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 Da Campagne-les-Bains a Rennes-le-Château 
Autore Messaggio

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Messaggio Da Campagne-les-Bains a Rennes-le-Château
Con la consueta professionalità, Atchoum ci regala la traduzione di un fondamentale articolo della Società Archeologica dell'Aude: http://www.renneslechateau.it/rennes.php?id=18&url=doc_1909.php

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Testo di Antoine Fagès - Traduzione di Atchoum
Tratto dal Bulletin de la Société d'Études Scientifiques de l'Aude, n.20, pp.128-133 (1909)

Tra Espéraza e Campagne-sur-Aude, sulla strada che va da Carcassonne a Mont-Louis, è situata la graziosa stazione termale di Campagne-les-Bains.

Quante volte, dopo le nostre escursioni pedestri, ci siamo fermati qui per riposarci all'ombra dei platani centenari, il cui fogliame forma una cupola impenetrabile ai raggi del sole!

Campagne-les-Bains, malgrado la bontà delle sue acque e l'allegra compagnia che si ritrova ogni anno, è diventata un po' monotona, soprattutto per coloro che amano esplorare monti e valli. Per questo si moltiplicano le proposte di escursioni: alle Gole di Pierre-Lys, di Saint-Georges, di Galamus.... ecc. o le visite alla "Forêt des Fanges"(1), alla foresta di Gesse e altre ancora.

Tutte queste belle passeggiate ci stuzzicavano, ma non abbiamo potuto parteciparvi poiché il nostro caro Presidente, Monsieur Guiraud, aveva poco tempo a disposizione. Tuttavia, poiché in questa zona i bei posti non mancano, progettammo, col nostro collega Malet, di Espéraza, di andare a visitare ancora una volta Rennes-le-Château, la Rhedae degli antichi, l'antica capitale del Razès.

Era il 16 agosto, periodo dell'anno in cui i raggi del sole fanno maturare gli ultimi frutti e in cui la pelle di noi meridionali prende quel colore brunito che ci caratterizza così bene. Eccoci innanzitutto a Renfort(2), frazione di Espéraza, le cui sette o otto case sono oggi abitate da operai cappellai, ma che un tempo fungevano da rimesse e scuderie. Prima della costruzione della linea ferroviaria tra Carcassonne e Quillan, tutti i carrettieri provenienti dall'alta valle dell'Aude, con i loro carichi di legna, dovevano prendere, arrivati qui, dei cavalli di "rinforzo", per poter affrontare la salita di Caderonne; molti si fermavano anche per la notte. È sicuramente da ciò che deriva il nome della località. Questa salita è effettivamente molto ripida, e anche pericolosa poiché proprio a metà c'è un tornante che alcuni ciclisti hanno imparato a conoscere a loro spese. A Nord, si levano a picco delle rocce nere, forse vulcaniche, che ricoprono strati terziari ricchi di fossili. Su questo crinale, nel 1903, due nostri colleghi di Espéraza, Monsieur Tisseyre e Monsieur Malet, scoprirono due sepolture chiuse con lastre di pietra che contenevano ossa umane, alcune schegge di selce e una bella punta di freccia che oggi fa parte della mia collezione.

Da questo punto possiamo seguire il capriccioso corso dell'Aude che attraversa Espéraza e fornisce, col suo passaggio, forza motrice a numerose fabbriche di cappelli.

Espéraza è protetta a Nord dai "Monts du Calvaire"(3) che i geologi amano esplorare per raccogliere dei bei fossili nummulitici(4), soprattutto Bulimus, reperti recentemente scoperti nella nostra regione. In lontananza si profila la torre di Fa che sembra sfidare il tempo con le sue poderose mura.

Qui, la strada sembra capricciosa come il fiume; in un ansa sorge Caderonne che un tempo fu un villaggio assai importante. Oggi, sono solo quattro case e un castello a portare questo nome.

Nell'Histoire du Languedoc si cita Pierre-Arnaud di Caderonne che [lacuna del testo] nel 1111 e restò fedele a Bernard ATON, conte del Rhedez.

Nel 1172, suo nipote, Hugues di Caderonne, giurò fedeltà a Pierre Vilar, vicario di Rhedec(5). Gli si attribuisce questa leggenda:

Ugo, Seignou dé Catarouno,
Non crégnis rés hors lé qué trouno.(6)

Hugues N(7), suo figlio, si vide confiscare i beni dopo le guerre contro gli Albigesi. Questa signoria passò ai de Voisins che la conservarono a lungo e vi mantennero il proprio maniero signorile.

Nel 1357, il castello di Caderonne e il villaggio furono distrutti da compagnie di strada che lasciarono tristi ricordi nel Razès.

Monsieur Fédié ci dice che è impossibile indicare il luogo preciso dove sorgeva Caderonne; ci sembra tuttavia che i cumuli di pietre e i lembi di mura annerite dal tempo o dal fuoco, che si scorgono a Sud della strada, potrebbero proprio esserne i resti.

Quanto al castello, la zona in cui sorgeva ci sembra indicata da uno spesso muro a strapiombo sul corso dell'Aude e che oggi serve da sostegno all'attuale parco. Si può ancora notare una vasta zona in cui ci sono soltanto piante che normalmente crescono sulle macerie.

L'attuale castello è una massiccia serie di costruzioni rettangolari forate da piccole aperture, senza alcuno stile. Secondo una persona ben informata, inizialmente sarebbe stato adibito a locanda.

In effetti, ad eccezione di una bella e ampia scalinata con ringhiera in ferro battuto, che poco si intona all'ambiente, tutto il resto lo conferma. Al piano terra, delle ampie stanze servivano da sale da pranzo e cucine; ai due piani superiori, due grandi corridoi danno accesso a piccolissime camere dal soffitto basso, insomma non c'è nulla che evochi il lusso del passato.

Su una porta abbiamo letto la data 1645, forse l'anno di costruzione?

Fu soltanto nel 1810 che la famiglia Debosque l'acquistò e lo fece restaurare. Da allora, ha acquisito una certa reputazione, poiché, si dice, ai bei tempi dell'Impero, vi furono ospitati dei ministri e lo stesso Imperatore.

Oggi il nostro maniero svolge un'utile funzione: dal 1906 è stato riconvertito in latteria cooperativa che si occupa di dodici vacche il cui latte è venduto ad Espéraza.

Lasciamo Caderonne percorrendo un bel viale di castagni e dopo pochi minuti arriviamo al ponte sul "ruisseau des Couleurs"(8 ). Qui bisogna lasciare la strada principale e seguire il corso del ruscello per circa 1500 metri. Questo piccolo corso d'acqua scorre per tutto l'anno e la sua portata è piuttosto grande, visto che un tempo azionava un mulino per il gesso, di cui si vedono ancora le rovine alla prima ansa del percorso; è probabile che qui la lavorazione del gesso dovesse costare meno che a Couiza.

Per recuperare la mezzora che abbiamo perso a Caderonne, lasciamo la strada carrozzabile per prendere, in fila indiana, una scorciatoia. Il sentiero è ripidissimo e malgrado la bellezza del luogo e il profumo dei bei cespugli di lavanda, questa non è sicuramente stata la parte più piacevole della nostra escursione. Consiglio quindi a coloro che volessero fare la nostra stessa passeggiata, di partire alla mattina presto, prima che il sole scotti troppo.

La marcia è stata spesso interrotta dal collega Malet che, ogni tanto, catturava un coleottero, e dal presidente che si allontanava per cogliere un Dianthus(9).

Al termine di un boschetto di querce, Rennes ci si leva innanzi. Da qui, giunti alla fine del nostro percorso, ci rendiamo conto di tutta la strada che abbiamo fatto.

Possiamo vedere gli strati rosso scuro del Daniano(10) perdersi verso Campagne, a sud verso Granès e a nord, sprofondare, nel terziario, in una località detta Pastabrac.

Questi terreni sono fortemente caratterizzati dalle ossa di Trilonosauro [?] che si trovano spesso associate a pezzi di carapace di tartaruga.

Dal punto in cui siamo, Rennes ci appare dal suo lato più pittoresco. Numerose stradine bordate da muri in pietra a secco serpeggiano fino ai piedi della scarpata rocciosa coronata da una grande muraglia merlata. Non sono questi i resti dell'antica fortezza visigota, alle feritoie non c'è nessuno e anziché essere ricevuti da un arciere bardato di ferro, veniamo accolti dal reverendo Saunière che è orgoglioso di mostrarci la sua bella residenza che, senza esagerare, sembra un'oasi in mezzo al deserto. "Oasi" può forse sembrare un termine esagerato, ma non dopo aver percorso alcuni chilometri attraversando terre aride e secche e, nella maggior parte dei casi, incolte. Una breve descrizione ci pare necessaria: l'altopiano è occupato da un orto dove crescono verdure da far invidia ai nostri ortolani; poi troviamo un frutteto e un bel giardino ornamentale, il tutto riparato da una bella terrazza dalla quale si può ammirare un bel panorama. Una torre a sud sembra la guardiana di questo luogo incantevole. Lì abbiamo goduto di alcuni minuti di riposo ammirando la bella biblioteca in essa contenuta. Qui tutto è ben sfruttato, per esempio la parte inferiore dell'ampia terrazza serve da cisterna per le acque pluviali raccolte da numerose condotte. Il piano terra della biblioteca conserva una bella collezione di cartoline postali e di immagini di Rennes e dei suoi dintorni.

Ai piedi della Croce della Missione, si nota una pietra tombale che venne scoperta davanti all'altare maggiore al momento della ripavimentazione della chiesa. È in arenaria molto friabile e la bellezza delle sue incisioni sarebbe svanita da tempo se, nel luogo dove fu scoperta, il disegno non fosse stato rivolto verso il basso.

Si vedono due cavalieri con la lancia in pugno all'interno di una cornice ogivale, forse la riproduzione di un torneo?

Di fronte alla porta della chiesa un po' a sinistra, c'è un pilastro che serve da zoccolo ad una Vergine di Lourdes e che un tempo sosteneva l'altare maggiore. Secondo il reverendo Saunières [sic], l'altare maggiore era composto da una grande lastra di pietra, da un lato fissata al muro e sul davanti sostenuta da due pilastri, uno grezzo e l'altro che abbiamo già citato e che sembra risalire alla stessa epoca della pietra tombale.

L'abside della chiesa è anch'essa molto antica, è forse l'unica parte che resta del vecchio castello. Malgrado lo spesso strato di intonaco che la ricopre, in alcuni punti si può vedere la trama a piccole pietre della costruzione.

Coloro che erano presenti all'escursione della nostra Società nel 1904, si ricorderanno senz'altro del percorso che seguimmo partendo da Couiza.

Le ripide salite, i tornanti bruschi e anche pericolosi, che abbiamo affrontato scompariranno grazie ad una nuova strada in corso di costruzione.

Il tracciatro di questa nuova strada è un lungo labirinto che permette di ammirare sotto diverse angolazioni la meta del percorso. Uno scavo di tre metri è stato già iniziato a Sud, ed è stato rinvenuto un ossario che si estende per diverse centinaia di metri. Gli scheletri sono distesi e sovrapposti su sei/otto strati e orientati da Est a Ovest. Monsieur Tisseyre vi ha trovato due orecchini di bronzo. È forse una sepoltura risalente ad antiche guerre? La grande quantità di ossa che vi si trova non offre grandi ricchezze; forse il futuro riserverà interessanti scoperte.

Non racconterò la nostra discesa a Couiza, anch'essa piacevole, il mio solo scopo era quello di segnalare agli archeologi che a Rennes si possono ancora trovare altri indizi per ricostruire la storia locale.

Campagne les Bains, Agosto 1908.

1 Foresta dei Fanghi.
2 In italiano "rinforzo".
3 Monti del Calvario.
4 Il Nummulite è un protozoo marino dell'Eocene con il guscio dalla tipica forma a disco.
5 sic
6 Ugo, Signore di Caderonne, non teme nessuno tranne il tuono.
7 Testo incompleto
8 Ruscello dei Colori
9 Più comunemente conosciuto come "garofano".
10 Piano geologico basale del Paleocene.


11 gennaio 2006, 8:22 pm
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