Diego Cuoghi
Joined: 24 May 2005 Posts: 476
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Posted: 31 August 2006, 9:28 pm Post subject: Il Giovanni di Giovanni Boltraffio |
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Mentra facevo una ricerca sugli allievi di Leonardo ho trovato, nella Storia dell'Arte Einaudi vol.5, un Ritratto di giovane (Gerolamo Casio) del Boltraffio che mi ha ricordato molto la "femminilità" del Giovanni di Leonardo.
Ho cercato con Google inserendo il nome del pittore e, oltre a diversi altri ritratti dello stesso personaggio, ho trovato pure un disegno che mi pare non sia mai stato pubblicato nei tanti libri o siti web derivati dal Codice da Vinci.
Lo propongo qui perché mi sembra un'opera interessantissima, che può aiutare a ricostruire l'aspetto originale del personaggio rappresentato nell'Ultima Cena, oggi rovinatissimo come il resto del dipinto.
E' di Giovanni Antonio Boltraffio, allievo di Leonardo e autore di una curiosa serie di ritratti più o meno idealizzati dell'amico poeta Girolamo Casio, definito da alcuni "un dandy rinascimentale". A chi ritiene il Giovanni di Leonardo una donna vorrei chiedere cosa pensa dei primi tra questi ritratti "idealizzati" del Casio:
Tornando alla copia del Giovanni dell'Ultima Cena vediamo che le dita di Pietro in origine erano forse più piegate, mentre oggi, anche a causa dei tanti restauri e ridipinture susseguitesi nei secoli, le vediamo protese in avanti, in quel gesto interpretato come minaccioso da Picknett e Prince (e poi dal copista Dan Brown). Tra l'altro Pietro oggi ha addirittura due pollici!
Questo brano che tratta dei rifacimenti e delle numerose ridipinture dell'Ultima Cena è tratto dall'Introduzione di Kenneth Clark al volume "Studi per il Cenacolo", pubblicato prima del recente restauro.
"A causa dell’umidità della parete la pittura cominciò presto a deteriorarsi. Già nel 1517 Antonio De Beatis ne parla come di un’opera eccellente che però cominciava a deperire a causa dell’umidità o di qualche altra disgrazia. E Vasari, che la vide nel maggio 1566, afferma essere in tali condizioni “che non si scorge più se non una macchia abbagliata”. Per Scannelli che scriveva nel 1642, non era rimasto dell’originale che alcune tracce delle figure, e anche quelle così confuse che solo a fatica se ne poteva ricavare un’indicazione del soggetto. Di fronte a queste testimonianze è difficile trattenersi dal concludere che quanto si vede ora sulla parete delle Grazie è nella maggior parte l’opera di restauratori. Si sa che il dipinto fu restaurato quattro volte dal principio del Settecento, e probabilmente era già stato restaurato diverse volte anche prima di allora. Nel 1908 fu pulito sistematicamente da Cavenaghi, che si dimostrò molto ottimista nei riguardi delle condizioni della pittura, affermando che gli interventi più seri si limitavano alla mano sinistra di Cristo. Aggiungeva inoltre che Leonardo aveva di gran lunga precorso i tempi, per via della tecnica impiegata che non appare infatti prima della fine del Cinquecento. La reputazione professionale del Cavenaghi era tale che le sue affermazioni furono generalmente accettate, ma in questo caso tutto prova che si sbagliasse. Non si può credere che un dipinto ricordato diverse volte nel Cinquecento e Seicento come un relitto senza più speranza, potesse sopravvivere fino ai giorni nostri più o meno intatto, e la prova irrefutabile dei restauri è procurata dal confronto delle teste degli Apostoli nella pittura con quelle nelle copie più antiche. Forse gli esempi più efficaci sono quelli che ci vengono da due serie indipendenti di disegni di teste, a Weimar e Strasburgo, eseguiti direttamente dall’originale da allievi di Leonardo senza quelle variazioni che un copista introduce, come contributo personale, solo nel quadro finito. Ora questi disegni sono coerenti nell’allontanarsi da certi particolari del dipinto quale ora ci si presenta, e in ogni caso il disegno è sempre superiore sia nell’espressione che nella impostazione. Si prendano ad esempio i quattro Apostoli alla destra di Cristo. Nell’originale Pietro, con la fronte bassa da criminale, è una delle figure che disturbano di più nell’intera composizione; ma le copie mostrano che la sua testa era in origine piegata indietro e vista di scorcio. Il restauratore non è stato capace di seguire questo difficile brano di disegno e così ne è uscita una deformità. Lo stesso insuccesso si verifica quando si tratta di avere a che fare con pose non comuni come quelle delle teste di Giuda e di Andrea. Le copie mostrano che Giuda era prima in profìl perdu, un fatto confermato dal disegno di Leonardo a Windsor [cat. 13]. Il restauratore l’ha rigirato, collocandolo in netto profilo e pregiudicandone così l’effetto sinistro. Andrea era quasi di profilo; il restauratore l’ha portato a una veduta convenzionale di tre quarti. E inoltre ha trasformato il dignitoso vecchio in un tipo spaventoso di ipocrisia scimmiesca. La testa di Giacomo Minore e interamente opera del restauratore, che con essa da la misura della propria inettitudine. |
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