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 L'ultima "ECRITURE-DM" 
Autore Messaggio

Iscritto il: 30 giugno 2004, 1:05 am
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Messaggio L'ultima "ECRITURE-DM"
Ciao a tutti, vivi e morti! 8)
Ripulendo il pc ho ritrovato la mia ultima "Ecriture", datata luglio 2008, che inviai insieme ad altro materiale a Mariano per la pubblicazione sulle "Indagini", che poi in effetti non uscì più.
Rileggendola, mi accorgo che mi era particolarmente cara perché era una specie di "testamento"... probabilmente avevo già capito fra me e me che sull'argomento avevo dato quel che dovevo dare, e con quell'articolo consideravo più o meno concluso il mio "ciclo" di studio su Rennes.
Fui facile profeta anche in quella circostanza, ed anche in quella circostanza il Buon Tomèo mi anticipò, concludendo anticipatamente anche il suo "ciclo" delle Indagini... e il mio articolo rimase nel pc e non si trasferì mai su carta stampata.
Bene... anche se quell'Ecriture non si trasformerà mai in "lettere inchiostrate", mi sembra che il Tempo e il Caso le abbia fatto meritare, se non altro, la dignità di apparire sul Sito che in fondo ha concorso a produrla.
Un caro saluto a tutti :D
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L’ECRITURExDM


DUE UOMINI IN BARCA (PER TACER DEL TERZO)


Una Triade può definirsi come un unico Ente composto da tre elementi distinti.
Vero che Guénon ci spiega che nelle Triadi orientali la terza Parte è il prodotto (o la risultante) delle prime due, lo Yin e lo Yang fusi nel Tao, il Padre e la Madre che generano il Figlio, o il Cielo e la Terra che creano l’Uomo, ma qui siamo in Occidente e quindi possiamo considerare Triade, ad esempio, la Santissima Trinità cristiana formata da Padre, Figlio e Spirito Santo, oppure il sistema costituzionale italiano, che per la conduzione dello Stato si avvale di tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Percepiamo lo Spazio grazie ad una Triade dimensionale, e le tre fasi alchemiche, Nera Bianca e Rossa, sono finalizzate a fissare in equilibrio i tre elementi base, Zolfo Mercurio e Sale. Ogni individuo è in fondo la “miscela” dei suoi tre stati operativi: l’Essere, il Fare e l’Avere. L’intero creato è “Deus, Homo et Natura”, quell’Orto Concluso all’interno del quale il secondo comprende il primo attraverso la terza. E chi legge queste righe di certo conoscerà il vertiginoso gioco di specchi sul Sigillo del Madathanus, dove si enuncia che “Tre sono le Meraviglie”, ciascuna prodotta dall’osmosi di due opposti, e la quinta di queste sei Entità è a sua volta Trina.

La stessa Vita può essere sintetizzata in una Triade temporale composta da un’infanzia, una maturità e una vecchiaia, come ben rappresentato dalla compenetrazione dei tre volti (imberbe, baffuto e barbuto) incisi sui “grilli” trifacies. Ogni “ciclo” è insomma composto da tre fasi. Vogliamo farci un giretto in auto? La avviamo, la spostiamo finché ci aggrada, e poi spegniamo il motore… fine del giro. È evidente che anche “l’interno” di ogni singolo stadio è scomponibile a sua volta in una triade: quando dobbiamo cambiar marcia, stacchiamo la frizione, scaliamo e riattacchiamo la frizione. Lo stesso quando saliamo in macchina o la parcheggiamo. Iniziare, svolgere e terminare. Vale per tutto, dal lavare i piatti allo studiare un capitolo di storia, dal dipingere un quadro al telefonare a un amico. Cominciare qualcosa, svilupparla e concluderla. La buona padronanza di ognuno dei tre momenti ci assicura il “controllo” sull’azione che abbiamo intenzione di svolgere. Ed è sottinteso che ha poco senso parlare di un cattivo o parziale controllo: una cosa o la si controlla oppure non la si controlla.

In musica una Triade è l’unione di tre note che, suonate insieme, formano un accordo. E mentre nell’aria vibra un DO Maggiore, noi potremo suonare tutti i Do, i Mi e i Sol che vogliamo… le singole note risulteranno sempre armoniche con l’accordo poiché questo è formato proprio da quelle, ma appena ce ne usciamo con un Fa diesis, dobbiamo cambiare accordo oppure risuona la “stecca”. Tutte queste cose, belle e scontate, solo per dire che i tre componenti devono essere equilibrati e compatibili fra loro, e se parliamo di uomini, essere affiatati, avere intenti comuni, capirsi e fidarsi l’uno dell’altro. Quando questo avviene, la Triade è solida e proficua (non dico “perfetta” perché la perfezione non è di questo mondo) altrimenti prima o poi si sfascia sotto il suo stesso peso.

Nell’Affare di Rennes emergono alcune Triadi umane, come quella composta “sul campo” da Sauniere, Boudet e Gelis, o quella inglese che lo divulgò formata da Baigent, Leight e Lincoln, o infine quella che ne plasmò il mito: Plantard, de Cherisey e de Sede. Eppure, analizzando quest’ultima, ci accorgiamo di quanto fosse robusta solo in apparenza, dal momento che per anni si basò su un’omissione di informazioni al suo interno (nella migliore delle ipotesi) o di una vera e propria presa in giro (nella peggiore). Non ho mai conosciuto i tre, né conosciuto qualcuno che li avesse conosciuti. Dalla letteratura circolante so che Plantard aveva un carattere schivo e riservato, che de Cherisey era socievole e brillante, che de Sede aveva un’indole ruvida e spigolosa. Facile capire come il primo potesse suscitare rispetto, il secondo affetto e il terzo dispetto. Lo stesso Lincoln ci racconta, nel “Codice segreto della Croce” (pagg. 144-145), di come una volta fosse stato addirittura malmenato da un inferocito de Sede, furibondo per una mancata apparizione in un’intervista televisiva e aizzato dall’isteria della moglie, presente all’incontro.

Ora, ognuno di noi sa quanto sia importante un Amico… così, parole di amicizia le ritroviamo in de Sede che dedica Les Templiers a Plantard, “a testimonianza di sincera amicizia”; in de Cherisey che nel suo Enigma di Rennes scrive “Gerard de Sède era un amico… “; lo stesso Plantard, parlando di de Sede nella Puntualizzazione su l’Or de Rennes, ha modo di dire “io avevo per lui quella sincera amicizia che ha un capomastro per suo miglior operaio”. Poi ci accorgiamo che col passar del tempo questo idillio si interrompe… Plantard e de Cherisey rimangono sintonizzati sulla stessa frequenza (almeno fino agli ultimi periodi) ma de Sede ne resta escluso. Il marchese stigmatizza il comportamento del giornalista, tacciandolo di plagio, di falsità e, non ultima, di stupidità. Plantard sembra voler sorvolare, lasciando ai lettori “l'onere di giudicare la condotta di Gerard de Sede”, ma in pratica fa come quelli che si creano l’occasione per parlare di qualcuno dicendo di non volerne parlare. Da parte sua, de Sede descriverà gli altri due come mistificatori, impostori, furbacchioni e via dicendo.

Comprendere oggi fino in fondo il rapporto che legava i tre francesi non è affatto impresa ardua… è proprio impossibile! Però possiamo almeno cercare di stabilire un paio di punti fermi. Stando a Plantard, lui e de Sede si conobbero intorno al 1962, in occasione della stesura del libro “I Templari sono fra noi”, firmato dal secondo ma di cui il primo si dice coautore. Un ammirato de Sede conferma questa versione e, magnificando l’erudizione e l’umanità di Plantard, prima ci assicura che fu proprio il Maestro a rimediare mappe, documenti e informazioni fondamentali per la preparazione e la riuscita del testo, poi lo ringrazia caldamente di tale contributo. Nello stesso anno Plantard presenta a de Sede una sua vecchia conoscenza dei tempi dell’università (parliamo di oltre un ventennio prima), il marchese de Cherisey, e li mette entrambi all’opera in un’attività di scavo a Gisors… lavori che finiranno letteralmente “nella cacca”.

Intorno al 1965 Plantard termina la stesura in bozze de “L’Oro di Rennes”. Nel testo vengono mischiati dati veri a inesattezze, supposizioni a certezze, verità oggettive a invenzioni ad arte… è probabile sia anche per questo che non vuole “apparire” come autore e preferisce eclissarsi dietro un prestanome di fiducia. Ricontatta de Sede e gli fornisce tutto il materiale del nuovo libro, comprese le foto delle “false pergamene” che de Cherisey dice di aver composto nel 1961, ma senza il minimo cenno (e lo deduciamo dal successivo comportamento del giornalista) alla loro vera genesi. Sulle prime de Sede accetta, poi temporeggia, forse per studiarsi meglio i dati o forse per “stirare” la percentuale sui diritti d’autore, infine nel gennaio 1967 firma il contratto che lo vede unico artefice del libro, edito da Julliard nel novembre dello stesso anno.

Scorrendo il testo fresco di stampa, Plantard si accorge che l’amico ha introdotto aggiunte e varianti rispetto a quello composto da lui, specie per quel che riguarda le fatidiche pergamene, che vi appaiono in riproduzione fotografica corredate dalle perizie del paleografo Debant (direttore degli archivi dell’Aude) e del colonnello Arnaud (capo del Servizio Cifra dell’esercito). I due tecnici forniscono una loro singolare visione di “originalità” dei documenti, sia per quanto riguarda la datazione, sia per quel che concerne la complessità del codice. Preso dall’armonia della storia, de Sede si persuade che le due pergamene siano opera dell’Abbè Bigou (e resterà sempre fedele, almeno ufficialmente, a questa sua convinzione) riuscendo a trascinare nella sua certezza anche il guardingo Lincoln, che subirà il loro fascino, “scoprendo” nelle stesse quelle sbalorditive geometrie pentacolari con le quali ha costellato quadri, edifici, giardini e vaste aree geografiche.

In sintesi, due amici preparano un “mezzo” scherzo. Coinvolgono un terzo a parteciparvi, ma senza spiegargli i vari aspetti della burla. Questi si attiva e, grazie alle sue conoscenze, gli riesce facile insaporire e amplificare quel che per lui è Realtà. Nel frattempo i primi due si fregano le mani, perché nessuna bugia cresce meglio di quella concimata dalla buona fede e piantata fra due verità. Quando decidono che è giunto il momento di svelare il trucco all’amico, lui non la prende con troppo humor, anche perché intanto l’Affare si è ingrossato sul serio e ormai rimbomba lontan, di villa in villa… non capisce se il “pacco” glielo abbiano davvero fatto prima o stiano provando a farglielo adesso, non capisce come certi avvenimenti che sembrano oggettivi siano in realtà non “fatti” ma “artefatti”, non capisce lo scopo di una tale farsa, non capisce se la retromarcia dei “soci” serva per uscire da un vicolo cieco o per allontanare la sua persona dal “punto X” del tesoro. L’unica cosa che capisce bene è che in questa storia lui ci ha già messo il Nome e la Faccia, e rischia di perderli entrambi se si tratta veramente di uno scherzo.

C’è poco da sentir ragioni… Gerard, a differenza di Sophie, si trova a non avere scelta. Dal momento che ammettere la “goliardata” dei due compari significa passare da babbeo di fronte ad uno stuolo di altri ricercatori, stabilisce che non ha più bisogno di loro due e “decide” che le pergamene sono autentiche, così com’è autentico il loro messaggio in codice, il demone che regge l’acquasantiera, l’epitaffio della Marchesa e tutto quello che ha già “sottoscritto” nell’Or de Rennes. Non gli sarà difficile poter mantenere le sue posizioni… basterà dare una limata a certi dati, ritoccare alcune affermazioni e piombare il tutto con la ventilata possibilità di “manipolazioni” postume, da parte di gente senza scrupoli, di elementi originali che purtroppo sono andati perduti. Ci proverà nel 1977 con “Signe: Rose+Croix” (la riedizione “ampliata” dell’Or de Rennes) e poi nel 1988 con “Rennes.le Chateau - il dossier, le imposture, i fantasmi, le ipotesi” dove, riferendosi per esempio alle introvabili pergamene siglate da Bianca di Castiglia, dirà: “…un gruppo che possieda un buon falsario può far apparire, senza troppa fatica, questi preziosi documenti atti a consolidare pretese dinastiche e sogni di egemonia politica”. Imponente ma incompiuta come la Maginot, la “linea difensiva” dell’offeso e tradito de Sede è tutta in questa frase.

Adesso non so se questo “inganno” iniziale sia sufficiente per giustificare il livore che de Sede continuò a manifestare nei confronti degli altri due; non so neanche se sia stata proprio questa la causa scatenante del suo storico ed incondizionato “bussare a soldi” con chiunque e in qualsiasi direzione; a ben guardare non so nemmeno se i fatti si sono davvero svolti così come li ho immaginati. E, ultimo, non so neppure cosa mi abbia spinto a scrivere queste righe per provare a raccontare qualcosa che in fondo so di non sapere.

Lascio questa mia ecriture, non so per chi, non so più intorno a quale argomento: alla fine, delle Cose ci restano i Nomi.

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13 luglio 2014, 5:44 pm
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Iscritto il: 20 giugno 2008, 7:50 am
Messaggi: 437
Messaggio Re: L'ultima "ECRITURE-DM"
Molto interessante Domig !

Il forum è semplicemente " in sonno "

Come il Vesuvio ... 8)


zio ot


3 ottobre 2014, 10:35 am
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