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esprimeva la trinità delle persone nell'unità divina. Ma come era possibile esprimere attraverso il nome di Jehova la Trinità nell'Unità? Occorreva, per raggiungere questo scopo, che questo nome divino racchiudesse nella sua composizione i pronomi personali della lingua parlata da Mosé.
Il me (moi) della prima persona, in ebraico, si traduce in ani ed anci ed il noi (nous) con anu, nênu,; il tu (toi) ed il voi (vous) della seconda persona con ate ed atm; l'egli (lui)della terza persona con eua.
I pronomi personali della lingua ebraica non si riferiscono dunque alle quattro lettere i, he, u, i, che formano il nome santo di Jehova. Tuttavia la i (iod) si trova tra i pronomi affissi della prima persona che corrispondono ai pronomi riflessivi e ai pronomi aggettivali possessivi della lingua francese.
Poniamo a fronte delle quattro lettere ebraiche i, he, u, i, che compongono il nome divino rivelato a Mosé, i pronomi personali della lingua celtica I, he, we, ye, e potremo legittimamente stupirci del risultato. Osserviamo, per inciso, che l'alfabeto ebraico non possiede il ci, vi, (y) mentre questo è debitamente compreso nell'alfabeto celtico. In realtà, abbiamo dunque nei pronomi personali celtici le quattro lettere che formano il nome divino, vale a dire due
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