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allorché la giustizia pubblica non avesse potuto, in mancanza di criminali, mettere essa stessa in pratica tali esecuzioni. Questi ultimi sacrifici, nati dell'ignoranza del popolo, dall'indebolimento dell'autorità del Neimheid e della frequentazione di stranieri, avranno dato forma probabilmente ai sacrifici privati.
Non bisogna comunque pensare che tutti i malfattori perissero così, nelle fiamme, e lo stesso Strabone ci dice che i criminali comuni venivano gettati dell'alto delle rupi. L'asserzione di questo geografo che scrive dopo Cesare, testimonia della rarità, o piuttosto dell'inesistenza dei sacrifici umani. Possiamo notare, a questo riguardo, che i Tectosagi del Reno, i Tectosagi del Danubio, i Galli Sordici ed i Galati dell'Asia non hanno mai sacrificato vittime umane.
Cesare indica la credenza la cui errata interpretazione avrebbe provocato queste abominevoli pratiche: "Credono, egli dice, che non ci si possa propiziare il favore degli dei immortali se non offrendo la vita di un uomo per la vita di un uomo". Il generale romano, più preoccupato di sé e della sua gloria militare che degli insegnamenti religiosi dei Druidi, riporta, senza analizzarla ulteriormente, una tradizione di cui non comprende la profondità. Noi stessi,
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