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 Da Faenza a Rennes-le-Chateau 
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Iscritto il: 17 giugno 2004, 12:18 am
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
Magari si riferisce a questa:
http://www.renneslechateau.com/francais/inri12.htm
che però non è in chiesa (non strettamente: era sul campanile, ora è nel museo).

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Mariano Tomatis Antoniono


27 aprile 2011, 5:34 pm
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
Wow, allora potrebbero aspettarci interessanti novità! Pier Luigi, siamo tutt'orecchi!

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Mariano Tomatis Antoniono


27 aprile 2011, 8:57 pm
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
Cara Cris,
ben ritrovata, ho letto con attenzione le tue dichiarazioni, stai tranquilla non mi adulo per il solo motivo che tu mi hai rivolto dei quesiti, ti ho semplicemente ringraziato, tutto qui.
Mi dispiace di aver dato di me stesso un’impressione sbagliata, anche se potrebbe sembrare un controsenso, sono un tipo orgoglioso, ma nello stesso tempo molto, molto umile.
Se ora, ben dopo 13 anni di studi su Rennes le Chateau, svolti senza fine di lucro, ho deciso di uscire allo scoperto, mettendomi in discussione e rimettendoci la faccia, quando invece avrei potuto starmene quatto, quatto, dietro un comodo perbenismo, non è per mania di protagonismo, c’è un perché che finora non ho mai rivelato, ho una missione da adempiere in memoria di mio padre: un uomo profondamente cattolico e profondamente buono, per questo ho intrapreso il cammino che mi ha condotto verso la lontana rupe dell’Aude.
Se parlo della mia attività di ricercatore, come mi reputo, (e non solo di lettore , come asserisci tu, che non mi conosci) e se metto in evidenza le mie piccole scoperte, non è per spavalderia, ma è perché ritengo sacrosanto che certi meriti vengano dati a chi di dovere, farò così anche in questa missiva, ho tutto il diritto di dire la mia senza nuocere a nessuno, come invece è stato fatto a me, anche in questo sito, anni fa.
Non mi piace ribaltare la realtà, a volte è la realtà stessa ad aver più volti, uno exoterico e uno esoterico, l’importante è raccontare le due versioni e non fare un’informazione tendenziosa; poi ognuno risponda alla propria coscienza.
Ma ora è meglio sdrammatizzare, metre scrivo fa caldo, mi disseto, sorseggio un fresco chinotto, è un’abitudine ereditata da mio fratello.
L’estratto di china fa bene alla salute, dicono che andava di moda fin dal 58 , io lo bevo dall’età di 13 anni, nel 1973 era da poco passato il mitico 68, le radio trasmettevano ancora la musica beat e il rock, c’erano poi delle buone trasmissioni, ricordo uno speaker svizzero Ludvig Sheswig, qualcuno dice che è morto, ma io non ci giurerei.
Giocando con la penna e la lattina, si sente un tintinnio insolito: “cicap, cicap,cicap”.
Durante questo mio trastullarmi, mi son accorto che, sulla scritta bianca del Chinò, è sovrapposto uno sfondo grigio dove appare una stella a 5 punte nera.
Nella stessa scritta è evidenziata in rosso una N invertita, al di soppra del glifo campeggia un’altra stella a 5 punte, rossa in campo bianco.
Il rosso e il bianco erano colori emblematici per gli antichi Rosa-Croce.
Chissà cosa ne penserebbero di tutto ciò due miei amici calabresi?
Colgo l’occasione per ricodarli con rimpianto: Giuseppe Cosco e Pietro Marino.
Di quest’ultimo Tomatis non ha avuto parole lusinghiere, ma lui sapeva tante cose che non ha scritto su internet, io mi onoro di essere stato uno dei suoi informatori e uno dei 4 depositari di un suo grande segreto sul tema di Rennes L.C..
Con Cosco collaborai alla stesura di alcuni articoli su Berengèr Saunière, usciti dopo quelli di Dario Spada, era un periodo in cui gli editori non erano tanto disposti a parlare della vicenda, cè chi ha il merito di averla portata a conoscenza del pubblico.
Purtroppo Cosco non lo ricorda più nessuno, eppure pubblicò fior di libri (per l’editrice cattolica Segno), fece indagini sull’ipotetico governo occulto mondiale, su Ecelon, e sui messaggi subliminali della pubblicità.
Nel caso del Chinò, è ovvio, tutto è da ricollegarsi alla ditta depositaria del marchio.
La N inversa si trova pure nell’alfabeto russo, che deriva, se non erro, dalla scrittura cirillica.
Anni fa insieme alla brava studiosa Annamaria Mandelli, in occasione di una mostra intitolata Mysteria, inviammo a Roma , alcuni studi su Rennes L.C.; in tale frangente fu il sottoscritto a far notare che l’identica lettera è incisa sul “Titulus Cristi” custodito presso la chiesa di Santa Croce nella capitale.
Or bene, ribadisco, anche dentro la chiesa di Saunière si trovano tali segni, son ben nascosti, come son nascoste altre N normali.
Certo, tutto ciò non è una prerogativa solo di tal posto, ne ho viste ben altre, anche dove gli altri non hanno guardato, ma questo fatto non è certo una consuetudine, come qualcuno vorrebbe far credere. Dietro a molte di esse viè un preciso significato.
Delle N invertite interne alla chiesa, dico che sono sotto gli occhi di tutti, ma rese quasi celate all’occhio che non osserva meditando, sono visibili all’occhio che vede tutto.
Sono abbastanza chiare, una sola è proprio invisibile in quanto oggetto di una mia ipotesi, però la si può dedurre facilmente .
Duarnte una conferenza tenuta da Lincoln, sul luogo, mostrai quelle N (compresa quella in oggetto alla mia tesi) alle varie persone presenti ne rimasero molto colpite.
Non gioco a fare gli indovinelli, te ne parlerò, e non ho assolutamente detto che non intendo rispondere, lo farò soltanto in maniera privata.
Ti chiedo sinceramente e scusami di questo, se tu sei spinta da un desiderio di conoscenza, per cui chiedi a me il mio modesto parere sull’argomento, oppure se il tuo fine è quello di mettermi sotto esame.
Così metteresti in dubbio la mia onestà?
Ti avviso, qualora fosse quest’ultima la tua motivazione, questo è un gioco che non mi piace affatto.
Per quanto concerne l’altra questione che non posso rivelare in pubblico, riguarda la risposta al tuo quesito su quelle conoscenze che Saunière carpì dai 3 dipinti da lui riprodotti al Louvre, ma su questo qualcosina posso riferire in anteprima.
Innanzitutto, rileggendo gli ultimi interventi, affermo che sono realmente convinto del soggiorno parigino di Saunière e della storia dei quadri, il fatto che non si possono avere dettagliate prove su tale viaggio, in primo luogo non significa che non ve ne siano’ in secondo luogo non significa che il viaggio non fu svolto, in terzo luogo non significa proprio nulla.
Per certi autori i viaggi a Parigi sarebbero stati più di uno.
Io stesso mi reco spesso a Roma, vorei vedere se qualcuno fra cent’anni, è in grado di poter documentare tutti i miei spostamenti, e poi adesso siamo nel 2011, Saunière visse tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, quaqndo non c’era l’odierna tecnologia e le ferrovie scarseggiavano.
Alcune testimonianze di Gerard de Sede sono riprese da conversazioni con l’abate Courtauly e molte società discrete ancora oggi preferiscono comunicare i loro messaggi a voce, oppure con dei pizzini.
Ciò che è interessante è che su certi scritti di De Sede, si possono sì avere dei dubbi e magari arrivare ad alcune smentite, ma io, anche attraverso i suoi libri, ho potuto fare interessanti approfondimenti e trovare molte coincidenze.
Tornando ai quadri, sul dipinto di papa Celestino V, recentemente si stanno effettuando delle ulteriori ricerche, attendo i risultati prima di pronunciarmi, ritengo di tutto rispetto gli studi di Richard Andrews e Paul Shellenberger da pag. 89 a pag.
95 del loro testo “Alla ricerca del sepolcro” ediz. Sperling Kupfer.
Per quanto riguarda le altre due tele ossia “I pastori dell’Arcadia” ll vers. di Nicolas Poussin e il quadro di David Teniers (il giovane?), il discorso è un po’ più complicato, per il momento direi di fermarmi qui.
Nel mio prossimo intervento, che, ti assicuro, non tarderà, risponderò a tutte le tue domande ed entrerò ne l cuore della chiesa di Santa Maria Maddalena, nel frattempo ti consiglierei di consultare il libro di Giorgio Baietti: “Rennes le Chateau: il segreto di Berénger Saunière” Clerico editore, anno 2001.
Ho dato a quel testo un mio modesto contributo, ritengo che gli attuali studi dell’autore sulla pieve di Saliceto siano da seguire perché sono persuaso che porteranno ad interessanti sviluppi.
Ciao a tutti Pier Luigi.
Per Audere non ho dimenticato le tue domande sul Giani e amici, credimi dietro ai Nazareni c’è qualcosa di più.


1 maggio 2011, 1:22 pm
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
Pini Pier Luigi ha scritto:
Chissà cosa ne penserebbero di tutto ciò due miei amici calabresi? Colgo l’occasione per ricodarli con rimpianto: Giuseppe Cosco e Pietro Marino. Di quest’ultimo Tomatis non ha avuto parole lusinghiere

Non so a cosa ti riferisci, visto che con Pietro Marino avevo un ottimo rapporto e lui ospitava sul suo sito diversi miei articoli sul Graal, scritti nel lontano 1997.
Marino è stato uno degli autori della prima ora, senza accesso ai molti documenti che sono venuti fuori in questi ultimi anni, di cui in Italia nessuno ha mai preso visione e che tutti continuano a ignorare - a eccezion fatta per i lettori di Indagini su Rennes-le-Chateau, che li hanno potuti leggere in italiano grazie all'encomiabile lavoro di Roberto Gramolini, Domenico Migliaccio, Lucia Zemiti, Mattia Telloli, ecc.
Cosco e Marino sono stati giocatori della prima ora, che è giusto rispettare considerando in contesto storico in cui sono vissuti. Se fossero stati scritti oggi, gli stessi articoli sarebbero inaccettabili. Ecco perché trovo incredibile che si continui a citare Parigi quando le tonnellate di pagine riportate alla luce da Laurent Buchholtzer non ne riportano traccia (diari privati in cui Saunière scriveva tutti i suoi segreti, e che mai mostrò al vescovo), e quando si sa perfettamente chi, quando, dove e perché inventò questa vicenda per condurre la partita su alcuni precisi binari. Personalmente, trovo molto più interessante approfondire questi aspetti.
Ma poiché è estremamente difficile recuperare questi documenti, tu puoi continuare a dissetarti alla fonte di Baietti, che si trova più facilmente in libreria. Scusa, ma io preferisco le fonti di prima mano.

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Mariano Tomatis Antoniono


1 maggio 2011, 3:22 pm
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
...eppure le pagine riesumate da Laurent sono pienissime di indizi veramente fondamentali. Come quelli che fanno ipotizzare collegamenti tra Saunière e la famiglia Cholet, uno dei cui membri negli anni Sessanta provvide ai primi scavi, riportando alla luce i primi gradini di quella che potrebbe essere la cripta. Scavi che furono sabotati con un mezzo attentato andato storto, cui Jacques Cholet sopravvisse, fuggendo a gambe levate da Rennes-le-Chateau.

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Mariano Tomatis Antoniono


2 maggio 2011, 5:10 pm
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
Ciao Pier Luigi.
Appunto perché non posso dimostrare i tuoi viaggia Roma non posso AFFERMARE che li hai fatti. Idem per i viaggi di Sauniere a Parigi. Nel dubbio del viaggio del parroco cosa posso fare? Non posso far altro che verificare se le notizie che vedono Sauniere prendere contatti con Hoffet, la Calvé e recarsi al Louvre ad acquistare le riproduzioni dei quadri sono veritiere! Giusto? Allora cerco, leggo,… e cosa scopro alle fonti di prima mano? Che le prove materiali usate per dare concretezza al viaggio di Sauniere a Parigi non esistono. Per farla breve: le copie dei quadri mai sono state trovate; dalle cavillose biografie della cantante lirica non emergono presunti incontri tra i due; l’abate Hoffet all’epoca in cui Sauniere sarebbe stato a Parigi avrebbe avuto quattordici o al massimo diciotto anni, quindi si può immaginare l’inesperienza a tradurre pergamene.


Effettivamente il presunto legame Sauniere-fam. Cholette è degno di attenzione. Come è interessante il rapporto di Jacques Cholette che ci segnala una scala proprio nei pressi della sacrestia che pare si diriga nella cappella sotterranea dei signori di Rennes.


2 maggio 2011, 7:47 pm
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
@ pier Luigi : Anch'io come Cris, Mariano e te ho avuto contatti con Marino e non so se faccio parte di quei 4, ma anche a me rivelò la storia della tomba di Cristo :?: .
Richard Andrews e Paul Shellenberger che tu ammiri, scrissero quel libro basandosi sul madathanus di Sauniere e grazie a J.Luc Robin tutti noi sappiamo come è andata a finire. Non ho la copia del libro da te citato perchè l'ho prestato, e quindi non so a cosa si riferiscano le pag. dall'89 al 95. Magari c'è qualcosa di sensato, mi riprometto di rileggerlo appena mi ritorna a meno che qualche buon anima non me ne ricordi il passaggio

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2 maggio 2011, 8:05 pm
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
mammaoca
per info
le pagine citate da Pier Luigi parlano della presunta copia del quadro l'incoronazione di Celestino V che sarebbe stata portata a casa da Sauniere ( gli autori dall'opera ricavano una composizione geometrica e la trasferiscono su una cartina IGM che rappresenta il territorio di Rennes)


2 maggio 2011, 8:54 pm
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
Mammaoca

dici “….grazie a J.Luc Robin tutti noi sappiamo come è andata a finire””.
Ti chiedo: come è andata a finire? Tiro ad indovinare: :)
Gent.mo Jean-Luc Robin, è vero che l'ex-libris con le lettere BS non è appartenuto a Bérenger Saunière?Sì, è proprio così. Il collage era stato realizzato dal fu Jeannot Marrot, membro del consiglio dell'Associazione Terre de Rhedæ. Risale almeno al 1990, ovvero alla data della realizzazione del primo museo nell'antico presbiterio. Da quando Antoine Captier ha deciso di ritirare dal museo municipale i documenti e gli effetti di Saunière che gli appartenevano, per affidarli a me, ha voluto lasciare per scherzo anche quel collage.

Però, c'è sempre un però. Alla nota 4. de “Il dilemma della pietra perduta” di Pier Luigi Pini (pubblicato nel sito “dall’alba al tramonto”), l’autore riporta “”””l’autore Pini Pie Luigi ci tiene ad evidenziare che è stato il primo ricercatore (almeno in Italia) a trovare collegamenti fra i misteri di Rennes le Chateau e l’enigma della Porta Magica di Roma. ….”””


2 maggio 2011, 9:22 pm
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
Immagine

Il gran numero di ricercatori coinvolti nel Gruppo di Studio e Documentazione ha prodotto anche risultati di un certo rilievo. Cito, ad esempio, una ricerca di Lucia Zemiti che si è incentrata su questo documento. Tratto da un'incisione di Maier del 1618, compare anche in piazza Vittorio a Roma, sulla Porta Magica.

Immagine

L'immagine fu esposta per molti anni nel museo di Rennes-le-Château, sotto la scritta "Incisione proveniente da un libro di Saunière". E' il collage che si trova sulla destra, sotto l'immagine di un angelo che tiene incatenato il demone Asmodeo.
A questa immagine, nota come l'ex libris di Saunière, sono state dedicate letteralmente centinaia di pagine, perché si ritiene essere la prova documentale dell'interesse del parroco per l'alchimia e l'esoterismo.
Da qualche anno, l'ex libris è sparito. Per scoprire l'esatta origine di quel documento, Lucia ha fatto quello che qualsiasi scrittore o ricercatore avrebbe dovuto fare prima di pubblicare uno studio: ha banalmente contattato i curatori del museo. Mi ha poi consigliato di spedire io stesso un'email a Jean-Luc Robin, cosa che ho puntualmente fatto il 4 novembre 2005. In mezza giornata ho avuto la risposta.

Immagine

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Mariano Tomatis Antoniono


3 maggio 2011, 4:07 am
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
e io voglio pubblicare cosa mi rispose Robin a proposito dei due autori:
C'est Schellenberger et son co-auteur, dont je ne me rappelle pas le nom ,qui ont présenté cette vignette comme étant l'ex-libris de saunière dans leur ouvrage"the tumb of God". Antoine et moi même n'avons jamais prétendu cela. Dans "the tumb of God" les auteurs retrouvent le tombeau du Christ dans le mont Cardou en partant de cette vignette! C'est vous dire le sérieux de leurs recherches. Ils auraient mieux fait de nous en parler lorsque ils travaillaient à la redaction de leur ouvrage.

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3 maggio 2011, 11:33 am
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
Pini Pier Luigi ha scritto:
Cara Cris,
Tornando ai quadri, sul dipinto di papa Celestino V, recentemente si stanno effettuando delle ulteriori ricerche, attendo i risultati prima di pronunciarmi, ritengo di tutto rispetto gli studi di Richard Andrews e Paul Shellenberger da pag. 89 a pag. 95 del loro testo “Alla ricerca del sepolcro” ediz. Sperling Kupfer.


Mi sembra di ricordare che proprio una indignata stroncatura di quel libro fu il mio primo contatto con Mariano Tomatis, nel 1999. Il messaggio-recensione è ancora rintracciabile nel newsgroup it.discussioni.misteri:
http://groups.google.com/group/it.discu ... d26d?hl=it

Ho ripreso "Alla ricerca del sepolcro" dallo scaffale dei "diabolici" e appena aperto ho trovato un mio commento scritto a matita... no, non lo trascrivo perché qualcuno potrebbe offendersi.

Se interessa posso fare le scansioni dei deliri da pagina 89 a 95.


3 maggio 2011, 11:15 pm
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
cristina ha scritto:
Ciao Diego

proprio un "accennino" al tuo commento a matita Alla ricerca del sepolcro, no? :)


No, non ha molta importanza... ero indignato per essermi sentito preso in giro.

Ripensandoci dopo aver riletto quel mio vecchio messaggio di 12 anni fa, e dopo aver riletto in parte e con sgomento certe pagine del libro, mi viene un sospetto.
Non sarà davvero una parodia? Anche perché Richard Andrews e Paul Schellenberger non mi pare abbiano scritto altro, né su Rennes-le-Chateau né su altri argomenti, come se fossero due nom de plume. Anche cercando con Google o su Wikipedia o Amazon non si trovano altri riferimenti a parte quel libro.


6 maggio 2011, 1:33 pm
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Messaggio Re: Da Faenza a Rennes-le-Chateau
Mi scuso se in questo intervento mi divulgo, e forse parlo oltre misura di certi particolari, ma lo devo fare perché non sono un impostore, come forse qualcuno di questo sito mi vorrebbe far passare, (escludo Audere).
Lo devo fare per correttezza, non è tanto il vostro parere a intrigarmi, m’intressa far conoscere certe questioni alla massa silenziosa che frequenta il sito e al Grande Fratello questioni che non vengono tanto divulgate, poi voi potete criticarmi quanto volete, ma certi discorsi non mi sfiorano, se non sono costruttivi.
Sono convinto che le copie di quei quadri siano tuttora in possesso di certe congreghe, il dott. Gino Sandri ha riferito che il Priorato di Sion è custode di molte cose, e poi parla anche di certe “pietre”, quet’ultima parola è da interpretarsi nel senso più oggettivo, oppure è un’allusuione a qualcos’altro?
Per prima cosa ritengo che Saunière s’interessò a quelle opere per avere una conferma sul messaggio decodificato dalle sue pergamene.
Successivamente dai quadri ottenne importanti informazioni al fine di intraprendere ricerche sul territorio della sua parrocchia e nelle zone limitrofe, ma ricercò pure tracce di una cultura filosofica e teologica.
Dentro a quei duadri vi son tante stranezze, a prescindere dalla geometria sacra o dalla enigmatica frase elegiaca: “Et in Arcadia Ego…….”.
Ad esempio, una sera di pochi anni fa, discutendo con Alberto Schonwald, del quadro di Poussin, lui mi fece notare che, nell’immagine è iscritta una N inversa (sua è anche la foto della N di Castelbolognese, mentre la segnalazione è di Valeria Lucatini, è giusto dare a Cesare ciò che è di Cesare).
Per me quest’immagine è una vera e propria anamorfosi, nella scena appare un errore madornale che non potè fare il primo pittore di Francia.
Un errore inconcepibile, un errore voluto, da uno come Poussin , il quale eseguì diversi studi ed esperimenti di prospettiva presso il suo amico: padre Athanassius Kircher, specilamente dopo aver appreso nozioni e nozioni di disegno (e forse non solo di disegno) dai magggiori maestri d’arte dell’epoca: i fratelli Carracci: fondatori dell’Accademia degli Incamminati di Bologna.
Come è stato riferito anche in certi settimanali, in tempi antichi molti artisti investirono importanti cariche di stato, spesso agirono con il ruolo di agenti segreti, furono depositari di misteri, tramandati anche attraverso la loro arte.
Così fece pure Saunière attraverso le opere da lui fatte erigere.
Nelle stesse pergamene è citato un altro pittore David Teniers ( il Vecchio, il Giovane?) Ambedue ritrassero panorami dell’Aude, oggi si ritiene con ragionevolezza che si tratti del Giovane, autore della tela “Sant’Antonio e san Paolo nel deserto”, in tal scena non appare nessuna tentazione, è dedicata ad un episodio della vita dei due santi, ma mi son accorto che è pure un’allegoria ad un antico racconto esoterico romanzato in storia d’amore.
Tracce di questo racconto le ho percepite anche all’interno della chiesa di Rennes L.C., personalmente credo che questo luogo di culto, la villa Bethania, la Tour Magdala…… non sono ispirati soltanto al libro di Boudet: “La vraje langue celtique”, ma anche ad altri volumi ben più antichi e oscuri.
Sono certo che la pieve della Maria Maddalena è lo specchio di una fede che sta
all’origine del cristianesimo e il cristianesimo delle origini, mi dicono che fu diverso da quello che prese il sopravvento nei secoli dei secoli a suon di dogmi.
I dogmi son imposizioni , non verità assolute o dimostrate.
Comunque la questione più importante, per la tua domanda, è il fatto che Saunière, le sue conoscenze, non le ricavò solo dai quadri, le ricavò essenzialmente dai suoi studi in seminario a Narbonne e durante il suo successivo apostolato, dalle persone che frequentò nella sua catechesi…..
La stessa frase di 17 lettere: “In hoc signo vinces”, innalzata sul portale e seguita da una croce patente, rievoca il sorgere del primo cristianesimo a Roma, però, nello stesso tempo, l’identica frase così esposta è un motto utilizzato da società massoniche (vedi fig. a pag. 185 de “I segreti della Massoneria” di Michael Bradley, Gremese edit., o a pag. 136 del testo “Due luoghi alchemici” di Eugene Canseliet F.C.H., ediz. Mediterranee oppure a pag. 6 e a pag. 16 del mio opuscolo: “Dalla Genesi all’Apocalisse, il segreto di un terribile luogo: Rennes le Chateau”.
Come più volte detto l’interpretazione dei vari simboli, la numerazione esoterica (viene ripetuto spesso il 17 e il 22) e le varie scritte presenti nella chiesa, si prestano ad una chiave di lettura exoterica (aperta a tutti) ed una esoterica: riservata ai solis sacerdotibus: ai soli iniziati.
Rileggendo la pag. 96 del già citato libro di Giorgio Baietti, in relazione all’epigrafe di 22 lettere: “Terribilis est locus iste” che continua… “Hic domus Dei est porta coeli”, l’autore asserisce:
“Ciò che rende la scritta inquietante, è che viene evidenziato solo un passo della celebre frase: “Com’è tremendo questo luogo (tremendo o terribile, in base alle diverse traduzioni delle sacre scritture) e viene inciso a grandi lettere, e in bella mostra, mentre il resto è quasi occultato ai lati della pietra: “Hic domus Dei est porta coeli” (Qusta è la casa di dio e la porta diei cieli).
Già, incidendo così l’epigrafe, il prete sembra voler recidere la frase in due parti ben distinte, perché?
Le parole sono tratte dall’episodio 28-17 della Genesi, ricordano il viaggio di Giacobbe e il suo sogno a Bethel, io vorrei far presente che l’episodio è pure il frontespizio del “Mutus liber” un trattato su cui si basò tutta la dottrina dell’antica setta cattolica dei Rosa-Croce, lo stesso vocabolo “Bethel” , secondo i ricercatori Lynn Piknett e Clive Prince, significherebbe “tempio di una setta dissidente”.
Tempo fa feci delle letture sul filosofo Edouard Schurè, rileggendo la sua opera “I grandi iniziati”, ho potuto constatare che, “il sogno di Giacobbe”,non è una narrazione di origine cattolico-cristiana, bensì una versione popolare della “Fiat Lux”, ossia: “La visione di Ermete”.
Sul portale vi sarebbero da descrivere un’infinità di dettagli, ma per il momento soprassediamo.
Passo alla chiesa, tu mi chiedi se il suo interno è disseminato di stranezze che nascondono un messaggio criptico.
Penso proprio di sì, un esperto di storia dell’arte: Jean Claude Danis, riferisce che vi sono 90 anomalie.
Qualcuno si è mai chiesto perché in essa sono presenti messaggi con lettere sbagliate o spostate, la stessa idea usata nelle pergamene e sulla tomba della marchesa Marie de Negre?
Il diavolo che sorregge l’acquasantiera per certi “presunti” esperti è in atto di sottomissione, ma tali esperti nella loro totale imparzialità, non dicono che la scultura è molto ambigua, il demone potrebbe essere scolpito nell’atto di rialzarsi.
Gli stessi messaggeri alati sono proprio angeli?
Angeli o angeli decaduti, angeli o arconti? Angeli o…….demoni?
I loro sguardi cadono in diversi punti cardinali, proprio come vengono descritti gli arconti, nei racconti narrati dai Rosa-Croce, nel loro saggio: “Il libro del Giglio e della Rosa”.
Quegl’angeli non indicano espressamente il diavolo, ma la 13° e 14° lettera di un cartiglio di 22 lettere dove si legge: “Parce signe tu le vaincras”. “Con questo segno tu lo vincerai”.
Qualcuno vede in quelle 13° – 14° lettera, un riferimento alla fine dei Teplari:
Io credo che possa essere un riferimento alla tredicesima e quattordicesima lettera dell’alfabeto francese, ossia: la M e la N, oppure alle rispettive stazioni della Via Crucis.
Mi chiedo se le parole “Tu le” possano essere, a sua vota, un velata allegoria alla mitica Thule: il regno degli Iperborici?
A chi è riferito quel “lo vincerai”
Non è specificato neppure con quale segno quel qualcuno, dovrebbe essere vinto?
Con il segno della croce o con un segno sottinteso che si può ben prefigurare ?
A proposito della croce, perché gli angeli innalzano una croce celtica, inusuale all’interno di una chiesa cattolica?
Il ricercatore Alain Ferral riferisce che, nel 1966, furono rinvenuti all’interno del capo di un angelo, frammenti di giornali di Berlino datati 1838, la data è postuma di qualche mese rispetto al compimento dei lavori di ripristino effettuati da Saunière nella sua parrocchia.
Questo è un fatto che incuriosisce, Berlino fu la città, dove 80 anni prima si svilupparono movimenti rosacrociani, da cui nacquero i pittori Nazareni.
Si potrebbe dedurre che durante i restauri intrapresi dal parroco fosse presente qualcuno di nazionalità germanica, gli Asburgo?
Oppure che il prete stesso avesse avuto rapporti con confraternite tedesce?
I dubbi restano, ritornando al demone, dagl’ultimi accertamenti, parrebbe (il condizionale è d’obbligo), che Saunière dedicò la statua ad Asmodeo, anni fa si disse che quest’opera non faceva parte del campionario presente nello studio dello scultore Giscard, ma fu un’opera specificamente richiesta, questo potrebbe avvalorare la tesi che ogni punto del corpo del diavolo sembra alludere a luoghi ben precisi del cromleck di Rennes les Bains: sono evidenziate le 5 dita della mano sinistra, un probabile riferimento alla Pierre du Pain (dove una leggenda narra che il diavolo lasciò impresse su un sasso le sue 5 dita), le costole schiacciate sembrano richiamare un punto detto: La Pla de la Coste.
Asodeo si acquatta o si rialza, ma manca qualsiasi scranno, ebbene nei boschi del Serbariou è dislocato un masso intagliato a forma di poltrona: la Fauteuille du Diable
Su un’ala sono incisi dei segni, secondo alcuni sarebbero dei semplici graffi, ma (dico la mia), a me sembrano lettere din un alfabeto somigliante a quello ebraico, altri studiosi si sono spinti più in là: vi sarebbe indicato la parola Aleth. località sacra per la misteriosa Compagnia del Santo Sacramento e determinante per il sacerdozio dello stesso Saunière.
La sagoma di Amodeo appare nella postura di lasciar scoperto il ginocchio destro, proprio come uno dei pastori dell’Arcadia dipinti da Poussin, ed è l’identica particolarità con cui viene rappresentata la costellazione di Ercole o dell’Iginocchiato.
Il ginocchio destro scoperto, per la Massoneria è un’allusione verso colui che è iniziato, forse anche questo piccolo dettaglio potrebbe far pensare che, fra il prete e il pittore vi furono delle comuni conoscenze esoteriche.
Le dita della mano destra del diavolo formano un cerchio, per certi sarebbe un’allusione a una sorgente chiamata: La source du Circle, gli scettici asseriscono che la mano presenta tale forma in quanto in passato impugnava un bastone; falso, niente di più falso!
Con curiosità, (attenzione, notizia coperta da copyright), in un monastero di un’isola della Croazia, ho notato un quadro religioso dove compare un personaggio e, ai suoi piedi, (come se fosse estranea al contesto dell’immagine), è disegnata una roccia col calco di una mano che forma un cerchio.
Vi è forse una simbologia segreta in quel particolare, come in quello della statua?
Qualcosa che richiama la costellazione di Ercole che talvolta viene configurata con un mazzo di fiori in mano e talvolta no?
Come vedi anch’io ho diversi dubbi, proseguo….
L’enigmatico sacerdote ha collacato il diavolo in una posizione inconsueta: vicino alla porta, come un guardiano della soglia, se si trattasse di una chiesa medioevale, ciò non sarebbe così strano (vedi ad esempio l’iimagine del diavolo posta nelle gorgonille delle cattedrali gotiche), la questione curiosa è che Saunière istallò l’acquasantiera nel XIX sec.
Nella sua prima opera Fulcanelli parla di una misteriosa scultura in pietra denominata Maitre Pierre du Coignet, raffigurava il diavolo ed era posta all’angolo di una balaustra del coro di Notre Dame de Paris.
Sul finir del 1700 molte chiese di Parigi, tra cui pure Saint Sulpice, divennero le dimore di una misteriosa congrega: i Theophilantropi, si racconta che costoro furono i depositari di alcuni segreti della Compagnia del Santo Sacramento, il loro credo entrò in contrasto con la Chiesa Cattolica.
Vi erano alcuni punti in comune tra questa setta e la Prioria di Sion.
Io stesso cercai di affrontare l’argometo nel mio articolo: “La XII sentenza” stampato sul mensile Hera nel febbraio del 2009, ma il mio articolo, come ho detto, subì strani tagli e strane manipolazioni.
Come mai esimi studiosi d’arte continuano ad affermare che la pieve di Rennes L.C.,rispecchia lo stile di quella di Saint Sulpice?
Anche Mariano Bizzarri e Francesco Scurria, nel loro testo “Sulle tracce del Graal
alla ricerca dell’immortalità”, ediz. Mediterranee, trovano insolito che, dei grifoni, (simboli demoniaci), siano posti sul pulpito, e non sulle feritoie esterne, come i grifoni o i gargoil delle cattedrali gotiche?
Tempo fa feci delle conferenze, parlai di certe anologie tra l’Asmodeo di Rennes e il terribile Belfagor, raccontato nelle atmosfere surreali nei racconti di Arthur Bernede, i miei studi continuarono, esaminai molti schizzi dello scultore massone Giscard, fin quando……. (notizia coperta da copyright), sfogliando un libro d’arte, mi apparve una scultura del 1834, dalle sembianze molto simili, (soprattutto nel volto), al demone di Rennes L.C..
L’opera intitolata “Satana”, fu eseguita dal pittore, scultore Jean Jaques Fuechère, il quale ne fece alcune versioni, si tratta di un artista abbastanza intrigante.
Non escludo che Giscard e il beato Riccardo Granzotto si siano ispirati proprio a lui per le loro realizzazioni.
Un’ altra cosa strana che riguarda Amodeo, fu l’atto vandalico che subì nel 1996: gli venne decapitata la testa e un arto, (per fortuna io conservo le foto originali), per quanto concerne il capo, il successivo restauro, molto stranamete, non seguì, come si suol fare, il ricalco dell’originale. Come mai?
Forse per nascondere il punto dove si posava lo sguardo del “vero” Asmodeo? Misteri!
Come è un mistero l’”Ex Libris” di Saunière, e qui liquido alcune vostre polemiche.

Da una confidenza fatta da un amico francese, non sembra falso l’intero collage, tutt’al più (e non vi sono deposizioni scritte), sarebbe falsa soltanto l’etichetta.
Ricordo che, son proprio certe leggende bibliche, tratte tra l’altro da un testo esoterico, che citano Asmodeo come il demone incatenato.
In quell’immagine, ho notato la veste dell’angelo ripiegata a formare una T, come il Tau, ho trovato la stessa didascalia, nell’archivio di una congrega religiosa molto vicina a Berénger Saunière, un luogo non aperto a tutti.
Non che io mi senta chissà chi, s’intende.
Fra due giorni risponderò al resto delle domande, però non mi piace che qualcuno si prenda gioco di una persona rispettabile come Pietro Marino, almeno rispettiamo le persone che ci hanno abbandonato.
Parlerò anche di questo. Ciao Pier Luigi.


8 maggio 2011, 10:17 pm
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