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IL QUESTIONARIO (1910)
In risposta all'accusa di aver speso grosse somme per la costruzione di una casa e per il suo mobilio, Saunière scrive:
Altri sacerdoti di mia conoscenza hanno costruito come me, hanno comprato molti beni, delle case, montato una latteria, ecc. e l'autorità ecclesiastica li ha lasciati in pace. Altri alla loro morte hanno lasciato in eredità delle somme favolose, fantastiche, da 80 a 100 mila [franchi] e più, e l'autorità non ha detto nulla. Altri hanno sempre viaggiato a destra e a sinistra, hanno passeggiato, frequentato le terme, visitato Roma, Gerusalemme o fatto collezione di banconote o di pezzi da 20 franchi e l'autorità non se ne è mai occupata. Da parte mia, ho acquistato qualche appezzamento di terra, ho riparato la chiesa, il presbiterio, costruito una casa, ho faticato, mi sono rotto le ossa, ho speso i miei averi e tutti strillano agitati e hanno da ridire per il fatto che avrei speso troppo, mi chiedono chi mi abbia dato il soldi necessari, ecc.
In risposta all'accusa di aver acquistato mobilio per oltre 12 mila franchi, tra cui addirittura un mobile di 3000 franchi, scrive:
Si tratta di un errore, non possiedo alcun mobile da 3000 (franchi), né ho alcunché di simile tra tutto il mobilio che possa costare una cifra così spropositata. Non ho affatto acquistato mobili per una cifra di 12 mila [franchi]; potrebbe essere che la somma dei costi delle varie giornate richieste ai falegnami per montarli, unita ai costi del mobilio, arrivi a 12000 [franchi]. In ogni caso, per concludere, che io abbia acquistato per 12 mila o per 15 mila, questo non riguarda nessun'altro che non la mia coscienza.
Un'analisi delle fatture (1) della casa Noubel di Carcassonne ci permette di verificare l'affermazione del sacerdote; in effetti il mobile più costoso in possesso di Saunière è la vasta biblioteca di legno in stile gotico montata nella Tour Magdala: il suo costo era stato di 1900 franchi.
L'ipotesi che i materiali e la manodopera raggiungano i 12 mila franchi è confermata dalle stesse due fatture (2), rispettivamente di 5011,70 e di 7632,55 franchi. La cifra complessiva, di 12644,25 franchi, è molto vicina a quella per la quale si difende Saunière; è lecito supporre che il vescovo avesse informazioni molto precise sulle somme spese dal sacerdote.
In risposta all'accusa di aver venduto messe non autorizzate dentro e fuori la diocesi, Saunière scrive:
E' vero, in effetti; verso il 1885, all'inizio del mio ministero a Rennes, essendoci una totale penuria di intenzioni di messe, ho iniziato a chiederne, esattamente come alcuni miei confratelli, presso il segretariato vescovile. Questi signori, dopo aver soddisfatto le nostre richieste per due o tre volte, cominciarono a congedarci gentilmente, dicendoci che non ne avevano più. Anche dopo qualche richiesta successiva non ottenemmo nulla. Il segretariato non aveva più messe per noi. In realtà ne aveva, noi lo sapevamo e ne avevamo la prova; ma gli onorari di quelle messe non erano destinati a noi, poveri curati di campagna. Stanchi di insistere, abbiamo cominciato a rivolgerci a qualche comunità religiosa di cui qualche sacerdote più caritatevole ci aveva fornito l'indirizzo e, in effetti, gli onorari delle messe non tardarono ad arrivare, ed arrivarono in gran numero. Ricevetti tutte quelle che potevo e donavo ai miei confratelli quelle che non riuscivo a recitare. Qualche tempo fa Monsignor Billard (3) ha saputo da persone alle quali avevo più volte offerto messe e mi ha chiesto di giustificare in qualche modo il mio gesto, ma io ho continuato perché non credevo di far male, perché accanto agli onorari di media entità che ricevevo ce n'erano altri decisamente più alti e infine ho continuato perché non ero affatto il solo ad agire così, ad offrire messe fuori dalla diocesi malgrado i divieti reiterati da parte di Monsignor [il Vescovo]
In risposta all'accusa di aver proseguito nella vendita nonostante la promessa di astenersi fatta al Vescovo, scrive:
Avevo promesso a Monsignore [il Vescovo] di non offrire più messe, ma di indirizzare a lui le richieste quando ne avessi avuto bisogno. Nonostante non ne abbia più chieste, le richieste continuavano ad arrivarmi, e quindi non mi è stato materialmente necessario chiederle a lui. Il quale ha poi concluso che io stessi continuando a fare offerte soltanto perché aveva ricevuto le lettere di alcune persone che gli chiedevano il permesso di inviarmi le messe o di continuare a farlo, e perché costoro gli avevano spedito le lettere in cui io mi appellavo al loro buon cuore offrendo loro delle messe. Riassumento, dalla mia promessa al Vescovo di interrompere le offerte, non ne ho più offerte, o comunque non ricordo di averlo fatto; ma ho continuato a riceverne.
Saunière aggiunge che, in ogni caso, la richiesta diretta di messe gli era più favorevole, perché con la rete di conoscenze che aveva messo in piedi aveva trovato acquirenti che gli spedivano anche dai 3 ai 5 franchi per ogni messa, mentre il vescovo gliele avrebbe procurate a cifre inferiori, pari ad un franco e mezzo o al massimo due.
In risposta all'accusa di aver intrapreso un vero e proprio "commercio" di messe e di essersi arricchito proprio in quel modo, scrive:
Se per "commercio di messe" si intende il fatto di donare agli altri quelle che non avrei potuto celebrare, la mia risposta è: sì, sono colpevole. Ma se per "commercio di messe" si intende rivenderne agli altri, per esempio al costo di 1 franco o 1 franco e mezzo, mentre io ne avevo ricevuti 2 o più, allora rispondo di non ricordare di averlo mai fatto. Comunque so che qualcun altro l'ha fatto, conservando la differenza per finanziare le loro Opere o la loro Chiesa. Quanto alla questione di essermi arricchito tramite gli onorari come insinua la citazione, rispondo di essere tutt'altro che ricco. (4)
1.Documento 42 in Pierre Jarnac (a cura di), Les Archives de l'abbé Saunière * 101 Documents reproduits d'après les originaux, Perpignan: Pégase, 2002
2.La prima fattura copre il periodo tra il 28 dicembre 1907 e il 20 aprile 1910, la seconda vi si sovrappone parzialmente, coprendo il periodo tra il luglio 1908 e il 30 aprile 1910
3.Il passo, da altri interpretato come lapsus, volendosi riferire forse all'attuale vescovo e non a Billard, potrebbe invece confermare quanto già scritto sopra: ovvero il fatto che sia stato proprio Billard a vietare per primo la vendita delle messe a Saunière. Tra i sostenitori del lapsus si veda Christian Doumergue, Bérenger Saunière, prêtre libre à Rennes-le-Château, Nimes: C. Lacour Éditeur, 2000, p.241
4.L'intero questionario qui citato è riprodotto in Claire Corbu, Antoine Captier, L'héritage de l'Abbé Saunière, Nice: Bélisane, 1995, pp.187-189
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INDICE DELLA GUIDA
 | Questa guida rappresenta la più vasta ricostruzione storico-documentaria ad oggi realizzata sull'enigma di Bérenger Saunière.
E' oggi considerata il punto di riferimento più serio e approfondito sulla storia di Rennes-le-Château. | |