 Gruppo di studio e documentazione Archivio storico in sola lettura dei 18.154 messaggi scambiati dal 17 giugno 2004 al 1° ottobre 2007. Una testimonianza unica di tre anni di ricerche e confronti intorno al mistero di Rennes-le-Château, conservata per documentare una stagione irripetibile della sua storia. |
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Mariano Tomatis
Joined: 17 Jun 2004 Posts: 2475 Location: Torino
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Posted: 15 January 2005, 12:09 pm Post subject: "Il Codice Temesvar" di Umberto Eco |
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Pubblicato su “Almanacco dei libri” di Repubblica (11 dicembre – n.4).
Più volte nel corso delle mie ricerche ho dovuto occuparmi di quella singolare figura che fu Milo Temesvar. Come osservavo già in Apocalittici e integrati, Temesvar (albanese, espulso dal proprio paese per deviazionismo di sinistra, poi esule in Unione Sovietica e negli Stati Uniti, e infine in Argentina, dove si sono poi perdute le sue tracce) era noto (a pochi) come autore di un Le fonti bibliografiche di J.L.Borges, Dell’uso degli specchi nei gioco degli scacchi e The Pathmos Sellers, che allora recensivo. Mi è capitato di nominarlo ancora nella introduzione a Il nome della rosa, specificando come Dell’uso degli specchi nel gioco degli scacchi fosse stato pubblicato solo in georgiano (Tibilisi, Mamardashvili, 1934). Dopo avere faticosamente decifrato quel testo (e mi ero esercitato sul georgiano compitando per intero il Cavaliere dalla pelle di pantera di Rustaveli, in un’elegante edizione in 64° per i tipi dell’ormai scomparsa editrice Giugasvili) mi ero reso conto di avervi trovato (meglio dettagliati e precisi) tutti gli avvenimenti di cui ho poi narrato in quel mio romanzo.
Abbastanza per convincermi di come Temesvar fosse personaggio singolare, ingiustamente sconosciuto, dei cui testi (quanti, vista la sua geniale attività di poligrafo?) occorreva andare in cerca.
Per puro caso, nelle mie peregrinazioni tra bancarelle e antiquati antiquari in ogni città, mi è venuto tra le mani, a Sofia (in un negozietto dall’apparenza dimessa dove ho potuto trovare per una somma irrisoria un in-folio shakespeariano del 1623 e la prima edizione dello Ulysses - con note autografe a matita di Sylvia Beach, parzialmente intonso, copertina blu ellenico originale, un ex libris di
George Brasillach e una dedica manoscritta di Dolores Ibarruri al Campesino), una copia (ahi quanto slabbrata) di altra opera del Temesvar, questa volta in russo, Tajnaja Vecera Leonardo da Vinci, Anekdoty, Moskva, 1988 e, come dice esplicitamente il titolo, dedicata a una lettura del Cenacolo di Leonardo.
La cosa più curiosa è la data di questo libro. Non è necessario che un libro appaia mentre l’autore è ancora in vita, ma vari aspetti del testo di Temesvar inducono a ritenerlo, segno che nel 1988 o immediatamente prima egli viveva ancora, altrimenti non avrebbe potuto tenere conto dei vari libri di Gérard de Sède sul mistero di Rennes-le-Chateau, apparsi tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta, né del famoso best-seller di Lincoln, Baigent e Leigh Holy Blood, Holy Grail, che è del 1982.
Certamente, almeno alla data del 1988, Temesvar non poteva avere avuto notizia del recentissimo Il Codice da Vinci di Dan Brown, ma siccome questo fortunato romanzo non fa altro che concuocere con molta disinvolta abilità tutto il materiale sia di de Sède che di Lincoln e compagni, non c’era bisogno del Codice da Vinci per spingere Temesvar alla confutazione sarcastica di quello che egli riteneva un evidente falso storico.
Gli argomenti che egli impiega per smontare tutte le fantasiose ipotesi su Cristo che sposa la Maddalena e dà origine alla dinastia dei Merovingi e poi al mitico Priorato di Sion, non debbono essere qui riportati. Perché sono gli stessi usati da una sana filologia e conoscenza storica unite a un’analisi critica delle contraddizioni che emergono a ogni passo in questo genere, peraltro uniforme e assai ripetitivo, di opere fantastoriche. Quello che colpisce e che mi spinge a proporre la riscoperta del testo di Temesvar è caso mai la contro-teoria che egli elabora.
Il suo discorso parte dal Cenacolo di Leonardo da Vinci, poiché dai testi di Sède o di qualcuno dei suoi innumerevoli ripetitori gli era pervenuta notizia della interpretazione che costituisce ora il nucleo del libro di Brown. Il Cenacolo leonardesco (secondo alcuni Leonardo avendo certamente appartenuto ai superiori sconosciuti del Priorato) confermerebbe l’ipotesi di de Sède in quanto il san Giovanni raffigurato alla destra del Cristo apparirebbe senza ombra di dubbio come una donna, e l’opera celebrerebbe gli sponsali, per nulla mistici, tra il Nazareno e la Maddalena. Inoltre la curiosa e inspiegabile architettura del dipinto per cui mentre tra il Cristo e gli apostoli alla sua sinistra (Tommaso, Giacomo Maggiore, Filippo, Matteo, Giuda Taddeo, Simone Zelota) lo spazio è minimo, colpisce la separazione tra Cristo e il gruppo costituito da Giovanni, Pietro e Giuda (che hanno alla loro destra Andrea, Giacomo Minore e Bartolomeo), divaricazione spiegabile solo col proposito di fare apparire tra Cristo e quel gruppo una sorta di triangolo dal vertice capovolto che punta alla mano di Gesù, senza ombra di dubbio una vagina (virtuale), ovvero la zona pubica di un corpo femminile. Temesvar osserva che, a parte l’inconsistenza di ogni ipotesi su una Maddalena sposa del Cristo, se pure per ragioni simboliche Leonardo avesse voluto disegnare una vagina, non si spiega perché avrebbe pagato questa allusione esoterica con un distacco inspiegabile tra Giovanni e il Cristo, distacco che non avrebbe ragione di essere così sottolineato né se Giovanni fosse stato di Cristo il discepolo prediletto, né se fosse stato per avventura la Maddalena sua sposa. Quello che colpisce Temesvar è dunque la natura di una scena che mostra i discepoli di sinistra solidali col Maestro, o almeno (per il gruppo formato da Matteo, Giuda Taddeo e Simone Zelota) intenti a un’allarmata conversazione, mentre il gruppo di destra sembra discostarsene.
Qui, argomenta Temesvar, più che a una cena tra maestro e discepoli, o addirittura a una celebrazione nuziale, si sta assistendo alla rottura che si sta operando in seno a un gruppo. Il Cenacolo raffigura una secessione, della quale Cristo è avvisato dal dito levato di Tommaso e dall’aria sollecita degli altri due apostoli che si chinano verso di lui come per metterlo in guardia.
Chi sta tramando contro Cristo? Non solo Giuda, come vuole la vulgata, il quale anzi si mostra al massimo come deuteragonista in una ben più ampia e preoccupante vicenda. Leonardo non era un membro o superiore del Priorato di Sion ma piuttosto un allarmato analista delle perversioni del proprio tempo e (quasi in spirito di veggenza) vedeva nella vicenda dell’ultima cena l’annuncio di un complotto storico che ci tocca ancora da vicino.
Esaminiamo in dettaglio chi e cosa rappresentino gli apostoli a sinistra, secondo la lettura di Temesvar. Non c’è dubbio che Giovanni abbia le fattezze di una donna, e sulla sua androginia hanno in ogni caso discettato critici di ogni paese e ogni epoca. Ma androgino non vuole dire femminile. Giovanni appare piuttosto come un omosessuale e dunque come uno di coloro già ammoniti da Gesù, e con grande anticipo, che piuttosto che recare scandalo a uno di quei piccoli meglio avrebbero fatto a legarsi una macina da mulino al collo e gettarsi nel mare – e le vicende successive di Giovanni esule a Pathmos su una rocca a picco sul mare, e in preda all’evidente delirium tremens dell’Apocalisse, lascia pensare che egli si sia poi portato appresso per anni il proprio rimorso, rimorso per le sue tendenze innaturali e per il tradimento concepito contro il Maestro. E’ possibile, argomenta Temesvar, che Giovanni non rappresenti l’omosessualità in modo specifico, ma per metonimia il peccato carnale in tutte le sue varietà, tuttavia appare più verosimile che sia simbolo dello stesso peccato di cui Leonardo si sentiva colpevole.
Chi rappresenta Pietro che, non dimentichiamolo, tra poco rinnegherà il Cristo? Non a caso, anche se a malincuore, Gesù sarà poi costretto a fondare su Pietro, e cioè su quella pietra, la sua chiesa, perché sapeva che il nuovo testamento non poteva che basarsi sull’antico, e dunque la chiesa doveva reggersi sulla Sinagoga. Pietro dunque, ebreo di nascita, rappresenta la Sinagoga, che complotta con la lobby omosessuale per eliminare il Cristo. Secondo il progetto ebraico di conquista del mondo come è rappresentato nei Protocolli dei Savi Anziani di Sion (che evidentemente circolavano ai tempi di Leonardo), Pietro si rivolge alla lobby omosessuale perché diffonda nel mondo cristiano il libertinaggio onde minarne le fondamenta morali. Pietro ha la fisionomia tipica del Perfido Giudeo come lo rappresenteranno la pittura, la letteratura e la pamphletistica dei secoli a venire: il suo naso aquilino pronunciato è un apax nell’iconografia del Cenacolo - e anzi Tommaso, fedele a Cristo, che certamente preannuncia Tommaso d’Aquino, ha un naso che diremmo nordico, occidentale, “ariano”. Il sorriso di Pietro, appena accennato, è subdolo e minaccioso, la sua mano si tende verso Giovanni come a indicargli che cosa dovrà fare.
Chi rappresenta allora Giuda? Il suo colorito è più bruno di quello degli altri e, secondo Temesvar, egli è pre-raffigurazione di Maometto e del mondo arabo in genere. Potrà apparire strano, osserva Temesvar, che la Sinagoga di Pietro si allei con l’Islam per distruggere il cristianesimo. Ma bisogna considerare che Leonardo non poteva avere notizia del fatto che, con la fondazione dello stato di Israele, gli ebrei si sarebbero trovati in diretto conflitto col musulmani, e il Cenacolo viene dipinto verso il 1495, quando era appena iniziata, dopo la Reconquista del 1492, la cacciata degli ebrei dalla Spagna, dove precedentemente essi vivevano tollerati dagli Arabi, ai quali anzi rendevano preziosi servizi in campo medico, commerciale e finanziario. Per tutta la tradizione medievale ebrei e arabi erano stati visti e raffigurati come i nemici tradizionali del Verbo cristiano, e dunque non v’era nulla di stupefacente nel vederli alleati nel loro complotto.
Quanto agli altri tre apostoli alla loro destra, essi appaiono perplessi. Giacomo Minore addita loro i tre traditori. Andrea allarga le mani, in un misto di desolazione e senso d’impotenza. Bartolomeo è sorpreso e sbigottito. Evidentemente essi non approvano il complotto ma neppure sentono l’urgenza di muovere verso il Cristo (come fa Tommaso) e avvertirlo.
Insomma, con l’Ultima Cena Leonardo voleva avvertire i suoi contemporanei e i posteri che sin dall’inizio era in atto il complotto descritto dai Protocolli, senza ovviamente sapere che esso, ancora in atto ai nostri giorni, avrebbe poi assunto forme diverse, scindendosi in molteplici complotti indipendenti, quello degli ebrei ortodossi, quello degli arabi fondamentalisti, quello degli omosessuali (e forse nei tre sottocomplotti altrettanto indipendenti degli omosessuali ebrei, arabi e cristiani). O forse, avverte Temesvar, Giovanni, nel rappresentare la sfrenata licenza sessuale, sta per il complotto del mass media che avrebbero (nella profezia leonardesca) reso accettabile in forma spettacolare la violazione di tutti e dieci i comandamenti (oggi noi saremmo tentati di dire, il triplice complotto del Talmud, del Corano e di Mediaset).
Dalla lettura della sottile interpretazione di Temesvar emergono alcune domande. Temesvar era omofobo, antisemita e antiarabo (una sorta di mistura tra Hitler, il cardinale Ratzinger e Oriana Fallaci) o voleva piuttosto accusare Leonardo di essere omofono, antisemita e antiarabo? Ma come conciliare questa presunta omofobia di Leonardo con la sua conclamata (ormai) omofilia? Forse, al contrario, Leonardo voleva qualificarsi come celebratore e membro del complotto e dunque non solo omosessuale ma anche ebreo. Forse a questa sua origine si deve il fatto che, anche scrivendo in lettere latine, egli continuava a stilarle da destra a sinistra, e d’altra parte l’anagramma di Leonardo da Vinci dà D(avid) N(oah) Arié Colon Vida, tipico Uomo ebraico. Oppure Leonardo, omofilo, voleva denunciare il complotto arabo-ebraico che aveva cercato di coinvolgere gli omosessuali per diffamarli? In tal caso Giovanni sarebbe teneramente raffigurato come vittima della perfidia arabo-giudaica, la sua fuga a Pathinos sarebbe stato il modo di sottrarsi alle seduzioni di Pietro e di Giuda, e l’Apocalisse l’atroce allegoria dei risultati, profeticamente intravisti, delle trame dei suoi due compagni. O, infine, Leonardo voleva denunciare, e in anticipo, le varie teorie complottarde, compresa quella del Codice da Vinci, costruendo il suo Cenacolo come una beffa provocatoria, una parodia delle Metastasi dell’interpretazione?
In ogni caso, e certamente, l’Ultima Cena non racconta la storia che pare raccontare, e che con tanta superficialità ci hanno tramandato gli ingenui.
In effetti Temesvar conclude il suo saggio con una raffica di domande inquietanti, basate su sicure argomentazioni numerologiche. Perché il nome Leonardo Vinci è di 13 lettere, 13 sono i riquadri (pannelli laterali e finestre) che appaiono nell’affresco, e 13 i convitati? Si noti che noi potremmo aggiungere che poiché il nome originale della città di Temesvar, in Romania, Timisoara - e rimane il problema del perché l’albanese Milo avesse o avesse assunto un cognome rumeno - anche il nome Milo Timisoara ha 13 lettere! Ma glissons, per non incoraggiare paranoie interpretative.
Sta di fatto che, nota Temesvar, eliminando Gesù e poi Giuda (che moriranno di lì a poco), i commensali del Cenacolo restano in undici. Undici è il numero delle lettere dei due nomi uniti di Petrus e Judas, 11 il numero delle lettere della parola Apocalypsis, 11 sono anche le lettere di Ultima Coena, ai due lati di Gesù appaiono per due volte un apostolo con le mani spalancate e uno con il dito indice teso, a formare in entrambi i casi la cifra 11. Undici per undici darebbe 121, ma si noti come questo sia in effetti un numero mascherato! Negando i dieci comandamenti e sottraendo pertanto dieci da 121, si ha 111. Ora, moltiplicando 111 per le 6 volte in cui nel Cenacolo appare la cifra 11, otteniamo 666, il Numero della Bestia!
Gli indizi perturbanti non si arrestano lì. Seguendo un elementare principio cabalistico, Temesvar assegna alle lettere dell’alfabeto (26) un numero progressivo. Sostituendo ogni lettera con un numero, il nome Leonardo da Vinci dà 12 + 5 + 15 + 14 + 1 + 18 + 4 + 15 + 4 + 1 + 22 + 9 + 14 + 3 + 9 = 146, e la somma interna di 146 dà 11. Si faccia ora la stessa operazione col nome di Matteo: la somma dei valori numerici delle lettere è uguale a 56, la cui somma interna dà 11. Si proceda come nel caso precedente ed ecco che si ottiene ancora il Numero della Bestia, 666.
Ma vediamo ora che cosa accade col nome di Johannes e Giuda. La somma dei valori numerici delle lettere di Johannes dà 78, la cui somma interna dà 15, la cui successiva somma interna dà 6; la somma dei valori numerici delle lettere di Giuda dà ancora 78, la cui somma interna dà 15, la cui successiva somma interna dà 6. Questa duplice, sottolineata apparizione del numero 6 ci induce ancora una volta a moltiplicare 111 per 6, ed ecco che otteniamo ancora una volta 666, il Numero della Bestia.
Tante coincidenze non possono essere casuali. Il Cenacolo, nel denunciare il tradimento di Cristo, annuncia al tempo stesso l’avvento dell’Anticristo. In tono disforico (Leonardo sarebbe allora un ortodosso preoccupato) o in tono euforico (Leonardo sarebbe allora uno dei maestri del complotto)?
Temesvar non si pronuncia, ma in ogni caso ci avverte che in ogni messaggio (anche nel più apparentemente innocente come “oggi piove”) occorre sempre trovare un senso segreto sotto la lettera.
Qualcuno ha tramato o trama ancora nell’ombra, ci dice Tcmesvar. E forse ad una di queste trame, o alla Trama Unica per eccellenza, è dovuta la sua scomparsa. Forse egli aveva messo in chiaro un cifrato che doveva restare nascosto, o noto soltanto a chi determina in segreto i destini dell’Occidente.
Last edited by Mariano Tomatis on 15 January 2005, 12:13 pm; edited 2 times in total |
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Mariano Tomatis
Joined: 17 Jun 2004 Posts: 2475 Location: Torino
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Posted: 15 January 2005, 12:11 pm Post subject: Commento all'articolo di Eco |
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L’omosessualità di Giovanni
Non c'è dubbio che Giovanni nel Cenacolo di Leonardo abbia le fattezze di una donna
Commento di Piero Montana - Consulente del Sindaco per la realtà omosessuale della Città di Bagheria - Pubblicato su Gay News, domenica 26 dicembre 2004
Quel curioso e straordinario topo di biblioteca, che è Umberto Eco, ancora una volta vuole sorprenderci con i suoi interessi da bibliofilo, col riproporre all'attenzione del lettore, una rarissima e sconosciuta opera di Milo Temesvar in russo, che avrebbe scovato a Sofia in un negozietto di antiquariato, Tajnaja Vecera Leonardo da Vinci, Anekdoty, Moskva, 1988, dedicata a una lettura, volutamente alternativa, a quella, che recentemente viene proposta da Dan Brown nel suo Codice da Vinci, del Cenacolo di Leonardo.
Nella descrizione di tale opera Eco tuttavia ci informa che il suo autore "albanese , espulso dal proprio paese per deviazionismo di sinistra, poi esule in Unione Sovietica e negli Stati Uniti, e infine in Argentina, dove si sono perdute le sue tracce", all'epoca non poteva conoscere il best-seller di Dan Brown, ma di certo teneva conto dei vari libri di Gérard de Sède sul mistero di Rennes- le Chateau, pubblicati in Francia tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta, e di Holy Blood, Holy Grail, di Lincoln, Baigent e Leigh, apparso già 22 anni fa. Eco tuttavia non ci dice che Milo Temesvar non poteva neanche conoscere La rivelazione dei templari, di Lynn Picknet e Clive Prince che è del 1997 e che, come è noto, costituisce la fonte a cui attinge a piene mani Dan Brown nel suo Codice da Vinci per una descrizione particolareggiata del Cenacolo di Leonardo, la qualcosa ci sembra, a dire il vero, molto strana, visto che nei libri di de Sède e in Holy Blood, Holy Grail il nome di Leonardo viene citato solo perché inserito nell'elenco dei gran maestri del Priorato di Sion.
Quel che qui vogliamo porre all'attenzione è che l'opera di Temesvar, dedicata alla lettura del Cenacolo, non poteva nel tempo in cui fu scritta, essere considerata alternativa, a quella che oggi ci viene fornita da un libro di successo internazionale.
Se quella di Tamasvar era allora, come noi supponiamo, una lettura originale ma non estranea ai fatti del mistero di Rennes - Le Chateau, essa non veniva per prima a soffermarsi su aspetti inquietanti e sicuramente esoterici di una delle opere più importanti di Leonardo?
Una lettura questa che, se non altro, avrebbe avuto il merito, innanzi alla, ancor oggi, assai diffusa cecità di esperti e critici d'arte a riguardo, di fornirci una interpretazione, per quanto stravagante ed ardita, di certo più avvincente (seppur non convincente) di quelle banali e stereotipate che penosamente ci vengono date da storici dell'arte anche illustri.
Dalla lettura che Temesvar fa in Tajnaja Vecera Leonardo da Vinci, secondo quanto ci riferisce Eco, sembra infatti che l'autore albanese vuol mettere in discussione il mito dell'androginia, che proprio nelle opere di Leonardo, secondo gli storici dell'arte, troverebbe una delle sue maggiori espressioni, ma anche di elaborare una contro teoria dell'interpretazione " che costituisce ora il nucleo del libro di Brown", una contro teoria dunque che nella sua costruzione paranoica dettata da una irrazionale e delirante omofobia, non sappiamo fino a che punto, voglia presentarsi anche come una sarcastica parodia.
Su questa contro teoria ci sarebbe molto da discutere dal momento che Temesvar non poteva conoscere Il codice da Vinci né la Rivelazione dei templari, ma ammettendo pure che fosse venuto a conoscenza della celebrazione del matrimonio tra Gesù e la Maddalena, che l’opera di Leonardo rappresenterebbe, da altre fonti a noi ignote, una tale conoscenza segreta non porterebbe altre pezze d’appoggio a sostegno della lettura del Cenacolo di Dan Brown basata sul libro da noi già citato di Lynn Picknet e Clive Prince?
Non è questo tuttavia il punto che a noi più interessa, e sul quale qui non possiamo soffermarci, quanto il mettere in evidenza un aspetto fondamentale, che Temesvar nella lettura del Cenacolo focalizza , sia pure in maniera "folle" e stravagante, e che altri critici e detrattori dell'opera di Dan Brown, si guardano oggi non solo dall'affrontare ma, per rispetto servile dell'ortodossia cattolica e protestante, dal prendere anche in minima considerazione.
Il punto è questo: non c'è dubbio che Giovanni nel Cenacolo di Leonardo abbia le fattezze di una donna, e che sulla sua androginia, secondo Eco, avrebbero discettato critici di ogni paese e ogni epoca , ma l'essere androgino non significa essere donna, per cui ne conseguirebbe per Temesvar, che nell'opera di Leonardo il personaggio alla destra di Gesù se non è una figura femminile ( la Maddalena ), sicuramente è un omosessuale, di cui tuttavia lo scrittore albanese evita di dire, pur identificandolo con Giovanni, che si tratta , di colui che Gesù amava, con l’intento evidente di censurare l’omosessualità di un partner molto più importante, ossia quella non meno manifesta di Gesù, seppur iconograficamente mai rappresentata dalla tradizione pittorica nella maniera alquanto stereotipata riservata al solo Giovanni.
In altri termini al nostro autore sfugge un particolare di estrema importanza, ossia che se davvero nell'affresco leonardesco il personaggio alla destra del Signore non è una donna, bensì un uomo effeminato, un omosessuale, quest'uomo nel mostrare proprio nell'Ultima Cena questa posizione eccezionale, privilegiata rispetto ai compagni, questa personale vicinanza a Gesù, proprio a causa di essa, nel suo atteggiamento di prendere delle pudiche distanze da Questi, rispetto alla canonica rappresentazione dei Vangeli ed alla tradizionale iconografia pittorica, non farebbe che mettere maggiormente in risalto, col non ostentarla innanzi agli occhi degli altri discepoli, la sua relazione affettiva e sentimentale con il Maestro. E di fatti crediamo che solo per spirito di accortezza, per prudenza nonché per pudore Leonardo, arrestato e processato all'età di 24 anni con l'accusa di sodomia, nel Cenacolo, a differenza di tanti altri celebri pittori, avrebbe messo in scena una versione per nulla eretica o poco ortodossa dell'intimità tra Giovanni e Gesù, ma sicuramente più " riservata", timorosamente per l'appunto più pudica, più “casta” nell’effusione dei sentimenti del discepolo prediletto nei riguardi del Maestro onde evitare ulteriori scandali e dicerie.
Tornando invece alla lettura di Temesvar, riportata da Eco, non possiamo fare a meno di notare come essa si sviluppa in un crescendo paranoico innescato da un' omofobia di fondo.
Un'omofobia che trova il suo fertile terreno in quella cultura razzista e di estrema destra, che non può non richiamare alla memoria quella di stampo evoliano. Milo Temesvar con il mago nero italiano, con il nostro Julius Evola infatti- ci dispiace che Eco non se ne sia accorto- ha parecchi punti in comune oltre a quelli manifestamente espliciti quali l'omofobia, l'antisemitismo, l'antiislamismo. Tra questi infatti impressionante è la comune credenza nella superstizione di forze oscure, che nel seguito della lettura di Temasvar si riveleranno fondamentalmente diaboliche e che da duemila anni avrebbero complottato ed ancora complottano nell’ombra per avere il sopravvento nel mondo moderno.
Di questa delirante contro teoria del complotto elaborata da Temesvar, che scaturisce dalla lettura del Cenacolo di Leonardo, daremo qui qualche accenno, rinviando per il resto il lettore al racconto più corposo e ricco nei dettagli fatto da Eco in Repubblica di sabato 11 dicembre '04 nelle pagine 32-33.
Punto di partenza di essa è dunque una sorta di anomalia che lo scrittore albanese riscontra nell’architettura del dipinto, la quale consisterebbe nella differenza di spazio, che in effetti è minimo nella vicinanza dei discepoli alla sinistra di Gesù, rispetto ad uno spazio più ampio che viene da Leonardo rappresentato, quasi a creare un vuoto a forma di “V”, tra lo stesso Gesù ed il gruppo dei discepoli alla sua destra, che in questo modo dal Maestro sembra distaccarsene.
È proprio a causa di questa sperequazione tra accostamento a Gesù da parte di alcuni dei commensali a tavola ed una manifesta distanza dal Maestro espressa dal resto del gruppo, che per Temesvar, Il Cenacolo di Leonardo , raffigurerebbe non una cena tra Maestro e discepoli, o addirittura una celebrazione nuziale tra Gesù e la Maddalena, bensì una secessione, una rottura che si sta creando proprio in seno al gruppo dei dodici apostoli.
Possiamo dire pertanto che il punto di partenza di questa contro teoria sarebbe dunque l'angolo di 45° che separa Gesù e Giovanni o Gesù e Maria Maddalena (secondo le diverse versioni di lettura dell'opera di Leonardo), configurato come quella "V", che nel Codice da Vinci è considerata il simbolo archetipo del calice, della vagina, del ventre materno e della sessualità femminile, ma che in quanto tale non maschererebbe, non coprirebbe il baratro, l'abisso, il vuoto incolmabile che si spalancano alla vertigine di uno sguardo gettato più in profondità in questo stesso angolo forse il più oscuro ed enigmatico dell'affresco.
Secondo la lettura di Temesvar, che gradualmente ci conduce alla scoperta vertiginosa di questo abisso, Giuda nel tradimento di Cristo infatti non opererebbe da solo, ma avrebbe dalla sua parte Giovanni e Pietro.
Giovanni in quanto omosessuale, a causa del pregiudizio antigay, viene presentato qui come un pedofilo e dunque come "uno di coloro già ammoniti da Gesù, che piuttosto che recare scandalo ad uno di quei piccoli meglio avrebbero fatto a legarsi una macina da mulino al collo e gettarsi nel mare".
Pietro che nelle vicende della Passione di Cristo di lì a poco pure lo avrebbe rinnegato, rappresenterebbe a sua volta la Sinagoga, fondamento stesso della Chiesa, così come il Vecchio Testamento è fondamento del Nuovo.
Giuda infine dal colorito più bruno di quello degli altri apostoli rappresenterebbe "una pre-raffigurazione di Maometto e del mondo arabo".
Per Temesvar poi non ci sarebbe nulla di strano che, in questo piano diabolico per eliminare Cristo, attraverso Giuda partecipassero anche gli arabi, dal momento che nel medioevo arabi ed ebrei "erano visti e raffigurati come i nemici tradizionali del Verbo cristiano".
Attraverso la triplice alleanza di Giovanni, Pietro e Giuda assistiamo pertanto a sconcertanti giochi di potere, condotti abilmente da Pietro, che, per fare un esempio, si rivolgerebbe alla lobby omosessuale per diffondere nel mondo il libertinaggio allo scopo di fiaccarlo, indebolirlo, minarne le fondamenta morali e renderlo in questo modo più facile preda di conquista da parte di coloro che vogliono impadronirsene ( gli ebrei).
Accade tuttavia che in queste sconcertanti alchimie politiche il gioco può sfuggire di mano o peggio accade di scoprire che dietro al gioco, alla trama appena delineata, se ne celi un'altra più oscura e diabolica.
La lettura cabalistica del Cenacolo di Leonardo, fatta da Temesvar, confermerà questa ipotesi più tenebrosa, quando in una sorta di finale a sorpresa lo scrittore albanese si soffermerà ossessivamente nella scoperta reiterata in molte parti dell'affresco del 666, il numero della Bestia, dell'Anticristo, che verrebbe a costituire nella metastasi patologica dell’interpretazione un più sconvolgente ed esoterico codice Da Vinci, che Eco, con abbondante humor nero, contrappone oggi a quello non meno delirante proposto da Dan Brown nel suo best-seller di indiscutibile ormai fama internazionale. |
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Alfred
Joined: 21 Jun 2004 Posts: 1320
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Posted: 15 January 2005, 12:47 pm Post subject: |
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Vorrei approfittare di questo Topic per segnalare qualche quadro rappresentante L’ultima Cena. Gli artisti che vorrei segnalare sono:
- Giotto di Bondone,
- Duccio di Buoninsegna,
- Cosimo Rosselli,
- Jaume Huguet,
- Daniele Crespi
- Nicolas Poussin,
- Ecc…
Vedi: http://www.eat-online.net/italian/artistic/last_soup.htm
- Andrea del Castagno
- Francesco di Cristofano
- Domenico Ghirlandaio
- Pietro Perugino
Vedi: http://www.comune.firenze.it/servizi_pubblici/turismo/cenacoli/Cenacoli.htm
Potrei continuare ancora, ma mi limiterò a segnalare SOLO questi dipinti.
Come si può notare Gesù ha sempre in grembo Giovanni, entrambi hanno le rispettive vesti con i colori inversi, Giovanni è sempre senza barba ed ha fattezze "femminili".
Tra l'altro Giovanni era il discepolo "prediletto" di Gesù. La cosa emerge diverse volte nel Vangelo di Giovanni: (Giov. 21:20)
Or Pietro voltatosi, vide che li seguiva il discepolo che Gesù amava, quello che durante la cena si era anche posato sul petto di Gesù e aveva chiesto: "Signore, chi è colui che ti tradisce?".
[Vedi anche: http://www.homolaicus.com/nt/vangeli/prediletto/prediletto.htm .]
Quindi non c'è niente di misterioso in un Gesù che tiene nel grembo Giovanni durante l'ultima cena. Inoltre, è sempre stata una cosa normale nel mondo dell'arte rappresentare Giovanni come una persona giovane e sbarbata (che alcuni vedono come una donna), con i vestiti del colore opposto (o speculare) rispetto a quello delle vesti di Gesù. _________________ E i suoi occhi troppo azzurri non vedono nulla e riflettono tutto.
Valéry. |
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