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lasciato opere scritte, forse perché avevano più fiducia nelle tradizioni, e non bisogna stupirsi di un tale agire, se facciamo attenzione alla tenacia delle tradizioni di un certo popolo d'Europa, che designeremo più tardi con chiarezza. Tuttavia, non è ammissibile che la nazione celtica non abbia lasciato ai secoli futuri alcun ricordo dei propri costumi, della sua religione e della sua attività. Questa storia dei Galli non è certo scritta nei libri; è incisa nel suolo stesso che occupavano. Essi hanno dato alle tribù, alle terre, alle montagne, ai fiumi della Gallia nomi che neanche il tempo ha potuto cancellare. Là è racchiusa la loro vera storia.
Queste denominazioni hanno certamente un senso preciso, pieno di rivelazioni interessanti, sebbene tutte le lingue sembrino inefficaci a sciogliere tali enigmi.
La scomposizione di questi nomi propri di luoghi, di uomini, di tribù, ha interessato seriamente un buon numero di pensatori: ci si è sforzati di ricercare questa lingua che ha riempito il nostro suolo di denominazioni indelebili, il cui oscuro significato lancia alla nostra legittima curiosità una sfida incessante.
Sir William Jones, fondatore della Società asiatica di Calcutta, aveva notato innanzitutto una certa affinità tra il sanscrito, il greco e
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