La Vraie Langue Celtique - Sfoglia il libro

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les-Bains. Gli abitanti del paese, un po' celtibérici, non avevano perso affatto l'abitudine della caccia all'orso, come indica la clot das hourcés, limitrofa alla Borde-Neuve, e oggi chiamata la Loubatière. Tuttavia, questa bestia selvaggia diventata abbastanza rara, non era l'oggetto favorito della caccia dei celti. Le preferenze galliche erano riservate al cinghiale, molto diffuso in tutto il paese celtico e la cui caccia presentava dei seri pericoli.

Il cinghiale, innocuo quando non lo si attacca, diventa temibile appena riconosce l'aggressore, e si rivolta contro di lui con furia. La sensazione della sua forza lo rende fiducioso, ed esso fa arditamente fronte al pericolo. Prende tuttavia la fuga quando percepisce l'impossibilità di una resistenza vittoriosa, rimandando la sua vendetta al momento in cui, serrato da una muta vigorosa, le tiene testa e ne scompagina i ranghi per precipitarsi verso il cacciatore e colpirlo col suo terribile grugno (boutoir). Malgrado il numero dei cacciatori, e le mute agguerrite impiegate nella caccia a questo animale, gli incidenti sono sempre stati frequenti. L'arma celtica usata nella caccia al cinghiale era l'épieu (lo spiedo) e quest'arma, piuttosto corta, che mette faccia a faccia il cacciatore con la bestia feroce, doveva esporlo a tutta la rabbia dell'animale.

"Jacques du Fouilloux che scriveva nel sedicesimo

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