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sublimi che non sono certo studiati e ricercati. Avremmo desiderato vivamente farli notare; ma ci siamo dovuti limitare semplicemente a segnalare, nel nostro tentativo di interpretazione, la perfetta concordanza dei racconti biblici col significato racchiuso nei nomi propri degli uomini, dei quali essi descrivono il carattere e la vita.
Un pensiero che si affaccia naturalmente alla mente è questo: supponendo che il linguaggio dei Tectosagi sia la vera lingua celtica, sembra evidente che le espressioni più pure di questa lingua si ritrovino abbondanti nei nomi dei capi di questa famiglia, la cui espansione ha quasi coperto il mondo. Si fa risalire a Gomer, figlio maggiore di Japheth, la paternità della nazione celtica e cimbrica; dovrebbe esserci dunque nella lingua anglosassone, che chiameremo ormai la lingua celtica, una grande somiglianza con l'ebraico, e una certa conformità nei termini monosillabici delle due lingue, almeno per gran parte delle parole che compongono i nomi propri, se non per la totalità della lingua. Questo pensiero ha un fondamento troppo solido perché noi non si esamini se la lingua celtica possa spiegare i nomi dei primi uomini citati nei libri di
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