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 Presto pubblico il vangelo di Giuda? 
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Messaggio Presto pubblico il vangelo di Giuda?
Il codice di Giuda
Nel Vangelo ritrovato la rivincita dell’apostolo

UN codice del IV secolo, dal contenuto «esplosivo», rischia di provocare una piccola rivoluzione nell'esegesi del cristianesimo primitivo e di apportare modifiche di non poco conto alla manifestazione storica della religione più praticata al mondo. Si tratta di un manoscritto apparso sul mercato antiquario egiziano all’inizio degli Anni 70, di cui si erano poi perse le tracce, il cui contenuto integrale sta per essere finalmente divulgato. Il documento, conservato per una trentina di pagine (ma in base al contenuto si ritiene ne manchino altrettante), è vergato in copto, vale a dire nell'alfabeto che, ricalcato sulle lettere greche con l'aggiunta di quattro segni, esprimeva la lingua egizia all'epoca del protocristianesimo e che ancora oggi è sopravvissuto nella liturgia della messa cristiana nel paese del Nilo. Il testo conservato è di difficile lettura e lacunoso: la parte superiore delle pagine è stata strappata, forse perduta in origine, più probabilmente dopo il ritrovamento del manufatto. Tuttavia non vi sono dubbi: l'opera contenuta è il Vangelo di Giuda, un apocrifo del I secolo, di cui fino a oggi si aveva notizia solo da Sant'Ireneo, vescovo di Lione nel II secolo e principale autore del canone neotestamentario. Il contenuto dello scritto sarà reso noto attorno a Pasqua in un'edizione, con traduzione in inglese, tedesco e francese, coordinata da Rudolph Kasser, il maggiore coptologo al mondo, per conto della Maecenas Foundation for Ancient Art di Basilea e del National Geographic, acquirenti del prezioso reperto. Un'idea generale e assai nebulosa del contenuto era già stata diffusa dagli esperti e informazioni vaghe sono reperibili su Internet, ma il testo completo rimane per ora blindatissimo. Siamo tuttavia riusciti a saperne di più grazie alle rivelazioni dello studioso americano Charles W. Hedrick, che ci ha fornito elementi ben più concreti, in grado di fare luce in modo abbastanza circostanziato sulle parti portanti del testo. Il coptologo statunitense è entrato in possesso delle riproduzioni fotografiche di alcune pagine nelle sue mani durante le vicissitudini trentennali dell'antico manoscritto, prima di approdare nelle mani sicure degli attuali proprietari. Proprio nei fogli finali, a compendio dell'intera opera, si presenta Giuda come strumento della volontà di Dio nel progetto salvifico che ha visto il sacrificio di Gesù per l'umanità intera. Il tradimento dell'«apostolo maledetto» sarebbe funzionale e necessario alla realizzazione del piano di Dio e dunque senza Giuda non potrebbe esserci la salvezza degli uomini. Ecco che per gli autori di questo Vangelo Giuda è definibile come «eroe» e comunque come «vittima sacrificale» impossibilitata a sottrarsi al proprio destino. Queste prime indiscrezioni sull'ossatura del nuovo Vangelo ben si combinano con il passaggio in cui Sant'Ireneo accenna alla medesima opera (Contro gli eretici, XXXI-1, c. 180): «Essi gli autori del Vangelo dichiarano che solo Giuda il traditore conosceva la Verità come nessun altro e che per questo ha realizzato il mistero del tradimento, in seguito al quale tutto, in terra e in cielo, rimase sconvolto. Essi hanno dunque prodotto una storia fondata su dette basi e l'hanno chiamata Vangelo di Giuda». Il Vangelo di Giuda, redatto in greco antico e di cui la copia in nostro possesso è in copto saidico (dialetto diffuso in certe regioni egiziane) e proviene presumibilmente dalla regione di Minya, tra Il Cairo e Luxor, poco più a Nord di Nag Hammadi, dove fu trovata un cospicuo gruppo di testi gnostici alla fine degli anni 40. In questo nómos (dipartimento) dell'Egitto romano era più che altrove attiva un'importante setta gnostica (dal greco gnósis, «conoscenza», e in un'accezione più precisa «conoscenza spirituale»): costoro, sulla base di un'interpretazione dualistica della filosofia platonica, dividevano la realtà in Bene e Male e ritenevano il mondo strumento di espressione e di realizzazione del Male, a cui l'umanità soggiaceva; il Bene invece era presente unicamente in una dimensione trascendente, che si poteva raggiungere unicamente con una vita retta e quasi ascetica. Per l'applicazione di tesi così rigide alla religione cristiana, gli gnostici furono messi al bando dalla Chiesa ufficiale dopo Costantino; ebbero tuttavia influenza su alcuni movimenti ereticali (a cominciare dal Manicheismo, assai diffuso in Egitto) e in parte sullo stesso Agostino, che nel De civitate Dei distingue tra Città terrestre e Città celeste. In particolare, stando a Hedrick, il Vangelo di Giuda sarebbe opera dei Cainiti, un gruppo interno allo gnosticismo, che identificava nella coppia Caino-Abele il primo esempio di dualismo tra Male e Bene. Ecco quindi che Giuda assurgerebbe a strumento di salvezza, voluto da Dio, e sarebbe elemento decisivo nel dirimere il Bene dal Male e nel far trionfare il primo. Una pista di un simile ruolo, rifiutato dall'intero movimento gesuano dei primi secoli, sarebbe allusa già nel patronimico: «Iscariota». Non è un onomastico rapportabile ad alcuna radice ebraica né aramaica; è riferibile piuttosto al latino "sicarius", un assassino armato di pugnale che compiere una missione per conto di qualcun altro; il che confermerebbe la lettura del tradimento di Giuda come atto in ottemperanza unicamente alla volontà divina, presente nel nuovo scritto apocrifo.


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13 gennaio 2006, 8:41 am
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Messaggio Re: Presto pubblico il vangelo di Giuda?
EneaQ ha scritto:
Proprio nei fogli finali, a compendio dell'intera opera, si presenta Giuda come strumento della volontà di Dio nel progetto salvifico che ha visto il sacrificio di Gesù per l'umanità intera. Il tradimento dell'«apostolo maledetto» sarebbe funzionale e necessario alla realizzazione del piano di Dio e dunque senza Giuda non potrebbe esserci la salvezza degli uomini. Ecco che per gli autori di questo Vangelo Giuda è definibile come «eroe» e comunque come «vittima sacrificale» impossibilitata a sottrarsi al proprio destino.


Questa è la seconda delle "Tre versioni di Giuda" di Jorge Luis Borges.
Lo scrittore argentino però va oltre e propone una terza versione. Il protagonista del suo racconto, il teologo Nils Runemberg, arriva infatti ad una ipotesi ben più radicale e drammatica. Il vero Redentore compie quanto profetizzato in Isaia LIII): "Salirà come radice da terra arida, non v'è in lui forma né bellezza alcuna... Disprezzato come l'ultimo degli uomini; uomo di dolori, esperto in afflizioni". Dunque secondo Borges/Runemberg, "Dio interamente si fece uomo, ma uomo fino all'infamia, uomo fino alla dannazione e all'abisso. Per salvarci avrebbe potuto scegliere uno qualunque dei destini che tramano la perplessa rete della storia: avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo: fu Giuda".

Ovviamente consiglio la lettura del volume in cui si trova questo racconto, "Finzioni" di Jorge Luis Borges, il libro che io mi porterei nella famosa "isola deserta".


13 gennaio 2006, 10:27 am
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A parte che non vedo il collegamento con RLC, ma forse sono cieco io, l'articolo dimostra che i giornalisti per lo più parlano per sentito dire, infarcendo gli articoli di inesattezze. Oltre a quelle sugli gnostici, il vangelo di Giuda è generalmente datato al II secolo, anni 130-170. Non voi sono attualmente motivi per una datazione diversa. Dove sia poi l'esplosività non è chiaro. La cosa era nota. Alcune chiese antiche tra l'altro hanno fatto di Giuda un santo. Come hanno fatto un santo anche di pilato ecc. ecc. So what? :roll: :roll:

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13 gennaio 2006, 11:20 am
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Waylander ha scritto:
Dove sia poi l'esplosività non è chiaro. La cosa era nota.


Deve essere un po' come quel filmaccio, "Stigmate", in cui una sciampista subiva possessioni in controluce e con effetti flou. Il tema del film era il terribile e segretissimo Vangelo gnostico di Tommaso, che la chiesa non voleva fosse divulgato pena la sua rovina.

Infatti lo si trova in tutte le librerie, anche in edizione economica :)


13 gennaio 2006, 12:26 pm
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Cita:
Proprio nei fogli finali, a compendio dell'intera opera, si presenta Giuda come strumento della volontà di Dio nel progetto salvifico che ha visto il sacrificio di Gesù per l'umanità intera. Il tradimento dell'«apostolo maledetto» sarebbe funzionale e necessario alla realizzazione del piano di Dio e dunque senza Giuda non potrebbe esserci la salvezza degli uomini. Ecco che per gli autori di questo Vangelo Giuda è definibile come «eroe» e comunque come «vittima sacrificale» impossibilitata a sottrarsi al proprio destino.


E questa sarebbe una novità? Ma se me lo ha insegnato con il catechismo suor Caterina quando ero pargolo. Naturalmente senza la perversione dell'"impossibilità a sottrarsi del proprio destino", che è un incubo veterotestamentario.


13 gennaio 2006, 1:25 pm
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mazza quanto siete critici!
ecche' volevate? il vangelo di pippobaudo? :D

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14 gennaio 2006, 8:03 am
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questo e' il "luogo" dove si puo' postare gli articoli che escono sulla stampa.
beh:
1) questi sono usciti su "la stampa" di torino :D
2)ieri o l'altro ieri
3)facendo libere associazioni (alla maniera dei pazzi in psicoanalisi :D ) si riesce a trovare un nesso con rennes le chateau:
-3.1: si parla degli gnostici
-3.2: si parla dei cainiti (citati da bizzarri in un suo libro su rennes le chateau)
-3.3: io su rennes le chateau so solo le "basi", se questo e' un modo di tagliare le gambe nella mia presenza al forum, e' azzeccato :D

in quanto a borges, l'"affaire" mi sembra tutta un'altra cosa...

che i giornalisti sparino minchiate lo sanno pure i preti. bisogna saper leggere tra le notizie: l'1 per cento di verita', minimo, c'e' sempre :D

che giuda sia birichino e Dio si serva dei birichini lo sanno anche i chierichetti, che ci posso fare se ci fanno un articolo sopra? :D

che il vangelo di giuda esistesse sembra lo sapesse anche ireneo di lione........il problema e' che non ne sono mai stati trovati gli originali.....o almeno le coppie copte o crudole........cosa che sara' di imminente pubblicazione, cosi' li aggiungeremo alle tante versioni che la chiesa non ritiene canoniche 8)

3.1,5 : varie ed eventuali........

ps: per completare l'opera, allego altri due articoli usciti lo stesso giorno sulla stampa.
uno e' del vostro migliore teologo :D messori, che a quanto pare al catechismo non avevano detto tutto (almeno che non sia un falso, in tal caso dovrebbe essere smentita l'intervista).
il secondo parla ancora di questi vangeli.....acqua calda certamente, comunque dal punto di vista archeologico (se esiste un'archeologia biblica) probabilmente interessanti.

bacio le mani :D
ed allego nei susseguenti 2 post.

Enea

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14 gennaio 2006, 8:17 am
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Una storia


[N_CL801L5]SEMBRA una maledizione: un gran numero di manoscritti preziosi, in particolare quelli legati alla storia del cristianesimo primitivo, una volta scoperti hanno subito vicissitudini rocambolesche e sono passati di mano in mano prima di poter essere pubblicati. A questo destino non si sottrae il codice con il Vangelo di Giuda: in un percorso trentennale da spy-story personaggi improbabili e senza scrupoli si sono alternati nel suo possesso, secondo un copione che nemmeno il miglior Dan Brown avrebbe potuto immaginare. Trovato negli Anni 70, l'antico manufatto fu venduto da cercatori clandestini a un mercante egiziano, tale Arian (ma forse è un nome di copertura), che con un amico greco portò il prezioso reperto in Europa per venderlo. Nel 1983 i due cercarono di piazzare il codice (per 3 milioni di dollari) a un gruppo di accademici, che però non disponevano di un budget così elevato. Tuttavia uno di loro, Stephen Emmel (oggi docente all'Università di Münster, in Germania), nell'effettuare un primo esame dello scritto riuscì a leggere parte di un dialogo tra Gesù e Giuda. Emozionato corse alla toilette per trascrivere in traduzione ciò che aveva letto: l'affare tuttavia fallì per l'enorme differenza tra la domanda e l'offerta. Vaghe notizie intorno a questo misterioso codice iniziarono a circolare e, sulla base del resoconto fumoso di Emmel, gli esperti iniziavano a pensare al Vangelo di Giuda Didimo Tommaso, il più conosciuto tra i testi gnostici di Nag Hammadi. Dopo anni di assenza dalle offerte sui mercati antiquari, il manoscritto rispuntò nel ‘91 negli Stati Uniti, dove l'aveva portato Arian per metterlo al sicuro da eventuali trafugatori. Il codice giaceva nel caveau di una banca di Long Island (New York) e fu sommariamente studiato da Hedrick, che riuscì di nascosto a fotografarne qualche pagina e che tentò di sensibilizzare all'acquisto un magnate norvegese appassionato d'arte. All'appuntamento a Manhattan con Hedrick e con il suo mecenate, Arian non si recò: Bush padre aveva appena dichiarato la prima guerra del Golfo e l'antiquario egiziano ufficialmente non voleva abbandonare la propria famiglia all'inizio della «terza guerra mondiale», e comunque non voleva stringere affari con gli americani, odiati nemici delle nazioni arabe. Comunque era fatta: il codice era sul mercato, appetito da tutti. Ecco che interviene allora l'olandese Michel Van Rijn, presunto mercante d'arte senza scrupoli (discendente alla lontana addirittura da Rubens), ufficialmente ricercato dall'Interpol, ma in realtà al soldo dell'Fbi e di Scotland Yard per smascherare i trafficanti di mezzo mondo. Van Rijn si muove al fine di indirizzare il prezioso reperto nelle mani di una Fondazione, che possa affidarlo ai migliori esperti per una pubblicazione non più procrastinabile. Il codice finisce così alla Maecenas Foundation di Basilea, creata per l'occasione, che con l'appoggio del National Geographic riesce a racimolare la cifra necessaria all'acquisto. Ma rimane un mistero. Se davvero, come sembra, il manufatto era in origine esteso per una sessantina di pagine, che fine ha fatto la parte mancante? È andata dispersa nel corso dei secoli o soltanto in questi ultimi anni? E in questo caso, chi l’ha sottratta e perché? E cosa contengono le 30 pagine perdute?

a. m.


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14 gennaio 2006, 8:22 am
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La Chiesa si interroga




CITTA’ DEL VATICANO [N_CL801L5]VANGELO di Giuda: la cauta apertura della gerarchia ecclesiastica, la riabilitazione dello scrittore cattolico, la messa in guardia del teologo. «Sono testimonianze utili solo a inquadrare storicamente il cristianesimo delle origini, ma non ne va enfatizzato l’impatto», spiega monsignor Walter Brandmuller, che in Vaticano presiede il Pontificio Comitato di Scienze storiche. «La rilevanza di un testo simile non va ricercata sul piano religioso e mi sembra quanto meno inopportuno attendersi chissà quali novità su ciò che accadde all’alba dell’era cristiana, tanto più che non c’è alcuna attinenza con il culto o il piano religioso - precisa Brandmuller -. Si tratta piuttosto di un apporto che può servire a ricostruire le vicende e il contesto nel quale l’iniziale predicazione dell’insegnamento di Cristo si è svolta».
In particolare il Vangelo di Giuda rilegge la figura del discepolo che tradì Gesù sotto un’ottica originale, che si ricollega agli antichissimi Atti di Andrea, Paolo e Filemone. «Nel Vangelo apocrifo Giuda si salva, mentre in quelli canonici non c’è traccia di perdono, malgrado Gesù avesse insegnato agli altri di perdonare i propri nemici - puntualizza Vittorio Messori, lo scrittore cattolico italiano più letto nel mondo -. La riabilitazione di Giuda risolve il problema della mancata misericordia di Cristo nei confronti dello strettissimo collaboratore che lo consegnò ai carnefici». In pratica Giuda, nel filone «assolutorio» che arriva fino alle visioni cinquecentesche del Purgatorio di Santa Caterina, viene descritto alla stregua di Pietro. «Dopo il tradimento Giuda non si suicida come riportato nei Vangeli canonici, ma si pente, si mette a piangere - osserva Messori -. Gesù lo perdona e per purificarlo lo manda a fare gli esercizi spirituali nel deserto, dove però il Diavolo si impossessa nuovamente di lui. Cristo lo viene a sapere e Giuda viene fatto morire senza che venga specificato come. Ma la misericordia divina si estende all’aldilà, così il traditore viene mandato in un limbo a quattro stelle invece che all’inferno». Una rivalutazione in piena regola, in linea con la rivelazione mistica di Gesù a Santa Caterina: «Se tu sapessi quello che io ho fatto di Giuda...». Mentre nei canonici Gesù dice che sarebbe stato meglio per lui non essere mai nato. «Io, che ho passato la vita a cercare ragioni per prendere sul serio i Vangeli, voglio bene a Giuda e gli sono grato - afferma Messori -. Se i vangeli fossero stati inventati, la figura di Giuda non vi comparirebbe tanto è imbarazzante. Lo scandalo che il Salvatore sia morto per colpa di una delle dodici colonne della fede mette in causa la perspicacia di Gesù, tradito da un garante scelto di persona, e pure la sua giustizia. Pietro colpevole di viltà viene perdonato, Giuda no».
La sua presenza, oltre ad attestare la veridicità storica dei Vangeli, pone un interrogativo fondamentale: amico o traditore? «Entrambe le cose - risponde Messori -: era un passionale, non un affarista cinico, ma soprattutto era l’unico apostolo che veniva dalla Giudea e non dalla Galilea». Quindi, come tutti i giudei aveva l’idea di un Messia guerriero che stabilisse il regno di Dio in terra. «Fu così deluso da un Gesù votato al patibolo da sperare in una sua reazione davanti ai soldati del Sinedrio». Non tradimento per denaro, dunque, bensì estremo tentativo di cambiare volto alla missione salvifica del Redentore. «Con trenta sicli d’argento si comprava a malapena un vecchio schiavo - puntualizza Messori -, poi Giuda era l’amministratore del gruppo, gli sarebbe convenuto scappare con la cassa piuttosto che accontentarsi della modestissima mancia dei sommi sacerdoti». Il mistero Giuda ha ispirato nei secoli centinaia di scrittori e pittori, malgrado i Vangeli gli dedichino poche righe. «È pericoloso e sbagliato sganciare dal protocristianesimo i nuovi contributi che vengono dall’archeologia: bisogna stare attenti a non alimentare derive “New age” ed eresie da libera interpretazione», avverte il teologo Giovanni D’Ercole, presidente orionino dell’Associazione mondiale dell’Apostolato di Fatima. «Il rischio è di inquinare la verità del Nuovo Testamento con l’eterodossia su fatti e figure evangeliche - mette in guardia monsignor D’Ercole -, dobbiamo evitare di creare confusione nei credenti con letture o valutazioni che non siano improntate a una rigorosa valutazione dei documenti». Per il Vangelo di Giuda, quindi, deve valere la regola aurea della teologia: «Sono appunto testi apocrifi, che non inficiano la validità del corpus che rappresenta l’ortodossia». Il rischio è che qualcuno voglia forzarne la lettera per «avvalorare correnti o mode ereticali che nulla hanno a che vedere con l’autentica fede e sfociano nel finto spiritualismo di tendenza».


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14 gennaio 2006, 8:23 am
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