
- 297 -
d'oro (toison d'or), avevano dapprima preso Ercole con loro; ma quando furono testimoni del suo robusto appetito, lo costrinsero a lasciare la nave, temendo di vederlo divorare, lui da solo, tutte le loro provviste. Essa racconta ancora che l'eroe mangiò, in un solo pasto, un bue preso ad un aratore. Quale pietosa faccia (mine) avrebbe dunque fatto Ercole di fronte a miserabili ghiande di quercia per acquietare la sua fame!
Il cibo dei Galli non era da disdegnare e neanche le loro bevande, e gli Allobrogi ci spiegano la vera squisitezza su questo ultimo punto. Del resto, in tutto il territorio celtico, la fabbricazione delle bevande specifiche di quella contrada, è incisa nel nome delle diverse città. Il sidro (cidre) della Normandia non data da ieri, e Rotomage (Rouen) in effetti verrebbe da - to rot, guastarsi, - to owe (ò), dovere, - to mash, (mache), schiacciare, mischiare, - Rotowemash -; la città di Vindomage, dei Volci Arécomici, non ignorava la maniera di fare il vino, - wine (ouaïne), vino, - to do (dou), fare - to mash, schiacciare -, ed i movimenti bizzarri dei pigiatori (fouleurs) di uve sono esattamente ben riprodotti in Sostomage (1), cittadina poco lontana da Tolosa, - to soss, dondolarsi, - to do (dou), agire, fare un'azione, - to mash (mache), pestare, schiacciare.
(1) Castelnaudary (Aude).
| precedente | successivo |
© 2005–2026 Domenico Migliaccio. Traduzione protetta dal diritto d’autore. Riproduzione vietata.