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conservata per documentare una stagione irripetibile della sua storia.

 
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Dan Brown: scrivo per l'affitto

 
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Xena



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PostPosted: 6 April 2006, 1:04 am    Post subject: Dan Brown: scrivo per l'affitto

Quando era bambino Dan Brown sotto l'albero di Natale non trovava i regali ma una mappa piena di numeri e anagrammi. La preparava suo padre, un professore di matematica, che dava così inizio alla caccia al tesoro dei figli: «Dovevamo andare di stanza in stanza, a volte anche prendere la bicicletta per girare la città: solo dopo avere decifrato tutti gli indizi finalmente trovavamo dove era nascosto il regalo».

Crescendo in quella casa dove non c'era la televisione e le serate si passavano a fare parole crociate e a risolvere puzzle, Brown ha maturato la passione per i misteri con cui poi ha contagiato il mondo: «Anche i miei libri sono come cacce al tesoro che si consumano sempre in 24 ore, e in cui il tesoro è un oggetto: in Digital Fortress (non ancora tradotto in Italia, ndr) è un anello d'oro, in Angeli e demoni è l'antimateria, in La verità del ghiaccio è un meteorite, nel Codice da Vinci è il sacro Graal.
Mi sembra che ai lettori queste forme di indagine piacciano, specialmente quando nel decifrare gli indizi li metto un passo avanti rispetto al protagonista».

Ci voleva un processo perché Dan Brown fosse costretto a svelare il segreto della sua arte. Ovvero di come un oscuro insegnante di inglese del New Hampshire sia diventato uno dei maggiori scrittori di best-seller, capace di vendere 40 milioni di libri, a cui si sono appena aggiunti i 5 milioni stampati negli Stati Uniti per la versione tascabile del Codice da Vinci. Ora anche il codice Dan Brown è stato almeno in parte decifrato, grazie alle sue testimonianze in aula e a un documento di autodifesa lungo 70 pagine che è già oggetto di venerazione, perché scritto come un romanzo: «Crebbi nel campus dell'università dove insegnava mio padre, che ha tra l'altro laureato famosi scrittori come Gore Vidal e John Irving: l'università è anche nota per la severità delle sue regole, soprattutto riguardo al plagio».

È ancora presto per sapere se il documento difensivo riuscirà a scagionare Brown dall'accusa di avere copiato le idee del Codice da Vinci dal saggio Il santo Graal (Mondadori) scritto da Henry Lincoln, Richard Leigh e Michael Baigent.
Il verdetto è atteso a giorni. Ma di certo nelle sue testimonianze Brown si rivela uno scrittore più colto di come lo descrivono i suoi detrattori e un uomo meno ordinario di quanto era finora emerso: «Per me scrivere è una disciplina, come suonare uno strumento musicale: per questo lo faccio sette giorni la settimana, e inizio alle 4 di mattina, quando non ci sono distrazioni» scrive Brown.
«Così facendo do al lavoro una enorme importanza simbolica nella mia vita, e questo mi aiuta a tenermi motivato: se non comincio all'alba mi sembra di perdere le parti più produttive del giorno.
Sulla mia scrivania tengo una vecchia clessidra, e allo scoccare di ogni ora interrompo brevemente per fare piegamenti, flessioni, veloci stretching. Trovo che aiuti a fare scorrere il sangue (e le idee)».

A volte l'autore si appende a testa in giù, come i pipistrelli: «Cambiare prospettiva aiuta a risolvere i problemi di trama». Brown spiega che i suoi romanzi nascono da quella che definisce «una grande idea: il soggetto ideale non è in bianco e nero ma contiene una zona grigia in cui il giusto e lo sbagliato convivono».
A questo ingrediente principale vengono aggiunti i personaggi, e nella loro scelta Brown rivela di concepire il thriller come una lezione universitaria: «Preferisco che i personaggi siano esperti in una certa disciplina, in modo che oltre a portare avanti la storia mi permettano di insegnare qualcosa al lettore».
Infine Brown sceglie le città dove fare muovere i suoi personaggi: Parigi, Londra ed Edimburgo nel caso del Codice da Vinci. «Buona parte del lavoro preliminare è ordinare i luoghi in una sequenza logica».
L'idea di diventare uno scrittore gli venne nel 1993 leggendo un libro di Sydney Sheldon durante una vacanza a Tahiti: «Prima avevo letto solo a scuola, prevalentemente classici, da Faulkner a Shakespeare. Quel libro mi ricordò quanto fosse divertente leggere e mi fece sospettare che un giorno anch'io avrei potuto scrivere un thriller».

In quel periodo Brown si era trasferito a Los Angeles con la speranza di sfondare nella musica, ma finì invece con lo scrivere il suo primo racconto, dal titolo 187 uomini da evitare, basato sulla vita dei suoi vicini di casa a Beverly Hills.
Pubblicato nel 1995, venne pagato 12 .500 dollari: all'inizio anche coi libri non fu facile. «Pensai più volte di abbandonare tutto» rivela Brown.
E racconta che Angeli e demoni, pubblicato nel 2000, fu pubblicizzato talmente male dalla casa editrice da costringerlo a fare da sé: dopo avere riempito la macchina di libri l'autore si fermava agli angoli delle strade e li vendeva dal bagagliaio.

Al suo fianco sin da allora è la moglie Blythe, 53 anni, che nei racconti dello scrittore si rivela ben più di una semplice musa.
I due si sono conosciuti nel 1991, quando lei dirigeva la scuola di musica da lui frequentata, e da allora sono inseparabili, anche se a volte per comodità comunicano via email pur abitando nella stessa casa.
È Blythe che si occupa delle ricerche storiche, leggendo montagne di libri, e sottolineando le parti più interessanti, abitudine che chiaramente irrita il marito: «Da bambino mi è stato insegnato di non scrivere mai sui libri, ancora adesso odio farlo, ma Blythe non condivide questa idiosincrasia».

I due discutono molto: «Blythe spesso mi rimprovera giocosamente per la mia determinazione a scrivere romanzi che appassionino il lettore, anche a costo di sacrificare le sue ricerche. E io le ricordo con un sorriso che sto scrivendo un thriller, non un'opera storica». È Blythe che ha voluto che il Codice da Vinci si concentrasse sulla figura storica di Maria Maddalena.
All'inizio riluttante, Brown si è convinto dopo una conversazione con suo padre: «Fu lui che fece notare, scherzando, che se avessi approfondito la questione del sacro femminile forse avrei venduto più libri e sarei riuscito a pagare l'affitto, perché a comprare libri sono soprattutto donne». Come è andata a finire lo sanno tutti.

Ora Blythe è impegnata nelle ricerche sulla massoneria e le società segrete come Skulls and Bones (la confraternita di Yale frequentata da George W. Bush e altri presidenti americani) per il nuovo libro The Solomon Key.
Il protagonista sarà ancora Robert Langdon: «Ho deciso di farne il mio personaggio fisso» annuncia Brown.
Per la delizia dei suoi lettori.

di Marco De Martino
Panorama.it 5/4/2006

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