 Gruppo di studio e documentazione Archivio storico in sola lettura dei 18.154 messaggi scambiati dal 17 giugno 2004 al 1° ottobre 2007. Una testimonianza unica di tre anni di ricerche e confronti intorno al mistero di Rennes-le-Château, conservata per documentare una stagione irripetibile della sua storia. |
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Mariano Tomatis
Joined: 17 Jun 2004 Posts: 2475 Location: Torino
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Posted: 7 February 2007, 6:24 pm Post subject: Sul concetto di verità storica |
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Quoto il bel resoconto di Giuliana Galati della conversazione tenuta a Bari fra uno scrittore, un letterato ed un uomo di scienza sul tema "La ricerca della verità" nell'investigazione giudiziaria, nella riflessione scientifica, nella creazione letteraria". Lo scrittore è Gianrico Carofiglio, Sostituto Procuratore presso la Procura di Bari. L'uomo di lettere è Corrado Petrocelli, ordinario di filologia classica all'Università di Bari e Rettore della medesima università. L'uomo di scienza è Franco Selleri, ordinario di fisica teorica all'Università di Bari.
| Giuliana Galati wrote: | Inizia a parlare Gianrico Carofiglio, magistrato e scrittore, ponendo all'uditorio una intrigante domanda: "E' possibile dire che un fatto è vero?" La risposta è no, è infatti possibile dirlo solo di un enunciato.
Anagrammando "LA VERITA' " si ottengono due suoi attributi: RELATIVA e RIVELATA.
Carofiglio illustra come la Verità sia al centro del lavoro di un giudice. Il fine del processo infatti è la ricerca della Verità (Codice di Procedura Penale), ma non è una verità scientifica o formale (per verità formale si intendono verità che partono da dati certi e arrivano a conclusioni certe); le verità storiche hanno invece una alternativa. Il lavoro del giudice assomiglia molto al lavoro dello storico. Il ragionamento giudiziario sui fatti giunge a "risultati accettabili". Si procede raccogliendo elementi e formulando ipotesi, che devono poi essere confermate da altre prove. Se le soluzioni sono probabilissime, queste vengono accettate.
Al contrario della verità storiche, le verità formali sono tali a prescindere dall'uditorio. Nei processi invece si ha una ricostruzione narrativa dei fatti. La lingua diventa perciò strumento di costituzione della conoscenza. Chi espone i fatti è come un narratore, quest'ultimo si occupa di storie verosimili, non vere. Bisogna avere il coraggio, però, di scegliere tra ciò che è verosimile e ciò che è vero.
Prende la parola Corrado Petrocelli, rettore dell'Università di Bari, il quale comincia il suo discorso mettendoci davanti ad una terribile "verità" (!): noi tutti abbiamo paura di sentirci dire la verità piuttosto che cose piacevoli. La verità non è quasi mai piacevole. Di solito si tende ad accogliere quella che si vuole credere sia la verità. Secondo Cicerone il vero equivale al giusto. Ma c'è una terza categoria: l'utile.
Tucidide sosteneva che quello che è vero deve essere utile, anche se spesso è sgradito.
Lo storico dovrebbe essere lo scienziato della verità.
Erodoto scriveva sui Persiani che essi istruivano i proprio figli a cavalcare, a combattere e a dire la verità.
Se si guarda la costruzione della parola greca "aleteia", che significa "verità", questa è composta dall'alfa privativo e dal verbo "lantano" che vuol dire nascondere, quindi la verità è qualcosa che non deve essere nascosta.
Tocca a Franco Selleri, fisico, illustrare il ruolo della verità nella scienza, ambito nel quale la certezza dovrebbe essere all'ordine del giorno. Tuttavia la parola "verità" ricorre raramente in Newton, Keplero, Cartesio; mentre appare più spesso in Giordano Bruno e Galileo Galilei.
Giordano Bruno venne condannato dall'Inquisizione per le sue idee sull'atomismo, sull'infinità dell'Universo, sulla verginità di Maria, sulla transustanziazione...
Oggi molte delle sue idee sono accettate e sono oggetto di ricerca attiva. Le sue idee sono state imposte a tutti gli uomini, anche se il suo nome viene fatto raramente.
Ma nemmeno nella scienza ci sono sempre certezze assolute, e verità inconfutabili.
Popper sosteneva che anche le migliori teorie e le migliori invenzioni sono piene di errori. Lo stesso Einstein aveva dubbi sulle sue teorie. In un qualsiasi esperimento, infatti, basta la presenza di un osservatore ad alterare i dati.
Quelli che dicono la verità lo fanno con lo stesso scopo di quelli che mentono.
Secondo Galileo, la verità è così tanto nascosta, che non è facile distinguerla dalle bugie.
Si passa poi al dibattito col pubblico. Dalle domande dei partecipanti, e dalle risposte dei relatori vengono fuori cose interessanti. Vittorio Delfino Pesce chiede: "Se la verità è semplice, che problema c'è?"
Saverio Pascazio, uno dei curatori dell'incontro, mette in luce come, in alcuni casi, ci possano essere molteplici verità. Il modo più semplice è chiamato verità probabile.
Selleri puntualizza: non è importante conoscere la verità su un fatto, ma avere una buona conoscenza di quest'ultimo. Norberto Bobbio formulò la teoria dell'argomentazione: rifiutare le teorie troppo nette: tra gli estremi c'è posto per LE Verità.
Anche io voglio dirvi la mia riguardo la Verità, e lo faccio citando da un libro:
"Ebbene, io amo la mia limitatezza e la mia fallacia. Anzi, ne sono perfino orgoglioso. Amo la mia fatica di pensare, amo il mio sforzo nel formulare pensieri che siano miei e soltanto miei, non rivelati da un'entità suprema e non accettati senza discutere e senza domande nell'attesa di una risposta che verrà dopo la morte, amo i miei pensieri con tutti i loro limiti e i loro difetti, amo la gioia che mi dà cambiare idea, litigare con le persone, capire che sto evolvendo, che sto crescendo. Amo la mia verità proprio perchè non è una Verità, ed è mia.
(Marco Cagnotti, Umberto De Vanna, Cerco un ateo per parlare di Dio) |
_________________ Mariano Tomatis Antoniono |
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tidi95
Joined: 19 Jan 2006 Posts: 174 Location: Tolosa
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Posted: 9 February 2007, 1:57 pm Post subject: |
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 _________________ ...mai far capire a un oggetto elettronico che hai fretta... |
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Alfred
Joined: 21 Jun 2004 Posts: 1320
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Posted: 21 February 2007, 7:26 pm Post subject: |
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Non desidero nascondere il mio imbarazzo... infatti, come poter aggiungere qualcosa alle mirabili, profonde, luminose e sublimi idee esposte in tale "topic" - idee, del resto, che io, personalmente, condivido appieno - ?
Semplicemente, potrei risolvere di non aggiungere nulla.
Ma i rimarchevoli (!) eventi particolari e generali, generali e particolari, di quest'oggi m'impongono di proporre una seria riflessione.
E il modo migliore per proporre una riflessione è proporla in guisa di domanda. La domanda è questa: La Storia si ripete?
Sebbene la mia indole sia peritosa, cioè timorosa, non riesco a trattenermi dal rispondere - risum teneatis - alla mia stessa domanda, e proprio con un bel "sì!".
 _________________ E i suoi occhi troppo azzurri non vedono nulla e riflettono tutto.
Valéry. |
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