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i soldati. "Clodoveo (Clovis), dice Em. Lefranc (1), volendo obbedire alle giuste disposizioni del clero gallico, evitò di passare col suo esercito nelle grandi città dalle quali aveva ricevuto sottomissione. Era il solo modo di salvare dal saccheggio conventi e basiliche che racchiudevano molte ricchezze. Tuttavia una delle chiese di Reims non potè sfuggire alla bramosia di una banda di razziatori franchi. Nel loro bottino si trovava un calice sacro di una proporzione e di una bellezza singolare.
Il vescovo, informato di questo fatto, inviò una delegazione a Clodoveo per reclamare questo vaso. Desideroso di ingraziarsi il prelato, il re disse agli ambasciatori: "Venite con me a Soissons e se tra il bottino troverò l'oggetto sottratto, ve lo renderò". L'intero frutto della razzia era messo in comune dopo la campagna di guerra, e la sorte regolava la divisione fra tutti. Non si tardò a scoprire il prezioso vaso tra i pezzi raccolti, sotto una tenda, in mezzo alla pubblica piazza di Soissons. "Miei bravi compagni," disse allora Clodoveo ai Franchi, "non vi dispiacerà ch'io prenda il calice, e che lo renda alle persone che lo richiedono? Gli ufficiali ed i soldati acconsentirono. "E invece no" disse un guerriero brutale e geloso,
(1) Em. Lefranc, Histoire de France
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