea dettata dalle richieste vescovili nei vari resoconti del 1856, 1876 e 1889.

Il Sacro Monte di Belmonte (TO)

Nel caso di de Coma, il Getsemani ha tutte le caratteristiche di un normale Sacro Monte: ne esistono centinaia, sono sempre composti da cappelle e in tutti è esplicita la lettura dell'altura come luogo privilegiato di sacralità; il Sacro Monte viene inteso come luogo idoneo a riproporre l'esperienza ascetica di san Francesco d'Assisi, quando si ritirò sulla Verna in contemplazione della Passione di Cristo. Chi li progettava, si prefiggeva di ricostruire i Luoghi Santi in terre a noi più vicine; il fenomeno esplose in seguito alla Riforma Protestante, quando la creazione dei complessi architettonici coinvolse direttamente le alte gerarchie ecclesiastiche, che li intesero come luoghi privilegiati per la salvaguardia della fede cattolica. Sorse una fitta rete di Sacri Monti in tutta Europa, in particolare in Italia, Francia, Spagna e Polonia.

Solo in Piemonte ne esistono almeno sei, e una lettura "sospettosa" consentirebbe di esprimere - a proposito delle costruzioni, molteplici interpretazioni esoteriche. E' il caso, ad esempio, del Sacro Monte di Belmonte, in provincia di Torino; sorto su un antico insediamento celtico, il Sacro Monte si estende lungo la cresta di una montagna secondo un allineamento nord-est, ed è composto dalle cappelle di una via Crucis che - misteriosamente - sono soltanto tredici invece delle classiche quattordici (7).

Maria Maddalena in una delle cappelle

Le cappelle sono costituite da statue più volte distrutte dai vandali e puntualmente ricostruite. Una cappella, quella del Getsemani, è stata abbattuta nel 1901 (8). Molto ricorrente è la presenza di Maria Maddalena tra i personaggi rappresentati.

La Maddalena è anche uno dei personaggi chiave del Sacro Monte: nel 1016 apparve in sogno a re Arduino insieme alla Madonna e San Benedetto, chiedendogli di edificare a Belmonte la chiesa e il convento adiacente. Secondo le cronache più antiche, fu proprio questa visione ad avviare i lavori di costruzione del complesso.

Gli studi archeologici sulla zona hanno rivelato moltissimi reperti romani, longobardi e medievali, oggi conservati presso il museo archeologico di Valperga (TO). Durante i restauri della chiesa, nel 1873 - nei lavori di scavo della navata destra - venne alla luce una cripta contenente alcuni oggetti di devozione risalenti al 1377 (9).

Il gioco di ermeneutica sospettosa era già stato proposto qualche anno fa da chi scrive (10), e un documentario dedicato ai "Misteri del Canavese" uscito di recente ha effettivamente citato Belmonte tra i luoghi del mistero locale (11).

La pista politica

Generalmente, quando si cerca di capire perché una nobildonna come la contessa di Chambord, peraltro esiliata in Austria, fosse interessata ad un sacerdote di uno sperduto villaggio nel Midi, si tirano in ballo due persone che avrebbero fatto parte dell'entourage del marito: il generale d'Hautpoul de Beaufort e il dottor Carrière.

A quanto sembra, d'Hautpoul de Beaufort era imparentato con gli Haupoul di Rennes, mentre Carrière sarebbe stato nativo di Limoux.

In questa sede ci occuperemo solo di Carrière, il quale non solo faceva parte della Petite église de Frohsdorf (12), ma era anche un parente di un sacerdote che conosceva Saunière. Il sacerdote in questione è don Joseph Théodore Lasserre, citato dalla maggior parte dei rennologisti come l'autore di due monografie dedicate ai santuari più importanti della regione: la basilica di Notre Dame de Marceille e la cattedrale in rovina di Alet-les-Bains.

Joseph Téodore Lasserre nacque il 10 febbraio 1833 a Limoux. Egli ebbe una carriera ecclesiastica lampante: dopo aver compiuto gli studi ecclesiastici al Grande Seminario, fu nominato vicario nella stupenda chiesa di Saint-Martin, vicino alla sua città natale. Successivamente, ricoprì la carica di reverendo di Alet-les-Bains per ben vent'un anni, dall'undici febbraio 1876 al giorno della sua morte. Come il suo confratello di Rennes-les-Bains, Lasserre si interessò notevolmente alla storia locale e, in particolare, a quella di Alet-sur-Aude, tanto da scrivere un libro di quasi quattrocento pagine in cui viene analizzata minutamente la storia millenaria della cittadina. Il volume, intitolato Recherches historiques sur la ville d'Alet et son ancien diocèse, venne stampato nel 1877 con una lettera "di accompagnamento" dell'allora vicario generale Fournier. L'opera rimane la monografia più completa mai stampata sulla cittadina termale.

Pochi mesi prima della pubblicazione del suo libro, il 21 settembre 1876, Lasserre era stato nominato da Monsignor Leuillieux beneficiario di prim'ordine del capitolo della chiesa della cattedrale di Carcassonne.

Ormai in età avanzata, Lasserre scrisse il suo ultimo libro, intitolato Histoire du Pélerinage de Notre-Dame de Marceille. L'opera, stampata nel 1891 per i tipi della stamperia J.-M. Talamas ed accompagnata da una lettera del vicario generale E. Cros, è un vero e proprio trattato storico concernente la chiesa di Notre Dame de Marceille, di cui i parenti di Lasserre furono comproprietari per quasi un secolo. Il sacerdote morì nell'amata Alet il 13 febbraio 1897, a 64 anni.

A pagina 79 del libretto dedicato al pellegrinaggio di Notre Dame de Marceille, Lasserre scriveva: "La signora contessa di Chambord aveva appreso a Frosdorf, in Austria, ove ella viveva in esilio con lo sposo, Enrico V di Borbone, a capo del ramo cadetto di Francia, la notizia del prossimo coronamento di Notre Dame de Marceille in nome del supremo pontefice. La devota contessa conosceva la storia del pellegrinaggio grazie ai racconti di nostro cugino, il dottor Carrière di Limoux, medico della famiglia reale. I nobili sposi decisero, quindi, di associarsi alle nuove glorie di Marceille attraverso un dono principesco. Essi inviarono un quadro molto prezioso, rappresentante la Vergine Maria con il Bambin Gesù in braccio. [...] Secondo il volere degli augusti donatori, questo quadro fu appeso al di sopra della nicchia della Madonna di Marceille, come una continua preghiera in favore della Francia da parte della famiglia dei Borboni ed una testimonianza della loro ardente devozione verso Notre Dame de Marceille" (13).

Lasserre dimostra, quindi, di sapere molte cose sui Chambord tramite il dottor Carrière e di essere un legittimista. Saunière si fece spedire il denaro necessario per ristrutturare la chiesa dalla contessa di Chambord per mezzo del reverendo Lasserre? Il dottor Carrière era il filo conduttore fra la contessa e il curato di Alet? Questi interrogativi, forse, non avranno mai una risposta. Tuttavia, sappiamo per certo che Lasserre conosceva sia Boudet che Saunière.

Ne l'Histoire du Pélerinage de Notre Dame de Marceille Lasserre dimostra di aver letto e di tenere in grande considerazione il libro di Henri Boudet, La Vera Lingua Celtica e il Cromleck di Rennes-les-Bains, di cui cita quasi per intero il paragrafo VII del settimo capitolo dedicato al santuario di Limoux (14).

Per quanto riguarda Saunière, sono provati almeno tre contatti:

  1. Saunière fu un sottoposto di Lasserre, in qualità di vicario nella parrocchia di Alet-les-Bains. Nel 1879 Lasserre era il reverendo di Alet-les-Bains da ben tre anni, quando fu nominato vicario un certo Bérenger Saunière. Il futuro curato di Rennes-le-Château rimase ad Alet per quasi quattro anni, dal 16 luglio 1879 al 16 giugno 1882.

  2. In occasione della visita episcopale del 1889 del vescovo Monsignor F. A. Billard, venne stilato un procès verbal de la visite, in cui può leggere: "Al nostro arrivo, siamo stati accolti dai Signori: Saunière, curato della parrocchia, assistito dai Signori Fourié, decano di Couiza, Lasserre, curato di Alet, Boudet, c. (abbreviazione di "curato", N.d.T.) di Rennes-les-Bains, Lacroix, c. di Montazels, Tisseyre, c. di Luc-sur-Aude, Pons, c. di Pomas, e Viscaye, c. di St. Ferreol" (15).

  3. Allo scrittore francese Christian Doumergue va indubbiamente riconosciuto il merito di aver seguito questa pista poco conosciuta, ma soprattutto di aver cercato negli Archivi privati di Saunière la traccia di qualche collegamento fra il curato di Rennes-le-Château e Lasserre. Doumergue è riuscito a provare che almeno una volta (nel 1895) i due sacerdoti si sono scambiati una missiva (16).

Le più interessanti scoperte che potranno venire dallo studio delle attività di de Coma sono probabilmente legate a questo scenario politico più che ad una lettura esoterica delle costruzioni da lui realizzate; lo stesso rinvenimento di simbologie esoteriche o alchemiche non sarebbe in contraddizione con l'ortodossia della fede del sacerdote, dal momento che - come scriveva Iannaccone - "la simbologia alchemica, come metafora delle operazioni interiori, non è automaticamente estranea alla Chiesa Cattolica. Le prime generazioni di Gesuiti ne usarono abbondantemente nelle loro opere soprattutto in Francia e in Boemia. Soprattutto, ripeto, tra i Gesuiti" (17). Non si dimentichi che anche de Coma fu gesuita.

1.Mario Arturo Iannaccone, Rennes-le-Château, una decifrazione, Milano: Sugarco, 2004, p.143

2.Mario Arturo Iannaccone, ibid., p.151

3.Frontier Magazine 3.1, 1997 (ora in http://www.philipcoppens.com/decoma.html)

4.Albert Salamon, "La fabuleuse découverte du curé aux milliards de Rennes-le-Château" in Dépeche du midi, 1956.

5.Volterri/Piana, "Rennes-le-Château e il mistero dell'abbazia di Carol" in Hera 66, luglio 2005, p.66.

6.Mario Arturo Iannaccone, ibidem, pp.245-259

7.L'ultima cappella venne inglobata nel convento (si veda Giovanni e Luigi Bertotti, Belmonte e il suo santuario, Cuorgné: L'Eco di Belmonte, 1988, pp.102 e segg.)

8.Giovanni e Luigi Bertotti, ibid., p.105

9.Giovanni e Luigi Bertotti, ibid., p.142

10.http://www.marianotomatis.it/index.php?section=leggerezze&pag=20020831

11.Maurizio Bonfiglio, "I misteri del Canavese", maggio 2004 (http://www.misteridelcanavese.com)

12.Mario Arturo Iannaccone, ibid., p. 112.

13.Don J.-Th. Lasserre, Histoire du Pélerinage de Notre-Dame de Marceille, Limoux: Imprimerie J.-M. Talamas, 1891.

14.Don J.-Th. Lasserre, ibid., capitolo II, paragrafo 1: "Origine Celtica".

15.AA.VV., Les Cahiers de Rennes-le-Château, Cazilhac: Bélisane, vol. 2, n.5, 1997, p.31.

16.Christian Doumergue, Bérenger Saunière, prêtre libre à Rennes-le-Château, Nîmes: C. Lacour, 2000, pp.35 e segg.

17.Intervista di Francesco Garufi a Mario Arturo Iannaccone

© 2017 Mariano Tomatis Antoniono