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ii - cibo dei celti - bevande galliche
I Galli, stando al rapporto di alcuni storici, si nutrivano dei prodotti della caccia e della pesca ai quali aggiungevano le ghiande della quercia e probabilmente anche le faggiòle (faînes) del faggio: non coltivarono il grano fin quando i Fenici non l'ebbero importato in Occidente.
Sarebbe, crediamo, impossibile provare simili affermazioni. I Celti venivano dell'Asia-Minore, dove il grano non era, di certo, sconosciuto: le loro comunicazioni con l'Oriente erano costanti per il flusso di nuove popolazioni che si dirigevano incessantemente verso il sole calante: il Neimheid, questo corpo di saggi che governava la marcia della migrazione Celtica, era interamente composto di Druidi, cosa che Cesare non smentisce quando scrive: "Si pensa che l'istituzione druidica ritrovata nell'isola di Bretagna sia stata ivi trapiantata dalla Gallia" (1). E' forse concepibile che l'integerrimo Neimheid, dispensatore del grano, l'alimento essenziale, abbia avuto la sfrontatezza di dare ai ménir, dolmen e cromleck i loro nomi, particolari e distintivi, quando i Galli avevano soltanto ghiande e faggiòle per sostituire il grano ed il pane? Le ghiande della quercia
(1) Cesare, De Bello Gallico, lib. VI. 13.
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