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cobhains, - kob, cavallo,- to hem, cingere -, e si sa quale temibile destrezza ostentavano i Celti.
Cesare ne fu così vivamente colpito che non poté nascondere la sua ammirazione. "Gli esercizi giornalieri, ci dice, li hanno resi talmente abili, che riescono a fermare i loro cavalli nella corsa più sfrenata, nelle pendenze più ripide, e che li fanno scartare all'improvviso: loro stessi sono abituati a correre sul timone, reggersi al giogo e poi, con un salto, a lanciarsi nel carro" (1).
Gli allineamenti di Carnac erano disposti proprio per formare l'occhio e la mano dei giovani Galli, obbligati a condurre i loro carri tra pietre erette che dovevano ingegnarsi a schivare ed evitare.
Del resto, ciò che ci porta ad avanzare questa ipotesi, è il nome stesso di Carnac, questo significando un carro attaccato ad un giovane cavallo, - car, carro, - nag, puledro. - È tanto inammissibile che le lunghe file di pietre erette a Carnac fossero, per così dire, un campo di corse, dove i Celti mostravano la loro forza e la loro abilità dominando, fra gli ostacoli, giovani e vigorosi cavalli?
(1) Cesare, De Bello Gallico. lib. IV. 33.
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