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La beffa del «Codice Asti Spumante»

 
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Mariano Tomatis



Joined: 17 Jun 2004
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PostPosted: 5 September 2005, 8:43 am    Post subject: La beffa del «Codice Asti Spumante»

Da La Stampa di giovedì 1 settembre 2005

Londra - Da una bottiglia stappata di Asti Spumante in mano all'uomo vitruviano scappano le bollicine di un delizioso non sequitur: quello dell'effervescente parodia del «Codice Da Vinci» di Dan Brown, scritta da un giornalista letterario londinese, Toby Clements. Anche la copertina è una presa in giro del controverso bestseller, con tanto di disegno leonardesco ritoccato manco fosse un murale di periferia, e un irriverente cane che, fuor di metafora, vi fa pipì contro. Una presa in giro che non è piaciuta molto ad Asti, dove si è passati da una iniziale arrabbiatura (con tanto di consultazioni legali) ad un finale fair play. Una storia tutta molto inglese: un thriller umoristico che si fa beffe dello strepitoso successo di Dan Brown e nel contempo riesce a mettere in ridicolo anche il mondo dell'editoria. Come se non bastasse, «The Asti Spumante Code» ha venduto 60 mila copie in quattro mesi al di qua della Manica: niente male per un romanzo che sbertuccia l'idea di un codice segreto per scrivere il perfetto bestseller blindato, che nessuno riuscirà mai a scalzare dal primo posto perpetuo in classifica.
L'allusione all'Asti Spumante è venuta istintivamente all'autore, che confessa di berlo «fin troppo volentieri», ma in realtà non c'entra nulla con la storia: «Il nome dell'Asti Spumante mi è saltato in mente così: mi suonava giusto - dice Clements dal suo ufficio al "Daily Telegraph" -. Per me personalmente fa rima con il vivere bene, con la dolce vita». Benché il nome dell'Asti Spumante non abbia senso nel contesto del romanzo (tant'è vero che nell'edizione italiana, recentemente uscita da Kowalski, il titolo è stato tradotto come «Il codice Stravinci»), Clements non l'ha scelto per sminuire il prodotto, tutt'altro: «E' squisito, mi piace moltissimo, anzi troppo - dice -. I miei genitori solevano berlo negli anni Settanta. Non sono mai stato ad Asti, ma adesso magari mi daranno la cittadinanza onoraria».
Pubblicato in Inghilterra lo scorso aprile da Time Warner Books, il libro ha già abbordato l'America e si prepara a sbancare nei Paesi anglofoni. Insomma, malgrado l'Asti Spumante non abbia nessuna rilevanza ai fini della storia, il nome sta sonoramente schioccando come un buon tappo sugli scaffali delle librerie di mezzo mondo. La commedia è in realtà il vero codice di Clements, fin troppo consapevole che il codice che conta di più nel mondo dell'editoria è quello elettronico sul retro del volume: quello, per intenderci, su cui sta scritto il prezzo. Clements ha scritto il suo «Asti Spumante Code» di volata, nel giro di un mese, si direbbe per picca verso il «Codice Da Vinci» ostinatamente in vetta alle classifiche. L'idea gli è venuta durante un pranzo con un amico scrittore, dopo le lamentazioni di rito sul successo di Dan Brown: «Non sarebbe buffo se anziché un sacco di fesserie sul sacro Graal, il segreto al cuore del libro vertesse su come scrivere un travolgente bestseller?». «Il "Codice Da Vinci" ovviamente non è un libro normale - osserva Clements -. E' immensamente lungo e scritto molto male. E' pomposo e nel contempo sorprendentemente banale, zeppo di una prosa incontrollata e recidiva, di dialoghi scontati e pazzi errori fattuali. I personaggi sono sfiancanti. Eppure sono rimasto alzato metà notte per leggerlo. Ma allora qual è il suo segreto?». Nella parodia di Clements, il segreto dello schiacciante successo di un bestseller è stato tramandato nei secoli da grande scrittore a grande scrittore: «Ho ipotizzato che fra questi scrittori ci fossero molte più donne di quante ci si potrebbe aspettare (che scrivevano sotto pseudonimi maschili, ndr) e una parentela diretta. La loro sapienza fu accumulata nella speranza che un loro discendente un giorno scrivesse il romanzo perfetto». Ma una sinistra cabala di editori spera di rubare il segreto e di trasformarlo «in un bestseller tale da occupare per sempre il primo posto in classifica e distruggere tutta la concorrenza». Il romanzo parte dall'assassinio di Cordon Sanitaire, curatore della Grande Bibliothèque di Bruxelles, per mano di Ermellinos, emissario dell'antica corporazione dei librai e chiamato così perché cambia il pelo due volte l'anno: albino d'inverno e bruno d'estate. Con umorismo autodenigratorio tipicamente inglese, Clements si vanta «di aver fatto polpette del "Codice Da Vinci"», ma subito ammette divertito: «Riconosco che non ho ancora trovato l'ingrediente magico del "Codice Da Vinci". Il segreto, non lo conosco ancora». Ma nel frattempo il suo «Asti Spumante Code» frizza contento.
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Mariano Tomatis Antoniono
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domig



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PostPosted: 5 September 2005, 8:52 am    Post subject: Re: La beffa del «Codice Asti Spumante»

Mariano Tomatis wrote:


Il romanzo parte dall'assassinio di Cordon Sanitaire... per mano di Ermellinos, emissario dell'antica corporazione dei librai e chiamato così perché cambia il pelo due volte l'anno: albino d'inverno e bruno d'estate.


ahahah... grande!

eheheh.... sto ancora ridendo...
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Mariano Tomatis



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PostPosted: 5 September 2005, 10:21 am    Post subject:

Lo sto leggendo, ed è denso della giusta dose di ironia dissacrante.
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Mariano Tomatis Antoniono
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mammaoca



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Location: milano

PostPosted: 10 September 2005, 9:18 am    Post subject:

... e nei documenti di Grassaud si legge che una fornitura di vino "de Gaillac" per Saunière, al momento non disponibile, è sostituita da una cassa di vino d' Asti .... insomma RLC c'entra sempre, di riffa o di raffa...
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