rennes-le-château: 850 sfumature di grigio
News pubblicata il 24 agosto 2026
La vicenda è emersa poco alla volta. In un primo momento si è parlato della scoperta di un importante lotto di documenti provenienti dagli archivi dell’abbé Saunière. Il fortunato ritrovamento sarebbe avvenuto in fondo a un baule conservato nella soffitta di una casa dell’Aude. Di questi archivi, fino ad allora, nessuno aveva mai sentito parlare. Almeno, così è stato raccontato.
Poco dopo, un volantino diffuso su Internet ha rivelato l’esistenza di 850 documenti manoscritti dell’abbé Saunière. Questa volta, però, la provenienza appariva più incerta: si sarebbe trattato del contributo di diversi possessori.
Quello che il promotore dell’iniziativa non aveva considerato è che alcuni ricercatori hanno buona memoria. Tra questi c’è Patrick Mensior, che ha collegato quegli annunci a due file digitali messi a disposizione dei lettori dagli Archives Départementales de l’Aude.
I due file sono la versione digitalizzata di tre microfilm, frutto di una donazione effettuata circa cinquant’anni fa da un certo Jean-Pierre Quignard, residente in rue Colbert, 78000 Versailles.
Ma che cosa contengono quei microfilm?
Si tratta dei quaderni della corrispondenza dell’abbé Saunière, dal 1896 al 1915. Gli originali di questi documenti erano già stati consultati dai primi ricercatori, in particolare René Descadeillas e Gérard de Sède. È proprio a partire da quei quaderni che entrambi hanno calcolato il numero delle messe ricevute dal parroco e il denaro da lui incassato.
Poco importa che i due studiosi siano arrivati a conclusioni differenti. Se la raccolta dei quaderni conservati nei microfilm si ferma al 1915, è perché Jean-Pierre Quignard non disponeva di quello relativo al 1917. Gli mancava, dunque, l’ultimo della serie.
Quel quaderno, chi scrive ebbe modo di consultarlo nel 1974, insieme ad altri documenti privati dell’abbé Saunière: corrispondenza, fatture, ricevute, testamento e altro materiale.
Tutto fu fotocopiato e poi restituito integralmente e fedelmente a chi aveva affidato quei documenti: Henri Buthion e suo figlio François.
Come è dunque possibile che Jean-Pierre Quignard sia entrato in possesso di questa serie di quaderni, insieme ad altri documenti secondari — tra cui i giornali finanziari che riceveva il parroco — provenienti dagli archivi dell’abbé Saunière?
Li aveva ricevuti da Henri Buthion, al quale Noël Corbu aveva lasciato un consistente lotto di archivi di varia natura.
Quando, nel 1965, lasciò Rennes per trasferirsi a Saint-Félix-de-Lauragais, Noël Corbu li affidò al suo successore, in deposito. Sapeva quanto quei documenti potessero esercitare attrattiva sui visitatori. Del resto, anche lui aveva fatto ricorso allo stesso sistema.
Già ai suoi tempi, molti documenti erano scomparsi, sottratti da visitatori poco scrupolosi. Henri Buthion, troppo fiducioso e spesso facilmente raggirabile, ne perse altrettanti.
Fu così che scomparve quello che viene comunemente chiamato «il Diario dell’abbé Saunière» (1900-1907), ricomprato circa quindici anni fa su Le Bon Coin. Ma scomparvero anche più di un centinaio di documenti di vario genere, successivamente restituiti da un «vecchio ricercatore» su sollecitazione di un interlocutore insistente.
E i quaderni? Buthion si era limitato a farli consultare a Jean-Pierre Quignard.
La morte di Noël Corbu, nel maggio 1968, fece venire meno ogni remora nei confronti dei suoi figli. Fortunatamente, il resto dei documenti dell’abbé Saunière sarebbe poi confluito nel celebre fondo Corbu/Captier.
Passarono circa dodici anni. Nel 1981, Jean-Pierre Quignard entrò in contatto con Philippe Schrauben, all’epoca editore in Belgio. Schrauben aveva già curato diverse riedizioni di opere considerate fondamentali per le ricerche su Rennes, tra cui quelle di Boudet, Sabarthès e Lasserre.
Fu in questo contesto che Quignard gli propose di pubblicare il proprio manoscritto, intitolato Légende ou mystère ? Le trésor de Rennes-le-Château. L’autore non mancò di sottolinearne i meriti e, a questo proposito, fece esplicito riferimento agli archivi in suo possesso:
Il manoscritto gli fu inviato alla fine di aprile. Schrauben, particolarmente scrupoloso sul piano dell’etica editoriale, cominciò a nutrire dei dubbi.
Poiché il manoscritto era stato depositato e registrato presso la Société des Gens de Lettres, decise di informarsi sull’eventuale esistenza di versioni precedenti, sia per quanto riguardava il testo sia per le illustrazioni. Si accorse infatti che, in alcuni passaggi, il testo seguiva fin troppo fedelmente l’opera di René Descadeillas. Quanto alle illustrazioni, Schrauben, conoscendo bene l’argomento, nutriva fondati dubbi sulla loro provenienza. Quignard, del resto, si sarebbe meravigliato di questa verifica.
Alla fine, Schrauben rinunciò a pubblicare l’opera. Quanto a Quignard, non si preoccupò di pubblicarla presso un altro editore. Che quei quaderni e gli altri documenti fossero stati comunicati, donati, prestati o venduti a Jean-Pierre Quignard è, secondo l’autore, una questione secondaria. Il punto è un altro: quei documenti appartengono al fondo Corbu/Captier. Da quel fondo sono stati sottratti.
Dal punto di vista della proprietà, erano passati da Marie Dénarnaud a Noël Corbu, e nessuno può rivendicarne la proprietà sulla base del semplice possesso. In diritto, infatti, nessuno può trasferire a un altro qualcosa che non gli appartiene.
post scriptum
Spero che mi venga risparmiata la solita storia del «mio amico Didier Héricart de Thury». Per quanto riguarda i quaderni, non ne sapeva assolutamente nulla fino a quando non gliene parlai nel 2002, compresa l’esistenza dei tre microfilm conservati negli Archives de l’Aude. Era tre anni prima che venissero segnalati a Octonovo. Tutto il resto l’ho appreso da Henri Buthion. Inoltre, Héricart de Thury e Quignard erano in rapporti tesi fin dalla fine degli anni Novanta. C’è davvero bisogno di aggiungere altro?
Michel Vallet
post scriptum di mariano tomatis
Nel 2005 una copisteria di Carcassonne offriva la stampa dei tre microfilm a una cifra abbastanza modica: in questa fotografia, accanto alla mia fotocopia dei quaderni di Saunière dal 1896 al 1915, compare la ricevuta del bonifico di 62 euro che comprendeva anche la spedizione del pesante plico in Italia.
Articolo tratto da Michel Vallet, "Rennes-le-Château : les 850 nuances de gris", 24 agosto 2026.
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