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ad Espéraza, e appena trent' anni or sono, la maggir parte della popolazione di questo grosso villaggio apparteneva alla corporazione dei radeliers. È veramente prodigioso che le industrie e le professioni dei Celti si siano conservate così intatte fino ai nostri giorni.
Espéraza, che gli abitanti chiamano a ragione Sparassa, viene nominata Sperazanus, in una bolla di papa Callisto II, datata l'anno 1119, citata da Dom Vaisette. La trama di Sparassa racchiude le seguenti parole: - spar, trave, - axe, ascia, - hand, mano; la mano dei radeliers completava, con l'aiuto dell'ascia, la costruzione di convogli di tronchi che, sotto forma di zattere, galleggiavano sulle acque dell'Alder. Con quale sicurezza gli indigeni di questo villaggio hanno conservato la vecchia espressione celtica, addolcita appena quando pronunciano Sparassa!
In piedi sui suoi carras, fermo sulla parte anteriore tenendo nella mano un lungo remo, il radelier di Sparassa si lasciava portare dalle acque dell'Alder, dirigendo con abilità il suo veicolo galleggiante. La sua destrezza era presto messa alla prova, arrivando a Couiza, nel gomito formato dal fiume, ansa che ha fatto dare il nome al villaggio costruito su queste rive: Couiza, Kousanus, viene da Kove, piccola baia, insenatura,
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