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 Articolo su Hera magazine 
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Iscritto il: 4 gennaio 2007, 10:38 am
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Purgatorio IV (61-66):

Ond' elli a me: «Se Castore e Poluce
fossero in compagnia di quello specchio
che sù e giù del suo lume conduce,

tu vedresti il Zodïaco rubecchio
ancora a l'Orse più stretto rotare,
se non uscisse fuor del cammin vecchio.


E' descritta esattamente la situazione al solstizio estivo (sole in compagnia di Castore e Poluce, in Gemelli). Al solstizio estivo è possibile vedere il sole compiere la sua rotazione ancora più a nord, verso le costellazione dell'Orsa Maggiore e dell'Orsa Minore. Il cammin vecchio è l'eclittica, l'orbita del sole inclinata al solstizio di 23° 27', segnalata al verso corrispondente alla latitudine del Circolo Polare Artico, il 66.


22 febbraio 2007, 6:00 pm
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Uno storico serio che sapesse un pò di astronomia e conoscesse la Commedia sicuramente prenderebbe in esame la questione.
Uno storico a digiuno di astronomia e di commedia, probabilmente no


22 febbraio 2007, 6:05 pm
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Credo che non ci capiamo.
Quando farai vedere una mappa del Trecento in cui il circolo polare è indicato con il numero 66, la tua teoria sarà certamente più credibile.

Ad ogni modo, e purtroppo, credo che l'assenza di queste prove per te non sia un problema; se ti bastano questi indizi, non sarai certamente alla ricerca di prove solide.

In ogni caso, è questo l'aspetto che mi colpisce di più di queste teorie: l'esistenza di persone che le accettano in presenza di prove così deboli...
Spero che in tribunale le cose funzionino diversamente, e che per mandare in galera qualcuno si cerchino dati più solidi.

ulisse ha scritto:
Uno storico serio che sapesse un pò di astronomia e conoscesse la Commedia sicuramente prenderebbe in esame la questione.


Quindi secondo te il motivo per cui nessuno storico ha mai preso in considerazione l'ipotesi è il fatto che non esiste alcuno storico 1) serio, 2) che conosca l'astronomia e 3) la Commedia?
Secondo me il motivo è un altro...

_________________
Mariano Tomatis Antoniono


22 febbraio 2007, 6:06 pm
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Leggi della proiezione conica di Tolomeo:

http://digilander.libero.it/diogenes99/ ... afia01.htm

E' indicato chiaramente il parallelo di thule a 66° e siamo nel 170 d. C.


22 febbraio 2007, 6:18 pm
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L'approccio di Claudio Tolomeo (ca. 100 - ca. 170 d.C.) alla geografia e alla cartografia fu squisitamente scientifico. Ottenne ciò attraverso una delle sue maggiori opere la Geographike Syntaxis, che lui stesso definì "una guida geografica alla costruzione di mappe". Si tratta della sua opera espressamente dedicata a ciò che oggi intendiamo con i termini di "geografia" e di "cartografia". Nei secoli successivi l'opera venne indicata semplicemente con Geographia, e talvolta, in maniera impropria, con Cosmographia. Di essa fa parte il primo atlante generale del mondo che sia sopravvissuto. Nella parte testuale dell'opera sono indicati gli obblighi del costruttore di mappe e la natura del materiale con cui egli ha a che fare. Questo trattato rimase l'opera geografica teoretica di riferimento per tutta l'età medioevale, venendo soppiantato solo durante il secolo XVI. La geodesia moderna ancora oggi è basata su alcuni postulati contenuti in quest'opera.

Naturalmente, nessun manoscritto originale dell'opera ci è pervenuto. Disponiamo soltanto di alcune copie eseguite durante il secolo XI, presumibilmente da monaci dell'Impero bizantino. Queste copie appaiono costituite di otto "libri".
Per sua stessa definizione, Tolomeo indica chiaramente che l'essenza della scienza geografica si riassume nella "costruzione di mappe" per cui, in conclusione, per lui "geografia" è sinonimo di "cartografia". Consacra il proprio approccio scientifico a questa disciplina affermando la necessità del suo studio tramite l'utilizzo della matematica.

Per evitare, o quanto meno ridurre gli errori che si avevano nelle proiezioni cartografiche di Marino, Tolomeo proponeva quella che oggi viene detta la proiezione conica. Questa consisteva (secondo la personale interpretazione di Tolomeo) nel proiettare i punti della sfera rappresentativa terrestre su una superficie conica il cui asse coincideva con l'asse terrestre, e che doveva essere secante alla superficie terrestre stessa, intersecandola in corrispondenza dei paralleli di Rodi e di Thule (Islanda) (evidentemente Tolomeo prendeva con ciò in considerazione solo l'estensione del mondo abitato).


22 febbraio 2007, 6:21 pm
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ulisse ha scritto:
Leggi della proiezione conica di Tolomeo:
E' indicato chiaramente il parallelo di thule a 66° e siamo nel 170 d. C.


Sfido io! E' una ricostruzione moderna!!!
Immagine

Ovviamente Tolomeo non parla mai di 66!

Credo che tu debba accettare il fatto che, in questa sede, per convincere di una teoria bisogna portare le prove, e non bastano gli indizi.
Cento indizi non fanno una prova.

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Mariano Tomatis Antoniono


22 febbraio 2007, 6:27 pm
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Non ho riportato nel forum l'immagine. Non so come si fa.
Per favore vuoi farlo. Grazie.


22 febbraio 2007, 6:31 pm
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Modena? Dell'XI secolo.

Disponiamo soltanto di alcune copie eseguite durante il secolo XI, presumibilmente da monaci dell'Impero bizantino. Queste copie appaiono costituite di otto "libri".


22 febbraio 2007, 6:33 pm
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ulisse ha scritto:
Modena?


ModeRna. Quei valori non esistevano all'epoca di Dante.

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Mariano Tomatis Antoniono


22 febbraio 2007, 6:38 pm
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Sì mi è scappata via una R. E su questo niente da dire.


22 febbraio 2007, 6:49 pm
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CRISTOFORO COLOMBO E L'APERTURA DEGLI SPAZI
MOSTRA STORICO-CARTOGRAFICA
Direttorie scientifica GUGLIELMO CAVALLO

Nell'Europa nord-occidentale la persistenza dell’insegnamento tradizionale ereditato dai greci, a volte per il tramite degli arabi, è testimoniata dai manuali che presentano la geometria della sfera. Il più celebre è incontestabilmente il De sphaera di Giovanni di Holywood, detto di Sacrobosco, composto nei primi anni del XIII secolo; quasi contemporaneamente, tra il 1215 e il 1230, Roberto Grossatesta, in seguito vescovo di Lincoln, redigeva un trattato dallo stesso titolo che riscosse un notevole successo. Questi due volgarizzatori nati in Gran Bretagna furono in stretto rapporto con la Francia. Il primo andò ad insegnare a Parigi ove redasse verso il 1230 il suo trattato che, intorno al 1272, fu provvisto di un commento ad opera di Robertus Anglicus, che si trovava a quel tempo a Montpellier. Per quanto riguarda Roberto Grossatesta, ebbe per discepolo il famoso Ruggero Bacone che andò anch'egli ad insegnare a Parigi.
Divenuto molto presto una sorta di opera di riferimento, il De sphaera di Sacrobosco fu spesso copiato e benefìciò di numerose edizioni fin dai primordi della stampa (se ne contano una buona trentina prima del 1500). Strutturato in quattro capitoli, tratta innanzitutto dell'insieme delle sfere che compongono il mondo, della rotazione del cielo sferico, della posizione della terra, sfera immobile al centro della sfera celeste, della circonferenza terrestre fissata secondo Macrobio Teodosio ed Eratostene a 252000 stadi. Il secondo capitolo, illustrato da una sfera armillare, presenta «i circoli di cui la sfera materiale è composta», equatore, zodiaco, meridiano e orizzonte, tropici e circoli artici; questi ultimi consentono di dividere il ciclo e la terra in cinque zone. Nel terzo capitolo Sacrobosco studia il sorgere ed il tramontare dei segni dello zodiaco, così importanti presso i greci per la conoscenza dell'ora durante la notte e per prevedere la durata dei giorni e delle notti nei differenti luoghi della terra secondo le stagioni; presenta la divisione classica del mondo abitato in sette climi, definiti dalla lunghezza del giorno del solstizio e dall'altezza del polo al di sopra dell'orizzonte (l’equivalente della latitudine). Il quarto capitolo tratta del movimento dei pianeti e delle eclissi di sole e di luna. Questo trattato di Sacrobosco fa inevitabilmente pensare al manuale di Gemino di cui sembra un compendio ma che non è mai citato dall'autore. È vero che accanto ai poeti, ai matematici e ai filosofi, greci e latini, come Euclide, Teodosio, Aristotele, Macrobio, Eratostene, Tolomeo, Virgilio e Lucano, nomina spesso Al Fargani (Alfraganus) che poteva essere a conoscenza del testo di Gemino ma sotto un altro titolo. Al Fargani, che lavorò a lungo a Bagdad, aveva composto un libro sui movimenti celesti, ispirato alle teorie di Tolomeo; tradotto in latino (dal solito Gerardo da Cremona) e anche in ebraico, questo trattato esercitò un'influenza sicura sulla cosmogonia di Dante.
Se l'insegnamento fornito dal De sphaera di Sacrobosco è dello stesso ordine di quello del manuale di Gemino, ben conosciuto dagli arabi, ne differisce almeno su un punto: il circolo artico, limite della zona temperata, che in Gemino e nella maggior parte dei geografi greci e romani, era stato fissato a 54° N, appiombo al circolo artico di Rodi (il circolo artico celeste che per definizione delimita le stelle sempre visibili è tangente all’orizzonte del luogo e vana dunque con la latitudine), vi occupa il posto che noi gli attribuiamo, a 66° N, «sotto il circolo che descrive il polo dello zodiaco durante la rivoluzione diurna dell'universo», come lo definisce Posidonio (Strabene 2, 5, 43).

http://www.google.it/search?hl=it&q=sac ... erca&meta=


22 febbraio 2007, 8:16 pm
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Il più celebre è incontestabilmente il De sphaera di Giovanni di Holywood, detto di Sacrobosco, composto nei primi anni del XIII secolo...

Giovanni Sacrobosco, (detto anche Johannes de Sacrobosco, Sacrobosco, o John of Holywood, ca. 1195 - 1256) fu uno studioso inglese che insegnò all'Università di Parigi. Insieme all'italiano Guido Bonatti da Forlì fu uno dei più famosi astronomi/astrologi del XIII secolo.

Dante (1265-1321)


22 febbraio 2007, 8:30 pm
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Sacrobosco non parla di 66°

Come hai ben riportato "vi occupa il posto che noi gli attribuiamo, a 66° N".

Come dicevo, siamo noi ad aver fissato quella misura. All'epoca non si parlava mai di 66°.

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Mariano Tomatis Antoniono


22 febbraio 2007, 9:10 pm
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THE SPHERE OF SACROBOSCO
An early 13th century treatise on astronomy, by Iohannes de Sacrobosco.
Translated by Lynn Thorndike, 1949.

ARCTIC AND ANTARCTIC CIRCLES. -- Since the zodiac slants from the equinoctial, the pole of the zodiac will decline from the pole of the world. Therefore, since the eighth sphere and the zodiac, which is a part of it, are moved about the axis of the world, the pole of the zodiac, too, will move about the pole of the world. And that circle which the pole of the zodiac describes about the Arctic pole of the world is called the "Arctic circle." And that circle which the other pole of the zodiac describes about the Antarctic pole is called the "Antarctic circle."
As great as is the maximum declination of the sun, so great is the distance of the pole of the world from the pole of the zodiac, which is shown in this way. Take the colure distinguishing the solstices which passes through the poles of the world and the poles of the zodiac. Since all quarters of one and the same circle are equal, the quarter of this colure between equator and pole is equal to the quarter of the same colure from the first point of Cancer to the pole of the zodiac. Then, if we subtract from those equals the common arc from the first point of Cancer to the pole of the world, the remainders will be equal, namely, the maximum declination of the sun and the distance from the pole of the world to the pole of the zodiac. Moreover, since the Arctic circle at every point is equidistant from the pole of the world, it is evident that that part of the colure which lies between the first point of Cancer and the Arctic circle is almost double the maximum declination of the sun or the arc of the same colure intercepted between the Arctic circle and the Arctic pole, which is equal to the maximum declination of the sun. Since that colure, like other circles in the sphere, has 360 degrees, a quarter of it will be 90 degrees. Then, since the maximum declination of the sun according to Ptolemy is 23 degrees and 51 minutes and of as many degrees is the arc which is between the Arctic circle and the Arctic pole, if those two combined, which make about 48 degrees, are subtracted from 90, the remainder will be 42 degrees, as is the arc of the colure which lies between the first point of Cancer and the Arctic circle. So it is clear that that arc is almost double the maximum declination of the sun.
It is also to be noted that the equinoctial with the four small circles are called "parallels," as it were equidistant, not that the first is as far from the second as the second is from the third, because this is false, as has already been shown, but because any two taken together are equidistant at every point. They are called the "equinoctial parallel," the "parallel of the summer solstice," the "parallel of the winter solstice," the "Arctic parallel", and the "Antarctic parallel." It is further to be noted that the four minor parallels, namely, the two tropics and the Arctic parallel and Antarctic parallel, distinguish five zones or five regions in the heaven. Therefore, Virgil:

Five zones possess the sky, of which one is ever
Red from blazing sun and ever burnt by fire.3

Also a like number of zones is distinguished on earth directly beneath the said zones. Wherefore, Ovid:

... and just as many zones are marked on earth.4

http://www.esotericarchives.com/solomon/sphere.htm


23 febbraio 2007, 6:45 am
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Sacrobosco accetta il posizionamento del tropico a 24° di tolomeo e dice che da lì al Circolo Artico ci sono 42°...


23 febbraio 2007, 6:48 am
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“Per lineam vero latitudinis, ut comuniter habemus ab eisdem, extenditur ab illis quorum cenith est circulus equinoctialis, usque ad illos quorum cenith est circulus descriptus a polo zodiaci circa polum mundi, qui quidem distat a polo mundi circiter XXIII gradus, et sic extensio latitudinis est quasi LXVII graduum et non ultra, ut patet intuenti.” DANTE ALIGHIERI, Questio de Aqua et Terra, XIX.


23 febbraio 2007, 6:52 am
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Il Tractatus de sphaera mundi, redatto intorno al 1240 per gli studenti dell'Università di Parigi dall'inglese Giovanni di Sacrobosco (fine XII sec.-1244 o 1256) - letterale traduzione del nome originale John of Holywood - è il primo libro d'astronomia redatto da un autore occidentale: non è molto di più di un sunto dell'opera di Tolomeo e degli astronomi arabi, ma per quei tempi ebbe un successo enorme. Rimarrà per quasi quattro secoli il trattato più seguito di astronomia elementare, come attestano i numerosissimi "commenti" che di esso vennero fatti, sostituendo in modo definitivo le antiche opere di Plinio e di Marziano Capella.

http://www.bo.astro.it/dip/Museum/italiano/sto1_04.html


23 febbraio 2007, 7:06 am
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Credo che questo link possa finalmente chiarire la "diatriba:

http://www.lalimonaia.pisa.it/news/longitud.doc.htm

_________________
"La ricerca della verità fa parte della natura dell'uomo; è la strada che conduce alla libertà." (WINSTON)


23 febbraio 2007, 4:13 pm
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Il problema del calcolo della longitudine durante la navigazione è una questione diversa.


23 febbraio 2007, 5:23 pm
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Questo link da una idea di cosa sapessero calcolare gli astronomi greci

http://digilander.libero.it/diogenes99/Greci/Grecia.htm


23 febbraio 2007, 5:33 pm
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