 Gruppo di studio e documentazione Archivio storico in sola lettura dei 18.154 messaggi scambiati dal 17 giugno 2004 al 1° ottobre 2007. Una testimonianza unica di tre anni di ricerche e confronti intorno al mistero di Rennes-le-Château, conservata per documentare una stagione irripetibile della sua storia. |
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domig
Joined: 30 Jun 2004 Posts: 1234 Location: roma
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Posted: 30 June 2005, 8:44 pm Post subject: |
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avevo chiesto una cosa a Mariano, nel thread sulle origini di PS-PRAECUM, ma gli deve essere sfuggita.
Trattava la difficoltà di "stabilire", quando è impossibile chiedere direttamente all'autore, la casualità o la volontarietà di un "presunto" particolare della sua opera.
Riformulo qui la domanda a Mariano, chiedendo un parere anche a Diego (sempre che entrambi abbiano tempo da perdere):
"In fondo è vero... ci sono cose che non si possono confutare.... o ci si crede o non ci si crede... non sapremo mai se era intenzione dell'autore.
Girando per il Web ho trovato questa stranezza: la prima immagine è quella che appare "in chiaro" e nella seconda ho evidenziato alcune lettere.... mi sembra di vedere un classico acrostico con scritto "Sophiae"... ma ci sono lettere in più, non tutte sono iniziali, alcune sono decentrate, ci sono delle L che non servono a nulla....
L'inserimento dei singoli "titoli", che si svolge nell'arco di quasi due anni, sembra deporre a sfavore della mia ipotesi...
Tu che ne pensi?
Non conosco l'autore, e dubito di poterlo rintracciare... gli ho scritto qualche volta e non mi ha mai risposto.
Non saprò mai se lo ha fatto apposta o è tutto casuale... mi sa che morirò col dubbio.
http://groups.msn.com/migdom/x.msnw?action=ShowPhoto&PhotoID=113 |
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Mariano Tomatis
Joined: 17 Jun 2004 Posts: 2475 Location: Torino
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Posted: 1 July 2005, 11:17 am Post subject: |
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Qui: http://www.marianotomatis.it/index.php?id=22&r=0&c=3
il testo si apre con un paragrafo acrostico: leggendo soltanto la prima lettera di ogni frase, si ottiene "E' MARIANO".
L'effetto è voluto e dichiarato (da me, ora).
Ecco un caso di volontarierà indubbia.
Se si mette di fronte ad una macchina da scrivere una scimmietta, che batte a caso sui tasti, ogni tanto sorge qualche parola di senso compiuto (e se le si dà un tempo infinito, trascriverà anche la Divina Commedia, l'Enciclopedia Britannica e il catalogo della Biblioteca di Babele).
Ecco un caso di involontarietà indubbia.
Ma quando l'autore muore, quando l'autore è notoriamente ambiguo o provocatorio, determinare volontarietà o involontarietà diventa un problema per il ricercatore.
Fermo restando che, in questi casi, non si perviene mai alla certezza, ma ad una ragionevole sicurezza (o ad un'ipotetica possibilità), quello che si può fare è - da una scala da 0 a 1 - fissare un grado probabilistico.
Ovviamente il valore scelto ha un grado molto soggettivo, ma se esistono conferme indipendenti, la comunità degli studiosi concede di aumentare quel valore verso l'uno.
Alla fine la Storia è la versione condivisa dal maggior numero di studiosi. E' una visione molto debole della ricerca, che non nasconde possibili risvolti inquietanti (la Storia può cambiare da epoca a epoca, ad esempio), ma in questo scenario, si attestano valori probabilistici di quello o di quell'altro fatto.
C'è un altro problema: se non si ha una discreta conoscenza della statistica, esiste il rischio di sopravvalutare (o sottovalutare) la significatività di un "messaggio" percepito come tale dalla nostra coscienza. SOPHIA mi colpisce molto più di PS perché è costituito da un numero maggiore di lettere ed è probabilisticamente più raro.
Ma SOPHIA è meno rara di ZUFFA, perché le lettere di cui è composta sono più frequenti rispetto a quelle di "zuffa", sebbene SOPHIA sia più lunga.
Qual è la probabilità che, prese 23 persone a caso, due di queste festeggino il compleanno lo stesso giorno?
Sorprendentemente, la probabilità è superiore al 50%!
http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_del_compleanno
E' l'esempio che si fa sempre di una probabilità tipicamente sottovalutata.
Personalmente mi affido ad un metodo pragmatico: quando ho un'intuizione, ne cerco le eventuali conseguenze (ovvero, verifico quanto la mia teoria riesce ad essere predittiva rispetto al mondo).
Se trovo MORTEPEE su una lapide, mi aspetto di trovare nella vita di Poussin (o di chi è coinvolto nella sua compilazione) qualche riferimento a Marie De Négre, o a Bigou, o a Rennes, o a qualunque cosa che mi colleghi con l'unico altro posto dove MORTEPEE appare in chiaro: il manoscritto in cui De Cherisey svela il metodo di decifrazione.
Cosa mi fa scoprire di nuovo l'ipotesi? Qual è il suo grado di predittività rispetto a qualcosa che prima ignoravo? Se non trovo nulla, ma resta soltanto l'ipotesi pendente, il suo grado di credibilità resta decisamente basso. Perché l'ipotesi si limita a descrivere il mondo così com'è, è "autocontenuta" in sé stessa, non è falsificabile e non ha alcuna apertura verso un sistema più ampio (nel caso, il complesso di mitemi che gravitano intorno a Rennes-le-Chateau).
In altre parole, una teoria non deve limitarsi a spiegare quello che c'è, ma deve avere delle implicazioni verificabili sul mondo esterno.
Ad esempio a teoria generale della relatività prevede che i fenomeni (anche la velocità della luce) rallentino dove i campi gravitazionali sono più intensi. La teoria divenne molto più credibile quando nel 1919 si registrò durante un'eclissi di sole una distorsione luminosa che la teoria einsteniana aveva previsto. La credibilità della teoria da allora è accrescita molto perché con essa si potevano prevedere alcuni fenomeni che puntualmente si comportavano proprio come previsto. _________________ Mariano Tomatis Antoniono |
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Diego Cuoghi
Joined: 24 May 2005 Posts: 476
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Posted: 1 July 2005, 2:21 pm Post subject: |
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| domig wrote: |
Girando per il Web ho trovato questa stranezza...
Non conosco l'autore, e dubito di poterlo rintracciare... gli ho scritto qualche volta e non mi ha mai risposto.
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Non ho capito come mai dici che non conosci l'autore, dubiti di poterlo rintracciare, ma gli hai scritto qualche volta.
E poi ti riferisci a chi ha realizzato la pagina web o all'autore di quei testi citati? (non è difficile ritrovare la pagina originale... ) |
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domig
Joined: 30 Jun 2004 Posts: 1234 Location: roma
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Posted: 4 July 2005, 3:17 am Post subject: |
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@ Mariano
è bello (e anomalo) ricevere risposte così lunghe a domande così semplici.
Insomma pensi che “sophiae” sia volontario e a suffragio dell’ipotesi porti l’esperienza di un tuo analogo gioco.
Forse hai ragione, ma non saprei… questo che mi mostri è molto regolare, quel che ti ho mostrato io aveva lettere in più o in meno, anche fuori posto...
Ho notato che la tua pagina linkata esplode nell’acrostico, ma apre nell’ambigramma - mariano - e l’ambigramma (Dan e la sua tribù insegna) fu l’Apparenza degli Illuminati.
Il buon senso mi trattiene dal chiederti se tu sia uno di Questi… ma è solo buon senso il quale, notoriamente, non è né matematica né sicurezza. Meglio sorvolare o finisce che qualche anima pura ci crede davvero e comincia ad inviarti moduli di iscrizione.
Splendida l’intuizione della Storia come Statistica, stupefacente almeno quanto la rivelazione che 23 persone su 365 ottengano il 50 % di una qualche variabile temporale… ma non meno divertente è la riflessione che il loro doppio, 46 persone, sono ben lontane dall’arrivare al sano 100 %, raggiungibile solo mettendo in gioco 366 persone su 365 posti.
Capisco il tuo metodo pragmatico ma, se una pista ti conduce agli archivi Vaticani, dubito che tu possa accedervi presentando un tesserino qualsiasi. E se una pista mi porta a Trinità dé Monti, il Sacré Coeur di Roma, e all’annessa biblioteca dell’Accademia di Francia, non avrei neanche quel tesserino da presentare, sempre che ch’io fossi così scemo da avere l’intenzione di farlo.
E sta certo che non è un dramma; per me sono solo ritmi… ognuno affronta il Gioco come può, o come preferisce, o come gli capita. A volte un portone si apre quando smetti di spingere.
Qualcuno mi spiegò che per volare ci sono una decina di metodi validi… oggi voliamo con l’ala fissa e quella rotante perché l’Uomo si concetrò su questi due, reputandoli più “economici”. Ma se si fosse applicato sull’ala battente o su quella avvitata, oggi si volerebbe con aeromobili differenti.
Quando si parla di queste cose strane, ogni pista porta sempre da qualche parte. E seguire una pista è impiegare tempo e energie. Non sempre si hanno a disposizione entrambe le monete ma, per fortuna, RLC accetta tutto e si mette quindi alla portata di tutti.
Io non ho mai additato male qualcuno perché fa delle ipotesi, e tantomeno perché non ne presenta. Ci sono altre buone piste da seguire… abbiamo Leblanc e Verne. Per ora accontentiamoci di queste, che non son poco.
@ Diego
oh ma parlavo proprio dell’autore, e non del creatore della pagina web.
I gestori di siti sono come gli Editori ed i Mecenati. Sono spinti da altre motivazioni e osservare non è il loro compito principe. Li distrae altro e, se non sono distratti, spesso lo diventano, come l’usignolo del Profeta quando giunge il suo momento.
Ho questa a suffragio di quanto dico:
http://groups.msn.com/migdom/x.msnw?action=ShowPhoto&PhotoID=119
Per il resto, ogni epoca aveva i suoi simboli, come noi abbiamo i nostri.
Alcuni sono durati nel tempo, altri no. Il Rinascimento viveva di figure e messaggi… loro si che vedevano simboli dappertutto, altro che noi.
Un gancio come chiave di violino e sul pentagramma una scala diatonica, con una pausa “za” sul Si: “l’ Amo – Re – Mi - Fa – Sol- La- (za) – Re”.
Leonardo non mi è mai sembrato un pittore esoterico, ma bisogna considerare che un tal Genio può avere accesso a qualsiasi Conoscenz. Si capisce comunque che gli piaceva giocare. E siccome in ingegneria e anatomia non si gioca, lo poteva fare solo con la pittura. E nei suoi quadri ha messo gli aspetti del Simbolo.
Tutto sta a capire quali sono un giochi e quali no.
@ tutto il caro forum:
Ho appena finito di vedere su Sky History il documentario della National Geographic sul “Codice da Vinci”.
Credo lo ridiano oggi alle 17:00, ma non potrò registrarlo.
Due ore, inclusi quattro brevi stacchi.
Il tema è la Maddalena, che lega Louvre e Leonardo, Templari e Catari, RlC e Rosslyn, PS e Vangeli gnostici. Berengere non è che uno dei gradini.
Il tutto con intervistati tipo Lincoln, Brown, Eco, la Pagels, ed altri bollandisti e studiosi tosti.
Il tutto con i tagli, le riprese e la luce della National Geographic.
Il tutto con pezzi talvolta pregiati… i rari quadri di Signol a S.Sulpice.
Il tutto con poche pergamene; niente Plantard&Co; molto Dossiers Secretes; poca massoneria; niente alchimia; poca Calvè; niente messe; niente Leblanc e Verne; qualche sapiente omissione e le solite allusioni al Vaticano.
E il tutto sempre sotto la luce della Maddalena, e dei tanti volti meravigliosi che le hanno dato i Maesti Pittori.
Certo che ormai gli inglesi dicono un sacco di stronzats, ma bisogna ammettere che le dicono bene. Non lesinano mezzi. E si capisce che potrebbero anche sfornare a raffica. Nenche troppo invadente. Un buon prodotto alla portata cerebrale di largo strato. C’è di che stare in guardia.
Sto per prendermi qualche giorno libero e vorrei lasciarvi una curiosità su Rabelais (Oevres - Ed. Mignot, Parigi, senza data (ca. 1920/40), Corbeil Imprimerie):
http://groups.msn.com/migdom/x.msnw?action=ShowPhoto&PhotoID=118
Il primo libro “Gargantua” è scritto dall'astrattor di quinta essenza Monsieur Alcofribas, (ho pensato: “F. Rabelais anagrammato”… macchè, manca una “E”).
Nel secondo libro “Pantagruel”, la “E” arriva perché al M. Alcofribas viene anteposto un “feu”, un “fu”. Ma io con quella E, ora, non ci faccio più niente.
I frontespizi sono costruiti sull’esalpha ma, buon per noi, appare solo un incongruo PS e non supportato da arcadie e sion, preci e spademorte. Nei versi introduttivi troviamo però in acrostico un “SOPJE”. Possiamo dire che in quel tempo e in quel luogo le due cose non erano mescolate.
La “decina” a introduzione (le cui prime cinque lettere formano l’acrostico) ci spiega:
“Se, unendo l’utile al diletto, si innalza un autore, egli sarà apprezzato, stanne certo: io lo so, pel tuo intelletto, in questo libro, sotto piacente aspetto, l’utilità è così ben descritta che vi vedo un Democrito sorridente ai fatti della nostra vita umana. Persevera quindi e, se non la otterrai in questi bassi luoghi, l’avrai nel dominio dei cieli”.
Il quinto ed ultimo libro (quello del Trinquebouteille) è l’unico firmato ma forse non scritto da Rabelais, e si apre con un’epigramma:
” Rabelais è morto? Ecco ancora un libro. No, la sua parte migliore ha ripreso i suoi spiriti per donarci ancora uno dei suoi scritti, che lo rendono fra tutti immortale e (lo) fanno vivere”.
Ovunque, nei cinque libri, lunghe elencazioni si prestano all’enigmistica.
E’ una pista anche questa, analoga a quella di altri eroi letterari, ma ci vuole tempo e impegno per batterla. E sono pronto a concordare con chi la reputa solo un passatempo.
un caro saluto e buone vecanze |
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Alfred
Joined: 21 Jun 2004 Posts: 1320
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Posted: 4 July 2005, 8:04 am Post subject: |
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Ciao Mig,
Nell'edizione originale del libro Pantagruel, roy des dipsodes, restitué à son naturel; plus Les merveilleuses navigations du disciple de Pantagruel, dict Panurge. Composés par feu M. Alcofibras [sic] (Lyon; chez E. Dolet, 1542), l’acrostico è SOPIE. Nessuna traccia di un PS particolare nella prima copertina.
Se è vero che Rabelais si è ispirato a Colonna, allora l’acrostico potrebbe essere riferito a un’amante di nome Sopie (Rabelais non era un santo: ebbe due figli da una relazione con una vedova mentre si trovava a Parigi), così come Colonna dichiara che Polifilo amò perdutamente Polia tramite un altro famoso acrostico.
Ne La plaisante et ioyeuse histoyre du grand Geant Gargantua (Lyon; chés E. Dolet, 1542) non c’è nessun acrostico degno di nota (nella nota al lettore c’è un DEIVVAVMP).
Anche ne La vie très horrificque du Grand Gargantua, pere de Pantagruel jadis composée par M. Alcofribas abstracteur de quinte essence. (Lyon; Françoys Juste, 1542), nessun acrostico nelle note:
http://gallica.bnf.fr/image?L=02200060&I=3
La vie inestimable du grand Gargantua, père de Pantagruel, jadis composée par l'abstracteur de quinte essence. Livre plein de pantagruelisme. (Lyon; François Juste, 1537): http://gallica.bnf.fr/scripts/ConsultationTout.exe?O=02200066
Pantagruel, roy des Dipsodes, restitué à son naturel, avec des faictz et prouesses espoventables composez par feu M.Alcofribas, abstracteur de quinte essence. (Lyon; François Juste, 1542):
http://gallica.bnf.fr/image?L=02200067&I=1
Per quanto riguarda le opere di Rabelais, il testo fondamentale (ma che ha una grave pecca: se ne infischia delle prime edizioni originali) è Oeuvres de Rabelais. Tome I et II: seule éd. conforme aux derniers textes revus par l'auteur; avec les variantes de toutes les éd. originales; des notes et un glossaire. (Paris, P. Jannet, 1858)
Dopo il successo delle prodezze spaventevoli del gigante Pantagruele (1532), Rabelais decise di risalire alle origini e di pubblicare un libro che descrivesse la storia del padre di Pentagruele, Gargantua. Pubblicò quindi nel 1534 La molto orrifica vita del grande Gargantua padre di Pantagruele, che nell’edizione definitiva divenne il libro primo, pur essendo stata composta in un secondo tempo. Ad esso l’autore premise, nella seconda edizione del 1535, un componimento poetico rivolto Ai lettori e un Prologo dell’Autore.
Il quinto libro - di cui è stata discussa la paternità - fu pubblicato postumo nel 1564. Tale ritardo potrebbe essere attribuito alle condanne da parte della Sorbona che colpirono tutti e quattro i libri di Gargantua e Pantagruele e che costrinsero Rabelais (che correva seri pericoli di arresto o qualcosa di peggio) a fuggire presso amici e a Roma da Du Bellay. Potrà rientrare in Francia grazie al beneficio ecclesiastico di due parrocchie.
L’epigramma “Rabelais è morto? Ecco ancora un libro…” non era sulla prima pagina, ma sull’ultimo foglio dell’edizione del 1564. Il libro si apre con il solito prologo e seguono ben 47 capitoli cui sono stati aggiunti o tolti diversi pezzi del manoscritto originale. È per questo che il libro migliore sulle opere di Rabelais, che contiene anche i passaggi dell’edizione del 1564 (pag. 415 e s.), è quello dell‘editore e curatore P. Jannet.
Jacob Bibliophile (pseud. di Paul Lacroix) nel suo Etude bibliographique sur le Vème Livre de Rabelais si interessò delle vicende legate al libro e concluse che solo Rabelais poteva aver scritto l’opera. Opera che non venne presa di mira perché pagana (o perché Rabelais era un pagano), ma per lo spirito critico di Rabelais verso i fasti della Curia Romana, per la sua passione della Cultura Classica, per l‘utilizzazione del folklore popolare, ecc... Per esempio, nel libro quarto, Rebelais descrive la lunga peregrinazione di Pantagruele e Panurge per mare che porta i due nei paesi più strani: essi giungono nell’isola di Procurazione, dove vivono in maniera strana i Mangiaprocessi (satira del mondo dei legulei) e nell’isola di Papafiche (i protestanti) e in quella dei Papimani (i cattolici). Nel quinto libro, i due raggiungono l’isola Sonante (raffigurazione satirica della Curia papale) ove vivono solo degli uccelli (gli abitanti dell’isola erano stati tramutati in pennuti). La descrizione delle varietà degli uccelli e delle loro abitudini si dilungano in vari capitoli, ma i loro nomi sono piuttosto evocativi: Clerigalli, Monegalli, Pretagalli, Abbagalli, Vescovalli, Cardingalli, e Pappagallo, che è unico nella sua specie.
Domandammo allora a Mastro Editus, scrive Rabelais, perché non vi era là che un solo Pappagallo. Egli ci rispose che tale era la istituzione primitiva e fatale destinata dagli astri: che dai Clerigalli nascono i Pretegalli e Monegalli, senza copulazione carnale, come avvien tra le api; dai Pretegalli nascono i Vescogalli, e da questi i Cardingalli; e i Cardingalli, se non fossero prevenuti da morte, finirebbero in Pappagallo, e abitualmente non ce n'è che uno, come nelle arnie delle api non c'è che un re, e al mondo non c'è che un sole.
Deceduto questo, ne nasce un altro da tutta la razza dei Cardingalli, sempre senza copulazione carnale beninteso. Di sorta che c'è in tale specie una unità individua, con perpetuità di successione, né più né meno che della fenice d'Arabia. Vero è che or sono duemilasettecentosessanta lune furono in natura due Pappagalli prodotti; ma fu la più grande calamità che si vide mai in quest'isola…
[...]
Fra' Giovanni domandò a Editus: «In quest'isola voi non avete che gabbie ed uccelli; essi non lavorano né coltivano la terra: tutta la loro occupazione è nel godersela, cinguettare e cantare. Da qual paese vi viene questo corno d'abbondanza e copia di tanto ben di Dio e ghiotti bocconi?» «Da tutto il resto del mondo,» rispose Editus: «se eccettuate certe contrade delle regioni aquilonari (i paesi protestanti del Nord Europa, N.d.T.), le quali da qualche anno hanno mosso la Camarina ( non avevano aderito al precetto di non agitare la situazione, N.d.T. *).»
Lasciata l'isola, i due approdano a Lanternese, dove la sacerdotessa Bacbuc comunica loro il responso della Divina Bottiglia. Esso consiste in una sola parola: "Trink!", e sembra indicare l'unico rimedio contro ogni dubbio, angoscia e perplessità.
Lo pseudonimo di Rabelais, mentre era medico all’ospedale di Lione, era un nome anagrammato: Alcofribas Nasier.
Per quanto attiene al quinto libro, oggi si è propensi a non attribuire a Rebelais quest’ultima opera. Secondo la maggior parte degli storici, il libro L’Isola Sonante (che comprendeva già 16 capitoli del quinto libro) era stato pubblicato nel 1562 da uno scrittore ugonotto, per poi essere inglobato nel quinto libro. Secondo altri, invece, il quinto libro sarebbe stato solo rimaneggiato da d'André Tiraqueau (ellenista e umanista, amico di François), ampliando le invettive di Rabelais contro la Curia.
* Vedi la proverbiale frase latina: "Non smuovere Camarina".
Lettori amici, voi che m'accostate,
Liberatevi d'ogni passione,
E, leggendo, non vi scandalizzate:
Qui non si trova male né infezione.
È pur vero che poca perfezione
Apprenderete, se non sia per ridere:
Altra cosa non può il mio cuore esprimere
Vedendo il lutto che da voi promana:
Meglio è di risa che di pianti scrivere,
che rider soprattutto è cosa umana.
(Ai Lettori, libro primo, Prologo dell'Autore) _________________ E i suoi occhi troppo azzurri non vedono nulla e riflettono tutto.
Valéry. |
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domig
Joined: 30 Jun 2004 Posts: 1234 Location: roma
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Posted: 4 July 2005, 10:35 am Post subject: |
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Grazie mille delle precisazioni, Alf.
Sei magnifico. Ma come fai a trovare tutta quella roba?
Dì la verità... ma dove lavori?
Nei libri non mi aspettavo altri acrostici (che servono in genere solo da introduzione) però, giuro, mi hai fatto venire la voglia di tentare un paio di strade, a discapito di quel pò di tempo libero che mi sono guadagnato.
Grazie ancora  |
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domig
Joined: 30 Jun 2004 Posts: 1234 Location: roma
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Posted: 4 July 2005, 10:45 am Post subject: |
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| alfred wrote: | | ...l’acrostico è SOPIE... |
A proposito, ma dopo quel SOPIE ci sarebbe uno strano "L-Q-R-O-E"... quindi o SOPIE è un caso, oppure anche LQROE dovrebbero significar qualcosa...
Tu, onestamente, cosa ne pensi? |
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Alfred
Joined: 21 Jun 2004 Posts: 1320
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Posted: 4 July 2005, 2:41 pm Post subject: |
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Lavoro a stretto contatto con i libri… Ma oggi sono a casa, e ho potuto consultare “solo” l’Enciclopedia Garzanti della Letteratura e un volume di letteratura europea usato nelle Università: Il Sistema Letterario, vol. 2 "Duecento e Trecento", di S. Guglielmino e H. Grosser.
Tuttavia, i libri francesi dicono molto di più e si possono consultare senza doversi costruire una biblioteca in casa. Se vai su http://gallica.bnf.fr/Metacata.htm puoi avere accesso a tutti i libri disponibili su Rabelais (in formato PDF o JPG, dalle primissime edizioni alle raccolte di opere e di litografie di fine Ottocento). Per ovvi motivi, il sito non può contenere tutti i libri "recenti" (indicativamente: dagli anni Trenta a oggi).
Per esempio, si trova il libro di Louis Moland, François Rabelais. Tout ce qui existe de ses oeuvres: Gargantua-Pantagruel. (1884) e le già citate Opere Complete.
La versione originale del testo è qui: http://visualiseur.bnf.fr/Document/CadresPage?O=NUMM-79282&I=4&J=4&M=pageseule&T=&Y=Image . E c'è anche il LQROE.
Sono poco ferrato con il latino e quindi mi potrebbe sfuggire il significato di un eventuale acrostico. Comunque, Rabelais era un grande studioso di lingua e cultura greca (nel 1532 pubblicò gli Aforismi di Ippocrate), cosa non gradita alle alte autorità del Clero da quando Erasmo aveva pubblicato un commento sul vangelo in greco di san Luca, nel 1523, creando un grande putiferio: i teologi della Sorbona si videro costretti a vietare lo studio del greco in Francia.
Sopie (o Sophie) forse non è un caso e potrebbe avere un significato in greco (…), oppure potrebbe essere un riferimento a un’amante… Nessun riferimento a una vedova (di cui non si sa nulla) e ai suoi due bambini (riconosciuti dal Papa ?) compaiono nei libri di fine '800. _________________ E i suoi occhi troppo azzurri non vedono nulla e riflettono tutto.
Valéry. |
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Diego Cuoghi
Joined: 24 May 2005 Posts: 476
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Posted: 4 July 2005, 7:45 pm Post subject: |
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| domig wrote: | @ Diego
...
Per il resto, ogni epoca aveva i suoi simboli, come noi abbiamo i nostri.
Alcuni sono durati nel tempo, altri no. Il Rinascimento viveva di figure e messaggi… loro si che vedevano simboli dappertutto, altro che noi.
(...) Leonardo non mi è mai sembrato un pittore esoterico, ma bisogna considerare che un tal Genio può avere accesso a qualsiasi Conoscenz. Si capisce comunque che gli piaceva giocare. E siccome in ingegneria e anatomia non si gioca, lo poteva fare solo con la pittura. E nei suoi quadri ha messo gli aspetti del Simbolo. Tutto sta a capire quali sono un giochi e quali no. |
Non solo Leonardo... L'arte rinascimentale è piena di simboli che oggi non ci appaiono chiari perché abbiamo perso la conoscenza di quel linguaggio, che all'epoca era invece inteso perfettamente, perlomeno dalle persone colte. I fiori, gli animali, certi oggetti che compaiono in tanti quadri hanno significati ben precisi: il pellicano simboleggia il sacrificio di Cristo; il pavone l'immortalità o la Resurrezione; il coniglio (ovvio) la fecondità; la mosca che spesso si vede in primo piano nei dipinti si pensava evitasse (in un modo quasi omeopatico) che mosche vere si potessero posare in modo oltraggioso sulle scene sacre. Certi quadri invece contengono veri e propri rebus, uno dei più famosi è di Lorenzo Lotto, alcuni elementi della scena permettono di decifrare il nome della donna ritratta nel dipinto.
http://www.columbia.edu/itc/arthist/rosand/AHpics/content/lorenzo_lotto/images/portrait%20of%20lucina%20brembate,%20berg,%20c1518.jpg |
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