 Gruppo di studio e documentazione Archivio storico in sola lettura dei 18.154 messaggi scambiati dal 17 giugno 2004 al 1° ottobre 2007. Una testimonianza unica di tre anni di ricerche e confronti intorno al mistero di Rennes-le-Château, conservata per documentare una stagione irripetibile della sua storia. |
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Atchoum
Joined: 02 Aug 2004 Posts: 434
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Posted: 4 February 2005, 6:52 pm Post subject: |
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| Clio wrote: | E comunque...sotto la lastra dell'altare manca qualcosa......hanno dimenticato una colonna per strada... |
Colgo l'occasione per chiedere lumi:
da quel (poco) che finora ho letto, non mi è chiaro come fosse fatto questo altare, alcuni non specificano e io mi immagino una lastra di pietra sorretta da 4 colonnine. Altri dicono che essendo un altare primitivo, un lato era direttamente attaccato alla parete della chiesa e l'altro lato era sorretto da due colonnine, altri ancora, come variante di questa seconda versione, dicono che questo lato era sorretto da una sola colonna.
Ora mi chiedo ciò: se le colonnine erano più di una, che fine hanno fatto le altre (o l'altra)? |
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Mariano Tomatis
Joined: 17 Jun 2004 Posts: 2475 Location: Torino
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Posted: 4 February 2005, 11:45 pm Post subject: |
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Non essendo rimaste mappe dell’antica chiesa, sono due i documenti che ci consentono di fare ipotesi sulla struttura del vecchio altare: i rapporti stilati in occasione di due visite vescovili del 1856 (di monsignor de la Bouillerie) e del 1876 (di monsignor Leuillieux). Analizzando i due testi, si può concludere che nel punto in cui oggi sorge l’altare, in passato esisteva un muro che escludeva l’attuale abside, consentendo di entrarvi tramite una o due porte laterali: l’area era utilizzata come sacrestia, e nel 1876 l’abate Pons si lamentava della sua eccessiva umidità. L’altare maggiore era costituito da una lastra in muratura di 210 x 60 cm, sormontato da un tabernacolo di legno dorato, decorato da seta e da una pala d’altare.
Dal racconto che Saunière fece ai partecipanti di una spedizione archeologica nel 1908 veniamo a sapere che il vecchio altare era costituito da una tavola di pietra conficcata nel muro da un lato (probabilmente quello posteriore), e appoggiata davanti su due vecchi pilastri, l’uno dalla superficie liscia, l’altro scolpito. La tavola di pietra era in buono stato, appena danneggiata in un angolo.
Dimostrando una spiccata propensione a riciclare il materiale edile – che ritroveremo più volte in altri lavori – Saunière riutilizzerà il pilastro decorato, quattro anni più tardi, all’esterno della chiesa . Custodito attualmente nel museo del paese, ha le dimensioni di 75 x 39 x 40 cm e mostra sulla faccia principale l’incisione di una croce patente decorata da alcune gemme e da motivi floreali stilizzati. Nella parte alta del disegno sono rappresentate l’alfa e l’omega, simboli dell’infinito cristiano. Sulle due facce laterali compare un motivo geometrico il cui stile consente di datarlo all’epoca carolingia. Pierre Jarnac scrive che, nonostante qualcuno “abbia voluto presentarla come una scultura esoterica, in realtà non offre nulla che non sia una rappresentazione classica. Si tratta di un pezzo superbo, senza dubbio, ma non più di altri omologhi”. Pilastri molto simili compaiono, infatti, presso il Museo lapidario Lamourguier di Narbonne, nella chiesa di Saint Mames a Boutenac e nella chiesa di Saint Étienne d’Oupia. Tutti si ispirerebbero all’altare italiano di San Martino in Cividale, nel Friuli; eseguito su ordine del duca del Friuli, Pemmone, fu consacrato durante il governo di suo figlio Ratchis che divenne re dei lombardi nel 744. Gli elementi e la tecnica usata a Cividale si sarebbero diffusi fino alla Francia meridionale nel corso delle conquiste di Carlo Magno.
Il piano dell’altare era fissato al pilastro per mezzo di un giunto di piombo o di ferro conficcato in una piccola mortasa incisa nell’estremità superiore della colonna stessa, delle dimensioni di 11 x 14 x 7 cm.
Nulla di certo si sa del secondo pilastro, quello non decorato: secondo alcuni sarebbe custodito nel Museo di Carcassonne, secondo altri si troverebbe a Millau - ad esempio Mensior, 2003, p.28.
Una foto del pilastro di Saint Étienne d’Oupia compare in “Un homologue de celui de Rennes-le-Château: le pilier d’Oupia”, Pégase, n.3, maggio/agosto 2002, pp.28-29, che riporta una pagina tratta da Giry, 2001, p.246. Secondo l’abbé Giry, il pilastro di Saint Étienne presenterebbe un incavo a forma di parallelepipedo, realizzato per contenere delle reliquie. Pierre Jarnac cita ancora un pilastro dello stesso stile abbandonato nelle campagne a sud di Vendémies. _________________ Mariano Tomatis Antoniono |
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Alfred
Joined: 21 Jun 2004 Posts: 1320
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Posted: 5 February 2005, 6:39 am Post subject: |
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Il rapporto della spedizione archeologica è riportato nel bollettino S.E.S.A. De Campagne-Les-Bains à Rennes-Le-Château, di M. A. Fages, Agosto 1908.
http://www.renneslechateau.it/rennes.php?id=3&url=doc_sesa_1909.php _________________ E i suoi occhi troppo azzurri non vedono nulla e riflettono tutto.
Valéry. |
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Atchoum
Joined: 02 Aug 2004 Posts: 434
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Posted: 5 February 2005, 2:29 pm Post subject: |
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Grazie Mariano e Alfred.
Come al solito siete enciclopedici!  |
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