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I dadi della stazione X

 
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Lenny Nero



Joined: 13 Oct 2005
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PostPosted: 23 October 2005, 5:37 pm    Post subject: I dadi della stazione X





Un banale riferimento al fatto che i soldati Romani si sarebbero giocati le vesti di Cristo, o i numeri non sono a caso o c'è altro ancora?
E' un elemento che si ritrova in altre via crucis?
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Mariano Tomatis



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PostPosted: 23 October 2005, 6:07 pm    Post subject:

Si ritrova. Appena riesco, posto l'immagine di una crocefissione con i dadi in bella vista.
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Mariano Tomatis Antoniono
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Lenny Nero



Joined: 13 Oct 2005
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Location: Annexia

PostPosted: 23 October 2005, 6:48 pm    Post subject:

Mariano Tomatis wrote:
Si ritrova. Appena riesco, posto l'immagine di una crocefissione con i dadi in bella vista.


sto cercando anche io...intanto tra le foto che non ho pubblicato perchè di pessima qualità aggiungo queste...sono in casa di Saunière...uno riguarda proprio il mistero della resurrezione, l'altra foto è una via crucis, bellissima, che pero' purtroppo è venuta male...pero' di dadi neanche l'ombra, mi pare assolutamente tradizionale per quel che ne so io.




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Lenny Nero



Joined: 13 Oct 2005
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Location: Annexia

PostPosted: 23 October 2005, 6:57 pm    Post subject:



fin'ora ho trovato solo questa Laughing

Cmq i riferimenti canonici sono chiari:

Vangelo secondo Matteo. 27, 33-36

Vangelo secondo Marco. 15, 24
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Alberto



Joined: 03 Jan 2006
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PostPosted: 10 March 2006, 5:07 pm    Post subject:

I dadi sono raffigurati molto spesso nelle vie crucis.

Mi avete fatto venire in mente il santuario di Notre Dame de Fontaines, a Briga nella parte francese dela Val Roya. Questa piccola cappella è splendidamente affrescata da Giovanni Canavesio e presenta una serie di simbolismi molto poco ortodossi, analizzati di recente dal curato di Tenda in una bella pubblicazione. Il sacerdote si sofferma molto sulla questione dei dadi.

Con la fantasia di de Sède si potrebbe far diventare questa località una novella RLC, il materiale non mancherebbe... Twisted Evil
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Diego Cuoghi



Joined: 24 May 2005
Posts: 476

PostPosted: 16 March 2006, 5:43 pm    Post subject:

Alberto wrote:
I dadi sono raffigurati molto spesso nelle vie crucis.

Mi avete fatto venire in mente il santuario di Notre Dame de Fontaines, a Briga nella parte francese dela Val Roya. Questa piccola cappella è splendidamente affrescata da Giovanni Canavesio e presenta una serie di simbolismi molto poco ortodossi, analizzati di recente dal curato di Tenda in una bella pubblicazione. Il sacerdote si sofferma molto sulla questione dei dadi.


http://www.culture.gouv.fr/culture/medieval/francais/c-gale.htm
http://www.culture.gouv.fr/culture/medieval/francais/index.htm

Ne sai qualcosa di più? Da quel poco che vedo in queste pagine non capisco dove possa essere la non ortodossia.
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Alberto



Joined: 03 Jan 2006
Posts: 49

PostPosted: 16 March 2006, 9:17 pm    Post subject:

Infatti su internet non ho trovato granchè.
Mi rileggo la pubblicazione e ti faccio sapere con più precisione, se trovo uno scanner ti mando le immagini.
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EneaQ



Joined: 19 Jun 2005
Posts: 390
Location: Rompimaroni (reg.Ingiuria)

PostPosted: 16 March 2006, 10:08 pm    Post subject:

Alberto wrote:
I dadi sono raffigurati molto spesso nelle vie crucis.

Mi avete fatto venire in mente il santuario di Notre Dame de Fontaines, a Briga nella parte francese dela Val Roya. Questa piccola cappella è splendidamente affrescata da Giovanni Canavesio e presenta una serie di simbolismi molto poco ortodossi, analizzati di recente dal curato di Tenda in una bella pubblicazione. Il sacerdote si sofferma molto sulla questione dei dadi.

Con la fantasia di de Sède si potrebbe far diventare questa località una novella RLC, il materiale non mancherebbe... Twisted Evil


ciao alberto (di monaco?).
sono stato diverse volte alla madonna di fontan (la cappella sistina delle alpi, ha scritto qualcuno) ma, all'epoca non ero per niente attento alle tematiche gnostiche.
visto che, con la mai compagna gnostica ci si dovra' tornare mi dai qualche indicazione?
almeno i simbolismi principali......ed inoltre gli estremi della pubblicazione del curato...
esiste niente in italiano?
e' venduta in zona? (a briga o tenda).

ps: di dove sei? Laughing
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Alberto



Joined: 03 Jan 2006
Posts: 49

PostPosted: 19 March 2006, 11:54 pm    Post subject:

Ciao, sono di Arma di Taggia, vicino a Sanremo.
La pubblicazione in questione è in italiano ed è stata acquistata in loco dai miei genitori, immagino si possa reperire a Briga, a Tenda o nella stessa cappella.
I riferimenti simbolici sono in parte, secondo il curato, proprio riconducibili al pensiero gnostico o a quella che possiamo definire come “sapienza antica”.

(P.Benoit Avena, “Simbolica, storia e sapienza degli affreschi della cappella di Notre Dame des Fontaines”, tipolitografia Martini – Borgo San Dalmazzo, 0171266249).

Partiamo da lontano.
La zona, oggi periferica, è conosciuta da secoli, se non millenni, per le sorgenti curative che la caratterizzano. Il culto delle acque, connesso alla fertilità, rimane ancora oggi traslato nell’immagine di Maria. Ci troviamo tra l’altro molto vicino al monte Bego, considerato il santuario a cielo aperto dei Liguri e ricco di particolari incisioni rupestri.
Questi luoghi sono legati a una famiglia nobile dalle origini prestigiose, i Ventimiglia-Lascaris, nata dall’unione di Guglielmo Pietro, conte di Ventimiglia, e nientepopodimeno che la figlia dell’Imperatore romano d’Oriente Teodoro Lascaris (XIII secolo).
La decorazione risale alla fine del ‘400, il Canavesio è un sacerdote-pittore che gira l’estremo ponente ligure e la Provenza lasciando opere in diversi luoghi. Il primo problema nasce proprio qui: a Briga il pittore mantiene lo stile forte e didascalico che contraddistingue la sua produzione (Pigna, Taggia), ma sono presenti elementi tematici che non si trovano assolutamente altrove.
Il nostro curato ipotizza, secondo me correttamente, che le anomalie non possano che essere frutto della volontà della committenza locale.
E la committenza è il risultato di una strana storia di veleno.
Onorato I Lascaris, conte di Tenda, viene avvelenato il 4 febbraio 1474 dal suo intendente-economo Pietrino Parpaglia, la moglie Margherita accusa i signori di Briga, in mano ai Savoia, di aver ordito il complotto per favorire la potente casata che legherà i suoi destini all’Italia.
Ci sarebbero di mezzo anche alcuni alti prelati imparentati coi sabaudi.
Margherita attacca con successo Briga facendo fuggire i presunti mandanti dell’assassinio (tra l’altro suoi cugini),dopo qualche anno riesce a catturare anche l’autore materiale del tradimento e chiede un riscatto esorbitante ai brigaschi.
Fatto sta che, quando la somma sta per essere raccolta, la contessa libera il prigioniero e rinuncia al denaro. Il curato di Briga e il fratello, un agostiniano, la convincono infatti a lasciare che il denaro sia devoluto al completamento della Collegiata di Briga e alla decorazione della cappella di Notre Dame des Fontaines. L’ipotesi è che il curato fosse a conoscenza delle ultime parole del conte avvelenato, parole scomode per Margherita che in realtà sarebbe stata a conoscenza del complotto, e avrebbe fatto il doppio gioco per sbarazzarsi del marito e contemporaneamente avere la scusa per attaccare Briga.
Una curiosità, la decorazione viene portata a termine il 12 ottobre 1492, giorno della scoperta dell’America.

Le scene sono 25, numerate dal pittore, più un giuda impiccato molto pulp e un giudizio universale, non numerati. A prima vista tutto l’insieme può sembrare un classico catechismo per contadini, atto a sviluppare il timor dei e a magnificare le grazie della beatitudine, secondo il curato però c’è dell’altro.
Intanto sembrano apparire con una certa chiarezza alcuni riferimenti alla storia di Margherita.
I sacerdoti del Tempio, ad esempio, vengono sempre raffigurati con abiti di foggia orientale, tranne nelle scene in cui sono diretti protagonisti del tradimento di Giuda, dove hanno vesti chiaramente occidentali. Giuda stringe addirittura la mano ad un uomo vestito da abate europeo dell’epoca: nella storia del tradimento ci sarebbe proprio di mezzo l’abate di Montchenou, importante prelato vicino ai Savoia; subito dopo riceve i denari della ricompensa che cadendo sul tavolo formano in maniera innaturale una L rovesciata (Lascaris?). Ci sono altri particolari che lasciano pensare alla volontà di ricordare gli avvenimenti di Tenda ma non mi sembrano significativi nell’ambito del nostro discorso. Un’altra lettura che il curato propone è quella di una sorta di critica nei confronti della Chiesa e dei potenti, anche in questo caso evito di soffermarmi sulla questione: è interessante però notare come gli atteggiamenti di Pietro (simbolo del papato) vengano estremizzati in negativo, in particolare nella lavanda dei piedi sembra quasi che l’apostolo, tenendo i piedi staccati dall’acqua e assumendo una particolare postura, voglia esprimere un rifiuto di purificazione. Nella stessa scena l’eroe negativo Giuda si affretta invece a levarsi i sandali come preso dall’ansia di essere mondato dei propri peccati. Ricordiamoci che siamo in un periodo difficile nella storia del cattolicesimo, che il fratello del curato di Briga era agostiniano come Lutero, che la zona è molto vicina alle valli valdesi. Vedere influenze in questo senso non mi pare azzardato.
Ma la questione più interessante è l’analisi simbolica degli affreschi.
Oltre a decorare le pareti della navata, Canavesio dipinge un bel giudizio universale sopra la porta d’ingresso. In basso a sinistra è raffigurato l’albero della vita con ai lati Salomone che fa uno strano gesto (simile a un ok) e Antonio l’Eremita che recita in cartiglio “erit recordatio”, “una memoria nell’avvenire”. Salomone e l’albero della vita sono un tema ricorrente anche altrove, non so se l’associazione con Antonio l’Eremita sia molto frequente, fatto sta che entrambi i personaggi sono legati al tema della sapienza, che il gesto richiama la simbologia del cerchio e che la frase viene dall’Ecclesiaste che è un libro sapienziale della Bibbia: gli affreschi vogliono mantenere la memoria di una sapienza antica?
Le scene della passione contengono due pesanti anomalie cronologiche.
La prima riguarda la flagellazione, Gesù viene frustato (scena 9) prima di comparire davanti a Pilato: nel Vangelo dovrebbe essere Pilato a dare l’ordine. La seconda, anche più strana, è inerente alla discesa negli inferi di Cristo per liberare i giusti (scena 25), dovrebbe avvenire prima della resurrezione mentre si svolge dopo. Da una committenza ecclesiastica e da un prete pittore mi sembra decisamente troppo, è un invito a soffermarci su quelle due scene?
La scena della flagellazione è la più interessante, i gesti degli aguzzini hanno un moto rotatorio impressionante e i loro corpi assumono posizioni innaturali, con le membra che disegnano una serie di svastiche. La scena è dominata da un omega ottenuta unendo la struttura architettonica della stanza con le gambe di due soldati, secondo il curato fa il paio con un alfa disegnata dalle corde della frusta di uno dei torturatori, che secondo me è invece un bel triskell rovesciato, un simbolo celtico che ha praticamente la stessa valenza della svastica.
La scena gemella della parete opposta, la resurrezione, contiene lo stesso movimento a ruota e lo stesso numero di personaggi, cinque, che nella simbologia dei trattati ermetici del Rinascimento è legato proprio alla ruota, all’uomo e se vogliamo al famoso quadrato magico (SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS): il 5 nel suo quadrato 25, che è il numero delle scene, è la raffigurazione dell’uomo come parte dell’universo.
Le svastiche sono in tante altre scene, sempre disegnate da corpi o oggetti posizionati in maniera poco ortodossa (in una scena un uomo regge ad esempio uno stendardo tenendo la base dell’asta in alto e la bandiera quasi in terra), anche il moto rotatorio e la disposizione a cerchio dei personaggi si ripetono spesso.
Un’attenzione maniacale è riservata poi al tentativo di produrre elementi di dualismo, di unione nell’opposizione, che è un altro riferimento alla simbologia della ruota dove ogni punto ha un opposto e dove l’inizio coincide con la fine: nel giudizio universale sono opposti in diagonale lo scheletro che sta sopra l’entrata dell’inferno e le ossa lasciate nelle tombe dalle anime dei risorti, sulla diagonale opposta troviamo proprio una ruota dentata per il supplizio dei dannati e la ruota di Santa Caterina di Alessandria. I giochi continuano e spesso hanno come protagonista una scena e la scena gemella sull’altro lato come nel caso della flagellazione e della resurrezione, nell’episodio dell’incoronazione di spine il soldato fa ad esempio lo stesso gesto riflesso a specchio di quello della prospicente “Gesu davanti ad Anna”.
Abbiamo detto che il principio è la fine e viceversa, è interessante il fatto che la prima figura della passione sia San Giovanni e l’ultima il Battista (proprio nell’altra scena messa fuori posto), di solito Giovanni è considerato il personaggio finale della vita pubblica di Cristo e il Battista quello iniziale, qui tutto è capovolto. La discesa agli inferi e la flagellazione possono essere viste anche nella chiave di un altro fine dualismo, con Cristo che come alfa e omega, principio e fine, è il solo a poter fermare la legge della ruota perché liberando i giusti li sottrae al ciclo della nascita e della morte.

Mi fermo qui ma le letture che da il curato sono tante altre e io mi sono fatto l’idea che le sue supposizioni siano interessanti.
Credo che i committenti degli affreschi fossero, come tanti altri religiosi del Rinascimento, persone molto colte interessate alle nuove tendenze filosofiche provenienti indirettamente dall’Oriente, mi riferisco soprattutto alle correnti neoplatoniche, e che ci abbiano voluto lasciare questo bel messaggio visivo scegliendo un pittore adattissimo; non escludo peraltro che la famiglia Lascaris potesse possedere addirittura trattati di questo tipo, vista la provenienza orientale.

Mi piace pensare che questi signori abbiano voluto ricordarci che esiste una spiritualità antica come l’uomo proprio in un luogo associato nei secoli all’idea del sacro.
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Diego Cuoghi



Joined: 24 May 2005
Posts: 476

PostPosted: 20 March 2006, 9:39 am    Post subject:

Alberto wrote:
I riferimenti simbolici sono in parte, secondo il curato, proprio riconducibili al pensiero gnostico o a quella che possiamo definire come “sapienza antica”.

Grazie per l'interessantissima spiegazione. Purtroppo non vedendo gli affreschi se non nelle piccole foto di quel sito web si fa fatica a rendersi conto di tutti i particolari descritti.

Rimangono però molti dubbi su questa interpretazione. E' possibile che alcuni dei personaggi raffigurati si riferiscano agli intrighi narrati, ma gli "indizi" che riguardano visioni non canoniche dei vangeli mi sembrano scarsini.

Quote:
Un’altra lettura che il curato propone è quella di una sorta di critica nei confronti della Chiesa e dei potenti, anche in questo caso evito di soffermarmi sulla questione: è interessante però notare come gli atteggiamenti di Pietro (simbolo del papato) vengano estremizzati in negativo, in particolare nella lavanda dei piedi sembra quasi che l’apostolo, tenendo i piedi staccati dall’acqua e assumendo una particolare postura, voglia esprimere un rifiuto di purificazione.

E' esattamente quello che fa Pietro, secondo il vangelo di Giovanni. L'apostolo inizialmente rifiuta la lavanda dei piedi:

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: "Signore, tu lavi i piedi a me?". Rispose Gesù: "Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo". Gli disse Simon Pietro: "Non mi laverai mai i piedi!". Gli rispose Gesù: "Se non ti laverò, non avrai parte con me". Gli disse Simon Pietro: "Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!".

Quote:
Ma la questione più interessante è l’analisi simbolica degli affreschi.
Oltre a decorare le pareti della navata, Canavesio dipinge un bel giudizio universale sopra la porta d’ingresso. In basso a sinistra è raffigurato l’albero della vita con ai lati Salomone che fa uno strano gesto (simile a un ok) e Antonio l’Eremita che recita in cartiglio “erit recordatio”, “una memoria nell’avvenire”. Salomone e l’albero della vita sono un tema ricorrente anche altrove, non so se l’associazione con Antonio l’Eremita sia molto frequente, fatto sta che entrambi i personaggi sono legati al tema della sapienza, che il gesto richiama la simbologia del cerchio e che la frase viene dall’Ecclesiaste che è un libro sapienziale della Bibbia: gli affreschi vogliono mantenere la memoria di una sapienza antica?

I "libri sapienziali" della Bibbia sono una raccolta che comprende anche Il Cantico dei Cantici, i Salmi, i Proverbi... Non credo proprio che questo concetto possa essere ricondotto alla "sapienza antica" nel senso inteso dall' autore di quell'analisi degli affreschi.
L'Ecclesiaste (Qoelet) è poi una riflessione molto amara e pessimista sulla caducità e l'inconsistenza delle cose del mondo. "Vanità" o "fumo" a seconda delle traduzioni.
http://www.labibbia.org/pls/bibbiaol/GestBibbia.Ricerca?Libro=Qoelet&Capitolo=1
Quote:

Le scene della passione contengono due pesanti anomalie cronologiche.
La prima riguarda la flagellazione, Gesù viene frustato (scena 9) prima di comparire davanti a Pilato: nel Vangelo dovrebbe essere Pilato a dare l’ordine.


La flagellazione è citata da Matteo, che in effetti la fa avvenire dopo l'incontro con Pilato, e da Giovanni che racconta le cose in modo diverso.
Pilato prima fa flagellare Gesù, pensando così di accontentare chi ne chiedeva la condanna; poi Gesù viene ricondotto da lui con la corona di spine e solo a quel punto Pilato, di fronte all'insistenza di chi lo vuole condannare, ordina la crocifissione.

Mi sembra strano che questi particolari dei vangeli siano noti a me e non vengano presi in considerazione dall'autore di quell'analisi degli affreschi. Dici che è un prete?

Quote:
La seconda, anche più strana, è inerente alla discesa negli inferi di Cristo per liberare i giusti (scena 25), dovrebbe avvenire prima della resurrezione mentre si svolge dopo. Da una committenza ecclesiastica e da un prete pittore mi sembra decisamente troppo, è un invito a soffermarci su quelle due scene?


La discesa all'inferno non si trova in nessuno dei vangeli canonici. Né prima né dopo la resurrezione. Un accenno si trova in un "discorso di Pietro" (At. 2,24) e da qui devono aver preso spunti le tradizioni più tarde, sfociate poi nel "Credo". La discesa agli inferi del dio che rinasce è però un tema comune a tante religioni precristiane e da lì devono averlo tratto i teologi dei primi secoli, appiccicandolo alle storie di Cristo così come era già successo con la nascita dalla vergine e tanti altri episodi.

Da ciò che vedo in questo particolare degli affreschi mi pare che si tratti di Gesù risorto che porta con sè il buon ladrone e i giusti:



esattamente come descritto dal Concilio di Trento:

Poi si dovrà insegnare come Gesù Cristo nostro Signore è disceso nel limbo, per condurre seco in cielo i santi Padri e tutti gli altri uomini pii, liberandoli dal carcere, dopo aver strappato al demonio la sua preda; il che fu da lui compiuto in maniera ammirabile e con gloria grande. Il suo aspetto sfolgorò su quei prigionieri una luce chiarissima e riempì le loro anime di letizia immensa e di gaudio; anzi elargì a esse ancora la più desiderabile delle beatitudini che consiste nella visione di Dio. Così fu compiuta la promessa fatta al buon ladrone: "Oggi sarai con me in paradiso" (Lc 23,43).
http://it.wikisource.org/wiki/Catechismo_del_concilio_di_Trento/Parte_I/Articolo_5#70_Reale_discesa_dell.27anima_di_Ges.C3.B9_Cristo_nell.27inferno

Ma la fonte di quell'affresco a mio avviso dovrebbe essere un apocrifo chiamato "il vangelo di Nicodemo" che contiene proprio la narrazione, molto fantasiosa e teatrale (quasi una scacra rappresentazione) della discesa di Gesù nel mondo dei morti e della liberazione dei giusti. Questo episodio viene narrato dopo la Resurrezione, infatti i morti a mezzanotte vengono abbagliati da una grande luce e poi arriva Gesù che li conduce in paradiso. Compare anche Giovanni Battista, che dice di sé "io sono l'ultimo dei profeti". Ecco dunque spiegata la presenza di Giovanni in questa scena finale.

Anche altri artisti hanno raffigurato la stessa scena, con Gesù che con lo stendardo della Resurrezione libera i giusti dal limbo. Ecco la versione di Duccio di Boninsegna


http://www.wga.hu/frames-e.html?/html/d/duccio/buoninse/maesta/verso_3/index.html

Quello che davvero mi sembra strano è che un prete abbia ignorato tutti questi riferimenti per seguire invece la moda della "scoperta" di misteri eretici e gnostici in raffigurazioni che sono invece nel solco della tradizione, perlomeno per l'epoca e la cultura in cui sono state realizzate.

Quote:
La scena della flagellazione è la più interessante, i gesti degli aguzzini hanno un moto rotatorio impressionante e i loro corpi assumono posizioni innaturali, con le membra che disegnano una serie di svastiche....


Sul resto non posso dire niente, non avendo sott'occhio le foto... cercherò delle riproduzioni degli affreschi perché la storia mi interessa.

Credo però che sarebbe meglio spostare questa discussione nel "fuori tema" visto che non ha a che fare con Rennes Le Chateau.
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Alberto



Joined: 03 Jan 2006
Posts: 49

PostPosted: 20 March 2006, 1:16 pm    Post subject:

Si, meglio spostarci, cerco anche uno stramaledetto scanner... Smile
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Diego Cuoghi



Joined: 24 May 2005
Posts: 476

PostPosted: 20 March 2006, 1:31 pm    Post subject:

Sono sempre più sconcertato da questa storia dell'interpretazione degli affreschi di Notre Dame de la Fontaine.

Ho trovato un sito con alcune foto belle e nitide:
http://utenti.lycos.it/ravai/foto/ndfontanesinferno.html



In quella in cui Pietro rinnega Gesù leggo una interpretazione particolare, che immagino derivi dal libro di Benoit Avena:

"non mancano le frecciate contro la corruzione della Chiesa del tempo. In questo riquadro di Pietro che rinnega Gesù si nota infatti e tra l'altro un Pietro, qui visto anche come rappresentante dell'alto clero, placidamente seduto accanto al fuoco e con la testa completamente rovesciata e cioè volta verso i beni di questo mondo terreno."

Ma non è così. Basta leggere il vangelo di Giovanni, capitolo 18, per trovare la stessa precisa scena:

E la giovane portinaia disse a Pietro: "Forse anche tu sei dei discepoli di quest`uomo?". Egli rispose: "Non lo sono". Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. (...) Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: "Non sei anche tu dei suoi discepoli?". Egli lo negò e disse: "Non lo sono". Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l`orecchio, disse: "Non ti ho forse visto con lui nel giardino?". Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.


Pietro ha la testa rivolta verso le guardie che gli chiedono se è anche lui uno dei discepoli, non certo "volta verso i beni di questo mondo terreno".
Ma come si fa a travisare in questo modo i soggetti delle opere d'arte?

Ecco la scena della flagellazione:



Qui Benoit Avena trova tutte quelle svastiche, e l'Alfa e Omega.
Ma dove sono? E la posa che sembra una danza è dovuta al fatto che nel racconto del vangelo di Nicodemo è scritto che gli aguzzini lo percuotevano e lo schernivano prendendolo in giro.


Pure la scena dell'ultima cena è perfettamente canonica. Quello che viene definito "l'inverosimile coltello di Pietro" è la machaira descritta dal vangelo di Giovanni. Si tratta di un grosso coltello, quello che nelle versioni italiane viene tradotto con "spada" e col quale Pietro taglierà l'orecchio del servo del Sommo Sacerdote. In altre "ultime cene" rinascimentali lo vediamo pure più grosso.
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EneaQ



Joined: 19 Jun 2005
Posts: 390
Location: Rompimaroni (reg.Ingiuria)

PostPosted: 1 April 2006, 12:12 am    Post subject:

alberto:
Quote:
Ciao, sono di Arma di Taggia, vicino a Sanremo


ciao,
io invece sono di Sanremo, vicino ad Arma di taggia. Very Happy

leggo solo ora il tuo messaggio. ho difficolta' a leggere i messaggi "nuovi" e a seguire (solo per questo, migdom! Very Happy ) i discorsi.

ora leggero' i tuoi post. prima o poi tornero' alla madonna del fontan. penso mi saranno utili.

aggiungo solo che detta cappella si trova in territorio brigasco.
e' un territorio che si proclama da anni ormai: occitano.
non so se sia stato riconosciuto anche dalla legge, ma comunque viene accettato da molte associazioni occitane.

questo solo per dire: occitania, catari, rennes le chateau, dipinti Madonna del Fontan.........volendo trovarci un legame...... Very Happy
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O.T...O.T...O.T... l'extratemista
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Alberto



Joined: 03 Jan 2006
Posts: 49

PostPosted: 1 April 2006, 12:12 pm    Post subject:

Piccolo il mondo, faremo in modo di metterci in contatto allora! Very Happy

La discussione è stata trasferita nella sezione OT, io ci ho messo un po' di fonti e Diego ha fatto una bella analisi individuando il Vangelo da cui sembrano tratti gli affreschi.

Il discorso sull'Occitania mi sembra pertinente, forse si può legare anche al processo di Triora.
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EneaQ



Joined: 19 Jun 2005
Posts: 390
Location: Rompimaroni (reg.Ingiuria)

PostPosted: 5 April 2006, 10:36 am    Post subject:

ok, quando vuoi contattami in pvt.
la vera "appassionata" e' la mia compagna, ma di riflesso pure io.
di materiale, zone, ce n'e'.
non dimentichiamo che la tomba di Cristo si trova nel vicino principato di Seborga Very Happy
Quando e' che andiamo ad intervistare il principe per vedere se gli estrapoliamo il segreto del Sacro Graal? Laughing
_________________
O.T...O.T...O.T... l'extratemista
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