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 "Questo pazzo pazzo mondo" (Umberto Eco) 
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Messaggio "Questo pazzo pazzo mondo" (Umberto Eco)
L'Espresso, 14 marzo 2006

Le cose accadono ma nessuno se ne rende più conto. Siamo attorniati da storie sulle quali ci sarebbe da scrivere fior di 'pochades', eppure tutto passa ormai inosservato, come se fosse normale.

Per esempio: prima che Bush scatenasse la guerra in Iraq, Berlusconi va da lui e gli dice (affermazione dello stesso Berlusconi riportata da tutti i giornali) che non dovrebbe farlo. Ipso facto, Bush fa partire i marines e inizia a bombardare Baghdad. Berlusconi invita Putin in villa, lo piglia a braccetto e gli dice "ghe pensi mi". Ipso facto, Putin ci taglia il gas. Berlusconi va da Gheddafi e torna dicendo che tutto è a posto, con la Libia siamo proprio così (unisce i due indici), i piccoli incidenti sono tutti superati, ci ha messo lui una parola buona. Ipso facto, Gheddafi minaccia l'Italia di stragi vomitandole addosso parole d'odio. Immagino che prima della faccenda Enel-Francia Berlusconi abbia avuto un abboccamento segreto con Chirac, ottenendone profferte di mutua assistenza, e ora che è andato a parlare al Congresso americano come minimo gli Usa ci tireranno una bomba atomica. Insomma, come il nonno di una barzelletta che lui racconta, bisognerebbe abbatterlo, perché dove va fa danno. Eppure pare normale che continui a scorrazzare per i video e che metà degli italiani (e sarebbe preoccupante anche se fosse la metà meno uno) lo prenda ancora sul serio.

Seconda storia, quella del 'Codice da Vinci'. È noto a chiunque abbia mai messo piede in qualche libreria di scienze occulte che Dan Brown non ha inventato nulla, salvo la vicenda poliziesca di contorno: ovvero, tutte le cose che lui presenta come rivelazioni storiche le ha riprese da una miriade di libri che circolano da decenni sul mistero di Rennes-le-Chateau, sul Priorato di Sion, sul Graal, su Gesù e la Maddalena, eccetera. Non dico affatto che le abbia copiate, così come non si accuserebbe di plagio chi riraccontasse la storia di Cappuccetto Rosso: ha usato un materiale ormai di dominio pubblico, tanto era stato fritto e rifritto in tutte le salse - perché la tendenza dei consumatori d'occulto è sempre stata quella di ritenere vero quello che hanno già udito, e quindi più il materiale che viene loro offerto è ripetitivo più ci godono.

È altrettanto noto, anche a chi non abbia mai visitato librerie di scienze occulte, ma abbia dato un'occhiata alla lista dei best-seller, che nel 1982 era apparso 'The Holy Blood and the Holy Grail' di Baigent, Leigh e Lincoln (tradotto da Mondadori come 'Il santo Graal'). In questo libro si riprendono apertamente tutte le dicerie sul mistero di Rennes-le-Chateau, e si enunciano tutti quei 'segreti' storici che costituiscono l'ossatura del 'Codice da Vinci', che Gesù non è stato crocefisso, che ha sposato la Maddalena, che ha fondato in Francia la dinastia dei Merovingi, che la sua eredità mistica e forse genetica stirpe è stata continuata dal Priorato di Sion, eccetera eccetera. Ora, la prefazione del 'Santo Graal' presenta tutto il contenuto del libro come verità storica, e neppure tenta di dire che questa verità storica è frutto di esclusive scoperte degli autori, perché ammette tutti loro debiti con alcune opere precedenti che (a loro dire) avrebbero già contenuto i germi di quella verità, ma non erano state prese in sufficiente considerazione - affermazione falsa quant'altro mai perché, ripeto, quel tipo di letteratura circolava da decenni, come avrebbe detto Manzoni, su tutti i muriccioli, e presso gli appassionati vendeva come panini.

Se qualcuno stabilisce la verità di un fatto storico (che Napoleone è morto a Sant'Elena, che i Mille si sono imbarcati a Quarto su due navi dell'armatore Rubattino, che Mussolini è stato arrestato da Bill e Pedro), dal momento che la verità storica viene resa pubblica diventa di proprietà collettiva, e io non posso essere accusato di aver copiato una bella invenzione altrui se scrivo un romanzo storico in cui i Mille si imbarcano a Quarto sulle navi di Rubattino. E invece cosa hanno fatto Baigent, Leigh e Lincoln? Stanno dando causa a Brown per plagio. Ovvero stanno ammettendo pubblicamente che tutto quello che hanno raccontato era frutto di fantasia. È vero che per allungare le mani su parte del malloppo miliardario di Brown uno è anche disposto a mettere in carta bollata che non è figlio del proprio padre legittimo bensì di qualcuno delle decine di marinai che frequentavano abitualmente la sua signora Mamma, e Baigent, Leigh e Lincoln hanno tutta la mia sentita comprensione. Ma quello che non cessa di sconvolgermi è che la gente che legge di queste cose (e apprende che Brown ha preso le sue notizie 'storiche' da qualcuno che ammette pubblicamente di aver raccontato fandonie), continui ad andare a visitare chiese e musei di tutto il mondo per cercare le tracce della 'vera' storia di Gesù e della Maddalena.

Ma che votino tutti per Berlusconi?


14 marzo 2006, 2:36 pm
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