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mittente li avesse colpiti e ridotti alla debolezza più debilitante.
Questa interpretazione fa perdere al vischio il suo carattere sacro, ma gli conserva la virtù che i Galli attribuivano alla sua infusione per la guarigione o la prevenzione dalla febbre intermittente.
Non valuteremo se la scienza medica dei Druidi fosse in errore, quando essi trattavano tale febbre con il liquore denso, ottenuto facendo macerare a lungo il vischio nell'acqua; ci basta osservare che questa celebre pianta non era, come afferma Plinio, una panacea universale, e che i Druidi sapevano accostare molto bene un rimedio specifico ad una malattia particolare, opponendo il vischio alla febbre intermittente, ed i bagni ad altre malattie ugualmente temibili.
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