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introdotta nelle Gallie (1); ma è mai credibile che l'accurato ordinamento dei Druidi abbia avuto un repentino principio tra gli isolani bretoni? Quando i Celti hanno abbandonato l'Asia, dirigendosi verso occidente, il Neimheid compiva già le sue funzioni, e le denominazioni che ha dovuto lasciare seguendo il corso del Danubio, lo proveranno abbondantemente in seguito, perché abbiamo la ferma fiducia che la loro interpretazione, attraverso la lingua dei Volci, sarà di un'estrema facilità.
Abbiamo già scomposto e analizzato più di duecento parole o denominazioni, ebraiche, puniche, basche e celtiche. Non abbiamo il diritto di trovare la prova definitiva, per proporre che la lingua dei Tectosagi, conservata dagli Anglosassoni, sia veramente lingua celtica? Non è forse giusto chiamarla la lingua primitiva, parlata da Noè, e trasmessa a questo patriarca tramite Adamo che l'aveva ricevuta di Dio, dato che i nomi divini ed i nomi propri dei primi uomini non si interpretano con effettiva chiarezza se non attraverso i termini presi da questa lingua?
Quanti ricordi i nostri Bretoni di Francia potranno far rivivere, loro la cui memoria fedele ci ha tramandato i nomi di tutti questi monu-
(1) Cesare, De Bello Gallico, lib. VI. 13.
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