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La mosca - Guercino - Et in Arcadia Ego
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alanissa



Joined: 19 Jul 2004
Posts: 2
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PostPosted: 22 July 2004, 10:40 am    Post subject: La mosca - Guercino - Et in Arcadia Ego

Buongiorno:)

vi invio questo link che afferma l'ipotesi (dal dettaglio pubblicato sembrerebbe quasi una certezza) che sul cranio raffigurato nel quadro del Guercino Et in Arcadia Ego sia poggiata una mosca (e non si tratterebbe quindi di un foro).

http://www.nuovaricerca.org/guercino.htm

La mosca nell'antico egitto è stata utilizzata come simbolo dell'abnegazione, del valore, dei soldati nel combattere (per indicare che si erano dati da fare per vincere: la mosca non sta mai ferma, continua incessantemente a darsi da fare, a muoversi).

Mosca = Soldati = templari che sono incessantemente a guardia del teschio?

Chissà!
A.
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Alfred



Joined: 21 Jun 2004
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PostPosted: 22 July 2004, 11:21 am    Post subject:

Ciao,
le mosche hanno, secondo me, una valenza principalmente negativa poiché in molte tradizioni esse rappresentavano esseri demoniaci: per esempio Beelzebub (o Baalzebub) è una divinità siriaca che comanda sciami di mosce.

Nel caso del quadro Et in arcadia ego credo che la mosca, sopra un teschio, rappresenti la morte o la putrefazione.
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Valéry.
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Benedetto



Joined: 03 Dec 2004
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PostPosted: 5 December 2004, 2:31 pm    Post subject:

beh l'ipotesi dell'allegoria mosca - templari è fascinosa, ma mi appare troppo sottile...non ben delineata e difficilmente comprensibile anche ad un occhio acuto...comunque è una bell'ipotesi...io non ci sarei mai arrivato
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Lenny Nero



Joined: 13 Oct 2005
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Location: Annexia

PostPosted: 25 October 2005, 5:42 pm    Post subject:

Sulla mosca, rimando a quello che ho scritto qua:

http://www.renneslechateau.it/forum/viewtopic.php?t=57
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Alfred



Joined: 21 Jun 2004
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PostPosted: 25 October 2005, 6:27 pm    Post subject:

Difatti, io dubito che anche i vermi, il topastro e i due rami dell'albero (uno secco, rivolto verso il basso, e l'altro rigoglioso, su cui è appollaiato il cardellino) siano tutti simboli templari... Laughing
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Lenny Nero



Joined: 13 Oct 2005
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Location: Annexia

PostPosted: 25 October 2005, 6:30 pm    Post subject:

alfred wrote:
Difatti, io dubito che anche i vermi, il topastro e i due rami dell'albero (uno secco, rivolto verso il basso, e l'altro rigoglioso, su cui è appollaiato il cardellino) siano tutti simboli templari... Laughing


assolutamente no.
Nel testo che ho citato sono riportate altre osservazioni in merito a quei simboli.
Ora sto scrivendo per il post su Poussin e poi faccio una controverifica sui dizionari di simboli, ma è giusto per fare l'avvocato del diavolo... Twisted Evil
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Alfred



Joined: 21 Jun 2004
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PostPosted: 25 October 2005, 6:56 pm    Post subject:

Allora aspetterò anche le tue osservazioni sul Guercino... Wink

A proposito di Arcadia, un dilemma mi assilla. Il Guercino, oltre a scrivere la famosa frase che evoca la Morte, dipinge sapientemente e simbolicamente la stessa attraverso il cranio, il ramo secco, i vermi, eccetera. Anche Poussin dipinge il cranio nella tela del 1828/29. Ma nessun simbolo "funebre" compare ne I Pastori d'Arcadia... Certo: abbiamo il fiume Alfeo in secca; ma dubito che lo si possa assimilare alla potenza evocativa del cranio. Insomma, io mi sono sempre chiesto perché Poussin decise di non rappresentare materialmente la Morte nella seconda versione. Forse, essa venne rappresentata semplicemente da... qualcuno/a.
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Lenny Nero



Joined: 13 Oct 2005
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Location: Annexia

PostPosted: 25 October 2005, 6:58 pm    Post subject:

alfred wrote:
Allora aspetterò anche le tue osservazioni sul Guercino... Wink

A proposito di Arcadia, un dilemma mi assilla. Il Guercino, oltre a scrivere la famosa frase che evoca la Morte, dipinge sapientemente e simbolicamente la stessa attraverso il cranio, il ramo secco, i vermi, eccetera. Anche Poussin dipinge il cranio nella tela del 1828/29. Ma nessun simbolo "funebre" compare ne I Pastori d'Arcadia... Certo: abbiamo il fiume Alfeo in secca; ma dubito che lo si possa assimilare alla potenza evocativa del cranio. Insomma, io mi sono sempre chiesto perché Poussin decise di non rappresentare materialmente la Morte nella seconda versione. Forse, essa venne rappresentata semplicemente da... qualcuno/a.


Ho appena postato una spiegazione qua Cool
http://www.renneslechateau.it/forum/viewtopic.php?t=227
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Alfred



Joined: 21 Jun 2004
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PostPosted: 25 October 2005, 7:03 pm    Post subject:

Condivido pienamente quanto è scritto. Ma non si capisce bene una cosa: Panofsky considera la donna una pastora?
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Lenny Nero



Joined: 13 Oct 2005
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Location: Annexia

PostPosted: 25 October 2005, 7:14 pm    Post subject:

alfred wrote:
Condivido pienamente quanto è scritto. Ma non si capisce bene una cosa: Panofsky considera la donna una pastora?


Non è chiarissimo...
prima parla di 4 pastori disposti simmetricamente.
Poi parla di avvenente fanciulla che riflette sulla scritta in atteggiamento quieto e meditativo...

Potrebbe essere solo un simbolo di femminilità, di sensualità e piacere...
così come una banale "pastora", tenendo per buono anche il possibile riferimento alla poesia del Sannazzaro:

...faro' fra questi rustici
La sepoltura tua famosa e celebre.
Et dà monti Thoscani et dà Ligustici
Verran pastori ad venerar questo angulo
Sol per cagion che alcuna volta fustici.
Et leggeran nel bel sasso quadrangulo
Il titol che ad tutt'hore il cor m'infrigida,
Per cui tanto dolor nel petto strangulo:
<Quella che ad Meliseo si altera et rigida
Si mostro' sempre, hor mansueta et humile
Si sta sepolta in questa pietra frigida>.

Questa poesia è dedicata alla pastorella Fillide, sepolta nella tomba della poesia.
Se la ragazza fosse lo spirito di Fillide? Shocked

Cmq resta il fatto che per Poussin la frase andrebbe interpretata come un "pure io vivevo nella deliziosa Arcadia", interpretazione per altro ripresa anche in tempi successivi da fior fior di scrittori ed intellettuali che indubbiamente conoscevano il latino.

Facendo due conti...possiamo assimilare le orride grotte di Qumran ai beati prati arcadici regno del dio Pan? Laughing
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Diego Cuoghi



Joined: 24 May 2005
Posts: 476

PostPosted: 25 October 2005, 8:21 pm    Post subject:

Lenny Nero wrote:

Cmq resta il fatto che per Poussin la frase andrebbe interpretata come un "pure io vivevo nella deliziosa Arcadia", interpretazione per altro ripresa anche in tempi successivi da fior fior di scrittori ed intellettuali che indubbiamente conoscevano il latino.


Sull'argomento ti consiglio queste pagine già segnalate mesi da da Sergei in una delle molte discussioni già avvenute su questi temi:

Guercino
http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep4/ep4bald.htm

Poussin
http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep5/ep5-bald.htm

Ma l'Arcadia non è solo un luogo delizioso di pace e armonia come lo intendiamo oggi (anche per colpa della "Fantasia" disneyana): In Arcadia infatti ebbe origine il mito del licantropo:

“Egli fugge sgomento, nei campi
silenziosi s’inoltra, forte urla e si sforza a parlare,
ma non riesce: la bocca gli prende la rabbia dal cuore,
e dell’usato macello bramoso si volge nel gregge,
gode tuttora del sangue. Le braccia diventano gambe;
l'abito, pelo; ed è lupo..."
(Ovidio, Metamorfosi, I, vv. 232 ? 237)

"LICAONE
Tiranno di Arcadia e grande blasfemo. Tentò assieme ai figli di dare in pasto a Zeus carni umane. Tutte le versioni concordano nell'indicare, quale causa del barbaro atto dei figli di Licaone, la loro volontà di provare se l'ospite fosse effettivamente un dio: in questo caso, infatti, egli avrebbe saputo riconoscere la presenza di carni umane nel banchetto (Ovidio, Metamorfosi 1, 196 ss.; Igino, Favole 176 e 225; Eratostene, Catasterismi 8; Nonno, Dionisiache XVIII, 20 ss). Le discordanze riguardano invece la figura di Licaone stesso: alcuni autori lo considerano, al contrario dei suoi figli, uomo di grande devozione, che gli dèi in persona frequentavano, scatenando l'empia incredulità dei figli. Ma più genuina sembra essere la versione (ovidiana, ad esempio) che fa di Licaone stesso il colpevole di tale delitto: per la sua perversità, Licaone fu trasformato in lupo (e il suo nome stesso rivela infatti una connessione con lykos, "lupo"). Il racconto è certamente correlato con la presenza di sacrifici umani nei rituali in onore di Zeus Licio, in Arcadia, di cui si ha testimonianza ancora in epoca storica."

http://www.miti3000.org/index.htm?http://www.miti3000.org/greca_lm.htm

"La vicenda di Licaone è narrata da Ovidio ne Le metamorfosi. Si racconta che Giove, avendo udito dei terribili riti che si facevano in Arcadia, avesse voluto andare a controllare sotto false spoglie. Un giorno giunse davanti alle porte del palazzo di Licaone, e gli chiese ospitalità. Licaone acconsentì, ma solo per poter uccidere il nuovo arrivato e mangiarselo. Però, Licaone, sospettò l'inganno, e volle mettere alla prova Giove.
L'indomani, Licaone, servì a tavola la carne di uno schiavo da lui precedentemente sgozzato e squartato (secondo altre fonti servì addirittura le carni del suo stesso figlio), e attese che Giove mangiasse. Però Giove scoprì l'inganno, e infuriato fece cadere il castello di Licaone, schiacciando tutti i suoi servi e tutti i suoi guerrieri. Solo Licaone rimase vivo, ma per punizione Giove lo trasformò nella bestia che più gli si addiceva: un lupo enorme e ferocissimo. Licaone si trasformò in un lupo enorme e feroce, ma restò in possesso delle sue facoltà mentali. Decise di vendicarsi di Giove.
Una notte Licaone scalò il monte Olimpo, e si introdusse di soppiatto nella camera ove Giove dormiva, con un mano una scure. Ma Giove si svegliò appena prima che la scure lo colpisse, e condannò Licaone a vagare per sempre tra i boschi e le campagne, divorando gli umani.
Così nacque il primo lupo mannaro."

http://www.ilcancello.com/Il%20lupo%20mannaro.htm
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Alfred



Joined: 21 Jun 2004
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PostPosted: 26 October 2005, 8:09 am    Post subject:

Io terrei in considerazione anche l'Arcadia di Jacopo Sannazzaro, e in particolare la quinta Eclogae. L'Arcadia ebbe una grande fortuna ed è molto probabilmente il testo da cui trasse ispirazione il Guercino durante il suo soggiorno veneziano.

Per quanto riguarda la pastora, ho fatto quella domanda perché i critici d'arte sono divisi, in quanto alcuni pensano ad una rappresentazione della Morte, altri ad una Sibilla ed altri ancora ad una semplice pastora di nobili origini. Comunque, il fatto che Poussin abbia preso come modello una statua di fattezze femminili mi sembra molto probabile.
A parer mio, la donna è una pastora, magari l'amante del pastre in rosso. Naturalmente, non voglio fare nessun collegamento con il Cristo e la Maddalena; Dio mi scampi dal sostener tale storiella.

Ho visto che nei due links concernenti le "semantiche mito-ermetiche" si parla anche della lettera di Louis Foucquet al fratello; quindi vorrei cogliere l'occasione per porre una question: Louis non scrisse soltanto la lettera del 17 aprile, allora perché tutti i ricercatori citano soltanto quella missiva Question Ritengono di scarsa importanza tutte le altre lettere perché non le hanno mai lette o perché le hanno lette ma il loro contenuto non è particolarmente significativo o, per meglio dire, non si accorda con le loro teorie Question
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Valéry.
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Diego Cuoghi



Joined: 24 May 2005
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PostPosted: 26 October 2005, 12:51 pm    Post subject:

alfred wrote:
Per quanto riguarda la pastora, ho fatto quella domanda perché i critici d'arte sono divisi, in quanto alcuni pensano ad una rappresentazione della Morte, altri ad una Sibilla ed altri ancora ad una semplice pastora di nobili origini. Comunque, il fatto che Poussin abbia preso come modello una statua di fattezze femminili mi sembra molto probabile.


Più che una pastora a me ha sempre ricordato la dea Hestia, o Vesta, che è quasi sempre raffigurata con quel tipo di acconciatura e di abito:


Hestia però ha sempre il velo che scende sulle spalle mentre la donna di Poussin ha una specie di turbante che scende sulla schiena.
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Mauro Vitali



Joined: 26 Jun 2004
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Location: Milano

PostPosted: 26 October 2005, 2:12 pm    Post subject:

Diego Cuoghi wrote:
alfred wrote:
Per quanto riguarda la pastora, ho fatto quella domanda perché i critici d'arte sono divisi, in quanto alcuni pensano ad una rappresentazione della Morte, altri ad una Sibilla ed altri ancora ad una semplice pastora di nobili origini. Comunque, il fatto che Poussin abbia preso come modello una statua di fattezze femminili mi sembra molto probabile.


Più che una pastora a me ha sempre ricordato la dea Hestia, o Vesta, che è quasi sempre raffigurata con quel tipo di acconciatura e di abito:


Hestia però ha sempre il velo che scende sulle spalle mentre la donna di Poussin ha una specie di turbante che scende sulla schiena.


A me ricorda tanto Iside, in un crocchio di divinità Greche...
Wink

Mauro
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Alfred



Joined: 21 Jun 2004
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PostPosted: 26 October 2005, 3:02 pm    Post subject:

Forse le fattezze aristocratiche potrebbero far pensare ad una vestale, dato che nell'antica Roma le vestali si sceglievano fra i Patrizi... Però la dèa Vesta si può ricollegare al tema del quadro?
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Diego Cuoghi



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PostPosted: 26 October 2005, 4:00 pm    Post subject:

alfred wrote:
Forse le fattezze aristocratiche potrebbero far pensare ad una vestale, dato che nell'antica Roma le vestali si sceglievano fra i Patrizi... Però la dèa Vesta si può ricollegare al tema del quadro?


Ho cercato collegamenti tra Hestia e l'Arcadia ma non ne ho trovati. E nel frattempo ho riletto l'articolo di Iannaccone che identifica il personaggio, anche a causa del turbante, con una Sibilla:

http://www.renneslechateau.it/rennes.php?id=2&url=studi_iann03.php

Certo che in questi casi se si riuscisse a trovare il contratto tra il committente e l'artista si potrebbe facilmente risolvere l'enigma.
Per moltissime opere d'arte si sono trovati i contratti, o le descrizioni redatte dai notai durante gli inventari, per cui si riesce a sapere esattamente cosa fosse rappresentato. In tanti altri casi no, oltre a questo mi vengono in mente "La Tempesta" e "I tre filosofi" di Giorgione che ancora oggi fanno discutere gli storici che sono alla ricerca del soggetto filosofico o letterario.
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mammaoca



Joined: 13 Jul 2004
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PostPosted: 26 October 2005, 5:06 pm    Post subject:

Diego Cuoghi wrote:


Certo che in questi casi se si riuscisse a trovare il contratto tra il committente e l'artista si potrebbe facilmente risolvere l'enigma.


..Se non sbaglio fu Alessandro VII (ma io coi Papi ci faccio a cazzotti..) vero?
Boh, sarà negli archivi vaticani insieme al fascicolo Rennes, no??? Laughing
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"Si può non credere in qualcosa senza per questo sentirsi obbligati ad insudiciarla o a negare agli altri il diritto di crederci" (Camus, Caligola)
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Diego Cuoghi



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PostPosted: 26 October 2005, 5:33 pm    Post subject:

mammaoca wrote:
..Se non sbaglio fu Alessandro VII (ma io coi Papi ci faccio a cazzotti..) vero? Boh, sarà negli archivi vaticani insieme al fascicolo Rennes, no??? Laughing


Nell'articolo di Iannaccone leggo:

"I biografi del pittore non hanno dubbi sul fatto che l'ispiratore e il committente del quadro sia stato il cardinale Giulio Rospigliosi (1600-1669), mecenate romano, regnante dal 1667 al 1668 come papa Clemente IX. Rospigliosi chiese al pittore un soggetto che ricordasse che "la felicità e la vita sono soggette alla morte". In panni classici, ovviamente, come richiedeva la perdurante voga di quegli anni. "

http://www.renneslechateau.it/rennes.php?id=2&url=studi_iann03.php

In un altro articolo si dice che la R indicata dal dito del pastore sarebbe proprio l'iniziale del committente:

"On suppose que l' expression "Et in Arcadia ego" a été suggérée par le prélat Giulio Rospigliosi, grand amateur et protecteur des arts (qui deviendra le pape Clément IX). Il aimait les allégories, et c'est pour lui, suppose-t-on, que Poussin va ensuite réaliser les Bergers d'Arcadie. Depuis la remarque faite par Louis Marin, il est admis que le R pointé du doigt dans le mot ARCADIA par l'un des bergers du tableau est l'initiale du commanditaire du tableau. "

http://etinwebego.chez.tiscali.fr/virgile6.htm
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mammaoca



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PostPosted: 26 October 2005, 6:21 pm    Post subject:

.. hai perfettamente ragione. Embarassed
Rospigliosi lo commissionò mentre era cardinale prima di divenire il successore di Alessandro... chiedo venia.
Questa storia mi aveva interessato molto più per le vicende barocche alchemiche romane di Cristina, Palombara e soci...
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Lenny Nero



Joined: 13 Oct 2005
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PostPosted: 26 October 2005, 6:30 pm    Post subject:

Diego Cuoghi wrote:
mammaoca wrote:
..Se non sbaglio fu Alessandro VII (ma io coi Papi ci faccio a cazzotti..) vero? Boh, sarà negli archivi vaticani insieme al fascicolo Rennes, no??? Laughing


Nell'articolo di Iannaccone leggo:

"I biografi del pittore non hanno dubbi sul fatto che l'ispiratore e il committente del quadro sia stato il cardinale Giulio Rospigliosi (1600-1669), mecenate romano, regnante dal 1667 al 1668 come papa Clemente IX. Rospigliosi chiese al pittore un soggetto che ricordasse che "la felicità e la vita sono soggette alla morte". In panni classici, ovviamente, come richiedeva la perdurante voga di quegli anni. "

http://www.renneslechateau.it/rennes.php?id=2&url=studi_iann03.php

In un altro articolo si dice che la R indicata dal dito del pastore sarebbe proprio l'iniziale del committente:

"On suppose que l' expression "Et in Arcadia ego" a été suggérée par le prélat Giulio Rospigliosi, grand amateur et protecteur des arts (qui deviendra le pape Clément IX). Il aimait les allégories, et c'est pour lui, suppose-t-on, que Poussin va ensuite réaliser les Bergers d'Arcadie. Depuis la remarque faite par Louis Marin, il est admis que le R pointé du doigt dans le mot ARCADIA par l'un des bergers du tableau est l'initiale du commanditaire du tableau. "

http://etinwebego.chez.tiscali.fr/virgile6.htm


Sempre dal testo di Panofsky, pag. 288

"C'è motivo di credere che il soggetto fosse particolarmente caro a Giulio Rospigliosi (poi papa Clemente IX) il cui palazzo gentilizio, che ospitava l'Aurora del Reni, fu spesso visitato dal Guercino quando dipingeva la sua, piu' moderna, Aurora del Casino Ludovisi; e Giulio Rospigliosi-umanista, amante dell'arte e poeta di qualche pregio-potrebbe essere l'autore della frase famosa, che non è classica e sembra non ricorrere nella letteratura prima che compaia nel quadro del Guercino.
(nota: per Giulio Rospigliosi, cfr. L. Von Pastor, The history of the Popes.
G.P.Bellori ne "Le vite de' pittori, scultori et architetti moderni", del 1672, dopo aver descritto il Ballo della vita humana di Poussin, ci informa che il soggetto di questa "morale poesia" è stato "suggerito da papa Clemente IX, quando ancora era semplice prelato"; continua dicendo che che il pittore rese piena giustizia alla "sublimità dell'Autore che aggiunse le due seguenti invenzioni": La verità scoperta dal Tempo (probabilmente non lo stesso dipinto che ora si trova al Louvre, ma un'altra di cui il ricordo è conservato nelle incisioni elencate in A.Andersen, "Nicolas Poussin", Lipsia 1863, nn407 e 408, quest'ultima dedicata a Clemente IX, e La Felicità soggetta a la Morte, cioè la composizione Et in Arcadia ego.
Secondo il Bellori sarebbe stato il Rospigliosi ad aggiungere le due invenzioni di cui sopra.
Ma questo soggetto era già stato trattato dal Guercino.
Panofksy ipotizza che Bellori seppe da Poussin che Rospigliosi aveva ordinato la versione del Louvre di Et in Arcadia ego e aveva detto a Poussin di essere lui il vero inventore del tema. Il Bellori intese questo nel senso che il Rospigliosi aveva inventato il tema quando aveva ordinato il dipinto del Louvre; invece quello che effettivamente aveva voluto dire era che lui aveva suggerito il tema al Guercino (che capitava spesso a vedere l'Aurora di Reni) e successivamente aveva chiesto a Poussin di riprenderlo in una versione migliorata.)
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