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 Gelis - parte due. 
Autore Messaggio

Iscritto il: 21 giugno 2008, 3:58 pm
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
Winston ha scritto:
Sin dall'inizio delle mie ricerche mi è balenata la possibilità che Gélis intrattenesse una "relazione" omosessuale. Leggendo e rileggendo i verbali, tra le righe qualcosa trapela, molto velatamente, ma sufficiente a fa nascere un dubbio più che legittimo. Ed è una delle strade che sto percorrendo.
Un'idea chiara e precisa sul colpevole ce l'ho da tempo.
E, per quanto mi riguarda, ho la certezza di non sbagliarmi.


E perché l'assassino - l' amante omosessuale - frugò nei cassetti, l'inginocchiatoio, il comò e forzò la borsa da viaggio? ...Cercava i vibratori?

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Maria Kudzu Tines


21 giugno 2008, 4:26 pm
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
doom_box ha scritto:
Winston ha scritto:
Sin dall'inizio delle mie ricerche mi è balenata la possibilità che Gélis intrattenesse una "relazione" omosessuale. Leggendo e rileggendo i verbali, tra le righe qualcosa trapela, molto velatamente, ma sufficiente a fa nascere un dubbio più che legittimo. Ed è una delle strade che sto percorrendo.
Un'idea chiara e precisa sul colpevole ce l'ho da tempo.
E, per quanto mi riguarda, ho la certezza di non sbagliarmi.


E perché l'assassino - l' amante omosessuale - frugò nei cassetti, l'inginocchiatoio, il comò e forzò la borsa da viaggio? ...Cercava i vibratori?


Ho detto che esiste una possibilità che questa relazione fosse reale e che quindi uno dei moventi potesse essere di natura passionale. Non ho affermato che è così.
Resta che, coomunque ,una ricerca deve confermare e smentire tutte le possibilità.
Sto vagliando questa strada, la quale potrebbe confermare un sospetto, oppure escluderlo.

In entrambi i casi la risposta è importante ai fini della validità della ricerca.

Gianluca (Winston)

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21 giugno 2008, 8:52 pm
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
Il movente che reputo più probabile, è quello 'economico'.

La fortuna 'nascosta', ad esempio, è molto intrigante. Peccato che non esista la benché minima prova che attesti come Gélis avesse redatto due mappe del tesoro, se così vogliamo definire i suoi risparmi sparsi per casa, sotto le mattonelle e in dieci altri nascondigli. Per quanto ne sappiamo, c'è una sola mappa: quella ritrovata dagli investigatori. Quindi non possiamo sapere se l’assassino avesse intenzione di tornare in un secondo momento in casa per arraffare tutto.

Gli inquirenti si concentrarono sul movente economico per il fatto che la borsa forzata conteneva un testamento, delle quietanze e delle ricevute di debiti.

Si tende ad escludere tale movente per due circostanze: 1- che la liquidità di Gélis (parlo di quella 'palese', tenuta ad esempio nei cassetti del comò o sul comò; non quella 'nascosta', sparpagliata per tutto il presbiterio e la chiesa) non fu toccata dall'assassino, benché fosse, appunto, ben visibile; 2- che l'assassino cercava gli strumenti (una chiave, ad esempio) che gli permettessero di accedere ai 'documenti personali' della vittima.

Peccato che i 'documenti personali', com'è ovvio aspettarsi, riguardassero, stando a quanto c'è dato di sapere (cioè a quanto è rimasto, dopo la ‘pulizia‘ dell’assassino), soltanto le economie del parroco.

Comunque, se l'assassino cercava la ricevuta di un debito, quali speranze abbiamo di rintracciare il debito... senza la ricevuta?

Se l'assassino cercava il diario intimo del curato (ammesso che ne tenesse uno: infatti, non sappiamo se lo tenesse), che speranze abbiamo di ritrovare il diario?

E così via.

Tutti pensano - sebbene lo dimostri solo la circostanza che le altre camere del presbiterio non siano state toccate - che l'assassino abbia trovato il documento che cercava (perché cercava un documento) nella camera da letto del sacerdote. Cosa fosse e che cosa riguardasse il documento sparito, penso non sia possibile dirlo con qualche pretesa di solidità. E, a rigor di logica, la ricerca di un documento generico ci può dire ben poco sul movente, giacché su un documento che non abbiamo mai visto, può essere scritto qualsiasi cosa - ossia nulla.

Ancora una volta, non ci restano che le testimonianze.

Il pretino si contraddice. Ma è una contraddizione molto grossa, lampante, che Rivière & Co giustificano con il fatto che il pretino fosse stato condotto nei luoghi del delitto, seguendo una specie di prassi tramite la quale si sarebbero portati i testimoni sul luogo del delitto, al fine di poter attestare la mancanza di qualche oggetto prezioso. Se è vero che nessun documento attesta un'operazione del genere (ma non la nega neppure!), forse è altrettanto vero che difficilmente una persona può essere cosí stolida da contraddirsi in questa maniera: dicendo “io non ho messo piede nel presbiterio dopo l’omicidio” - per asserire, alla fine, che “dal presbiterio, so che mancano queste cose precise”... :roll:

Del resto, se il pretino è l'assassino, e il movente era - che so - una qualche relazione scomoda, perché non si è portato via i cibori, appunto, o qualche altro oggetto prezioso, per sviare l'attenzione? Ammettiamo che il pretino sia l'omicida e che dica che i cibori sono scomparsi... se i cibori, poi, si trovano, allora ha compiuto un'azione inconseguente, persino deleteria! Nel senso che porta i sospetti su di sé dichiarando come vera una cosa che vera non è, e che lui sa, per giunta, non essere vera (perché è l'assassino, e sa bene di non aver rubato i cibori).

In succinto, lui, il pretino, sarebbe stato perfettamente conseguente, solamente se avvesse rubato davvero i cibori.
I cibori, però, non son stati rubati.
Dal che stabiliamo un fatto certo: che il pretino si è sbagliato.
Dunque: o il pretino si sbaglia senza volerlo; o è così scaltro da sbagliarsi a bella posta. La seconda ipotesi, oltre a supporre una dose di rischio elevatissima che il pretino si sarebbe assunta volutamente, è altresì difficilissima da dimostrare.

L'ipotesi del pretino, insomma, resta in piedi solo se si valutano alcuni suoi comportamenti alla luce dell'ipotesi risolutiva. Se si esaminano tutte le sue azioni, però, l'ipotesi traballa.

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«Ehi, di’ un po’: c'è forse un tesoro nella casa accanto?».
«Come!?… Ma se non c’è nessuna casa!».
«Bene; e allora?… Costruiamola!».
Marx (i fratelli).


22 giugno 2008, 7:18 am
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
doom_box ha scritto:
E perché l'assassino - l' amante omosessuale - frugò nei cassetti

Le voci di paese non dicono che l'assassino fosse omosessuale.
L'assassino sarebbe il padre di una vittima del prete. Il resto è chiaro.

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Mariano Tomatis Antoniono


22 giugno 2008, 8:15 am
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
Mariano Tomatis ha scritto:
doom_box ha scritto:
E perché l'assassino - l' amante omosessuale - frugò nei cassetti

Le voci di paese non dicono che l'assassino fosse omosessuale.
L'assassino sarebbe il padre di una vittima del prete. Il resto è chiaro.


Qaunte probabilità ci sono che le "voci di paese" - oltretutto a 111 anni di distanza - possano considerarsi attendibili...?
All'epoca, sempre "voci di paese" indicavano come colpevole Pagès, che l'inchiesta invece scagionò completamente.

Gianluca (Winston)

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"La ricerca della verità fa parte della natura dell'uomo; è la strada che conduce alla libertà." (WINSTON)


22 giugno 2008, 9:16 am
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
@ Alfred: il mio appunto era più leggero e pruriginoso. Il fatto che sapesse che i cibori erano 'in camera da letto' mi faceva sogghignare, oltre naturalmente alla riscontrata incongruenza della testimonianza.

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"Smetto quando voglio"


22 giugno 2008, 10:11 am
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
Mariano Tomatis ha scritto:
Winston ha scritto:
....non dovrebbe essere difficile immaginare quando svelerò il nome del vero colpevole...!

La faccenda mi ricorda quella di Carlo Taormina:

“Vi dirò io chi è il vero assassino”
[...]
“Fra una settimana farò il nome”
[...]
“Domani vi svelerò il vero colpevole”
[...]
“Domani, domani farò il nome”

Parlo seriamente: l'impressione che emerge dai tuoi messaggi è che per te si tratti di un gioco. Da parte nostra, è difficile fare qualsiasi commento su quanto pensi, visto che non ci fai parte delle tue intuizioni. Secondo me potrebbe essere il momento di parlare, altrimenti sembra che non ti fidi a sufficienza (1) dell'ipotesi che hai e/o (2) di noi.



Ho letto e riletto con attenzione quest’ultimo tuo intervento.
Per natura e temperamento tendo ad essere una persona impulsiva, ma a 48 anni, ho imparato a riflettere e controllare certe emozioni.
Diversamente avrei rischiato – in questo caso – di risponderti in modo altrettanto offensivo.
L’esempio di Carlo Taormina è assolutamente fuori luogo.
Non ho mai detto, domani, fra una settimana o quando, ma molto più semplicemente che sono arrivato ad una conclusione, supportata da documenti. Alla luce di quanto è emerso nella mia ricerca ho raggiunto una certezza. Sto riordinando una montagna (nel vero senso della parola) di documenti, appunti e scritti e, per correttezza ed onestà sia intellettuali che morali, ho ritenuto opportuno approfondire alcuni aspetti della vicenda ed il ruolo di molti personaggi, apparentemente insignificanti o di poco conto.
Ci sono ancora un paio di strade da percorrere.
Potrebbero non essere importanti e di nessuna rilevanza, così come potrebbero, invece, (cosa di cui sono convinto) portare ad un’ulteriore conferma della mia conclusione.
O ancora – la possibilità è veramente remota – confutare la mia certezza.
Credo che una ricerca seria non debba mai tralasciare neppure il più piccolo elemento.

Al tuo post precedente ho risposto:
....non dovrebbe essere difficile immaginare quando svelerò il nome del vero colpevole...!
che non voleva essere una risposta alla Taormina, o una provocazione o ancora non so che altro hai pensato.
Solo una battuta che aveva una risposta scontata.
Rivelerò il nome il 1° Novembre 2008 – 111° anniversario della morte del Curato di Coustaussa.
Posso concedermi questo “vezzo”?
Questi ultimi quattro mesi saranno più che sufficienti per ultimare le mie verifiche.

Ora però, a parlare molto seriamente sarò io: se quello che emerge dai miei messaggi è che io sto giocando, forse, allora, è il caso che te li rilegga bene e con attenzione. Forse la tua familiarità con l’illusionismo e la prestidigitazione, ti fa vedere anche quel che non c’è.
Per me questo è tutt’altro che un gioco, sono iscritto al forum dal 14 febbraio 2007 e da subito ho partecipato e contribuito con la traduzione dell’autopsia del Dott. Benoit , con le successive traduzioni dei primi verbali e due articoli bastai appunto da quanto emerso da questi testi.
Da allora mi sono occupato esclusivamente del Caso Gélis.
Per oltre un anno ho dedicato ogni ora del mio tempo libero – e non solo – a ricerche, traduzioni.
Ho consultato documenti, archivi di ogni genere, registri di stato civile e parrocchiali.
Ho ricostruito alberi geneaologici, discendenze, legami familiari.
Ho viaggiato, verificato sul posto i particolari emersi dai verbali d’interrogatorio dell’epoca ed ho acquisito documenti e fotografie, sinora sconosciuti.
Ho consultato esperti ed ottenuto relazioni di grande valore scientifico.
Senza parlare del dispendio di energie e risorse.
Purtroppo ho notato un atteggiamento strano, a volte quasi ostile ad ogni mia esternazione, indipendentemente che si tratti di impressioni o di dati di fatto. La critica o la polemica quando e se costruttive sono sempre di grande aiuto e stimolo, ma quando si limitano a voler confutare senza motivo, ma soprattutto senza valide argomentazioni dati e riscontri oggettivi, quasi nel tentativo di voler riportare al punto di partenza l’indagine, allora sono solo inutili e dannose.
Quasi non si volesse – e onestamente non ne capisco il motivo e la ragione – arrivare alla soluzione di questo caso.
Se vai a rileggerti tutti i post relativi a questa vicenda, dalla pubblicazione dell’autopsia e dei verbali in poi, ti renderai conto che, sullo stesso argomento (la posizione del corpo, piuttosto che quella delle macchie di sangue ecc.), si sono ripetute le stesse domande, quasi in modo ossessivo, anche quando le risposte erano supportate da fatti inconfutabili.
Ad ogni nuova considerazione o intervento si risponde sempre con le solite domande, come se chi le pone, non avesse letto una riga di quanto scritto in precedenza, o avendo letto, si fosse “improvvisamente” dimenticato.
Non credo sia questo il modo corretto di contribuire ad uno studio, ad una ricerca.
Sicuramente è un modus operandi che non aiuta ad andare da nessuna parte.
Non ho bisogno di fidarmi sufficientemente della mia ipotesi, in quanto sono assolutamente certo dei risultati della mia ricerca.
Questo non significa che le mie conclusioni debbano per forza essere accettate.
Ognuno poi, sarà libero di condividere il mio lavoro o meno. Ma solo dopo aver letto il prodotto di tanti mesi di fatica.
So che molti saranno d’accordo con me, altri no. Ma è assolutamente normale e giusto.
Non lascio mai un lavoro a metà e non faccio mai due cose contemporaneamente. Quando parlo o scrivo lo faccio sempre sapendo quel che dico ed essendomi documentato; spesso mi è capitato di dover rispondere a persone che confutavano le mie affermazioni, senza essere sufficientemente informati sulla vicenda.
Questo è l’unico motivo per cui non ho fatto ancora nessun nome: finirei per ritrovarmi a dove rispondere sempre alle stesse obiezioni e considerazioni.
Occorre fare un percorso costituito da documenti e fatti indiscutibili per arrivare finalmente al colpevole.
Dopodichè si può discutere di tutto.
Quanti hanno letto per intero il libro di Riviere & Co…?
Chi lo ha fatto si è accorto di quante contraddizioni è pieno quel testo…? Si fanno ipotesi basandosi su fatti dati per certi solo a parole, supportati da nulla; si confondono fatti e testimonianze senza proporre niente di concreto. Tra l’altro gli “errori” di trascrizione dai documenti originali e le “aggiunte”, non si contano.
Su quali dati concreti viene basata “la pista Corsa “?

Beh, credo di aver fatto un lavoro molto più accurato e serio di quell’unico pubblicato ormai parecchio tempo fa.

In quanto alla fiducia che posso avere di te e degli altri (visto che parli non solo a tuo nome), credo non possa essere messa in discussione.
Se così fosse non sarei ancora qui a parlare di Gélis ed a rispondere alle tue considerazioni.
Non è questo l’unico modo che io, ma anche chiunque altro, ho per divulgare una ricerca ed uno studio tanto lungo, complesso e ti assicuro faticoso.
Se mi sono preso una notte e una mattina per riflettere e rispondere, qualcosa vorrà pur dire, non credi?

Perdonami e perdonate tutti se mi sono dilungato tanto, a volte mi riesce difficile essere sintetico, ma in questo caso mi premeva particolarmente farmi capire.

Sempre con immutata stima e fiducia.

Gianluca (Winston)

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22 giugno 2008, 1:38 pm
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
Winston ha scritto:
Se così fosse non sarei ancora qui a parlare di Gélis

e allora spero che continuerai ad aiutarmi a chiarire qualche dubbio che i rapporti non spiegano chiaramente.


Tra parentesi, ripetere le domande non è così inconcludente. Per esempio abbiamo appurato che Gelis va verso la finestra e non verso l'anticamera e che le persiane della cucina sono serrate (come del resto sempre), già alle 19.30.
A me sembrano due punti importanti su cui cincischiavamo e che invece erano chiaramente espresse nelle deposizioni.
Lasciando perdere Riviere e leggendo e rileggendo solo i rapporti della polizia originali (come stai facendo tu) eviteremo altre labirintiche ipotesi.

Ti chiedo dunque cose quasi esclusivamente mediche e forse anche Lenny mi può dare una mano:
1) Le gambe rattrappite verso il busto.
?Si può ipotizzare che sia passato un certo lasso di tempo prima che Gelis venga girato sul dorso e quindi le ginocchia rimangano piegate per un po' (se ipotizziamo che è carponi quindi iniziando a irrigidirsi in questa posizione leggermente fetale), o sono da attribuire solo al normale rigor mentre è già girato sul dorso? Quanto cappero si rattrappiscono le gambe da distesi sulla schiena???

2) Quella macchia che sembra un livido sotto il braccio Dx di Gelis possono averla lasciata gli zoccoli che sono sotto il tavolo e non la mano che gira il corpo?

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23 giugno 2008, 6:42 pm
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
(Una Via Crucis.)
Quanto tempo deve restare fermo in un punto un corpo (cranio) ferito per formare alla prima caduta una macchia di sangue di 24 x 40 cm e alla seconda una di ben 1 metro x 1,20 cm.?
(Della terza, quella sotto la testa, non trovo le dimensioni, ma visto che il pavimento 'pende' verso Nord direi che non contamina come quantità la seconda ai piedi del curato ) cioè: quanto tempo è rimasto a terra a ogni caduta Gelis?
Dottooooor Leeeenyyyyyyy....... help!

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24 giugno 2008, 6:00 am
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
Ciao mammaoca,
sono un po' incasinato col lavoro e il caldo.
Entro sera risponderò a tutte le te domande

Gianluca

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24 giugno 2008, 10:48 am
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
Vediamo di rispondere e riordinare le idee.
Dici: Abbiamo appurato che Gélis va verso la finestra

Non è così. Gélis non va in quella direzione.
1° non aveva via di scampo da quella parte, C'era il tavolo, la sedia davanti a lui e la finestra chiusa. Il curato cadela prima volta da quella parte, ma cerca la fuga girando attorno al tavolo. Le stesse macchie di sangue, la loro disposizione, confermano quanto sto dicendo. Ne avevo già parlato e per brevità ti basta rileggere il n.10 di RLC

Lo stesso dicasi anche per la posizione delle gambe.
Le risposte sempre su RLC 10. Comunque s', credo sia passato un po' di tempo prima che venisse girato. Il rigor mortis inizia circa un'ora dopo il decesso, ma spesso anche dopo soli 20 minuti.
La posizione assunta dal corpo dopo che venne voltato, ha portato alla posizione delle gambe che conosciamo, e l'iirigidimento cadaverico ha poi accentuato la contrattura.

Gli zoccoli sono sotto il tavolo, verso il capo.
Il livido sul braccio è sicuramente il risultato della pressione della mano che lo ha girato dopo morto.

Difficile rispondere all'ultima domanda così su due piedi.
La velocità con cui può fuoriuscire il sangue da una ferita, è influenzata da molti fattori.
E poi non è detto che tutto il sangue presente sulla scena del delitto sia del Curato.....

Gianluca (Winston)

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25 giugno 2008, 7:57 am
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
Come già anticipato in alcuni miei precedenti interventi, in questo periodo sto riordinando tutto il materiale raccolto sul caso Gélis: documenti, fotografie, appunti e scritti.
Da quando ho iniziato ad interessarmi del caso, ho letto e riletto quanto scritto, ma soprattutto i verbali e gli interrogatori, centinaia di volte, tanto da averli quasi imparati a memoria.
Come ho già detto, sono arrivato alla convinzione di aver scoperto l'autore del crimine, e in questo periodo, sto, per scrupolo analizzando due "strade", a conclusione delle mie ricerche....

Quando...

...stanotte alle quattro mi sono svegliato per il caldo e non riuscivo più a prendere sonno.
Improvvisamente un flash...
proprio come un lampo, un bagliore improvviso mi squacia la mente...
...devo alzarmi...subito...

Riprendo i documenti e mi rimetto a leggere tutto avidamente, ma con attenzione, e le parole sono "illuminate" da quell'improvviso bagliore...

...era lì sotto gli occhi di tutti, come capita sempre...
segui le idee e i percorsi più strani, invece è davanti agli occhi, ma non lo vedi...

Vi anticipo gli elementi...

1° la mano contratta di Gélis...
2° la scomparsa dell'accetta-martello...
3° le gocce di sangue sul primo gradino e vicino alla finestra della camera al piano superiore...

Datemi il tempo di rimettere velocemente tutto in ordine e vi spiegherò in modo chiaro... il pezzo mancante.

Gianluca (Winston)

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25 giugno 2008, 8:52 am
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
Winston ha scritto:
Quando...

...stanotte alle quattro mi sono svegliato per il caldo e non riuscivo più a prendere sonno.
Improvvisamente un flash...
proprio come un lampo, un bagliore improvviso mi squacia la mente...
...devo alzarmi...subito...

Riprendo i documenti e mi rimetto a leggere tutto avidamente, ma con attenzione, e le parole sono "illuminate" da quell'improvviso bagliore...

...era lì sotto gli occhi di tutti, come capita sempre...
segui le idee e i percorsi più strani, invece è davanti agli occhi, ma non lo vedi...

Vi anticipo gli elementi...

1° la mano contratta di Gélis...
2° la scomparsa dell'accetta-martello...
3° le gocce di sangue sul primo gradino e vicino alla finestra della camera al piano superiore...

Datemi il tempo di rimettere velocemente tutto in ordine e vi spiegherò in modo chiaro... il pezzo mancante.

Gianluca (Winston)


Winston, ma sei proprio tu che parli o Jessica Fletcher si è impossessata di te?

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Maria Kudzu Tines


25 giugno 2008, 10:49 am
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Iscritto il: 21 giugno 2004, 5:52 pm
Messaggi: 1304
Messaggio Re: Gelis - parte due.
L'assassino non si sarà mica beccato una martellata...?

Me lo chiedo, anche perché dicevi che tutto il sangue presente sulla scena del delitto poteva non essere unicamente della vittima.

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«Ehi, di’ un po’: c'è forse un tesoro nella casa accanto?».
«Come!?… Ma se non c’è nessuna casa!».
«Bene; e allora?… Costruiamola!».
Marx (i fratelli).


25 giugno 2008, 11:01 am
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Iscritto il: 11 aprile 2008, 8:33 am
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Località: Castagneto Carducci
Messaggio Re: Gelis - parte due.
L'assassino si è fatto male da solo?
Oppure Gèlis si è difeso?
Se Winston è sicuro che il sangue presente sulla scena non sia stato solo quello di Gèlis, è ovvio che all'assassino è stata inferta una ferita (o autoinferta?)... :shock:
Winston, svelaci l'arcano, che mi sta venendo un'ansia..... :D
Lisa


25 giugno 2008, 11:28 am
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Iscritto il: 13 luglio 2004, 11:24 am
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
Winston ha scritto:
Non è così. Gélis non va in quella direzione.
1° non aveva via di scampo da quella parte, C'era il tavolo, la sedia davanti a lui e la finestra chiusa. Il curato cadela prima volta da quella parte, ma cerca la fuga girando attorno al tavolo. Le stesse macchie di sangue, la loro disposizione, confermano quanto sto dicendo. Ne avevo già parlato e per brevità ti basta rileggere il n.10 di RLC


E' proprio perchè me lo sono riletto ben bene che ti sto contraddicendo.

Il tavolino con il libro dei salmi è appoggiato sotto la finestra con la sedia sotto o poco discosta, non è come ipotizzato davanti al camino ma sulla parete sud probabilmente ancora più vicina al punto b ai piedi di Gelis morto che, ricordo a tutti, in questo disegno è inspiegabilmente messo al contrario (!) quindi la testa è a Nord verso il punto c come spiegato all'inizio di questo 3d.
-----W
--S-----N
-----E
Immagine Immagine
(Presto presto, un'aiuto grafico meno demenziale...)

Proprio la disposizione delle macchie quindi racconta il tragitto di Gelis:
cade davanti alla poltrona linguadociana e oltre alla chiazza di sangue sul pavimento lascia gli schizzi sul paravento.
Gelis si rialza e va verso la finestra come hanno ben dedotto i gendarmi perchè è proprio davanti alla finestra, dove probabilmente corre per chiedere aiuto, che gli vengono inferti i colpi più forti che causano l'enorme schizzatura di sangue tutt'intorno (finestra, tende, soffitto sedia e tavolino). Presumo che il colpo abbia rotto un'arteria il che spiegherebbe la 'pulsatura' degli schizzi verso l'alto, che al contrario non spiegherebbero la loro presenza e conformità se, come dici tu, Gelis andasse verso il corridoio, poichè non avrebbe mai raggiunto questo punto, visto che cade di fianco al tavolo centrale, con il capo a nord!
Cade dunque, davanti alla finestra ed evidentemente ci rimane un po' perchè qui la macchia è addirittura di 1.20 x 1 metro. Una chiazza enorme.

Dopo un tempo che non so quantificare (ma si potrebbe, forse, in base appunto alla macchia lasciata) si trascina istintivamente ancora per qualche metro verso il tavolo centrale dove cade definitivamente e lascia scorrere l'ultimo sangue dal capo.
Se è, come ipotizzato, carponi nell'ultimo metro, ecco che spirando le gambe assumerebbero la posizione descritta dall'autopsia, il rigor dunque le conserva nella posizione piegata.
Sarebbe forse lecito pensare che passa del tempo prima che Gelis sia rigirato supino visto ancora, che il rigor ha conferito alle gambe una posizione simile a quella di uno scarafaggio rattrappito.
Il mio pensiero è che potrebbe essere stato ucciso da una persona e non necessariamente rivoltato dalla stessa.
Quando Gelis cade sotto la finestra ci rimane per un po', forse l'assassino lo crede già morto e, non avendo ancora rilasciato tutto il sangue che formerà la macchia, l'omicida avrebbe più spazio libero pulito per avvicinarsi al lavandino e lavarsi le mani senza calpestare il sangue e lasciare le impronte.
Forse esce (magari sconvolto, altro che gelido assassino), racconta quanto accaduto a qualcun'altro che entra di nuovo in casa dopo. Magari questa persona che rigira Gelis, si appoggia al pavimento con un ginocchio e il suo pantalone si macchia di sangue.
Provenendo dall'esterno non lascia impronte di scarpe nel tragitto verso il tavolo e sulle scale, e le uniche goccie che 'gocciolano' sul gradino e sul davanzale sopra sono quelle dal pantalone.
E' un'ipotesi come un'altra, decine di 'Contes di mammaoca' tutte supportate abbastanza bene dalle prove.

Winston ha scritto:
Gli zoccoli sono sotto il tavolo, verso il capo.
Il livido sul braccio è sicuramente il risultato della pressione della mano che lo ha girato dopo morto.


No, secondo gli inquirenti gli zoccoli sono proprio sotto la spalla Destra di Gelis quando lo ritrovano. Il fatto che siano in questa posizione (ordinatamente sotto la spalla) mi fa pensare che quando è stato girato lo si è fatto spingendo il corpo da est a ovest, in questo modo il braccio vi si adagia sopra senza spostarle (come magari potrebbe avvenire se ci cadi sopra). Naturalmente se così fosse è incompatibile con quanto dici tu in quanto la forza si eserciterebbe sul davanti del braccio e non dietro.
Questo ipotizzando che Gelis sia scaduto poggiato su un fianco con la faccia verso il corridoio. Se fosse caduto dritto in avanti, oltre a non presentare il rattrappimento delle gambe presenterebbe anche in questo caso una pressione sul davanti del braccio e se fosse caduto sul fianco destro la pressione si troverebbe (eventualmente) sul braccio sinistro.
Quindi secondo me quei lividi rossastri non sono stati fatti nel rigirarlo.

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"Smetto quando voglio"


25 giugno 2008, 12:51 pm
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
Ok...!
...allora bisogna che risponda in modo più esaustivo.
Entro un paio di giorni, risponderò in modo dettagliato...

Gianluca

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25 giugno 2008, 11:28 pm
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
intanto vi posto meglio come viene ritrovato veramente Gelis rispetto al disegno del dossier di Montpellier: la testa è a Nord e 'guarda la finestra'...

Immagine

... è impossibile che Gelis abbia seguito il percorso da te ipotizzato.

Anche la macchia sotto la spalla, ora che ci penso, non possono averla lasciata gli zoccoli perchè una macchia ipostatica avrebbe lasciato una parte più chiara: il negativo dell'oggetto che comprimeva il braccio.
E' probabilmente un livido lasciato da una mano, ma durante la colluttazione per rialzarlo o strattonarlo; se fosse stato 'trattenuto' invece, credo che il livido si sarebbe formato davanti.
Sempre che non abbia sbattuto il braccio contro un ostacolo qualsiasi... :roll:

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28 giugno 2008, 1:21 pm
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
Scusandomi per il ritardo con cui rispondo agli ultimi interventi, eccomi finalmente pronto a spiegare i fatti in modo preciso e dettagliato.

Mi scuso con Lisita sperando di non averle fatto venire troppo ansia :wink: !

Quando all’inizio dello scorso anno, mi sono avvicinato alla vicenda dell’Abbè Antoine Gélis, mi concentrai dapprima sull’autopsia eseguita dal Dott. Benoit. Nel tradurre quel rapporto notai subito delle inesattezze e delle incongruenze che mi spinsero a voler approfondire le ricerche sul “mistero” di Coustaussa.
Tradussi anche il Rapporto della Gendarmeria Nazionale ed i verbali del Giudice di Pace di Couiza e del Giudice Istruttore della Provincia di Limoux.
Dallo studio di questi documenti nacque l’articolo nel quale ipotizzai una possibile ricostruzione dei fatti. Non molto tempo dopo, proseguendo nell’ “indagine” e avendo letto anche il libro di J. Rivière, del quale ho fatto l’intera traduzione, mi resi conto che per cercare di capire cosa accadde veramente e fare chiarezza, occorreva analizzare con attenzione ogni più piccolo ed insignificante dettaglio.
Ripartii da zero, proprio da quei primi documenti, catalogando e raffrontando ogni singolo punto.

Iniziamo quindi dagli atti ufficiali dell’epoca e vediamo come venne descritto il luogo del delitto e quali rilevamenti effettuarono gli investigatori.

Il brigadiere Jean Vial ed il Gendarme Emile Blanque, così raccontano il loro arrivo al presbiterio e le condizioni della cucina: “…la sala da pranzo si trova a destra entrando, e la cucina a sinistra; in quest’ultimo locale, il tavolo da pranzo si trova in mezzo e abbiamo rilevato che il detto Sig. Gélis, curato, è disteso ai piedi del detto tavolo, la faccia rivolta verso l’alto, porta una grossa ferita sul lato sinistro del cranio, che sembrerebbe fatta con uno strumento affilato, la vittima non indossa che delle pantofole, le scarpe si trovano poste simmetricamente sotto la spalla destra, la vittima è bagnata del suo sangue, le mani e i vestiti sono completamente sporchi e larghe macchie di sangue si trovano su diverse zone delle dette parti…”. E’ una descrizione piuttosto generica e non fanno cenno alcuno alla posizione del corpo.

Vengono subito interrogati otto testimoni:

1° - Pagés Ernest di 22 anni, pronipote della vittima, il primo ad entrare nella casa e colui che scoprì il crimine,
2° - Talhan Théodore di 61 anni, prima della scoperta, si sarebbe dovuto recare al presbiterio per chiamare il Curato, ma temendo di disturbare, rinunciò, continuando nelle sue faccende,
3° - Pagés Françoise, di 72 anni, cugina di Pagés Joseph (futuro sospettato ed accusato del delitto), faceva alcune commissioni per il defunto e gli portava i pasti; era tra l’altro, una delle pochissime persone che Gélis riceveva in casa,
4° - Tahlan Alphonse, seminarista residente a Couastaussa, figlio di Tahlan Théodore,
5° - Caverivière Jean di 32 anni, avvisò la Gendarmeria su richiesta del Sindaco,
6° - Roussel Antoine di 29 anni, verso le 23.30 della sera precedente (il 31 ottobre 1897) passando davanti al presbiterio per rincasare, notò che la luce della cucina e della camera da letto, posta al piano superiore, erano ancora accese,
7° - Roussel Marius di 20 anni, trovandosi in sua compagnia, confermò la deposizione del fratello Antoine,
8° - Fabre Jean di 60 anni, Sindaco di Coustaussa, dopo il ritrovamento chiuse a chiave il presbiterio, tenendone le chiavi, sino all’arrivo della Gendarmeria.

Come abbiano appena visto, Pagés Ernest è il primo ad entrare nella cucina ed il primo a vedere il corpo di Gélis e così riferisce a chi lo interroga: “…arrivato al presbiterio, ho aperto la porta che non era chiusa con la serratura. L’ho chiamato e non ho avuto risposta, sono rimasto sulla soglia della cucina la cui porta era aperta, ma dentro c’era buio, l’ho chiamato nuovamente credendo fosse nella cantina e non avendo nuovamente risposta, stavo per andarmene quando ho visto qualcosa di nero steso al suolo, guardando bene ho capito che si trattava di mio zio, sono uscito all’aperto, nella via c’era la nipote Françoise Pagès, ho chiamato soccorso, lei è venuta e in un istante tutto il paese era sul luogo: mi sono sentito male per questa scoperta…”.

Caverivière Jean è il secondo a vedere il cadavere: “…mi sono diretto velocemente verso il presbiterio, ho visto il cadavere del Sig. Curato steso in cucina, bagnato del suo sangue e mi sono messo a disposizione del Sig. Sindaco per andare ad avvertire la Gendarmeria…”.

Infine lo vede Fabre Jean, il Sindaco: “…ho constatato che il Sig. Gélis (Antoine) curato, era steso al suolo con un’enorme ferita alla testa, non dava più segni di vita e era bagnato dal suo sangue…”

Nessuno riferisce in che posizione si trovasse il corpo di Gélis.

Dalla testimonianza di Pagés Ernest si ha la conferma che la cucina si trovava nel buio totale e che, quindi, le imposte erano chiuse.

Bisognerà aspettare l’arrivo del Giudice di Pace di Couiza, Sig. Jean Pierre Pugens, alle ore 12,15 per avere una descrizione decisamente più dettagliata, ma comunque, non sufficientemente accurata.
Difatti, come nel caso della Gendarmeria, non si fa alcun riferimento alla direzione nella quale è situato il cadavere. A confondere ulteriormente le idee, contribuisce il fatto che, nel descrivere l’ambiente, il Giudice Pugens continua a cambiare punto d’osservazione.
In un unico punto del suo Verbale si può intuire la posizione del corpo: “… a fianco della finestra, si vede un tavolino in legno d’abete di cui solo due piedi toccano terra e gli altri due a circa cinque centimetri dal suolo e questo tavolino di trova dritto pressoché in equilibrio, e sembra che il (ILLEGGIBILE) sia appoggiato al muro della finestra, ciò sembra indicare che è stato spinto in questo posto e messo in questa posizione durante il tafferuglio. Nei pressi di questo tavolino ai piedi del defunto, si vede una sedia tutta macchiata di sangue come del resto il tavolino, il tavolo e tutti i suoi abiti, e così anche le scarpe…”
Alle ore 17,00 arrivano sul posto il Procuratore della Repubblica di Limoux Sig. Bonnefous, il Giudice Istruttore della Provincia di Limoux Sig. Jean Raymond, il medico Dott. Benoit (sostituto del patologo incaricato) e il Sig. Raverdy, ufficiale giudiziario facente funzione di Cancelliere.

Nel suo Verbale di Trasferta, il Giudice Jean descrive con attenzione la scena del crimine, aggiungendo particolari non rilevati da Pugens, e “sorvolando” su altri notati appunto dal Giudice di Pace, ritenendo, forse, di non doversi ripetere.

In questo documento, per la prima volta, viene indicata la posizione del cadavere: “…piazzato nella direzione da Nord a Mezzogiorno, sdraiato sul dorso, guarda la finestra”. Ma qual è il punto di osservazione del Giudice? Comunque non indica la posizione della testa e dei piedi.

E ancora, dal Rapporto della Gendarmeria: “…le scarpe si trovano poste simmetricamente sotto la spalla destra…”.
Conferma il Giudice Pugens nel suo verbale: “…sotto la spalla destra si vedono uscire un paio di scarpe a zoccolo…”.
Ma il Giudice Istruttore verbalizza diversamente questo particolare: “…queste calzature sono piazzate a fianco del corpo, una scarpa sotto la spalla destra e l’altra a fianco…”, (una considerazione: “…l’altra a fianco…” indica a fianco della spalla o del corpo?).

E’ evidente che, diversamente da quanto dichiarato dal Giudice di Pace e dal Brigadiere della Gendarmeria al Giudice Jean, le cose non erano nella stessa situazione in cui loro le avevano trovate.
Di questa “discordanza” esiste una sola spiegazione.
Nel verbale del Giudice di Pace di Couiza, Sig. Pugens si legge: “…abbiamo sollevato il capo del defunto, abbiamo riscontrato che sul retro della testa si trovano numerose ferite prodotte da uno strumento contundente o da uno strumento affilato…”.Si può allora ritenere quasi con certezza che, durante questa “manovra” di ispezione, una delle due scarpe si sia spostata.

In seguito, sempre in questo verbale, il Giudice descrive meglio l’esatta posizione del cadavere: “…a fianco del corpo c’è un tavolo a piedi pieghevoli … al suolo, notiamo una grande macchia di sangue in direzione da Ovest a Est, avente 1 m. e 20 di lunghezza per un metro di larghezza. All’estremità Nord-Ovest di questa macchia si trovano le impronte di una mano destra. La macchia di sangue porta l’impronta di una stoffa che ci sarebbe passata sopra, probabilmente la sottana. I piedi del cadavere sono all’estremità Est di questa macchia, e il corpo e la macchia formano pressoché un angolo retto…”.
Anche nel “Rapporto sulle cause e le circostanze relative alla morte di don Gélis” redatto dal dott. Benoit, si può leggere una descrizione molto simile a quella del Giudice Jean: “…un’altra pozza di sangue di grandi dimensioni si trova ai piedi del cadavere stesso. Il sangue coagulato su una superficie di un metro e venti centimetri per un metro, porta anch’esso l’impronta di quattro dita … il sangue si espande fino al lato opposto, ai piedi della finestra, davanti la quale si trovano una sedia e un tavolino macchiati di sangue. Si notano delle piccole macchie di sangue sulle tende della finestra in fondo a un’altezza di 1 metro e 70 circa…”.

In un altro punto del suo Verbale il Giudice Jean è piuttosto preciso: “…tutto il corpo è dentro un mare di sangue, ma soprattutto la parte dove riposa la testa. Del sangue è colato con abbondanza e seguendo sui mattoni una pendenza in direzione Nord ha formato una pozzanghera liquida a venti centimetri dalla testa…”; mentre il Dott. Benoit, pur descrivendo la stessa situazione, non è altrettanto preciso nello specificare la direzione del corpo: “…a quaranta centimetri al di sopra della testa del cadavere, si dispiega in una depressione o mattonella, uno stagno sanguigno di un volume di duecento centimetri cubi circa, esteso su una superficie di ventidue centimetri per venticinque. Questo sangue proviene dalla parte posteriore della testa del cadavere; il sangue ha seguito un piccolo scolo formato dallo spazio delle mattonelle e si è raccolto a poca distanza in una depressione del pavimento…”.
Si deve quindi giungere alla conclusione che il corpo del Curato doveva essere steso al centro della cucina, con la testa rivolta verso Nord e i piedi a Sud, ovvero, entrando in cucina, con il capo a destra ed i piedi a sinistra, ma stranamente ed inspiegabilmente, nella piantina del luogo del delitto allegata al dossier e firmata dal Giudice Istruttore di Limoux Jean Raymond, la situazione si presenta esattamente al contrario: testa a Sud e piedi a Nord. Sempre per chiarezza, entrando in cucina, capo a sinistra e piedi a destra.
Questa cartina contiene parecchie “inesattezze”: non è riportata la sedia tra il tavolo posto al centro del locale ed il tavolino appoggiato al muro sottostante la finestra; non è indicata la greca, ovvero il tipico copricapo dei religiosi dell’epoca ritrovata a fianco del corpo e più precisamente “…a quattro centimetri dal gomito destro…” come ci specifica il Dott. Benoit; non sono segnate neppure le scarpe, sebbene in tutti i rapporti e verbali ne sia indicata la presenza.
Ma queste “lacune” possono essere sufficienti per giustificare un’altra “distrazione” ancor più macroscopica e grossolana?
Si deve supporre che l’autore di questa “mappa” abbia così stupidamente sbagliato nel disegnare il cadavere così come realmente si trovava?
E ancora.
Il Giudice vede questa cartina, non si accorge di un errore così evidente e sottoscrive questo documento?

Analizzando le macchie di sangue e l’ambiente ove è stato perpetrato il crimine si può capire meglio la dinamica dei fatti.
La macchia più grande è quella situata tra il tavolo ed il tavolino vicino la finestra. E’ una chiazza di notevoli dimensioni, larga 1 m. per 1,20 m. di lunghezza; questo esclude che Gélis, colpito una prima volta sulla poltrona nei pressi del camino, alzandosi si sia diretto verso la finestra per venire poi nuovamente raggiunto dai colpi del suo aggressore. Risulta poco credibile che il Curato, dopo essere stato colpito violentemente, essere caduto a terra ed aver perso così tanto sangue, si sia potuto rialzare e camminare. In più se da quel punto si fosse diretto, passando tra tavolo e finestra verso la porta, sarebbe dovuto per forza passare dentro la pozza di sangue, lasciando segni ed impronte che invece non sono state trovate. Se fosse tornato indietro per girare attorno al tavolo avrebbe lasciato tracce di sangue lungo il percorso, ma anche in questo tratto non ci sono segni del suo passaggio. Deve perciò essersi diretto verso la porta passando per il centro della stanza con il tavolo alla sua destra.

A questo punto dobbiamo fermarci un momento e prendere in considerazione un particolare che è sempre stato trascurato, ma che, come vedremo è di grande importanza.
Come sappiamo, all’epoca si sostenne che le armi del delitto fossero due: le molle da camino, ritrovate al loro posto, sporche di sangue nonostante l’assassino le avesse ripulite con della carta, e l’accetta-martello con cui l’Abbè Gélis era solito rompere lo zucchero.
Questa accetta solitamente, stando alle dichiarazioni di Françoise Pagés, si trovava in cantina o in cucina nei pressi del focolare, ma per quante ricerche vennero eseguite, non furono ritrovate.
Fino al 22 febbraio 1898, quando Michel Théodore Conquet consegnerà al Giudice un’accetta identica a quella scomparsa dal presbiterio, marchiata A.G. che il figlio aveva trovato da circa un mese. Lo stesso Conquet, il 4 marzo 1898 mostrerà agli inquirenti il luogo del ritrovamento, durante un sopraluogo degli stessi a Coustaussa nel proseguimento delle indagini.
Ci si è sempre chiesti perché l’assassino avesse portato via solo l’accetta e non le molle da camino. Come abbiamo già visto durante l’analisi dell’autopsia, l’arma del delitto fu una sola, le molle da camino. Perché allora lasciarle sulla scena del crimine e portasi via l’accetta-martello?
Ritorniamo allora dove avevamo lasciato Gélis: al centro della stanza.

Diversamente da quanto si è supposto fino ad oggi il Curato si difese.

Colpito una prima volta mentre era seduto in poltrona, si alza e con la mano destra prende l’accetta che è proprio a portata di mano, vicino alla sega, che tocca sporcandola e si gira verso il suo aggressore, il quale non si aspetta questa reazione della vittima e indietreggia, dando la possibilità all’Abate di dirigersi verso il centro della locale.
Ed è qui che riesce a colpire il suo assassino ed a ferirlo presumibilmente alla spalla o al braccio sinistro; l’ospite di Gélis reagisce violentemente, lo colpisce al volto ferendolo con le punte delle molle. Il Curato si gira in direzione della porta e da dietro viene nuovamente raggiunto alla testa dalle molle da camino, cadendo in ginocchio. L’aggressore è alle sue spalle e il Curato gira la testa verso sinistra per guardarlo, e questi lo colpisce nella parte sinistra del cranio con estrema violenza. La ferita che si produce è di grandi dimensioni e fa perdere i sensi all’uomo che cade al suolo. E’ certo che la maggior parte delle ferite e quelle più importanti, sono state procurate proprio nell’area occupata dal cadavere, come viene anche rilevato nel rapporto del Dott. Benoit: “…si ritrovano anche macchie in un numero massimo di sei o sette, spaziate le une dalle altre, situate proprio sul soffitto del locale dove è steso il cadavere…”.
Una volta a terra l’aggressore infierisce nuovamente sulla vittima che morirà subito, stringendo ancora, nella mano destra, l’accetta-martello. Trovandosi in ginocchio e venendo raggiunto dai colpi da dietro, cade in avanti. Questo spiega la grande pozza di sangue, formatasi tra la finestra e il tavolo, e che si sviluppa da est ad ovest, mentre quella ai piedi di Gélis, si crea dalle perdite di sangue della vittima, quando era in ginocchio, che si mischiano al sangue proveniente dalla ferita dell’assassino.
Come riscontrato anche dagli inquirenti, l’aggressore dell’abate mostrerà un grande sangue freddo, che gli permetterà di non lasciare (apparentemente) alcuna traccia utile.

Girando attorno al tavolo e stando attento a non calpestare la macchia di sangue che si trova quasi al centro della stanza, si dirige verso il camino; appoggia le molle sulla carta che si trova nel forno e, come prima cosa deve “tamponare” in qualche modo la ferita che gli ha procurato Gélis con l’accetta; per fare questo, con tutta probabilità, utilizza dapprima il suo fazzoletto. Poi pulisce le molle, le rimette a posto e getta la carta. Si avvicina alla finestra, dove urta il tavolino che resterà appoggiato su due gambe al muro sottostante e chiude sia le imposte che le ante interne. Deve calmarsi, riordinare le idee e pensare al da farsi. Fuma una sigaretta, quella sigaretta che il Curato non gli avrebbe mai permesso di accendere in sua presenza, poi getta il mozzicone a terra. Deve medicarsi meglio e per farlo toglie la giacca che striscia leggermente nella pozza di sangue che si trova tra il tavolo e la finestra. Durante questa operazione gli cadono le cartine per sigaretta che aveva usato poco prima. Dal pacchetto ne fuoriesce un blocco che finisce all’estremità ovest della pozza, si china per prenderle e con la mano finisce nel sangue, si accorge che ormai sono inzuppate e desiste dal recuperarle.
Dalla parte parte opposta, sulla parete sud, ad est, vede il lavandino. Stando molto attento a dove mette i piedi, lo raggiunge. Si sciacqua la ferita e le mani e si fascia con uno degli strofinacci. Il tempo passa… ed è a questo punto che guarda il cadavere dell’uomo a terra. Stringe ancora in mano l’accetta e capisce che non può lasciarla sul posto.
Quando scopriranno il cadavere, arriverà la Gendarmeria e i Giudici: se dovessero trovarla in mano al morto sarebbe facile capire che si è difeso e ha ferito il suo assassino. E per lui diventerebbe estremamente difficile giustificare quella ferita. La prende dalla mano di Gélis e la mette nel lavandino dove la pulisce.
Deve girare il corpo per prendere le chiavi che aprono i mobili nella camera al piano superiore e che il Curato tiene sempre con sè, ma non lo gira sulla schiena, così verrebbe a trovarsi troppo vicino al lavandino, e in più c’è la pozza di sangue verso il centro della stanza, il liquido è troppo per poterlo pulire, così decide, di spostare il corpo “ribaltandone” la posizione.
Il vecchio parroco di Coustaussa è un uomo alto e piuttosto pesante, e l’aggressore ha pure un braccio ferito.
Ruotarlo sarebbe la cosa più semplice, ma il tavolo è troppo vicino e impedirebbe questa “manovra” che inoltre lascerebbe delle tracce. Tracce che indicherebbero lo spostamento e come è avvenuto. Quindi lo solleva tenendolo appoggiato sulle ginocchia e afferrandolo per il braccio destro, mentre con il braccio ferito, il sinistro, lo sostiene tenendolo per il torace. Lo piega all’indietro e fa scivolare le gambe del cadavere in avanti, lasciandole leggermente piegate su se stesse.
Sposta le mani del morto sul petto e sbottona la sottana per cercare nei pantaloni, recupera le chiavi e a questo punto pulisce le ultime tracce rimaste sul pavimento servendosi degli altri stracci e probabilmente della sua stesa giacca, ormai sporca di sangue e lacerata dall’accetta. Si aggiusta la fasciatura, si lava accuratamente le mani e sale al piano superiore. Come prima cosa forza il sacco da viaggio e in seguito inizia ad aprire le ante dei mobili, non ha bisogno di aprirli tutti perché trova piuttosto rapidamentel ’oggetto che cercava, causa della discussione e dell’omicidio. Lascia le chiavi nelle serrature dove verranno ritrovate il giorno seguente dagli inquirenti che verbalizzeranno che non tutte le ante furono aperte.
Ora deve uscire e sincerarsi che nessuno sia in strada e possa vederlo, quindi si avvicina alla finestra, le cui ante interne ed esterne sono socchiuse e da dove Gélis, come d’abitudine, aveva guardato e lo aveva visto, quando al suo arrivo aveva bussato alla porta del presbiterio. La ferita al braccio fa male e qualche goccia di sangue cade proprio vicino alla finestra. La strada è buia, è notte fonda e nessuno è in giro. Scende rapidamente al piano terra, lasciando cadere un po’ di sangue sul primo gradino delle scale, poi recupera la giacca con gli stracci che aveva lasciato sul corpo del Curato per non sporcare e non lasciare alcuna traccia e l’accetta-martello. Si avvicina al tavolo, alza il cappello della lampada che appoggia a lato della stessa e spegne la luce. Giunto alla porta d’uscita, la apre lentamente ed esce richiudendola alle sue spalle. Si dirige a sinistra, verso la periferia est del paese dove scompare nel buio della notte.

Restano da spiegare altri due aspetti.

Il primo è la cartina sbagliata:

Le descrizioni fatte sia da Pugens che da Jean e dal Dott. Benoit, sono concordi sulla posizione effettiva nella quale viene ritrovato il corpo dell’Abbè Gélis: testa a Nord e piedi a Sud.
L’unica spiegazione plausibile (anche se personalmente la trovo incredibile!) è che chi l’ha materialmente redatta, l’abbia fatto a qualche giorno di distanza, confondendosi. Probabilmente questa persona non era neppure stata sul luogo, e il Giudice Jean si è limitato a firmarla senza verificare l’esattezza del disegno.
D’altronde non è l’unica leggerezza che commetterà nel condurre, con scarsa professionalità, questa indagine.

Il secondo aspetto da chiarire è il famoso foglietto per sigarette riportante la scritta: “Viva Angelina”.
E’ un argomento che merita un “capitolo” a parte e credo che per ora possa fermarmi qui.

Mi scuso per la lunghezza di questo post che spero possa chiarire a molti la dinamica dei fatti.

Gianluca (Winston)

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7 luglio 2008, 7:11 am
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Messaggio Re: Gelis - parte due.
A brevissimo (giuro!) inserirò la piantina corretta; ricostruita fedelmente in base ai rapporti ed ai verbali degli inquirenti.

Gianluca (Winston)

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7 luglio 2008, 10:22 am
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