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diti agli immortali: ma in mancanza di colpevoli, essi giungono anche a sacrificare degli innocenti" (1).
Due pensieri molto differenti emergono dagli scritti di Cesare. I Galli offrivano dei sacrifici di animali, sacrifici circondati da un tale rispetto che l'interdizione ad assistere a queste cerimonie religiose era la più grave di tutte le pene. Era quello il vero sacrificio pubblico, conforme alla pratica tradizionale ed universale dei popoli, ed offerto al Dio unico che i Druidi ed i Galli riconoscevano. Essendosi molto indebolita negli ultimi tempi l'autorità del Neimheid, la superstizione popolare avrà, forse, istituito dei sacrifici dove i criminali erano immolati come vittime. In questo periodo di decadenza, l'ordine druidico, non volendo abbandonare gli ultimi rimasugli della sua influenza, non avrà osato resistere alle insensate idee della popolazione, caduta poco a poco nel politeismo per il contatto dei Greci e dei Romani. Avranno così sacrificato i malfattori la cui punizione diventava un omaggio reso alla vera giustizia, e poi i malati e gli insicuri, semplicemente egoisti, avranno abusato di queste esecuzioni di criminali, per fare voto di immolare delle vittime umane,
(1) Cesare, De Bello Gallico, lib. VI. 16.
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