
- 127 -
comprendente tutte le terre galliche ancora deserte, dove le fiere non mancavano certo. Del resto, possedevano tutto ciò che è necessario per i lunghi inseguimenti. Una salute di ferro, un coraggio a tutta prova e l'abitudine di cacciare ogni specie di bestie selvagge. Non dovevano sovraccaricarsi di provviste; la selvaggina uccisa con la caccia bastava per numerosi giorni. Una sola cosa era indispensabile quando, incontrando una caverna utile a servire da riparo temporaneo, desideravano preparare su un fuoco ardente il pasto necessario: era la selce (silex) il cui nome basco è suarria, cioè la favilla di luce o scintilla, ottenuta per effetto dei colpi dati a due oggetti di cui uno, la selce, è tenuto di lato, e l'altro, acciaio o ferro, è brandito, - to sway (soué), inclinare in parte, brandire, - to hare, inseguire qua e là, - ray (re), raggio di luce.
Le armi adoperate nelle loro lontane battute di caccia non differivano probabilmente da quelle che impugnavano durante le lotte sostenute contro i Galli, e si non può, senza ingiustizia, negar loro le armi in ferro, poiché questa parola esiste nella loro lingua. Lunghi mesi potevano trascorrere tra le partenze dei cacciatori Ibèri ed il ritorno al focolare domestico, ed essi misuravano il tempo del loro allontanamento per
| precedente | successivo |
© 2005–2026 Domenico Migliaccio. Traduzione protetta dal diritto d’autore. Riproduzione vietata.