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Intervista a Mario Arturo Iannaccone

ESTRATTO DAL LIBRO RENNES-LE-CHÂTEAU: UN'INCHIESTA, EDIZIONI HERA • 2004

Mario Iannaccone è un profondo conoscitore dei movimenti politici della Francia dei primi del Novecento. Ha studiato lettere all'Università di Milano specializzandosi in Storia del Cristianesimo.

Iannaccone ha ultimato un lavoro sul tema di Rennes-le-Château dal titolo Rennes-le-Château: una decifrazione. Da Arsène Lupin al Codice da Vinci di prossima pubblicazione dalla SugarCo.

Francesco Garufi: Hai studiato la questione di Rennes-le-Château in tutta la sua estensione in un libro che uscirà in autunno, edito dalla Sugarco. Puoi parlarmene?

Mario Iannaccone: Si, il libro si chiamerà Rennes-le-Château: una decifrazione. Da Arsène Lupin al Codice da Vinci. Sono certo che contribuirà a inquadrare questa storia in un nuovo modo. C'è bisogno di chiarezza. Troppi continuano a speculare su questa vicenda inventandosi scoperte che non ci sono. Fortunatamente c'è un nucleo di autori che non ripete stancamente i temi del mito ma che ha fatto ricerca: J.J. Bedu, P. Ferté, don B. De Monts e poi i ricercatori della società degli "Amici di B. Saunière" come Boumedil e gli altri.

Francesco Garufi: Tu hai trovato qualcosa di nuovo?

Mario Iannaccone: Ho imboccato una strada che mi ha dato un'idea del tutto diversa del mito di Rennes-le-Château. Uso la parola "mito" volutamente. Prima di arrivare a conclusioni ho verificato su fonti serie tutto quanto viene solitamente affermato circa vicende storiche, fatti e personaggi. Ho avuto non poche sorprese, sono stato costretto a rivedere molte false premesse, continuamente ripetute come se fossero vere. Infine, in fondo alla strada, ho scoperto che il mito di Rennes-le-Château, cela qualcosa di ancora più affascinante di quanto io stesso pensassi. Anche se si tratta di qualcosa di "umano".

Francesco Garufi: Prova a dirci qualcosa, allora.

Mario Iannaccone: Il mito di Rennes è composto di tante storie legate in modo spesso artificioso. Esiste una sua preistoria, la mistica geografica e nazionalista di Francia; poi la storia di Bérenger Saunière; quindi la vicenda di Alpha Galati; la storia del Priorato e infine l'attuale sviluppo New Age. Sono episodi spesso indipendenti, legati tra loro attraverso "raccordi" narrativi basati su forzature, omissioni, fabbricazione di falsi e vere e proprie menzogne. Il labirinto di Rennes, l'apparente impossibilità ad arrivare ad alcunché di certo, deriva proprio dalla connessione forzata di diverse storie e di un'infinità di "segnali" in un'unica narrazione.

Per quanto riguarda i fatti storici, consideriamo la vita di Saunière. Essa è stata letteralmente infarcita di falsificazioni, dagli anni Cinquanta sino ad oggi. Ancora gli ultimi libri di Lincoln presentano fotografie che sono palesemente frutto di forzature, per dire il meno. Alludo alla fotografia della Fontes des Amantes e alla fotografia del sacerdote sconosciuto sul letto di morte. La chiesa di Rennes, poi è costantemente soggetto di interpretazioni "deliranti".

Saunière fu una specie di testa calda. Un uomo difficile. Arrivò a Rennes, litigò coi repubblicani del Paese. Fu notato dalla polizia per via di attività politiche poco chiare che comprendevano la raccolta di denaro. Faceva parte di un sodalitium segreto o almeno molto riservato.

Francesco Garufi: Fermiamoci su questo, di quali attività si trattava?

Mario Iannaccone: Un gruppo di preti e di laici era impegnato politicamente in attività che oggi definiremmo sovversive: l'appoggio alla nobiltà che sosteneva un pretendente al trono di Francia. Se conti che questi pretendenti - se ne succedettero diversi tra il 1883 e il 1909 - risiedevano fuori dai confini della Francia, comprenderai subito la delicatezza della cosa. Si trattava del sostegno ai nemici della Repubblica. Non è tutto naturalmente, l'attività di Saunière e dei suoi amici, comprendeva anche la lotta alla Massoneria che allora impegnava una certa parte del clero francese con case editrici, riviste e una fitta attività culturale.

Francesco Garufi: Però secondo molti Saunière era un massone.

Mario Iannaccone: In più di quarant'anni nessuno è riuscito a produrre una sola carta che provi un'affiliazione massonica, para-massonica, martinista aut similia di Bérenger Saunière. Le cosiddette prove della simbologia della chiesa sono puerili: il diavolo, la via crucis, la simbologia ermetica e tutto il resto. In molti casi, la gente che sostiene queste cose dovrebbe semplicemente degnarsi di aprire qualche libro in più. O farsi un giro nelle chiese cattoliche. Riguardo alla presunta affiliazione di Saunière ad un qualche ordine "esoterico" (inteso nell'accezione comune di magico-religioso), tutto prova esattamente il contrario. Bérengere Saunière, il fratello Alfred, don Èmile Hoffet sono stati fatti passare per massoni, esoteristi mentre in realtà tutto prova che lottavano con convinzione contro queste realtà. Strana beffa: oggi sono ricordati per il contrario di ciò che furono. Nel libro, chiarisco le ragioni di questa beffa, di questo voluto rovesciamento, di questa damnatio memoriae di molti personaggi della vicenda.

La Chiesa e la Massoneria francese, soprattutto il Grande Oriente allora erano due istituzioni in aperta lotta tra loro. Non soltanto in Francia, ma anche in Italia, in Germania e in altri paesi. In Francia comunque gli uomini di governo, in gran parte massoni del Grande Oriente, propugnavano una politica totalmente avversa alla Chiesa e ai sacerdoti, oltre che, ovviamente, alla Monarchia. In quegli anni si stava smantellando il Concordato di Napoleone, che già aveva ridotto le prerogative della Chiesa. Ad essa venivano sottratte scuole, le istituzioni educative di ogni genere, i beni immobili, (tipo Villa Betania) affidati in gestione ad enti terzi. Ciò causò resistenze. Il processo durò dagli anni Ottanta sino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Dopo la Prima Guerra Mondiale una delle due parti prevarrà sull'altra, e non solo sugli aspetti "materiali" ma sulla stessa influenza sulla società; l'altra sarà costretta alla difesa, in retrovia. Non soltanto in Francia, ma in tutta Europa, come minimo.

Ovviamente, all'epoca di Saunière, la Monarchia fu vista come unico freno a questo processo che una parte dei cattolici del tempo considerava non soltanto ingiusto ma persino diabolico. Il papa faceva appelli, toni drammatici erano contenuti nel Nobilissima Gallorum Genus. I sacerdoti si sentivano impegnati alla lotta contro la Repubblica e contro la Massoneria che allora (come oggi) in Francia andavano di pari passo. Non è un mio cedimento al complottismo, questo. È storia ufficiale, basti leggere le opere pubblicate da eminenti studiosi del massonismo per rendersene conto. Lo Chévallier della monumentale Historie de la Franc-Maçonnerie Française, per esempio, chiama la massoneria di questo periodo eglise de la Republique, nientemeno, la "chiesa della Repubblica", per quanto ispirava ministri e uomini di governo.

Don Bérenger, insomma, lottò contro quella Repubblica che rappresentò come un diavolo, come "il" diavolo, Satana, schiacciato dal segno della croce. Asmodeo non c'entra, è stato invitato da storici poco accorti.

Francesco Garufi: Molti leggono il complesso diavolo-quattro angeli come un simbolo alchemico.

Mario Iannaccone: Va chiarito che la simbologia alchemica, come metafora delle operazioni interiori, non è automaticamente estranea alla Chiesa Cattolica. Le prime generazioni di Gesuiti ne usarono abbondantemente nelle loro opere soprattutto in Francia e in Boemia. Soprattutto, ripeto, tra i Gesuiti. E sia Bérenger che Alfred gravitarono attorno a centri di spiritualità gesuitica, non dimentichiamocelo. In più, i quattro angeli che stanno dietro all'acquasantiera fanno il segno della croce nel modo insegnato a Bernardette Soubirous dalla Vergine di Lourdes, raccomandandole gesti ampi. Esattamente quelli che fanno gli angeli.

Non possiamo entrare nel merito della simbologia della chiesa. Nel mio studio interpreto la chiesa di Santa Maria Maddalena e le sue adiacenze come un vero e proprio tempio legittimista. Sono stato attento a non lasciarmi trascinare dalla fantasia, come molti colleghi rennologist. Mi sono basato sull'uso, sulle Scritture e sui documenti della Chiesa Cattolica.

Francesco Garufi: Se ho ben capito tu insomma escludi che Saunière sia stato un esoterista?

Mario Iannaccone: Bisogna però intendersi sulle definizioni: "esoterismo" è una parola moderna, in un certo senso un'invenzione dell'Ottocento. Se alludi all'esoterismo come viene propriamente inteso, quello legato alla gnosi cristiana, alla Massoneria o a tradizioni magiche si, lo escluderei. Saunière era un cattolico tradizionalista, legato al culto del Sacro Cuore, della Vergine Maria e dell'Immacolata Concezione. Ma esiste da sempre un "esoterismo cattolico"; con quest'accezione si può intendere ciò che un tempo si chiamava "ermeneutica sacra". Allora, se è inteso in questo senso, questo tipo di "esoterismo" ha fatto parte della sua cultura, anche se in modo marginale. Saunière e l'ambiente dei legittimisti a lui vicini erano imbevuti della mistica nazionalista monarchica, che risaliva a Santa Hildegarde di Bingen, attraverso Nostradamus, per arrivare ai molti veggenti cattolici - i cosiddetti profeti privati - dell'Ottocento. La presunta simbologia esoterica della chiesa va intesa in senso ortodosso: una simbolica cattolica, con venature millenariste. Che non ha nulla, per intenderci, di "eretico". Sembra infatti che molti cultori del "mito di Rennes-le-Château" conoscano più le logge che le chiese cristiane. Da qui i falsi problemi che sollevano.

Francesco Garufi: Cosa mi dici allora di quell'ex-libris che rappresenta Asmodeo incatenato dall'angelo.

Mario Iannaccone: Non compare prima della fine degli anni Ottanta. Da dove arriva? Chi l'ha materializzato? Schellenberger e Andrews, a quanto pare nel libro Alla ricerca del sepolcro. Il libro che sosteneva che sotto il monte Cordu si celasse il sepolcro di Gesù. Quell'ex libris serviva a collegare il diavolo di Saunière alla Porta Ermetica di Roma. Un amo al quale sono abboccati molti tonni. Niente collega, in realtà, Saunière, all'ex-libris. Così come il celebre collage con le figure dei magi e di Gesù Bambino: un'illustrazione tratta da un corso di esercizi spirituali, effettuati nell'anno della missione di evangelizzazione del 1891. Il gioco sta stancando: si "trovano" documenti che aiutano a sollevare qualche interesse attorno ai libri, oppure si forza sino all'inverosimile l'interpretazione di documenti autentici.

Francesco Garufi: Continuiamo a parlare di Saunière.

Mario Iannaccone: Sappiamo che era monarchico legittimista di fede granitica. Su questo, mi diffondo nel libro, chiarendo particolari storici che non sono mai stati toccati sino ad ora. La linea seguita da Saunière ebbe rappresentanti in Austria, poi in Spagna: ogni volta che un pretendente moriva, se ne sceglieva un altro. Però non risulta - come spesso detto - che Bérenger fosse legato ad un gruppo che appoggiava la candidatura di Naundorff, un presunto figlio di Luigi XVI, attorno al quale sorsero movimenti marginali, alcuni dei quali piuttosto tenebrosi come quello della "Chiesa del Carmelo" di Vintras. Allo stesso modo, Saunière viene legato al cuore degli ambienti magici parigini attraverso "contatti" con occultisti o esoteristi come Jules Bois, Papus, Joséphin Péladan, Emma Calvé, per dire solo i più noti. Quando si vanno ad esaminare documenti, riviste d'epoca, carteggi, circostanze biografiche, autobiografie questi "contatti" però svaniscono, divengono evanescenti e improbabili. Sono in effetti voci create ad arte, durante la montatura degli anni Cinquanta e Sessanta. O forse prima. E qui sta la grande sorpresa, infatti l'asserita presenza alla tavola di Saunière di Emma Calvé, Maurice Leblanc e Henry Dujiardin-Beaumetz, il politico radicale e massone, nei tardi anni Novanta o nei Primi del Novecento, sembra una straordinaria beffa, una sorta di vendetta postuma. Soprattutto è beffarda la presenza di Leblanc. A distanza di tempo si può inventare qualsiasi "legame". Per giochi combinatori qualsiasi persona può essere "legata" a celebrità, attraverso i famosi "gradi di separazione". È un fatto noto, del quale certi scrittori di esoterismo popolare fanno un grande uso per fare incontrare in modo postumo persone che non si sono mai viste in vita loro.

Francesco Garufi: A cosa portò questo attivismo politico?

Mario Iannaccone: A niente. Ad una raccolta sospetta di fondi che coinvolse diversi ecclesiastici della diocesi di Carcassonne. Ogni sogno di riportare un Borbone sul trono di Francia svanì all'indomani della Prima Guerra Mondiale. Ma già attorno al 1900 la prospettiva era politicamente remotissima. I legittimisti si erano divisi in tante fazioni, ognuno con il proprio pretendente. Con la guerra, spazzati via gli ultimi, veri, reami d'Europa (con l'unica eccezione della Spagna) il legittimismo svanì.

L'analisi della simbolica e dell'iconologia della chiesa di Rennes prova che don Saunière credesse davvero nella prossima redenzione della "repubblica satanica", come lo Stato francese veniva definito nei giornali legittimisti; che al Papa sarebbe stato restituito lo Stato Pontificio, e che un Re Cristiano avrebbe restaurato monarchia e il Regno sociale di Cristo.

Francesco Garufi: Che ruolo ha avuto in questa storia Alfred Saunière?

Mario Iannaccone: Un ruolo molto più importante di quanto si sia pensato. Diciamo che pestò i piedi a personaggi importanti. Compiendo anche dei reati. Alcuni cospicui passaggi di denaro fra Alfred e Bérenger possono trovare spiegazione in questo quadro. Si può avanzare, con buoni appoggi documentali e circostanziali, una certa questione riguardo ad Alfred…una questione che spiegherebbe molto del chiasso che è venuto dopo.

Francesco Garufi: A cosa ti riferisci?

Mario Iannaccone: A qualcosa che fece, che ha già sollevato l'attenzione di studiosi dell'esoterismo. Diciamo un "traffico di documenti" legati alla storia della Massoneria.

Francesco Garufi: Non puoi ancora dirci tutto. Va bene. Ma secondo la tua ricostruzione, Alfred era un militante antimassonico come il fratello. Ti ricordo però che secondo molti autori, egli era sicuramente martinista e massone.

Mario Iannaccone: Si, a partire dai libri di Gérard De Sède sino a quelli di André Douzet o al Web of Gold di Guy Patton si ripete questa presunta "verità". Ci si basa unicamente sulle affermazioni di De Sède e sulla diceria che Alfred frequentasse una certa "marchesa Du Borg du Bozas" e la famiglia Du Borg, (sempre definita una "notoria "famiglia di martinisti"). Innanzitutto, il fatto che un membro di una famiglia entri in qualche società cosiddetta "iniziatica" non significa automaticamente che tutta la famiglia sia "iniziata". Per le iniziazioni collettive dobbiamo attendere, ancora qualche anno secondo quanto ci raccontano molti new ager. Inoltre, i Du Borg erano martinisti prima della Rivoluzione quando, per intenderci, era martinista anche Joseph de Maistre, il campione del tradizionalismo contro-rivoluzionario. Dunque il "martinismo" dei Du Borg non prova niente. Dopo la Rivoluzione i membri di questa famiglia furono anzi dei noti legittimisti. Questo dimostra che ancora una volta si sono fatte ricostruzioni affrettate e tendenziose. Poi chi dice che Alfred fosse amante della marchesa? Alfred Saunière fu probabilmente un bevitore, ebbe dei figli da una certa Salieres, fu sospeso da ogni incarico e sembra che morisse alcolizzato. Questi sono aspetti della sua vita. Però non fu massone, né martinista. Se lo fosse stato sarebbe già stato scoperto qualcosa. Le decine di rennologist che girano la Francia e i paesi circonvicini (non esclusa l'Italia) come battitori della caccia al cinghiale, qualcosa avrebbero trovato. Inoltre, nessuno può sapere se fosse amante di questa marchesa. Questa è storia ridotta a portineria, a traffico di voci. Alfred era un militante antimassone e per questo pagò caro. Infastidì alti dignitari, gente importante. Uscirono libri legati alla vicenda cui alludo.

Francesco Garufi: Ci furono conseguenze?

Mario Iannaccone: Naturalmente. Ed è questo il punto. Un gruppo di scrittori, legati alla Massoneria del Grande Oriente, a quella "egiziana" del Memphis-Misraïm e ad altre tendenze, seppe - sicuramente attraverso rapporti di polizia - dell'attività di questi attivisti e cominciò a farsi beffe della loro mistica della Francia monarchica. Uno, in particolare, Maurice Leblanc, l'autore del ciclo di romanzi dedicato ad Arsène Lupin, ragionò più o meno in questo modo: "quei preti aspettano il Grand Monarque che porterà la Monarchia sul trono e instaurerà il Regno sociale di Cristo? Bene, dovranno per ora accontentarsi come Grand Monarque del ladro Arsène Lupin." E, per scherzo, per dare un livello di significato in più ai suoi romanzi, ci infilò anche una canzonatura cifrata del monarchismo francese. È complicato da sintetizzare perché si tratta di decine di romanzi in cui Leblanc prefigura molto di quello che sarebbe successo nel mito di Rennes-le-Château ed espone la mistica geografica di Francia. Leblanc compose una raffinata, straordinaria canzonatura. Conosceva la tradizione del profetismo cattolico del Grand Monarque che attribuiva alla Francia un valore messianico simile a quello che la nazione si era attribuita durante la Rivoluzione Francese, ma con segno Contro-Rivoluzionario.

Francesco Garufi: Precisami un punto. Come faceva Maurice Leblanc a sapere tutte queste cose su Saunière e i suoi amici?

Mario Iannaccone: Ti basta se ti dico che era cognato di un Ministro degli Interni? D'altronde tutte queste cose le ha scoperte Patrick Ferté già quindici anni fa. Per ciò che accadde in seguito, esistono prove sovrabbondanti (nel libro saranno esposte) che Pierre Plantard, nato nel 1920, sia stato cooptato nell'ambiente di artisti, ermetisti, massoni e scrittori, che contribuiva alla canzonatura di Maurice Leblanc contro coloro che pretendevano di riportare il re sul trono, che avevano pestato i piedi ad eminenti massoni e che si erano inguaiati con la Polizia. Plantard sapeva che un certo numero di cattolici, laici e sacerdoti, tra i quali Bérenger e Alfred Saunière, monsignor Arsène Billard, don Antoine Gélis, sicuramente don Henry Boudet, si erano fatti notare ed erano finiti nelle allusioni di Leblanc. Durante e dopo la guerra cominciò a giocare con questi temi con quel suo modo leggero e insieme profondo.

Plantard fondò Alpha Galati nel 1942, ventiduenne, ma dietro di lui c'erano personaggi prsetigiosi. Il gruppo di Alpha Galati non fu né ultra-cattolico né cattolico, come si legge spesso. Era un gruppo della gnosi-cristiana, uno di quei movimenti preparatori del New Age in un certo senso. Era ispirato al movimento "Atlantis" di Paul le Cour, che aveva collegamenti con la massoneria spiritualista della linea lionese. Con la fine della guerra Plantard se ne stette buono per un po'. Aspettava l'occasione di farsi conoscere. La mia impressione è che, con i pubblici appelli antisemiti e a favore del maresciallo Pétain, si sia bruciato. Si espose mentre i suoi mentori restavano nell'ombra. Il senso dei suoi appelli, il senso di Alpha Galati, è tutto interno ad una scissione nata in seno al Grande Oriente di Francia e alla rinascita del Rito Scozzese Rettificato, una questione che in questa sede sarebbe troppo lungo ricostruire.

Plantard fece da classico "uomo di paglia", in quel periodo. Giovanissimo, fu lasciato agire apertamente, mentre i suoi ispiratori (tutti identificabili però) restarono nell'ombra. In un certo senso, dopo di allora divenne impresentabile. I suoi mentori morirono tutti entro gli anni '40 e lui si ritrovò solo. Doveva ricominciare da capo la sua "carriera" negli ambienti neo-cavallereschi. Nel 1947, quando a Parigi si trasferì l'attività del FUDOSI, un'organizzazione federativa di tutti i gruppi "iniziatici", Plantard cercò di accreditare un suo gruppo di studi esoterici. Ma non vi riuscì. Fece il veggente, probabilmente finì in prigione per "abuso di credulità" come ha scoperto Paul Smith. Rimase ancora legato ad ambienti della cosiddetta gnosi-cristiana. Quindi la svolta: nel 1956 rispose all'appello del Generale de Gaulle che richiamava i francesi al nazionalismo, alla croce di Lorena, a Giovanna d'Arco e fondò il Priorato di Sion.

Francesco Garufi: Quanto è importante la politica di quegli anni per comprendere la vicenda del Priorato di Sion?

Mario Iannaccone: La politica di quegli anni è sicuramente uno sfondo importante per la storia del Priorato. In quegli anni, la Francia trattata più o meno come nazione perdente, rischiava di vedersi sottrarre una parte della sua sovranità. Il "mondialista" (scrivo questo solo per farmi capire) che agiva allora era Jean Monnet, massone, oggi considerato uno dei padri dell'Unione Europea. A lui si contrappose De Gaulle che era un ispiratore del nazionalismo e che tuonava contro i "progetti sinarchici" che volevano deprimere la Francia. De Gaulle rinfocolò la mistica di Francia, l'Europa delle Patrie contro il progetto delle strutture sovranazionali di Monnet. E cosa fece Plantard subito dopo gli appelli di De Gaulle? Fondò il Priorato di Sion ad Annemasse con gli amici Du Fagot e Bonhomme. Non lontano c'era la cittadina di Sion, in Svizzera. Questo messieur Bonhomme, a lungo creduto un soprannome (bonhomme sta per "cataro") si rivelò molti anni dopo, dicendo che lui non aveva più niente a che fare con Plantard da molti anni. E che si chiamava proprio Bonhomme. Plantard fondò questo ordine (un'associazione privata, regolata dalla legge del 1901, in realtà, come tutti gli "ordini" non canonici) con tanto di statuti e rivista. In attesa di maggiori imprese usò quest'associazione per difendere gli affittuari. Si fece chiamare Chyren come il Monarca della fine dei tempi di Nostradamus. Insomma, si diede da fare. Intanto si guadagnava da vivere come disegnatore tecnico. Nel 1958 sostenne De Gaulle nei comitati che dovevano rieleggerlo. Eletto De Gaulle cercò altri modi per dare lustro al suo "ordine". Tra la Francia e il Belgio, è noto, sono moltissimi gli ordini neo-templari. Era un mercato concorrenziale, allora come oggi.

Fino a che giunse l'intuizione. Con il suo stile enigmatico, fra il serio e faceto, cominciò a presentarsi come l'erede dei Merovingi. Essere erede di una tale dinastia gli avrebbe procurato un vantaggio rispetto ai molti Gran Maestri di ordini concorrenti. Richardson ha trovato traccce di una di queste conferenze proprio al Saint-Sulpice.

Francesco Garufi: Perché i Merovingi?

Mario Iannaccone: I Merovingi erano una dinastia persa nelle nebbie della storia che gli dava un'ampia possibilità di manovra. Vicini alla cultura germanica e celtica. Adattissimi anche alla "spiritualità druidica" alla quale Plantard sembrava a tratti ispirarsi. Inoltre, come ha spiegato Ferté, e come sapevano bene Leblanc e il suo Arsène Lupin, erano legati in mille modi alla mistica geografica di Francia. Ci sono poi altri motivi: leggende che legano i Merovingi alla menorah del Tempio di Gerusalemme che - secondo giornali francesi dell'epoca - interessarono persino gli israeliani una trentina d'anni fa.

Il capolavoro di Plantard sono i falsi. Risalendo alle origini dei disegni che riproducono la maggior parte delle pietre incise che rientrano in questa storia, si scopre che si tratta di congetture, ipotesi, disegni composti a memoria basandosi sui ricordi dei vecchi del paese. Non parliamo dei tanti "documenti", e del Serpent rouge, zeppo di allusioni alla mistica nazionalista e geografica di Francia, attribuito a suicidi nominati in trafiletti di cronaca nera. [...]

© 2017 Mariano Tomatis Antoniono