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garrik; in anglosassone con oak (ok); in bretone, con derò, derv; in gallese, con derw; in scozzese e in irlandese con dair; in latino, con quercus, ed in greco con drus. Plinio, dopo aver notato la parola greca, crede che Druida derivi da drus: "Nessun sacrificio, dice, senza i rami di quercia" (1).
Il ramo o i rami di quercia si traducono, in greco, con "o druïnos clados", questa assonanza lo ha certamente fatto cadere in un errore inevitabile, se ignorava, come è probabile, il presunto linguaggio barbaro dei Galli.
La parola Druida (Druide), in anglosassone druid (drouid), racchiude un senso ben altrimenti serio e importante. Bisogna considerare che Cesare, trascrivendo il nome dei Druidi, abbia cercato di addolcire i suoni duri e gutturali della lingua celtica e abbia scritto Druides (drouides), al posto di trouides. Questo ultimo termine permette di trovare comodamente la chiave dell'enigma.
Esso è costituito dal verbo to trow (trô), immaginare, intendere, credere, e da un altro verbo, to head (hid), stare attento, far attenzione, - trowhead (trôhid).
Ai Druidi, secondo il significato del loro nome, erano imposti l'obbligo di immaginare, di formare, attraverso espressioni certe, piene di
(1) Plinio XVI, C. XLIV.
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