La Vraie Langue Celtique - Sfoglia il libro

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secolo e che era un bravo cacciatore, non sembra troppo tranquillo quando parla dei cinghiali. Assicura di averne cacciato uno che da solo gli massacrò, in pochi istanti, quaranta cani su cinquanta. Insomma, egli sconsiglia di far rincorrere da una buona muta tali tipi (telles sortes) di bestie; perché, dice, se le altre specie graffiano o addentano, c'è sempre un modo per rimediare al loro morso; ma quando un cinghiale ferisce di zanna un cane al torace (coffre du corps), questo non ha più scampo". Malgrado ciò aggiunge in seguito: "Se una muta di cani è stata addestrata per il cinghiale, non vuole più inseguire animali minori, perché si sono abituati (accoustumé) a cacciare da vicino, e ad avere grande coscienza della loro preda" (1).

La predilezione dei Galli per la caccia al cinghiale era conosciuta dagli antichi Greci e, seguendo la loro abitudine di personificare le qualità della nazione gallica in Ercole, hanno inserito, tra le dodici fatiche (douze travaux) di questo eroe, il suo combattimento contro il cinghiale di Erimanto. Ciò che riporta la mitologia greca a proposito di Ercole è troppo istruttivo per non citarne alcuni tratti. Si può notare il terrore indicibile che la nazione celtica ispirava alla Grecia.

(1) Magasin Pittoresque, 1834

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