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Una testimonianza unica di tre anni di ricerche e confronti intorno al mistero di Rennes-le-Château,
conservata per documentare una stagione irripetibile della sua storia.

 
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La tradizione esoterica di Poussin

 
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the captain



Joined: 02 Sep 2005
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PostPosted: 21 March 2006, 3:11 pm    Post subject:

Cari amici,
giusto di passaggio, vedo che si parla di Poussin.
Allora se permettete dico qualcosa che permetterà di capire cosa ne penso.
1) Poussin non è mai stato a RLC ( lo si deduce anche da come dipinge i paesaggi)
2) Poussin non era un illuminato da Dio
3) le cose di cui era a conoscenza gli sono state dette da altri
4) probabilmente alcuni quadri gli sono stati commissionati e all'inizio lui non era al corrente di nulla
5) Entrato a far parte di circoli esoterici è stato iniziato da altri.

Ad un certo punto " Tenet confidentia "

Io non sono qui per insegnare niente a nessuno e devo dire che parlare a fondo di un argomento come questo richiede lunghi scritti e fatiche che eviterei volentieri, a meno che alcuni interlocutori non siano fortemente interessati.
Bisogna prima di tutto affrontare un capitolo sulle frequentazioni Poussiniane, bisognerebbe parlare dei gesuiti, del secolo dei Rosacroce e del culto di Iside .
E' chiaro che molte cose, se si entra in un discorso " in media res " non possono essere comprese.
Per quanto riguarda i pastori d'Arcadia, due sono i dipinti e due i periodi.
Nel primo dipinto Poussin pensava di aver spiegato chiaramente le origini Arcadiane, ma ha dovuto anni dopo, negli anni della maturità, rettificare questo concetto, con riferimenti più precisi.
In realtà si era reso conto che le origini Arcadiane erano egiziane.
Gli Arcadiani erano gli ultimi a perpetuare i riti dei Misteri importati dall'egitto.
Per quanto riguarda l'iscrizione et in arcadia ego :
Per me è l'anagramma di ARA IN TEGEA DICO
( RACCONTO DI UN SEPOLCRO IN TEGEA ) o dico di un sepolcro in Tegea,
o parlo di un sepolcro in Tegea.
Un uomo colto come Poussin non poteva non conoscere la storia di Lica e della tomba di Oreste.
Per farla breve e non tediarVi, si racconta che gli Spartani perdevano tutte le guerre contro gli Arcadi perchè non trovavano la tomba dell'eroe Oreste.

Da " Storie " di Erodoto
67
Così durante la prima guerra sempre con esito costantemente sfavorevole lottarono contro i Tegeati; invece al tempo di Creso e del regno a Sparta di Anassandrida e Aristone gli Spartani erano ormai riusciti vincitori nella guerra, e lo erano riusciti nel modo seguente:
[2] poiché venivano sempre battuti in guerra dai Tegeati, mandarono messi a Delfi per chiedere quale degli dei propiziandosi sarebbero riusciti superiori ai tegeati nella guerra. E la Pizia profetò loro che lo sarebbero riusciti quando avessero ricondotto in patria le ossa di Oreste figlio di Agamennone.
[3] Ma, poiché non furono capaci di rintracciare la tomba di Oreste, mandavano di nuovo al dio per chiedere il luogo in cui Oreste giaceva. Ai messi che le rivolgevano questa domanda così la Pizia risponde:
[4] "C'è una Tegea d'Arcadia in luogo piano, ove due venti spirano sotto una forza possente e c'è colpo e contraccolpo, e danno su danno. Lì la terra datrice di vita tiene l'Agammennonide; tu portandolo via sarai vincitor di Tegea"
[5] Quando gli Spartani ebbero udito ciò, benché da per tutto cercassero, pure non erano meno lontani dal trovarlo, finché Lica, uno degli Spartani detti "benemeriti", lo trovò. I "benemeriti" sono cinque cittadini, scelti ogni anno, sempre i più anziani, fra i cavalieri; questi nell'anno in cui sono tratti a sorte fra i cavalieri hanno il dovere di non stare mai in ozio, e vengono mandati chi qua chi là dallo stato spartano.


68
Lica dunque, uno di questi uomini, aiutato e dal caso e dalla sua avvedutezza la trovò a Tegea. Essendoci in quel tempo libertà di scambio con i Tegeati, capitato in una officina egli osservava la lavorazione del ferro, e stava tutto meravigliato a contemplare il lavoro.
[2] Il fabbro, accortosi della sua meraviglia, gli disse interrompendo il lavoro: "Certo, o ospite spartano, se tu avessi visto ciò che io vidi molto ti saresti meravigliato, dal momento che tanto ammiri la lavorazione del ferro.
[3] Ché io, volendo farmi in questo cortile un pozzo, scavando trovai un'urna di sette cubiti. Non credendo che fossero mai esistiti uomini più grandi di quelli di oggi la aprii e vidi il cadavere, che era della stessa lunghezza dell'urna. Dopo averlo misurato tornai a seppellirla". Questi dunque gli diceva ciò che aveva visto, e l'altro, avendo riflettuto su tali parole, congetturava che secondo l'Oracolo quello doveva essere Oreste, da questo arguendolo:
[4] vedendo i due mantici del fabbro trovò che erano i venti, e l'incudine e il martello erano il colpo e il contraccolpo, e il ferro lavorato il danno aggiunto a danno, da questo a un dipresso desumendolo, che il ferro è stato inventato per la rovina degli uomini.
[5] Fatte questo congetture se ne tornava a Sparta e riferiva ai lacedemoni ogni cosa. Ma essi lo bandirono, accusandolo di falso. Allora, tornato a Tegea e esposta al fabbro la sua disgrazia, tentava di prendere in affitto il cortile, mentre quello non voleva darlo.
[6] Come poi col tempo l'ebbe persuaso, andò ad abitarvi e allora, scavata la tomba e raccolte le ossa, tornava con esse a Sparta e da quel momento, ogni volta che combatterono fra loro, gli Spartani riuscirono di gran lunga superiori in guerra."

Lica viene da léicho lambisco
líchnos =ghiotto, avido, curioso
Lica = curioso, bramoso (di conoscenza) è dunque l'iniziando.
Tegea viene da stégo = proteggo, tengo segreto, custodisco.

Così Lica ammirando il fabbro intento a lavorare il ferro, ne coglie l'aspetto esoterico, e cerca di affitare il cortile (di essere iniziato) ma senza riuscirvi perchè Tegea lo respinge.
Ci riuscirà dopo molti sforzi, comprendendo che i rituali metallurgici implicano il sacrifio del Dio.

Paola Santucci, nel suo ottimo Poussin: tradizione ermetica e classicismo gesuita dice:

"Costoro si erano resi divulgatori di quella particolare tradizione, già accolta e tramandata da Marsilio Ficino e dai dotti umanisti della fine del '400, che faceva capo allo studio degli Hermetica, cioè di quei testi attribuiti al mitico filosofo egiziano Ermete Trismegisto e che venivano considerati espressione della prisca theologia, di una conoscenza divina più antica dello stesso Mosè.
Poussin dunque aderì alla teosofia ermetica e di questa egli colse soprattutto l'aspetto relativo all'identità di tutti gli dei in un'unica divinità. Era la stessa tesi propugnata dai gesuiti contemporanei per i quali la diffusione del sincretismo in chiave cristiana fu compito primario poiché il momento storico richiedeva uno strumento valido per la evangelizzazione dei popoli extra-auropei. Fu forse su questa base di affinità ideologica ed intellettuale che Poussin strinse i suoi rapporti con i rappresentanti della Società".

Ho aderito a questa teoria in quanto mi sembra la più logica.

Tornando al dipinto, non è difficile ipotizzare chi siano i 5 personaggi,
( cinque ) se il defunto nella tomba è Oreste.
Questo significato è allegorico, e potrebbe adattarsi ad Osiride, come al Cristo.

Il suo sigillo " Tenet Confidentiam " dice da solo che :
se possiedo una confidenza è perchè qualcuno me l'ha fatta.

Lo stesso Poussin allargherà al cognato Gaspar Dughet le sue confidenze, così come a molti altri del circolo dell'Accademia Arcadica.

l'argomento è lungo ed espresso qui superficialmente, alla prossima....

Saluti
Cap
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Lenny Nero



Joined: 13 Oct 2005
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Location: Annexia

PostPosted: 21 March 2006, 4:58 pm    Post subject:

Caro The captatin,

concedimi di fare il pignolo di turno.
La storia da te perfettamente narrata è anche perfettamente conosciuta da chiunque abbia letto anche solo il libro di Baietti, che illustra compiutamente tutto il mitologico possibile intorno a RLC.
Detto cio', già prima posi una domanda in merito, ma forse non sono stato chiaro.

1)Prove che Poussin fosse un "iniziato"?
Insomma, vanno bene le teorie e le favole, ma io sono famelico oltre che di congetture, per divertirmi, di dimostrazioni inconfutabili, per sapere a che cosa dare credito.

2)I miei studi classici per fortuna mi consento di sapere chi fosse Oreste.
Mi chiedo su che basi si fondi il trittico Oreste-Osiride-Cristo.
Se da una parte sono il primo a sottolineare sempre (maliziosamente) i troppi punti in comune tra la storia di Cristo e molte altre figure religiose, e non, il paragone con Oreste mi sfugge...
Va bene il gioco dei rimandi e dei paralleli, tipico dell'occultismo moderno, ma c'è un limite anche a questo.
Kenneth Grant direbbe che solo chi è iniziato è in grado di cogliere le corrispondenze simboliche tra figure mitologiche apparentemente diverse.
Ha ragione, ma solo nel momento in cui queste corrispondendenze condividono pienamente un significato simbolico preciso.

E per ora pongo solo queste due domande, perchè in realtà ne porrei molte altre; tuttavia mi paiono centrali.

Mi rettifico, ne pongo una terza.
3)Il pulcino dei segreti non è mai stato a RLC?
C' è chi proprio partendo dai quadri afferma il contrario...
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the captain



Joined: 02 Sep 2005
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PostPosted: 21 March 2006, 6:08 pm    Post subject:

Caro lenny,
avendo io una cultura mediocre, non pretendo di avere una risposta per tutto.
Una risposta sulla tua prima domanda si può trovare su questo libro di Félibien :
"Entretiens sur les vies et sur les ouvrages des plus excellents peintres anciens et modernes avec la vie des architectes".
dove c'è un dialogo dell'autore con un certo " Pymandre" che il nome francese del protagonista di un dialogo di Ermete Trismegisto contenuto nel famoso Corpus Hermeticum.
Félibien, suo amico e contemporaneo mette Poussin sotto l'influenza di Ermete Trismegisto.
Probabilmente l'iniziazione di Poussin all'ermetismo è anteriore ai suoi contatti con l'ambiente gesuita, e sembra più probabile che risalga all'incontro con il cavalier Marino.

Dall'estratto di una lettera di Poussin del 25 novembre 1658 a Chanteloup vi sono chiare tracce verso la pratica operativa alchemica:
Riporto parte della lettera:
"Vi ho promesso di spiegare i parerga che sono in fondo all'ultimo quadro che vi ho fatto.

Ecco quello che è:

Una processione di sacerdoti, dalle teste rasate e coronate d'alloro, vestiti nel loro modo con tamburini, flauti e trombe, e sparvieri sui bastoni. Quelli che sono sotto il portico portano la cassa, contrassegnata Sero Apin, in cui erano racchiuse le reliquie e le ossa di Serapide loro dio, al tempio del quale si incamminano. Il restante che appare dietro quella donna vestita di giallo, non è altro che un edificio costituito per il riposo dell'uccello Ibis, che là è rappresentato, e quella torre, che ha il tetto concavo, con quel gran vaso per raccogliere la rugiada...".

Il ruolo svolto dalla rugiada nell'Opera alchemica, per chi segue questa materia è chiaro e denso di significato.
Ancora più chiaro appare nel dipinto di Guercino, dove i due personaggi ( l'iniziato e il mentore ) sono di fronte al caput mortum, che per altro compare anche nel primo dipinto di Poussin.

Per quanto riguarda Oreste, egli è direttamente citato nelle "Storie" di Erodoto, ed è preso in causa per il collegamento fatto dalla frase
ARA IN TEGEA DICO e della storia di Lica.

Ricordiamo che la tradizione arcadica è originaria d'Egitto, e che nel secolo di cui parliamo viene ritrovato in pieno il sincretismo alessandrino, quindi se nel primo dipinto l'accostamento ad Oreste che muore per il morso di un serpente,appare chiaro, dobbiamo pensare che è comunque puramente simbolico e nel secondo dipinto può essere sostituito tranquillamente con Osiride ucciso e smembrato Set, o da Dionisio sbranato dai Titani.
Tutti questi eroi o semidei saranno in un secondo tempo sostituiti da Hiram, che in lingua ebraica ha lo stesso significato di Oreste, cioè
" Colui che risiede in alto "

Ed ecco il riferimento che cerchiamo:
COLUI CHE RISIEDE IN ALTO.

Poussin ci dice che c'è una tomba dove riposa Colui che risiede in alto!

Il fatto che Lui non sia stato a RLC, non ha nessuna importanza, e non può in nessun caso essere preso come prova di alcunchè.
La confidenza che gli è stata fatta è nei suoi dipinti, anche se i paesaggi non sono poi così realistici.
Purtroppo tutti guardano i pastori d'Arcadia, e pochi conoscono la vasta opera Poussiniana dove i riferimenti a Rennes sono anche molto più chiari!
Molti cercatori pensano che provare che Poussin sia stato a Rennes sia la prova sacrosanta, ma io credo non sia per niente importante.
Se ho una confidenza, trasmetto semplicemente la confidenza, anche se non ho visto.
Certi paesaggi e certi sentieri gli sono stati sicuramente descritti, ma credo che Poussin non conoscesse la regione.

Cerco un paio di dipinti interessanti
Alla prossima
Saluti
Cap
Questo dipinto è di proprietà di Mr. Robert Tiers et così le immagini seguenti




Notare come mentre apparentemente Poussin dipinge una improbabile periferia di Roma, sull'albero a destra ci mette come fosse un cartello stradale indicatore di localita' un ramo particolare.
Guardate quel ramo.... avete mai visto un ramo fatto così?
Sembra ci sia scritto Rennes


Last edited by the captain on 21 March 2006, 6:44 pm; edited 1 time in total
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Diego Cuoghi



Joined: 24 May 2005
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PostPosted: 21 March 2006, 6:33 pm    Post subject:

the captain wrote:

Per quanto riguarda i pastori d'Arcadia, due sono i dipinti e due i periodi.
Nel primo dipinto Poussin pensava di aver spiegato chiaramente le origini Arcadiane, ma ha dovuto anni dopo, negli anni della maturità, rettificare questo concetto, con riferimenti più precisi.


Tre. C'è anche il capostipite, quello del Guercino.

A questo proposito suggerisco la lettura di queste due pagine dedicate al significato di "Et in Arcadia Ego":

Quote:
Per me è l'anagramma di ARA IN TEGEA DICO
( RACCONTO DI UN SEPOLCRO IN TEGEA ) o dico di un sepolcro in Tegea, o parlo di un sepolcro in Tegea.
Un uomo colto come Poussin non poteva non conoscere la storia di Lica e della tomba di Oreste.


Immagino allora che tu conosca queste pagine, già segnalate in questo forum:

Guercino
http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep4/ep4bald.htm
Poussin
http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep5/ep5-bald.htm


Ripropongo anche un messaggio che inviai un mese fa in un altro topic:
http://www.renneslechateau.it/forum/viewtopic.php?t=980

--------

Questa mattina stavo cercando riferimenti sull'arte prima e dopo il concilio di Trento, così ho preso dallo scaffale il volume 6* della "Storia dell'arte italiana" pubblicata da Einaudi.
Proprio alla fine c'è un lungo capitolo sulla fortuna del tema dell'Arcadia. Leggendo mi sono imbattuto in questa notizia che non mi pare aver mai visto citata nei tanti commenti sui dipinti di Guercino e Poussin:

"Sollecitato da un committente erudito (per Panofsky forse il Rospigliosi, per Mahon il giro di Padre Mirandola), Guercino si intrattiene con i pastori d'Arcadia. Il titolo del suo dipinto giovanile alla Galleria d'arte Antica a Roma, ricordato nel 1644 nell'Inventario del cardinale Antonio Barberini, è ormai famoso: Et In Arcadia Ego . L'analisi di Panofsky è tuttora valida anche dopoo il ritrovamento, da parte di F. Della Corte, dei versi di Ausonio che si riferivano alla tomba di Terenzio, uno dei resti più famosi in Arcadia, e doveva essere ben noto al circolo erudito in cui si muoveva Guercino amico di latinisti fra Venezia e Roma. Era evidente che poteva offrire una circolarità di passaggi, dentro il tema ampio della morte: la tomba poteva avere, secondo Della Corte, l'iscrizione mutila: "(proferunt in scaenam meae fabulae) et in Arcadia ego (iaceo)"

Dunque "ET IN ARCADIA EGO" è solo parte di un testo più lungo e conosciuto da anni agli studiosi. Non mi pare però di aver mai letto citazioni al riguardo nei tanti libri pubblicati sull'affaire Rennes le Chateau. Si fa sempre riferimento al solo motto singolo, non a tutta la frase che lo contiene.
Ad esempio: http://www.specchiomagico.net/rennespoussin.htm
Questo equivoco ha portato spesso a chiedersi il perché di una frase senza molto senso grammaticale (manca il verbo), cosa che sarebbe spiegabile sapendo che è parte di un testo più lungo e di senso compiuto.

Osservando bene entrambi gli esempi più famosi possiamo vedere che nel caso del Guercino la frase è incisa su un frammento architettonico
http://www.wga.hu/frames-e.html?/html/g/guercino/0/arcadia.html
in Poussin l'iscrizione è in gran parte coperta dai personaggi che si trovano davanti alla tomba e che ci permettono così di leggere solo parte di un testo probabilmente più lungo inciso sul fronte
http://www.wga.hu/frames-e.html?/html/p/poussin/2a/23arcadi.html

Florus ego hic iaceo quondam bigarius infans...
Io Floro qui giaccio, un tempo auriga bambino ..
(iscrizione sepolcrale)

Dunque ... in Arcadia "io giaccio", non "io esisto" o "io vissi" o "io sono" come si è letto tante volte.

Nella pagina successiva si passa ad analizzare la seconda versione di Poussin, quella famigerata legata al mistero di Rennes Le Chateau. L'autore del saggio commenta così il soggetto:

"Alla base era, per Poussin, la lettura indagata, iconica, di Sannazzaro, nel passo che descrive la tomba di Fillide:

... farò fra questi rustici
la sepoltura tua famosa e celebre.
Et da' monti Thoscani et da' Ligustici
verran pastori ad venerar questo angulo
... Et leggeran nel bel sasso quadrangulo
il titol che ad tutt'hora il cor m'infrigida

Ho voluto controllare il testo dell'Arcadia di Sannazzaro
http://www.ozoz.it/cyberbooks/autori/aut_s/sannazzaro.htm
ma il testo continua con un verso che non comprende quello che leggiamo nel dipinto di Poussin:

per cui tanto dolor nel petto strangulo:
"Quella che a Meliseo sì altera e rigida
si mostrò sempre, or mansueta et umile
si sta sepolta in questa pietra frigida".

Forse Poussin (o con più probabilità il suo committente) ha unito il verso di Sannazzaro che descrive la tomba di Fillide, visitata dai pastori d'Arcadia, con quello di Ausonio che parla della tomba di Terenzio?
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the captain



Joined: 02 Sep 2005
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Location: Milano- Skype vr_46_

PostPosted: 21 March 2006, 6:58 pm    Post subject:

Caro Diego,
io ho segnalato quella che ritengo l'ipotesi più probabile.
Tutto quanto scritto su internet, può essere preso in considerazione, letto studiato, approvato o cestinato.
Sono tutti pareri, studi, testi di scrittori, commentatori, esperti e professori.
Dobbiamo alla fine farci un idea.
Io ho detto quale sia la cosa per me più probabile, mi sono fatto la mia idea leggendo a destra e a manca scritti e teorie, anche se non è detto che sia la giusta o la vera.
Tu, che idea personale ti sei fatto ?

Concludo dicendo come sempre che la conoscenza approfondita del territorio è la cosa più valida e certa.
Non voglio causare altre discussioni dicendo che la tomba che ha dipinto Poussin ( quella che tutti conoscono e chiamano dei pontili o di Arques ) non è la vera tomba.
Però, la verità è che questa tomba esiste, non è dove si pensa ,ma altrove, è presente, nel cromleck e se farò in tempo ad andarci la fotograferò nei prossimi giorni.
Saluti
Cap
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Lenny Nero



Joined: 13 Oct 2005
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Location: Annexia

PostPosted: 21 March 2006, 7:10 pm    Post subject:

Oreste significa colui che sta sui monti..montanaro...
significato affine, ma non così forzato come colui che risiede in alto, inteso in quel senso "divino".

Hiram significa "il piu' alto", non colui che risiede in alto.
Ed ha una valenza spirituale.
Sempre affine, ma, di nuovo, se vogliamo forzare i significati e non cogliere le sfumature.

Diego non prende di certo i testi da internet...
Ci sono diversi post su Poussin e sono sempre stati citati studi piu' seri ed approfonditi di qualunque link del web...

Sorry, sarà la stanchezza...ma su quale ramo devo leggere RENNES? Embarassed Shocked

Inoltre mi pare che molte tue frasi siano prese da qua:
http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep5/ep5-bald.htm
Sarebbe corretto citarlo, non c'è nulla di male, ma vedo che anche Diego l'ha fatto notate.
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Diego Cuoghi



Joined: 24 May 2005
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PostPosted: 21 March 2006, 7:44 pm    Post subject:

the captain wrote:
Notare come mentre apparentemente Poussin dipinge una improbabile periferia di Roma, sull'albero a destra ci mette come fosse un cartello stradale indicatore di localita' un ramo particolare.
Guardate quel ramo.... avete mai visto un ramo fatto così?
Sembra ci sia scritto Rennes


E perché Rennes? Per quel colle con rovine simili a millanta altri colli con rovine più o meno ispirate ai paesaggi italiani visibili in dipinti simili?

Comunque è tutto preso da qui:
http://www.nicolaspoussin-tiers.com/index.html

Quote:
Tu, che idea personale ti sei fatto ?


Non mi faccio idee personali se non ho basi documentali. Non mi bastano le suggestioni più o meno romanzesche di chi vede allineamenti, riferimenti, anamorfosi, ecc.

Per quello che riguarda Poussin, non essendoci prove di legami con Sauniere e con Rennes Le Chateau, non penso niente se non che il tema dell'Arcadia e della meditazione sulla morte era uno dei soggetti più diffusi dell'arte e della letteratura seicentesca.
Dico che non ci sono prove perché gli unici legami sono il mai documentato viaggio a Parigi e i mai provati acquisti di stampe di opere di Teniers e Poussin. Per quel che ne so si tratta di invenzioni di Pierre Plantard.

http://www.renneslechateau.it/rennes.php?id=20&url=studi_parigi.php

Plantard, con lo pseudonimo di Henri Lobineau, nel capitolo in cui parla del viaggio a Parigi scrive che "Un giorno di febbraio del 1892 il giovane abate Hoffet ricevette uno strano visitatore: si trattava dell'abate Saunière, curato di Rennes-le-Château dal 1885, che era venuto a chiedere al giovane ma erudito linguista di tradurre alcune misteriose pergamene che aveva trovato nei pilastri che reggevano l'altare visigoto della sua chiesa."
Plantard ha ragione, Hoffet era giovane, infatti nel 1892 aveva 19 anni. Ma non era abate, infatti era appena entrato nel noviziato. E non si trovava a Parigi ma a St. Gerlach in Olanda. Sarà ordinato sacerdote a Liegi nel 1898 e tornerà a Parigi solo nel 1914. (M. A . Iannaccone "Rennes Le Chateau, una decifrazione", pag 126)

Se la storia delle riproduzioni di Poussin e Teniers ha lo stesso valore di questa notizia su Hoffet allora... tira tu le conclusioni. Che idea personale ti sei fatto?
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Diego Cuoghi



Joined: 24 May 2005
Posts: 476

PostPosted: 22 March 2006, 9:36 am    Post subject:

the captain wrote:
Notare come mentre apparentemente Poussin dipinge una improbabile periferia di Roma, sull'albero a destra ci mette come fosse un cartello stradale indicatore di localita' un ramo particolare.
Guardate quel ramo.... avete mai visto un ramo fatto così?
Sembra ci sia scritto Rennes


Ho capito solo ora il perché di questa affermazione.Shocked
Il ramo sarebbe tagliato a forma di... corna di renna! Smile
Da ciò si deduce "Rennes" Very Happy

http://www.chez.com/t3m/tab-poussin-hercule.htm

Ora però bisognerà spiegare cosa c'entrano le renne con Rennes Le Chateau. Non c'entrano? Allora si potrà dire che quel ramo è fatto come le corna di un cervo:
"Une branche sans feuilles de l'arbre de droite est taillée comme un bois de rennes (RLC) ou de cerf (Serres)"
Dunque tutto fa brodo. Renne o cervi tout se tiens, basta che si possa aggiungere un capitolo al gioco di ruolo.

La storia del nome del paese però è diversa e non ha certo a che fare con le renne:

-----------------------
(1171) Nell'atto di matrimonio del conte Roger con la contessa Adelaide, infatti, venne firmata la concessione di Reddam cum toto comitatu Reddensi.
(...)
Nel 1231 l'intera regione del Razès fu affidata a Pierre de Voisin, siniscalco di Simon de Montfort, e nel documento che elenca le città dell'area, si fa riferimento a Redda non più con i vecchi termini "castrum" (città fortificata) o "civitas" (città) ma con le parole "Villam de Redde" (il piccolo borgo di Redda)
(...)
La città stava in effetti cambiando nome. Un documento del 1347 custodito presso gli archivi vaticani parlava di un Rector de Regnis, alias de Reddis.
(...)
Intanto, i documenti dell'epoca testimoniano la lenta trasformazione del nome del paese: nel 1571 si parla di Règnes e nel 1589 si fa un primo accenno a Rehennes.

http://www.renneslechateau.it/rennes.php?id=10&cap=0

----------------


... ci sono renne in Francia?
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Diego Cuoghi



Joined: 24 May 2005
Posts: 476

PostPosted: 22 March 2006, 11:12 am    Post subject:

the captain wrote:


Lica viene da léicho lambisco
líchnos =ghiotto, avido, curioso
Lica = curioso, bramoso (di conoscenza) è dunque l'iniziando.
Tegea viene da stégo = proteggo, tengo segreto, custodisco.



Lica con più probabilità proviene da lýkos che significa lupo.
Licantropia:
http://kidslink.bo.cnr.it/irrsaeer/frankie/lica/lica.html

E se vogliamo trovare un legame con l'Arcadia, eccolo:

http://en.wikipedia.org/wiki/Lycaon

LICAONE
Tiranno di Arcadia e grande blasfemo. Tentò assieme ai figli di dare in pasto a Zeus carni umane. Tutte le versioni concordano nell'indicare, quale causa del barbaro atto dei figli di Licaone, la loro volontà di provare se l'ospite fosse effettivamente un dio: in questo caso, infatti, egli avrebbe saputo riconoscere la presenza di carni umane nel banchetto (Ovidio, Metamorfosi 1, 196 ss.; Igino, Favole 176 e 225; Eratostene, Catasterismi 8; Nonno, Dionisiache XVIII, 20 ss). Le discordanze riguardano invece la figura di Licaone stesso: alcuni autori lo considerano, al contrario dei suoi figli, uomo di grande devozione, che gli dèi in persona frequentavano, scatenando l'empia incredulità dei figli. Ma più genuina sembra essere la versione (ovidiana, ad esempio) che fa di Licaone stesso il colpevole di tale delitto: per la sua perversità, Licaone fu trasformato in lupo (e il suo nome stesso rivela infatti una connessione con lykos, "lupo"). Il racconto è certamente correlato con la presenza di sacrifici umani nei rituali in onore di Zeus Licio, in Arcadia, di cui si ha testimonianza ancora in epoca storica. ( http://www.miti3000.it/mito/index.htm?http://www.miti3000.it/mito/greca_lm.htm )

Anche la regione della Licia deriva il suo nome dai lupi.
I miti greci del lupo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Mito_dei_cacciatori#I_miti_greci_del_lupo
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Alberto



Joined: 03 Jan 2006
Posts: 49

PostPosted: 22 March 2006, 6:44 pm    Post subject:

Quote:
Anche la regione della Licia deriva il suo nome dai lupi


Anche la popolare conduttrice Licia Colò, paladina degli animali in via d'estinzione, deriverebbe il suo nome da lykos, lupo, e dal latino colos che significa colore ma anche "argomento di difesa" (diz.Lelli-Bianchi).


Very Happy Shocked Very Happy
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lurker



Joined: 19 May 2005
Posts: 54

PostPosted: 23 March 2006, 1:42 am    Post subject:

Quote:


Ora però bisognerà spiegare cosa c'entrano le renne con Rennes Le Chateau. Non c'entrano? Allora si potrà dire che quel ramo è fatto come le corna di un cervo:
"Une branche sans feuilles de l'arbre de droite est taillée comme un bois de rennes (RLC) ou de cerf (Serres)"
Dunque tutto fa brodo. Renne o cervi tout se tiens, basta che si possa aggiungere un capitolo al gioco di ruolo.



... ci sono renne in Francia?


Ci sono state Smile

http://www.club.it/autori/libri/maria.luperini.panna/prefazione.html

"Mi fermo ad osservarla: riproduce uno dei reperti, forse il più famoso. È una pietra con sopra la raffigurazione di un animale con lunghe corna, circondato da simboli sconosciuti. Ricordo che questa pietra ha sollevato molti problemi, poiché l'animale raffigurato sembra essere una renna, appartenente cioè ad una razza che ha abbandonato la latitudine francese al termine dell'Era Glaciale, all'incirca nel 10.000 a.C. Inspiegabili restano, quindi, i simboli che circondano l'animale, che dovrebbero appartenere ad un'epoca in cui la maggioranza degli studiosi nega l'esistenza della scrittura."

Le renne per lo più ora vivono solo nei Paesi scandinavi, ma leggendo bene quella pagina web che ho indicato vi sono molte suggestioni anche su altri temi che stiamo affrontando come l'interesse di Boudet per la preistoria (mentre altri sono stati affrontati in passato... come le famose pietre dello sceneggiatore Piero Tellini)
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domig



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PostPosted: 23 March 2006, 4:43 pm    Post subject:

Più che il Ramo di Renna, mi calamitava l'ombrosa e boschiva N inversée che appare a fianco del cartello indicatore.

Anche lì, il "tronco" della |/| sarebbe piegato in modo poco naturale.
E la N inversa (ne abbiamo discusso tanto) si sa che non si sa cos'è.

Certo che non staremmo qui a parlarne, se quel quadro fosse una fotografia... ma è questo che distingue le belle arti dall'illustrazione...

L'illustrazione informa l'osservatore; nella Bella Arte lo spettatore è misuratamente invitato a contribuire al significato... ed è libero di farlo emotivamente, perchè la Bella Arte tocca "corde" della sua natura o del suo passato.

Comunque, su Poussin, mi sembrano storie circolanti da tempo, perlopiù ai più conosciute, ed evidentemente degne di essere ripetute ancora una volta.

L'unica silhouette nuova sotto il fronte occidentale, rimane il Cavallo Impennato del Signore della Terra.

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