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 La Sindone passò in Linguadoca? 
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Iscritto il: 6 aprile 2009, 5:42 pm
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Messaggio La Sindone passò in Linguadoca?
Qualcuno sa darmi maggiori info su questa notizia?Grazie!

Secondo Jack Markwardt (Jack Markwardt, The Cathar crucifix: new evidence of the Shroud's missing history ) sarebbero stati i Catari a custodire segretamente, per un secolo e mezzo, la Sindone nella loro fortezza di Montsegur; Goffredo di Charny ne sarebbe entrato in possesso a seguito della confisca dei beni dei Catari (un documento del 1349 comproverebbe che egli ricevette i proventi di una confisca, anche se non vi è citata la Sindone).


18 maggio 2009, 11:43 am
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Messaggio Re: Saggio sull'Ordine del Tempio
Caro Audere,
questo è un lungo articolo di Jack Markwardt sull'argomento: Was The Shroud In Languedoc During The Missing Years?
Il punto in particolare è approfondito al capitolo "1349-1354: THE ACQUISITION OF THE SHROUD BY GEOFFREY DE CHARNY"

L'ipotesi è ben argomentata. Tutti i lavori dovrebbero essere fatti così.

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Mariano Tomatis Antoniono


18 maggio 2009, 3:13 pm
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Messaggio Re: Saggio sull'Ordine del Tempio
Mariano Tomatis ha scritto:
L'ipotesi è ben argomentata. Tutti i lavori dovrebbero essere fatti così.


Non voglio fare il puntiglioso antipatico a tutti i costi, però stavo leggendo l'articolo quando sono arrivato a un punto secondo molto male argomentato. Il Graal descritto da Wolfram von Eschenbach nel Parzival, che sarebbe strettamente legato alla Sindone.

Markwardt però non accenna minimamente ad un fatto importantissimo, per Wolfram il Graal (che lui chiama Grâl) è una pietra preziosa ("una pietra cristallina dalle virtù miracolose" lo definisce Laura Mancinelli nella prefazione all'edizione TEA), e nello stesso tempo un dispensatore di abbondanza molto terrena. Wolfram lo scrive chiaramente nel capitolo V. Dopo l'ingresso nella sala di quattro dame che portano una pietra preziosa (un granato giacinto "che di giorno lasciava entrare la luce del sole") e di altre dame che portano coltelli d'argento e lumi, ecco che arriva la regina...

"Sopra un cuscinetto di seta verde la regina recava la gemma di paradiso, radice e fiore insieme d’ogni felicità. Quest’era una cosa che si chiamava il Graal, misura di bene superiore a ogni desiderio umano. Quella cui era concesso di portare il Graal si chiamava Repanse de Shoye. Il Graal era di tal fatta che bene doveva preservare la purezza colei che volesse a diritto esserne la custode; e di più, doveva essere libera da ogni falsità."

Più avanti il Graal viene descritto come qualcosa che "produce" cibo in abbondanza, una specie di cornucopia:

"S'aprirono gli ordini, e cento paggi, avvicinatisi con profondo rispetto al Graal, ne presero pane su tovaglie bianche. Poi tutti insieme ne ripartirono e si sparsero tra i tavoli. (...) là davanti al Graal era pronto tutto ciò a cui l'uno o l'altro tendesse la mano, così che gli trovava pronti cibi caldi e freddi, cibi nuovi e non nuovi, di carne, d'animale domestico o selvatico. (...) In piccoli vasi d'oro furono preparati condimenti adatti a ogni vivanda, o salsa o pepe o sciroppo di frutta. Qui il sobrio e il ghiottone avrebbero avuto ugualmente abbastanza da quando, con grande cortesia, si portava per loro; vino di more, vino d'uva, sciroppo rosso, quanto insomma ognuno chiedeva di bere tendendo il nappo, poteva ritrovarselo dentro, tutto in virtù del Graal. E il Graal saziò tutta la nobile compagnia"

Questa descrizione del Graal non mi sembra avere niente a che fare con la Sindone. E infatti Markwardt non cita alcun brano del romanzo a sostegno delle proprie affermazioni.
Lo stesso Arthur Thomas Hatto, traduttore del Parzival citato da Markwardt, dice senza mezzi termini che il Graal di Wolfram "although it had the loftiest spiritual connection it also had some very earthy aspect, since it served up meats hot or cold, wine or tame, and a whole variety of alcoholic beverages to individual taste, so that, as been wittily observed, it also served as 'un buffet ambulant' "
(http://books.google.it/books?id=2AsaHgitqisC)

Anche le note 42 e 43, che dovrebbero rimandare a testi autorevoli che trattano del fatto che il Graal di Wolfram ha connessioni con la Sindone, citano i soliti tre inglesi autori di "Il Santo Graal" e altri autori simili, come Currer-Briggs autore di "The Shroud Mafia" e "The Shroud and the Graal".


Inserisco qui il brano di cui ho parlato e le relative note:
------------------------
(1) 1205-1207: The Appearance of the Grail in Languedoc. The Holy Grail has been connected to the Shroud,42 the Cathars,43 and Esclarmonde.44 Between approximately 1205 and 1207,45 Wolfram von Eschenbach46 wrote a Grail legend, Parzival, which contained several apparent allusions to the Shroud47 and placed the Grail in Munsalvaesche, a name denoting a mountainous region of safety, very much like Languedoc, in general, and Montsegur, in particular.48 Wolfram's Grail was guarded by Templars who wore white surcoats with red crosses49 and, at that precise time, the Temple Order in Languedoc had been thoroughly infiltrated by persons from Cathar families or holding Cathar sympathies.50 In another poem, Wolfram named the lord of the Grail castle as Perilla,51 a transparent nameplay on Raymond de Perella, the lord of Montsegur from at least 1204 to 1244. Finally, in an unfinished work, Wolfram situated the Grail castle in the Pyrenees52 which border on Languedoc and lie quite near to Montsegur.53
----------
Note

42. See, e.g., Currer-Briggs, pp. 1-29; 72-73.
43. See, e.g., Baigent, pp. 20; 34.
44. Maurin, pp. 60-61.
45. A conclusion reached by Prof. A.T. Hatto, a translator of Parzival. See Currer-Briggs, p. 16.
46. Wolfram may have obtained some of his Grail/Shroud information from his patron, the Landgrave Hermann of Thuringia, the owner of a psalter containing one of the first-known illustrations of the Crucifixion where three nails were used rather than four; i.e., in a manner consistent with the evidence of the Shroud. See Currer-Briggs, pp. 192-193 and the discussion on the Cathars' three-nail Crucifix, infra.
47. For example, at precisely the time when the Shroud remains hidden, Wolfram declares that the Grail is not a fantasy, but, rather, a clue to something of immense importance which has been concealed. See Currer-Briggs, p. 14. Wolfram also links the Grail with the concept of resurrection. Wolfram, p. 124. Currer-Briggs, pp. 14-15. Baigent, p. 266.
48. Currer-Briggs, p. 17. These and other coincidences between certain details of Parzival and circumstances involving the Cathars were first noted, in 1934, by a Nazi author, Otto Rahn in Kreuzzug gegen den Graal. See Currer-Briggs, pp. 16-18.
49. Wolfram, p. 124. Currer-Briggs, p. 15.
50. The Cathars had developed a close relationship with the Knights Templar by donating vast tracts of land to the Temple Order and by infiltrating its ranks to such a degree that, at the beginning of the Albigensian Crusade, a significant proportion of high-ranking Languedoc Templars derived from Cathar families. See Baigent, p. 46, citing E.-G. Leonard, Introduction au cartulaire manuscrit du Temple, Paris, 1930, p. 76.
51. Baigent, p. 34; p. 62.
52. Baigent, p. 274. The work was entitled Der Junge Titurel.


18 maggio 2009, 11:46 pm
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Messaggio Re: La Sindone passò in Linguadoca?
Spezzo una lancia a favore di Noel Currer-Briggs (NCB), che consultai la prima volta nel 1998 su consiglio del noto sindonologo inglese Ian Wilson.
Il suo "The Holy Grail and the Shroud of Christ" non è del tutto campato per aria. NCB riporta la leggenda del Mandylion di Edessa, a detta di alcuni la Sindone ripiegata, e del sacro Keramion, la mattonella su cui il Mandylion fu appoggiato e che ne ricevette miracolosamente l'impronta di Cristo.
NCB collega la pietra sacra del Keramion alla pietra di cui parla von Eschenbach (lapis exillis).

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Mariano Tomatis Antoniono


19 maggio 2009, 9:26 pm
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Messaggio Re: La Sindone passò in Linguadoca?
Mariano Tomatis ha scritto:
NCB riporta la leggenda del Mandylion di Edessa, a detta di alcuni la Sindone ripiegata, e del sacro Keramion, la mattonella su cui il Mandylion fu appoggiato e che ne ricevette miracolosamente l'impronta di Cristo.
NCB collega la pietra sacra del Keramion alla pietra di cui parla von Eschenbach (lapis exillis).

A questo proposito ricordo un articolo di Antonio Lombatti, pubblicato in una pagina del CICAP, in cui si fa notare come...
"non è nemmeno vero che l'Immagine di Edessa fosse rimasta sempre ripiegata e chiusa in una teca per secoli. La realtà, come documentò l'illustre storico tedesco E. Von Dobschütz nel secolo scorso, è che la teca veniva aperta almeno una volta la settimana e il piccolo panno aperto e disteso completamente su di una tavola di legno. Possibile che cronisti e testimoni non si fossero mai accorti che si trattava di un panno funebre lungo oltre quattro metri con una doppia impronta? Certo che è possibile (rispondo io) perché quel piccolo sudario raffigurava solo un volto glorioso e non un uomo crocifisso."
Inoltre "Anche il crociato Robert de Clari, così come tutti gli scrittori ecclesiastici e i cronisti prima di lui, distinse nettamente il Mandylion dai panni funerari, fossero essi bende, sindoni o sudari. Questo aspetto, fondamentale dal punto di vista storiografico, è stato sempre omesso in qualsiasi monografia sindonica scritta dai cosiddetti autenticisti ad oltranza. "

Parte 1: http://www.cicap.org/piemonte/cicap.php ... one_storie
Parte 2: http://www.cicap.org/piemonte/cicap.php ... one_storie

Icone che riproducono il Mandylion:
http://www.icon-art.info/topic.php?lng= ... d&mode=mur
http://www.icon-art.info/topic.php?lng= ... d&mode=img
http://images.google.it/images?hl=it&q=mandylion


19 maggio 2009, 11:49 pm
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Messaggio Re: La Sindone passò in Linguadoca?
Si, confermo quanto scrive Diego. Infatti Wolfram sia nel "Parzival" che nel "Titurel" non parla di nessun lenzuolo. Il Grâl di Wolfram è una pietra e cioè quella che (questo Wolfram lo spiega nell'altra sua opera "Titurel") cadde dalla corona di Lucifero e, raccolta dagli angeli, fu portata sulla terra e donata a re Titurel.

Clio

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...e il tempio del Graal aveva la forma splendente di un ottagono...


21 maggio 2009, 4:57 pm
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Messaggio Re: La Sindone passò in Linguadoca?
Currer-Briggs e, dopo di lui, Daniel Scavone, studiano l'ipotesi secondo cui i romanzi del Graal sarebbero nati quando, al ritorno dall'oriente, alcuni pellegrini raccontarono delle reliquie contenenti il sangue di Cristo.

Ci sono suggestive descrizioni che avvicinano Sindone e Graal. Ne riporto solo due.

A proposito della Sindone e del suo contenitore: “La vecchia cassetta era chiusa con degli sportelli, cosicché non poteva essere visibile a tutti in qualsiasi momento lo desiderassero [...] Questi sportelli erano aperti solo per mezzo di una barra di ferro che vi era conficcata dentro [...] Solo all’arcivescovo era permesso di avvicinarsi a quella sacra e immacolata immagine, per adorarla e baciarla. [...] [Solo] dopo la congregazione poteva fissarla [...] A nessun altro era concesso di avvicinarvisi con labbra o occhi. Il risultato di tutto ciò fu un timore divino che accrebbe la loro fede rese quest’oggetto di culto ancora più spaventoso e terrificante.”
Trattato liturgico in Ernst von Von Dobschütz, Christusbilder, Untersuchungen zur christlichen Legendes, Leipzig, 1909, 110-114

Si confronti questo testo con le parole che nel Perslevaus una damigella usa per descrivere a Galvano la cappella nella quale è custodito il Graal:
“Sentite, signore. Nella cappella stanno celebrando la messa. [...] La cappella custodisce delle sante reliquie, e la sua soglia è talmente sacra che nessuno, nemmeno i religiosi, possono varcarla tra il sabato a mezzogiorno e il lunedì dopo la messa. Dovete sapere anche che vi si assiste al più splendido degli uffici e vi si odono le voci più soavi che siano mai echeggiate in un luogo sacro.”
Anonimo, Perslevaus o Il Nobile Libro del Graal, 1191-1225 ca., ramo VI.

Noel Currer-Briggs nelle prime pagine del suo The Holy Grail and the Shroud of Christ si era chiesto: “Se il Graal è così intimamente connesso con Gesù e se è mai esistito, perché non esiste alcuna sua descrizione di alcun tipo prima del XII secolo? Perché non compare nella letteratura, nel folklore e nelle tradizioni dei primi secoli? Perché qualcosa che possedeva un così profondo significato religioso era rimasto nascosto così a lungo?”
Perché proprio il XII secolo? Era l’epoca delle crociate, durante le quali l’Europa venne in stretto contatto con la cultura del Vicino Oriente. I molti viaggiatori e crociati occidentali udirono diverse descrizioni che si riferivano ad un Oggetto legato alla Passione di Gesù e contenente il suo sangue. La sua natura non era chiara: si trattava di una non meglio identificata reliquia del Sangue di Cristo. Le varie e contraddittorie descrizioni che vari scrittori diedero di questo Oggetto misterioso riflettono la confusione nata dalla segretezza riservata alla Sindone e dalla multipla terminologia usata per descrivere l’icona?

Il testo latino più antico su Abgar del X sec. descrive un rituale celebrato quando il Mandylion si trovava ancora ad Edessa. Qui era conservata in uno scrinium d’oro, e “in sancto die pasce per diversas se mutare consueverat aetatum species, id est ut prima hora diei infantiam, tercia vero puericiam, sexta quoque adulescienciam, nona autem aetatis se premonstrat habere plenitudinem, in qua ad passionem dei filius veniens pro nostrorum pondere dirum crucis pertulit supplicium.” (Testo latino più antico su Abgar del X. sec.)
La descrizione è sorprendente: la reliquia «nel santo giorno di Pasqua era solita cambiare il suo aspetto secondo diverse età: si mostrava nell'infanzia alla prima ora del giorno (le 6 del mattino), nella fanciullezza alla terza ora, nell'adolescenza alla sesta ora, nel pieno dell’età alla nona ora, quando il Figlio di Dio arriva alla sua Passione [...] e alla croce».
Si pensa che questa graduale rivelazione derivasse dal modo in cui il tessuto (la Sindone?) veniva ostensa: sollevata lentamente, mostrava dapprima solo un volto, poi un corpo le cui dimensioni si accrescevano sino a mostrare l’intero corpo di un adulto. In un manoscritto del XIII sec. che riporta un’antica versione armena della leggenda del re Abgar si trova la descrizione dell’icona, la quale non poteva esser stata eseguita da un pittore, “poiché dapprima sembrava avere 30 anni, come realmente aveva, ma subito dopo appariva più vecchio e infine sembrava un ragazzo di 12 anni. I messaggeri erano colpiti da questa insolita visione di un miracolo” .
Trattato liturgico

Molti romanzi del Graal riportano simili esperienze associate alla vista della sacra reliquia. E’ suggestiva, ad esempio, la visione di Galaad, Perceval e Bohor nel castello del Graal, descritta nel Lancelot-Graal. Durante una funzione religiosa celebrata dal vescovo Iosefo, che viene definito “figlio di Giuseppe d’Arimatea” per indicare la sua discendenza, i tre cavalieri si trovavano dinanzi all’Oggetto chiamato “Graal” nel quale era contenuta un’ostia, il corpo di Cristo: “In quel momento i tre cavalieri videro uscire dal santo vaso un Uomo con i piedi, le mani e il costato sanguinanti, e Gli si prostrarono davanti con la fronte nella polvere.”
Anonimo, Lancelot-Graal, 1215-1235

E' notevole anche il fatto che ad entrambi gli oggetti (Mandylion e Graal) siano associati poteri taumaturgici:

“Il 15 agosto del 944 il corteo fu acclamato dai fedeli e molti ammalati furono miracolosamente guariti. La venerata e santa immagine del Signore Dio e Salvatore morto Gesù Cristo fu disposta per la gloria dei fedeli.”
Dal Sinassario, libro liturgico della Chiesa bizantina.

“Galaad prese la tavola d’argento con sopra il Graal per trasportarla nel palazzo con l’aiuto di Perceval e di Bohor. Ma mentre stavano per entrare in città, videro un invalido che mendicava davanti alla porta e Galaad, che si sentiva stanco perché la tavola era pesante, lo chiamò e gli chiese di aiutarlo. Subito l’uomo si alzò sano come se non fosse mai stato storpio, corse verso la tavola e aiutò Galaad a sostenerla.”
Anonimo, Lancelot-Graal, 1215-1235

Nota: io non propongo affatto una identificazione tra la Sindone, il Mandylion e il Graal. Le riflessioni avanzate intendono soltanto mostrare come i romanzi graaliani potrebbero essere stati influenzati dall’esistenza in Oriente di una reliquia che si riteneva contenere il Sangue di Cristo, il mandylion di Edessa e Costantinopoli, che alcuni storici indentificano (secondo me, senza averne una stretta evidenza documentale) con la Sindone comparsa a Lirey nel 1353, ora custodita a Torino.

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Mariano Tomatis Antoniono


21 maggio 2009, 5:48 pm
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Messaggio Re: La Sindone passò in Linguadoca?
Infatti, la circostanza per cui il Graal e la Sindone erano contenuti in reliquiari affini non… dimostra che Graal e Sindone coincidessero - a meno che il contenente non diventi il contenuto. Oppure che il Graal fosse il reliquiario della Sindone; ma quale cantore del Graal lo ha detto?

Cosí, per gli “effetti” prodotti: miracoli, esaltazioni, estasi, cerimonie. Si troverebbero coincidenze dello stesso stampo, se si indagassero altre reliquie; se si guarda solo alla Sindone, è troppo facile... In breve, si dovrebbe trovare una testimonianza che attesti come il Graal fosse il Lenzuolo, oppure la pietra che conteneva la Sindone.

Del resto, l’importanza di una reliquia sembra essere data dal suo contatto “diretto” con il sacro - c’è il lenzuolo che ha avvolto Cristo, la coppa, appunto, in cui Cristo ha bevuto e/o è stato raccolto il suo sangue, la croce su cui Cristo è stato crocifisso, un lacerto della sua tunica. È mai accaduto che un reliquiario sia diventato reliquia?… Potrebbere essere stato, solo se il reliquiario era già reliquia; ovvero se il Graal ha contenuto la Sindone e, come calice, il sangue di Cristo. A questo punto, però, si dovrebbe trovare qualche fonte che dica che la Sindone era contenuta... nel calice di Cristo, nel Graal quale lo conosciamo dai suoi cantori!

Sembra piú credibile la tesi esoterica, guénoniana, che fa risalire l’influenza subita dai romanzi graaliani all’esistenza di tradizioni pagane, «litiche» per cosí dire, riordinate sul Cristo e sui simboli della sua religione. Ciò non esclude, peraltro, che ci si possa essere “ispirati” anche alla venerazione di altre reliquie coeve o trascorse - come la Sindone -, al fine di dare un sapore cristiano al prisco - ed iniziatico - «laptis exillis».

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«Ehi, di’ un po’: c'è forse un tesoro nella casa accanto?».
«Come!?… Ma se non c’è nessuna casa!».
«Bene; e allora?… Costruiamola!».
Marx (i fratelli).


22 maggio 2009, 5:34 pm
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Messaggio Re: La Sindone passò in Linguadoca?
Sì, in questo caso è più interessante valutare i temi (i poteri curativi, la luce accecante, la reliquia come oggetto a contatto con il divino fatto uomo, ecc.) e riconoscere nella loro nuvola semantica gli oggetti che vi sono entrati.

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Mariano Tomatis Antoniono


22 maggio 2009, 5:58 pm
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Messaggio Re: La Sindone passò in Linguadoca?
Mah...io continuo a pensare che originariamente il mito del Graal non avesse nulla a che fare con Gesù Cristo. La cristianizzazione della leggenda è avvenuta dopo. Da qui i vari collegamenti con oggetti che avevano a che fare con la passione di Gesù, come il Lino o il sangue di Cristo.

Clio

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22 maggio 2009, 10:12 pm
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Messaggio Re: La Sindone passò in Linguadoca?
Sono d'accordo anch'io che una delle sue braccia sia totalmente pagana. Il calderone magico in cui cadde Asterix non ha nulla di cristiano, ma è anch'esso oggetto portatore di poteri straordinari.
Dobbiamo pensare ad una nuvola di idee che hanno coinvolto moltissime realtà separate: celtiche, romane, cristiane, orientali...

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Mariano Tomatis Antoniono


23 maggio 2009, 8:05 am
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Messaggio Re: La Sindone passò in Linguadoca?
Si, infatti. Gwion, antenato di Asterix e meno imbranato di lui, si era semplicemente scottato un dito rovesciando il calderone di Cerridwen, e già era in possesso di tutta la Conoscenza umana. :lol: :wink:
Il primo "cantore" del Graal è stato Chréstien de Troyes, quello che ha chiamato il misterioso oggetto con questo nome. Quindi possiamo dire che nella letteratura il Graal ha iniziato ad esistere da quell'istante. Penso che nella mente di Chréstien de Troyes il Graal sia nato come oggetto pagano, riflesso dei miti celtici del Mabinogion e che poi in un secondo tempo si sia sviluppato tutto un filone cristiano - massimo esponente Robert de Boron - che ha collegato il Graal a Gesù.
Wolfram v. Eschenbach ha scelto ancora un'altra via. Ha voluto distanziarsi dal racconto di Chréstien e presentare qualcosa di completamente diverso e più definito, con la sua lapsit exillis, i Templeisen e la dinastia di Titurel.
Affascinante.

Clio

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23 maggio 2009, 8:35 am
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