La Vraie Langue Celtique - Sfoglia il libro

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(éguiou), febbre intermittente, - nay (né), no, avverbio di negazione, - éguiouné -. Secondo questa interpretazione, il vischio era una protezione sicura contro le febbri cicliche, e lo si adoperava in infusione nell'acqua, con una macerazione, senza dubbio, molto prolungata.

Il vischio non liberava dunque da tutti i mali, come suggerisce Plinio, ma solo da una singola malattia, temibile per i Galli; perché le fatiche della guerra predisponevano, per così dire, i loro corpi agli attacchi di febbre intermittente. Grazie al favore di cui godeva questa pianta, e forse questo apprezzamento non era immeritato, abbiamo conservato in éguiouné l'unica sillaba gui che designa oggi il mistletoe dei Celti.

Ci sia permesso di fare una semplice osservazione su tutto quel che Plinio racconta a proposito del vischio sacro. Questo autore, assillato dal termine greco drus indicante la quercia (chêne), dal quale faceva derivare il nome dei Druidi, vede solo querce in tutte le cerimonie druidiche. I Druidi sono gli uomini della quercia, i loro sacrifici hanno luogo sotto i rami di questo albero, tranne che nei paesi dove le querce sono sostituite dagli abeti o dai faggi, ed il vischio deve crescere assolutamente su una quercia, sebbene nessuno, neanche il celebre botanico Decandolle, ne abbia mai scoperto uno.

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