www.renneslechateau.it Forum Index
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Archivio storico in sola lettura dei 18.154 messaggi scambiati dal 17 giugno 2004 al 1° ottobre 2007.
Una testimonianza unica di tre anni di ricerche e confronti intorno al mistero di Rennes-le-Château,
conservata per documentare una stagione irripetibile della sua storia.

 
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Cos'è la Storia, varie ed eventuali
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mammaoca



Joined: 13 Jul 2004
Posts: 867
Location: milano

PostPosted: 5 December 2006, 11:46 am    Post subject:

Il fatto migliore è l'assenza di qualsiasi fatto.
questa è la logica di un teorico. Rolling Eyes


si 'Nasconde' qualcosa che esiste ed è scomoda.
questo è la logica di un Diabolico. Twisted Evil

perché è d'uopo insinuare il dubbio nelle versioni degli altri (meglio se tale versione è quella "Ufficiale)
questa è sempre la logica migliore. Laughing
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"Si può non credere in qualcosa senza per questo sentirsi obbligati ad insudiciarla o a negare agli altri il diritto di crederci" (Camus, Caligola)
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domig



Joined: 30 Jun 2004
Posts: 1234
Location: roma

PostPosted: 5 December 2006, 1:13 pm    Post subject:

Madeline wrote:
Io mi fermerei a:
"C'è chi nasconde."
Si possono nascondere i fatti, ma anche il dito, la marmellata, ecc...
Ci sono talmente tante cose che vengono nascoste...
'notte


Hoì, Made...
secondo me hai sbagliato thread.
Ne hanno aperto uno da poco... si chiama "Lazare Veni Foras!"


Benturnè


---
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mammaoca



Joined: 13 Jul 2004
Posts: 867
Location: milano

PostPosted: 7 December 2006, 12:10 pm    Post subject:

Alfred, ti vedo un po' troppo rilassato oggi....

"Esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che si insegna 'ad usum Delphini' e la
storia segreta, in cui si rinvengono le vere cause degli avvenimenti: una storia vergognosa".
- Honoré de Balzac, "Commedia Umana" -


vediamo se riesco a farti ringhiare.... Laughing Laughing
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Alfred



Joined: 21 Jun 2004
Posts: 1320

PostPosted: 7 December 2006, 3:07 pm    Post subject:

Mi fai ridere! Laughing

L'opinione di Melville è qui sotto:
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E i suoi occhi troppo azzurri non vedono nulla e riflettono tutto.

Valéry.
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Madeline



Joined: 29 Sep 2004
Posts: 451
Location: Settimo Cielo

PostPosted: 7 December 2006, 3:28 pm    Post subject:

domig wrote:

Hoì, Made...
secondo me hai sbagliato thread.
Ne hanno aperto uno da poco... si chiama "Lazare Veni Foras!"


Benturnè


---


Ohhh, finalmenta qualcuno s'è accorto che sono stata con un piede nella fossa... Meglio tardi che mai!
Grazie Domig, gongolo sempre tutta quando mi rivolgi la parola, qualsiasi parola sia...

grazzzie Embarassed
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Oui, je suis L'OR EST DANS


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mammaoca



Joined: 13 Jul 2004
Posts: 867
Location: milano

PostPosted: 7 December 2006, 5:48 pm    Post subject:

..un hurrà per Mad!!!! Wink
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Alfred



Joined: 21 Jun 2004
Posts: 1320

PostPosted: 7 December 2006, 6:12 pm    Post subject:

Mammaoca, non mi spiego il tuo silenzio!

Tu, a quella ridente e gaia conferenza, C’ERI.

Dunque, sviscera il busillis: cos’è quel verso “non riconducibile né direttamente né indirettamente al genere umano” che ferisce le orecchie d’ogni ronfante ascoltatore di quel grazioso filmato (per la cui visione è consigliato il software gratuito e facilmente scaricabile, RealPlayer) Question

Laughing
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E i suoi occhi troppo azzurri non vedono nulla e riflettono tutto.

Valéry.
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mammaoca



Joined: 13 Jul 2004
Posts: 867
Location: milano

PostPosted: 7 December 2006, 6:25 pm    Post subject:

adesso ci riprovo (a scaricare Real Player).
non ricordo un verso strano, ma a dire il vero, io ero impegnata in una conversazione fitta fitta con un personaggio straordinario che incontro a volte a RLC.
poichè mi rivela sempre cose fantasmagoriche, potrebbe anche essere un mio gorgheggio di meraviglia Wink
ti farò sapere al più presto.... Smile
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domig



Joined: 30 Jun 2004
Posts: 1234
Location: roma

PostPosted: 7 December 2006, 9:08 pm    Post subject:

Madeline wrote:

gongolo sempre tutta quando mi rivolgi la parola...


ed io gongolo, quando tu gongoli.

Bello, gongolare insieme... Wink

--
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Madeline



Joined: 29 Sep 2004
Posts: 451
Location: Settimo Cielo

PostPosted: 8 December 2006, 2:33 pm    Post subject:

mammaoca wrote:
..un hurrà per Mad!!!! Wink


Grazie Mammaoca!!!! TVB



@ Domig

(^_^)
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Mariano Tomatis



Joined: 17 Jun 2004
Posts: 2475
Location: Torino

PostPosted: 8 December 2006, 5:43 pm    Post subject:

E' un piacere riaverti tra noi!
Giusta l'occasione per una curiosità: perché ti sei fatta chiamare Madeline (madlin) e non Madeleine (madlein)?
Ci pensavo perché in altro thread veniva segnalato il libro di Kate Mosse, che senza la lettera "e" diventa Kate Moss.



Kate Mosse



Kate Moss

Un Mariano incuriosito
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Madeline



Joined: 29 Sep 2004
Posts: 451
Location: Settimo Cielo

PostPosted: 9 December 2006, 10:38 am    Post subject:

Ciao Mariano incuriosito!
Madeline è un personaggio di un libro che avevo da piccola e che ho molto amato: http://www.madeline.com/

Contrariamente a quanto si possa pensare, non è un nick relativo a Maria Maddalena.

Tempo fa Bud mi aveva accusata di essere una fanatica di Dan Brown e di avere un nick banale e scontato. Gli risposi che Maddalena era il nome di mia madre (o di mia nonna, non ricordo) giusto per zittirlo, ma non era vero. Ora tutti sapete il mio grande e preziosissimo SEGRETO!

CIAO!!!!!!!!
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Mariano Tomatis



Joined: 17 Jun 2004
Posts: 2475
Location: Torino

PostPosted: 13 December 2006, 11:03 am    Post subject:

Beh, ma questa è una rivelazione mica male!
Vedo benissimo l'Angolo di Madeline, decorato con il pupazzetto di Bemelmans, sotto i Contes de Mammaoca!!!


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Mariano Tomatis Antoniono
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Diego Cuoghi



Joined: 24 May 2005
Posts: 476

PostPosted: 13 December 2006, 11:32 pm    Post subject:

Mariano Tomatis wrote:
Vedo benissimo l'Angolo di Madeline, decorato con il pupazzetto di Bemelmans, sotto i Contes de Mammaoca!!!


Al party di inaugurazione, mi raccomando che non manchino le Madeleines proustiane Smile



Immagino già che qualche neognostico saprà trovare significati reconditi nella forma a conchiglia.
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peppe



Joined: 21 Jun 2004
Posts: 257
Location: NAPOLI

PostPosted: 14 December 2006, 8:07 am    Post subject:

Diego Cuoghi wrote:
trovare significati reconditi nella forma a conchiglia.


... forse linguine alle capesante è un piatto del II sec. dC?

Rolling Eyes Rolling Eyes Rolling Eyes Rolling Eyes Rolling Eyes

devo fare una ricerchina con gooogle, le biblioteche non custodiscono tali informazioni.....

Diego, dimme na cosa, da quando con i gusci del mollusco ci battezzano li cristiani?
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W la gnosi e viva la patana di Poggiomarino
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Diego Cuoghi



Joined: 24 May 2005
Posts: 476

PostPosted: 14 December 2006, 10:07 am    Post subject:

peppe wrote:
Diego, dimme na cosa, da quando con i gusci del mollusco ci battezzano li cristiani?


Non so da quando, ma il simbolo della conchiglia è uno dei più diffusi nell'iconografia cristiana.

http://www.exultet.it/simbolismo4.html

L’acquasantiera e il battistero sono costituiti essenzialmente da una vasca d’acqua. Questa vasca è rotonda oppure ovale, o ancora ottagonale. Infine, nel caso dell’acquasantiera, la vasca è frequentemente rimpiazzata da una conchiglia.
Nel simbolismo tradizionale ogni vasca rituale rappresenta l’Oceano primordiale, le "acque" della Genesi sulle quali lo Spirito di Dio planò per operare la creazione. Ed è in riferimento a queste acque che il battistero o l’acquasantiera possiedono il potere di operare una rigenerazione, una ri-creazione.
La vasca è spesso ottagonale, e questo è molto significativo. Il numero Otto è uno dei numeri sacri del cristianesimo: nell’Arca, figura del battesimo e della Chiesa, si salvarono otto persone; ci sono otto beatitudini che definiscono il Regno dei Cieli, la domenica è l’ottavo giorno.
La stella a otto bracci, o rosa dei venti, simboleggia da molto tempo lo Spirito che soffia sulle Acque originali. E’ la stella maris, la stella del mare, il segno dello Spirito delle Acque, la cui forma animale è la medusa ottopode. Ecco allora che questa medusa è stata presa nel cristianesimo primitivo quale simbolo dell’anima rigenerata dalle acque del battesimo e di conseguenza, in un ordine inferiore, dell’acquasantiera.
Parlando delle grandi conchiglie con cui sono spesso realizzate le acquasantiere, non abbandoniamo il simbolismo acquatico al quale è legata tutta l’idea di purificazione e di rinascita. Al pari dell’uovo, che studieremo più avanti, la conchiglia è un simbolo sacro universale, sia come utensile rituale che come motivo ornamentale. La conchiglia, ancor più della vasca, richiama l’utero e soprattutto l’utero universale che è il contenitore delle Acque originali e dei germi degli esseri. Essa evoca in maniera sorprendente questo abisso oscuro dell’energia creatrice. Si spiega così come la conchiglia sia diventata l’emblema della seconda nascita. La conchiglia è rimasta fino ai nostri giorni un simbolo battesimale vivo: l’utensile che serve ad attingere l’acqua santa e a versarla sulla fronte del nuovo eletto è spesso costituito da una conchiglia metallica. Come l’uovo, la conchiglia serve quale ornamento funebre e, come lui, essa annuncia l’altra vita e la resurrezione. Tutto questo simbolismo spiega il suo impiego come acquasantiera, alla quale la conchiglia conferisce un carattere spiccatamente battesimale.


La domenica è l’ottavo giorno? Non è il settimo?

http://www.giornotto.it/domenica.htm

... i cristiani della Chiesa antica chiamavano il giorno della Pasqua e ogni giorno di domenica precisamente l'ottavo giorno, l'ultimo, quello che non conosce tramonto. Il Cristo risorto inaugura un giorno che non finisce. Dopo la risurrezione di Gesù non inizia una nuova settimana: c'è l'ottavo giorno.Il tema dell'ottavo giorno, così ricorrente nel cristianesimo antico, non fu affatto dimenticato nei secoli seguenti, anche nel secondo millennio. Si pensi alla fontana posta nell'angolo del chiostro della nostra cattedrale: è su base ottagonale e dal centro della vasca rotonda emerge una snella colonna che termina in un bocciolo da dove dodici bocche leonine fanno zampillare l'acqua. La base ottagonale evoca l'ottavo giorno e tutto l'insieme della fontana è un chiaro richiamo alla Pasqua da cui scaturisce alla Chiesa...
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mammaoca



Joined: 13 Jul 2004
Posts: 867
Location: milano

PostPosted: 14 December 2006, 12:24 pm    Post subject:

le Madeleines si chiamano anche 'Barchette'.
Sono delle barchettte con una bella pancia rotonda sopra....
Barca, rotondità, Madeleines....
mah... chissà se sono una neognostica, ma mi viene in mente una storia.....



Diego/Try.. non è che sei stato influenzato dalla 'Cena col Curato' Wink ???
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Madeline



Joined: 29 Sep 2004
Posts: 451
Location: Settimo Cielo

PostPosted: 14 December 2006, 5:48 pm    Post subject:

Uhmmm, sono molto orgogliosa di aver inconsapevolmente scatenato una discussione così dotta e ghiotta! Ora però mi avete fatto venire l'acquolina in bocca e vado subito a comprarmi i mitici dolcetti.
In Italia però le madeleines a forma di conchiglia io non le ho mai viste...
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Atchoum



Joined: 02 Aug 2004
Posts: 434

PostPosted: 14 December 2006, 8:01 pm    Post subject:

Secondo Proust le madeleines assomigliavano alle coquilles Saint-Jacques e mi pare che queste conchiglie erano simbolicamente legate alle crociate e al pellegrinaggio a San Giacomo di Compostella.
Il nome deriva secondo alcuni dal nome della donna che le inventò, alla fine del '700. Sono nate a Commercy e da qui il nome di Madeleine de Commercy.

E visto che ormai siamo fuori tema posto il bellissimo brano di Proust sulla madeleine:

"...un giorno d'inverno, al mio ritorno a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di bere, contrariamente alla mia abitudine, una tazza di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, cambiai idea. Mandai a prendere uno di quei dolci corti e paffuti che chiamano petites madeleines e che sembrano modellati dentro la valva scanalata di una cappasanta. E subito, meccanicamente, oppresso dalla giornata uggiosa e dalla prospettiva di un domani malinconico, mi portai alle labbra un cucchiaino di tè nel quale avevo lasciato che si ammorbidisse un pezzetto di madeleine. Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. Una deliziosa voluttà mi aveva invaso, isolata, staccata da quasiasi nozione della sua causa. Di colpo mi aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, agendo nello stesso modo dell'amore, colmandomi di un'essenza preziosa: o meglio, quell'essenza non era dentro di me, io ero quell'essenza. Avevo smesso di sentirmi mediocre, contingente, mortale. Da dove era potuta giungermi una gioia così potente? Sentivo che era legata al sapore del tè e del dolce, ma lo superava infinitamente, non doveva condividerne la natura. Da dove veniva? Cosa significava? Dove afferrarla? Bevo una seconda sorsata nella quale non trovo nulla di più che nella prima, una terza che mi dà un po' meno della seconda. E' tempo che mi fermi, la virtù del filtro sembra diminuire. E' chiaro che la verità che cerco non è lì dentro, ma in me. La bevanda l'ha risvegliata, ma non la conosce, e non può che ripetere indefinitamente, ma con sempre minor forza, la stessa testimonianza che io non riesco a interpretare e che vorrei almeno poterle chiedere di nuovo ritrovandola subito intatta, a mia disposizione, per un chiarimento decisivo. Poso la tazza e mi volgo verso il mio spirito. Trovare la verità è compito suo. Ma in che modo? Grave incertezza, ogni volta che lo spirito si sente inferiore a se stesso; quando il cercatore fa tutt'uno con il paese ignoto dove la ricerca e dove tutto il suo bagaglio non gli servirà a nulla. Cercare? Di più: creare. Eccolo faccia a faccia con qualcosa che non esiste ancora e che lui solo può realizzare e far entrare, poi, nel raggio della sua luce. Ricomincio a domandarmi che cosa poteva essere questa condizione ignota, che non adduceva alcuna prova logica, bensì l'evidenza della sua felicità, della sua realtà davanti alla quale le altre svanivano. Cercherò di farla riapparire. Retrocedo col pensiero al momento in cui ho sorbito il primo cucchiaino di tè. Ritrovo lo stesso stato senza una chiarezza nuova. Chiedo al mio spirito di fare un ulteriore sforzo, di richiamare ancora una volta la sensazione che fugge. E perché niente possa spezzare lo slancio con il quale cercherà di riafferrarla, tolgo di mezzo ogni ostacolo, ogni idea estranea, metto al riparo le mie orecchie e la mia attenzione dai rumori della stanza accanto. Ma quando mi accorgo che il mio spirito si affatica senza successo, lo induco invece a prendersi quella distrazione che gli negavo, a pensare a qualcos'altro, a ritemprarsi prima di un tentativo supremo. Per la seconda volta gli faccio il vuoto davanti, lo rimetto di fronte al sapore ancora recente di quella prima sorsata e dentro di me sento tremare qualcosa che si sposta, che vorrebbe venir su, come se fosse stato disancorato a una grande profondità; non so cosa sia, ma sale lentamente; avverto la resistenza, percepisco il rumore delle distanze attraversate. A palpitare così in fondo al mio essere sarà, certo, l'immagine, il ricordo visivo che, legato a quel sapore, si sforza di seguirlo fino a me. Ma troppo lontano, troppo confusamente si dibatte; colgo a stento il riflesso neutro in cui si confonde l'inafferrabile vortice dei colori rimescolati; ma non arrivo a distinguere la forma, unico interprete al quale potrei chiedere di tradurmi la testimonianza del suo contemporaneo, del suo inseparabile compagno, il sapore, di spiegarmi di quale circostanza particolare, di quale epoca del passato si tratta. Giungerà mai alla superficie della mia coscienza lucida quel ricordo, quell'istante remoto che l'attrazione di un identico istante è venuta così da lontano a sollecitare, a scuotere, a sollevare nel mio io più profondo? Non lo so. Adesso non sento più niente, si è fermato, forse è ridisceso; chi può dire se risalirà mai dalla sua notte? Dieci volte devo ricominciare, sporgermi verso di lui. E ogni volta la viltà che ci distoglie da ogni compito difficile, da ogni impresa importante, mi ha indotto a lasciar perdere, a bere il mio tè pensando semplicemente ai miei fastidi di oggi, ai miei desideri di domani che si lasciano rimasticare senza troppa fatica. E tutt'a un tratto il ricordo è apparso davanti a me. Il sapore, era quello del pezzetto di madeleine che la domenica mattina a Combray (perché nei giorni di festa non uscivo di casa prima dell'ora della messa), quando andavo a dirle buongiorno nella sua camera da letto, zia Léonie mi offriva dopo averlo intinto nel suo infuso di tè o di tiglio. La vista della piccola madeleine non m'aveva ricordato nulla prima che ne sentissi il sapore; forse perché spesso dopo di allora ne avevo viste altre, senza mai mangiarle, sui ripiani dei pasticceri, e la loro immagine s'era staccata da quei giorni di Combray per legarsi ad altri più recenti; forse perché, di ricordi abbandonati per così lungo tempo al di fuori della memoria, niente sopravviveva, tutto s'era disgregato; le forme - compresa quella della piccola conchiglia di pasticceria, così grassamente sensuale sotto la sua pieghettatura severa e devota - erano scomparse, oppure, addormentate, avevano perduto la forza d'espansione che avrebbe permesso loro di raggiungere la coscienza. Ma quando di un lontano passato non rimane più nulla, dopo la morte delle creature, dopo la distruzione delle cose, soli e più fragili ma più vivaci, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore permangono ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto, a sorreggere senza tremare - loro, goccioline quasi impalpabili - l'immenso edificio del ricordo. E quando ebbi riconosciuto il gusto del pezzetto di madeleine che la zia inzuppava per me nel tiglio, subito (benché non sapessi ancora - e dovessi rimandare a ben più tardi il momento della scoperta - perché quel ricordo mi rendesse tanto felice) la vecchia casa grigia verso la strada, di cui faceva parte la sua camera, venne come uno scenario di teatro a saldarsi al piccolo padiglione prospiciente il giardino e costruito sul retro per i miei genitori (cioè all'unico isolato lembo da me rivisto fino a quel momento); e, insieme alla casa, la città, da mattina a sera e con ogni sorta di tempo, la piazza dove mi mandavano prima di pranzo, le vie dove facevo qualche commissione, le strade percorse quando il tempo era bello. E come in quel gioco, che piace ai giapponesi, di buttare in una ciotola di porcellana piena d'acqua dei pezzettini di carta a tutta prima indefinibili che, non appena immersi, si stirano, assumono contorni e colori, si differenziano diventando fiori, case, figure consistenti e riconoscibili, così, ora, tutti i fiori del nostro giardino e quelli del parco di casa Swann, e le ninfee della Vivonne, e la brava gente del villaggio e le loro piccole abitazioni e la chiesa e tutta Combray e la campagna circostante, tutto questo che sta prendendo forma e solidità è uscito, città e giardini, dalla mia tazza di tè."
_________________
Vous croyez à la réalité? Vous me charmez, je ne vous aurais pas supposé si naïf.
Balzac
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Madeline



Joined: 29 Sep 2004
Posts: 451
Location: Settimo Cielo

PostPosted: 18 July 2007, 10:39 am    Post subject:

Dopo ben 7 mesi sono capitata per caso in questo interessantissimo thread, che mi sono riletta appassionatamente tutto dall'inizio.
Mi sono però anche accorta che a un certo punto è degenerato a biscottini e vino a causa mia... che peccato...
Mi sento responsabile e colpevole dell'omicidio della Storia...
Mi potrete mai perdonare per questo?

Che decadenza, che crisi di valori...
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