 Gruppo di studio e documentazione Archivio storico in sola lettura dei 18.154 messaggi scambiati dal 17 giugno 2004 al 1° ottobre 2007. Una testimonianza unica di tre anni di ricerche e confronti intorno al mistero di Rennes-le-Château, conservata per documentare una stagione irripetibile della sua storia. |
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Madeline
Joined: 29 Sep 2004 Posts: 451 Location: Settimo Cielo
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Posted: 14 April 2007, 1:27 pm Post subject: |
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 _________________ Oui, je suis L'OR EST DANS
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Winston
Joined: 14 Jan 2007 Posts: 204 Location: Milano
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Posted: 14 April 2007, 3:51 pm Post subject: |
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Winston _________________ "La ricerca della verità fa parte della natura dell'uomo; è la strada che conduce alla libertà." (WINSTON) |
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Alfred
Joined: 21 Jun 2004 Posts: 1320
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Posted: 14 April 2007, 6:05 pm Post subject: |
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Veh!!!
Vedo un quadrato di faccine che ridono ottusamente - mi chiedo per quali esoteriche motivazione ghignino così… - “giro” pagina - e guarda un po' cosa trovo!
Trovo...
...la faccia d'un altro sul corpo d'un altro!
Una volta Mariano chiese "la" mia foto, nell‘intento di erigere un monumento in mio onore. Come potevo non accontentarlo? Non potevo. Quale foto scegliere! E come fotografarmi in modo “significativo”! Pensai ad una foto (piú precisamente, ad un dagherrotipo) che mi ritraeva in compagnia del menhir di Peyrolles. Io sorridevo, soddisfatto, accanto al detto menhir, sull’apice del quale avevo piazzato un ampio cappello da cowboy. La giudicai puerile.
Allora mi sovvenni di un'immagine che avevo visto fuggevolmente qualche mese prima: cioè a dire quella di un Uomo che riusciva a fare una smorfia a se stesso facendosela davanti ad uno specchio... Ah!, una cosa del genere, così Sublime, era degna di essere plagiata.
Dunque corsi con la macchina fotografica (la porto sempre con me) nel bagno pubblico del primo ristorante che trovai. Corsi senza pensare ad altro che alla foto, in uno stato di trepidazione febbrile, estremamente sudato, tutto esaltato dalla prospettiva di fotografarmi come quell'Uomo (se non lo nomino, è per il fatto che Lo stimo infinitamente). Per di piú, avevo preparato un gustoso bigliettino bisunto che avrei fotografato assieme a me, con su scritto in caratteri squisitamente gotici “Ciao!, sono proprio io, Alf…”; ma mi dissi subito che sarei stato giudicato troppo “cerebrale”.
L’aria trasportava le arie prorompenti dell’”Uccello di Fuoco” di Stravinskij.
Mi misi davanti allo specchio - bello lucido, trasparente, luminoso, insomma un vero specchio. Pensai subito ad un aforisma Borges “Gli specchi, e la copula, sono abominevoli, giacché moltiplicano il numero degli uomini”, e mi dissi che la copula non era poi cosí abominevole, anzi spesse volte - ancora tutte, per fortuna - mi riusciva anche assai piacevole. Anche lo specchio, a dire la verità, non era poi cosí male. E, quanto alla moltiplicazione e a tutto il resto, ricordai il bon mot del mio anziano mentore, un fraticello gesuita, che suonava cosí: “L’uomo può smettere di fare qualsiasi cosa, tranne quella di moltiplicarsi. Andate e moltiplicatevi, dice il Signore. Andate, o Dio! Andate! Moltiplicatevi! Anche per me, o Dio…!”. Infatti, la religione era la mia materia preferita; e spesso ricuso l'agnosticismo per una appassionata Devozione.
Ma sto divagando. Dunque, mi misi davanti allo specchio, con una bellissima smorfia buffonesca (la posso descrivere: le labbra contratte in un ghigno, i denti eburnei allo scoperto, la lingua fra i denti, tirata al massimo, turgida; gli occhi spalancati, lo sguardo rivolto al soffitto, come in uno stato di esaltazione mistico, in un’estasi insomma). Vorrei aggiungere ch’ero madido di sudore. Vorrei aggiungere anche che, mentre mi accingevo a fotografarmi in quella posa (non ricordo che bislacca posizione avessi escogitata per scattare la foto), si aperse una porta alle mie spalle. Abbassai gli occhi… e il mio sguardo, attraverso lo specchio, incontrò quello di una donna. Ecco dov’ero finito! Sbiancai. Cercai di scusarmi rimanendo com’ero, davanti allo specchio, con la lingua ancora fra i denti… Lei continuava a fissarmi, stupita, come davanti a un miracolo. Mi girai, riuscendo a darmi un contegno; riuscii persino a balbettare qualcosa - non ricordo cosa, ma in un certo senso parlai di Borges, della copula, del gesuita, di foto, di moltiplicazione, del fatto che Malthus fosse un beota… parlai persino del bigliettino che avevo scritto, e stavo dicendo cosa ci avevo scritto, giusto a mo‘ di presentazione… quando lei scoppiò a ridere. Non ho mai sentito nessuno ridere cosí. Ero stupito. Lei vide la mia espressione, e rise ancora piú convulsamente.
Ah, no! A quel punto giudicai opportuno abbandonare il campo. Agitai una mano in aria e uscii.
Se vi dicessi che un maledetto pensiero assurdo mi spinse ad aspettare che Lei uscisse, cioè ad aspettarla, non mi credereste. Invece, lo feci…
Comunque, da ciò avrete arguito che il mio rapporto con le foto non è mai stato molto buono. Potrei descrivermi, ma è difficile. E poi perché descrivermi, se una foto che mi rappresenta c’è già. È questa:
Io sono quello che è voltato di spalle...  _________________ E i suoi occhi troppo azzurri non vedono nulla e riflettono tutto.
Valéry. |
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